foto Media Ferrari




























foto Media Ferrari




























Chi non ricorda la BMW M1 Gr.4 “Münchener Wirtshaus” pilotata a Le Mans 1981 dal principe Von Bayern, Christian Danner e Peter Oberndorfer? Ebbene, il trio si riunirà quest’anno alla Le Mans Classic al volante della stessa vettura, iscritta da BMW Group Classic, che ritorna alla manifestazione per la prima volta dal 2014.
Il 15 giugno scorso il team si è ritrovato alla Spatenhaus an der Oper a Monaco per una serie di foto commemorative prima del viaggio a Le Mans, esattamente come accadde il 3 giugno del 1981, a pochi giorni dalla 24 Ore, che si disputò il 13 e il 14. La storia si ripete: stessa scena, stessa auto e stessi piloti.
In quest’anno di celebrazioni del centenario della 24 Ore, BMW Group Classic ha deciso di tornare alla Le Mans Classic con la cooperazione di BMW Motorsport e BMW France. Per inciso, il prossimo 21 giugno, Leopold “Poldi” von Bayern compirà ottant’anni. Oltre ad iscrivere la M1 nello schieramento numero 6 della Le Mans Classic, il BMW Group Classic si è occupato dell’esposizione di un paio vetture storicamente importanti per l’esposizione del centenario al museo del circuito: la V12 LMR vincitrice assoluta nel 1999 e la 3.0 CSL del 1975 decorata da Alexander Calder; la M3 GT2 del 2010 di Jeff Koons sarà visibile allo stand BMW.





testo e foto di Marco Nolasco
Da Marco Nolasco, che spesso ci ha inviato contributi storici di notevole interesse, riceviamo questo articolo sulla Austin Seven Tourer di D.G., uno dei tanti marchi britannici attivi negli anni settanta.
Visto che su PLIT compaiono spesso articoli sulle origini dei modelli speciali ti mando qualche foto di un modello che montai cinquanta anni fa, nel caso volessi prima o poi occuparti di questo marchio. Si tratta di un D.G., alias Dave Gilbert, uno dei pionieri dei kit in metallo bianco inglesi. Riproduce una Austin Seven Tourer del 1922. Non so molto di questa firma, se non che produsse due piccole serie di modelli, una “normale” e una più originale formata da modelli in stile Dinky Toys anteguerra. Mi risulta anche che Gilbert, come anche Barry Lester di Auto Replicas, fosse stato uno dei collaboratori di John Day, che lasciò a fine 1971 per mettersi in proprio. Questo kit è mio dal maggio 1973, ma dovrebbe risalire al 1972. E’ semplice, come del resto la vettura vera, ma la fusione è molto fine per l ‘epoca. Tutti i particolari sono in metallo, anche le gomme, eccetto il parabrezza che aggiunsi io.
Nella serie normale uscirono diverse versioni di questa vettura, oltre a questa ricordo la berlina chiusa, un van e una versione racing, nonché una Ulster e alcune GP degli anni ’20, una Duesenberg, una Miller e una Bugatti Brescia.
Una nota personale, è stato il primo modello che verniciai in parte a spruzzo, l’azzurro. Tutto il resto è a pennello.







Nota di David Tarallo: Effettivamente, Gilbert fu uno dei primi prototipisti di John Day, prima di mettersi in proprio, collaborando con Karl Zissman. Nel 1971 fondò la DG Models, grazie alla quale Gilbert riuscì a mettere in mostra tutte le proprie doti di modellista, riproducendo in metallo bianco furgoni anteguerra della Dinky e poi creando, sempre in metallo bianco, soggetti inediti sullo stile Dinky “D.S. Series”, per “Dinky Style”. Successivamente venne il turno di moto in 1:32 sullo stile Britains, che servirono anche come modelli promozionali per il RAC, l’automobile club britannico. Il marchio DG Models divenne poi Autocraft, che ripropose i DG e i DS, insieme a una grande varietà di altri soggetti automobilistici e motociclistici in varie scale, compresa la 1:32 e la 1:60 per le moto ispirate alla Dinky. La Autocraft, che esiste tutt’oggi, ha sede a Kinver, vicino a Stourbridge, nel West Midlands. Questo è il loro sito Internet: http://www.autocraft.plus.com/
I membri della Fondazione ”Comitato permanente del Salone internazionale dell’automobile” di Ginevra, hanno eletto all’unanimità Alexandre de Senarclens come nuovo Presidente. Succederà a Maurice Turrettini, giunto alla fine del proprio mandato, a partire dal 1 luglio 2023.
Oltre a possedere una vasta rete di contatti nazionali ed internazionali, Alexandre de Senarclens è fortemente radicato nel territorio ginevrino.
Nell’ultima riunione del Consiglio della Fondazione, i membri dell’organo supremo che organizza il Salone internazionale dell’automobile di Ginevra (GIMS), hanno eletto all’unanimità Alexandre de Senarclens come nuovo presidente (nella foto di apertura).
Alexandre de Senarclens è nato a Ginevra nel 1975. Ha conseguito una laurea in giurisprudenza presso l’Università di Friburgo e un master in diritto (LLM) presso la Georgetown University di Washington DC. Dal 2010 è socio di uno studio legale ginevrino. Parallelamente alla sua carriera giuridica, dal 2003 è impegnato politicamente nel PLR (Partito Liberali-Radicali) del quale è stato presidente della sezione di Ginevra dal 2015 al 2019, mentre dal 2016 a oggi è membro del Gran Consiglio cantonale di Ginevra.
”Siamo lieti di poter contare su Alexandre de Senarclens, un Presidente esperto e fortemente motivato, che rafforzerà e farà progredire il Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra”, ha commentato Sandro Mesquita, direttore generale del GIMS (Geneva International Motor Show). ”Alexandre de Senarclens non solo possiede una vasta rete di contatti in ambito nazionale ed internazionale, ma ha anche una grande esperienza politica: qualità ideali per guidare la Fondazione e proiettare il GIMS nel futuro”.
”Sono onorato di accettare la presidenza di un evento così prestigioso, che contribuisce alla reputazione internazionale di Ginevra e ha un grande impatto sull’economia regionale e sul settore automobilistico nazionale. Per le Case e i loro importatori, rappresenta una vetrina eccezionale per presentare le innovazioni tecnologiche del settore. Oggi lo staff del GIMS è fortemente motivato nell’organizzazione di due saloni: il primo a Doha quest’autunno, l’altro a Ginevra alla fine del mese di febbraio 2024”, ha dichiarato Alexandre de Senarcles. ”Sono entusiasta di poter contribuire alla visione strategica del GIMS e di entrare a far parte del consiglio della Fondazione. Ringrazio i suoi membri, così come il comitato, per la fiducia riposta nei miei confronti”.
Alexandre de Senarclens succede a Maurice Turrettini, che conclude il suo mandato dopo 12 anni come presidente della Fondazione. ”Nel corso di questi ultimi anni ci siamo dedicati con passione allo sviluppo del Salone, e abbiamo affrontato le sfide poste dalla pandemia COVID-19. Oggi, l’evento si trova in una posizione ideale per costruire con serenità il proprio futuro”, ha sottolineato Maurice Turrettini. ”Auguro ad Alexandre de Senarclens e alla Fondazione, che ha un posto speciale nel mio cuore, ogni successo”.
Sophie Dubuis, Presidente del consiglio della Fondazione Ginevra Turismo & Congressi, ha così commentato: ”Ginevra ha a lungo beneficiato della reputazione internazionale e del ritorno economico del Salone dell’Automobile. In questa nuova era post-pandemica, è importante ripristinarne con legittimità tutto il potenziale, con un orientamento al futuro in un settore in rapida evoluzione”.
Per Andreas Burgener, direttore di Auto-Suisse: ”Gli importatori svizzeri sostengono pienamente il GIMS e il suo Presidente in questo promettente contesto di mercato. Il GIMS sostiene gli interessi dell’intero settore, fortemente innovativo”.
La prima edizione del Salone internazionale dell’Automobile di Ginevra Qatar, si terrà a Doha dal 5 al 14 ottobre 2023. Nell’arco dei dieci giorni di apertura, punterà i riflettori sulle ultime novità automobilistiche più prestigiose.
Da lunedì 26 febbraio a domenica 3 marzo 2024, il Salone dell’Automobile di Ginevra segnerà il suo grande ritorno e celebrerà il suo Centenario quale importante evento internazionale.
A proposito del Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra (GIMS):
Il Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra, dal 1905 rappresenta un trampolino di lancio per il futuro della mobilità. E’ ampiamente riconosciuto come il più importante salone automobilistico in Europa, così come uno dei più prestigiosi e influenti a livello mondiale. Con il lancio del GIMS Qatar, il Salone internazionale dell’automobile di Ginevra estende il suo marchio ed il suo raggio d’azione a Doha. L’organizzatore e detentore dei diritti del GIMS è la Fondazione comitato permanente del Salone Internazionale dell’automobile con sede a Ginevra.

testo e foto di David Tarallo
Lo scorso 9 giugno, il venerdì della 24 Ore di Le Mans, FIA e ACO hanno annunciato, in una conferenza stampa tenutasi presso il circuito, il calendario 2024 del WEC. Si tratta di una serie di eventi piuttosto diversa da quelle degli ultimi anni, che vede l’arrivo di paesi nuovi come il Qatar (dove si svolgerà anche il prologo) e l’abbandono di circuiti che avevano caratterizzato il campionato come Sebring. E’ un calendario stravolto, quindi, che tiene conto di esigenze economiche che in queste ultime due stagioni sono sicuramente cambiate non poco. Ora nel FIA-WEC sono presenti costruttori in grado di influenzare le scelte logistiche dell’organizzazione, che peraltro ha interesse a portare il campionato in paesi dove l’auto è ancora considerata uno status symbol e dove la narrazione green non ha ancora fatto presa, al netto di accordi con circuiti “storici”, con i quali sono stati stipulati accordi pluriennali (vedi Spa-Francorchamps). Per quanto riguarda l’Italia, Imola sostituirà Monza a causa di lavori improrogabili ma il WEC dovrebbe poi tornare in Lombardia dal 2025, mentre Imola riprenderà l’ELMS.
A qualche ora di distanza dalla conferenza stampa FIA-ACO (giusto il tempo del fuso orario Parigi-Miami), l’IMSA ha inviato un comunicato dove si ribadiva che l’edizione 2024 della 12 Ore di Sebring sarebbe stata interessante come non mai, arricchita da una serie di gare di supporto e di iniziative che sarebbero state rese note in autunno.
Sebring è sparita dai radar del WEC, a vantaggio del Circuit of the Americas (COTA) in Texas. Un evento in Nord-America era necessario, ma la convivenza con la pista della 12 Ore si interrompe qui e non è neanche una sorpresa. Per anni il WEC nel paddock dell’IMSA ha fatto la figura dell’ospite indesiderato (del cane in chiesa, come si direbbe a Firenze), relegato in fondo al piazzale e non solo per motivi puramente organizzativi. La tensione fra le due associazioni, sia a livello sportivo sia a livello di comunicazione è spesso stata tangibile. Nel 2024, tanti saluti, e ognuno andrà per la propria strada.
Il calendario del WEC ha ormai assunto una portata realmente intercontinentale, con conseguente aumento dei costi. Da un lato è un segno di crescita e di prestigio, dall’altro è un segnale di pericolo tanto più preoccupante quanto non mancano i casi storici che raccontano di epiloghi tutt’altro che gloriosi. L’endurance non è la Formula 1, che è sempre (o quasi sempre) vissuta di calendari elefantiaci e debordanti: già negli anni ottanta-novanta i GP erano meno ma si correva ovunque. Il WEC è nato dalla Le Mans Series, che si contentava di un mix più che ragionevole di circuiti facilmente raggiungibili dalla maggior parte dei team. Per gli altri, c’erano l’American Le Mans Series, l’Asian Le Mans Series e compagnia cantata. Ogniqualvolta l’endurance ha cercato di scimmiottare la Formula 1, è la Formula 1 ad averne goduto le conseguenze.
Altra nota abbastanza allarmante, le dichiarazioni su chi potrà partecipare alla festa e chi invece dovrà restarsene a casa: sul taglio della LMP2 a partire dal 2024 la decisione era ormai presa (anche se a Le Mans quindici posti continueranno ad essere riservati alle LMP2 in rappresentanza di tutte quelle serie ACO che ancora le ammettono al via, dall’European Le Mans all’IMSA). Sulle GT3, che dall’anno prossimo sostituiranno definitivamente le LMGTE, ACO e FIA precisano che la selezione dei costruttori terrà anche conto di chi già partecipa in Hypercar con le proprie vetture. Quindi, ovviamente, Porsche, Ferrari ma forse anche Lamborghini o BMW. Non c’è abbastanza spazio in GT3 per tutti gli altri, specialmente ora che le LMP2 spariranno senza essere completamente compensate dal numero delle nuove Hypercar in arrivo? Fatto sta che certe dichiarazioni programmatiche di “esclusività” e di “selezione” non hanno mai portato bene al campionato.
In questo periodo il WEC gode di eccezionale salute. La Ferrari ha vinto a Le Mans dopo cinquantotto anni, ci sono Toyota, Porsche, Peugeot, Cadillac come altre case ufficiali e altre ne arriveranno. Ma – come ho già detto – l’endurance non ha lo stesso DNA della Formula 1, dove i team storici restano per decenni. Nell’endurance si arriva per un programma di qualche stagione: fai esperienza, diventi competitivo, vinci e te ne vai. Un’eccezione potrebbe essere Toyota, che è ininterrottamente presente dal 2012, ma in questo caso altri fattori hanno giocato a favore di questa longevità (accordi con l’ACO, la possibilità di vincere finalmente indisturbati alcune edizioni della 24 Ore di Le Mans, la prospettiva di arrivare primi nello sviluppo della nuova Hypercar e così via). Per il resto, come sempre, l’endurance è un gigante con i piedi d’argilla, e tale resta anche ora che tutto ciò che tocca diventa oro.


Intanto l’IMSA, come al solito, ragiona diversamente. I regolamenti tecnici delle LMDh che corrono in America sono grosso modo simili a quelli che regolano il WEC, a parte qualche piccolo dettaglio. Ma l’IMSA le LMH non le vuole. Certo, così facendo per il momento perde la possibilità di vedere una Ferrari vincere la 24 Ore di Daytona o la 12 Ore di Sebring, ma la sensazione è quella che negli Stati Uniti si voglia evitare uno sviluppo incontrollato per privilegiare la stabilità e la continuità. E non è escluso neanche che in tempi relativamente brevi il FIA-WEC si sbarazzi delle LMDh (scomode per alcuni aspetti) e faccia tutto in proprio, causando una scissione già vista nel passato.


Insomma, pur col sole che splende (anzi, proprio per questo) non è male fermarsi un momento a riflettere per evidenziare potenziali derive che in altre epoche sono riuscite a rompere un bel giocattolo. E’ la balcanizzazione, come l’ha chiamata Janos Wimpffen, il vero nemico storico dell’endurance. Una balcanizzazione che spesso è stata la conseguenza dell’illusione di rendere la categoria un prodotto mediatico con le stesse caratteristiche commerciali della Formula 1.
Alfa Romeo prosegue nelle celebrazioni del Quadrifoglio, storico simbolo della sua attività sportiva. In occasione del GP del Canada di Formula 1 la livrea della C43 dei piloti Valtteri Bottas e Zhou Guanyu viene decorata col quadrifoglio celebrativo, rivisitato dal centro stile Alfa Romeo.
Una storia lunga cento anni
La prima Alfa Romeo ornata con il Quadrifoglio è stata la RL tipo Corsa di Ugo Sivocci, che vinse la XIV edizione della Targa Florio nel 1923, conquistando così il primo dei dieci allori del marchio in questa competizione. E lo stesso emblema portafortuna risalta sulla P2 di Brilli Peri quando nel 1925, a Monza, trionfa nel primo “Campionato Mondiale di corse automobilistiche”, il primo dei cinque titoli mondiali vinti dall’Alfa Romeo. Alla fine degli anni Venti è sempre il Quadrifoglio a distinguere in corsa le Alfa Romeo della casa madre dalle Alfa Romeo gestite dalla Scuderia Ferrari, che aveva come emblema il cavallino rampante.
Nel 1950 e nel 1951, Nino Farina e Juan Manuel Fangio portano le Alfa Romeo 158 e 159 al successo nei primi due campionati mondiali di Formula 1. Negli anni Sessanta, poi, il Quadrifoglio caratterizza la versione sportiva della Giulia, la TI Super, per poi affiancarsi al triangolo azzurro dell’Autodelta per lungo tempo: dalle GTA alle 33 vincitrici di due Campionati Mondiali Sport nel 1975 e nel 1977.
L’attività agonistica Alfa Romeo continua negli anni Ottanta quando, dopo il rientro in F.1 nel 1979, si ripetono i successi nelle corse per vetture turismo (GTV6 2.5 Gruppo A), fino al trionfo nel DTM con la 155 V6 Ti nel 1993 e la lunga serie di vittorie della 156 Superturismo (1998-2004).
Anche le Alfa Romeo di normale produzione hanno ricevuto il Quadrifoglio. Si tratta di modelli particolarmente sportivi realizzati tra gli anni ’60 e gli anni ’80. Alcuni recano il simbolo sulla carrozzeria, senza apparire nella denominazione ufficiale – come Giulia Sprint GT Veloce o 1750 GT Veloce – altri invece, dagli anni Ottanta in avanti, portano il Quadrifoglio nella loro denominazione ufficiale, come ad esempio le diverse versioni della 33 Quadrifoglio Verde o la 164 Quadrifoglio Verde. Va inoltre ricordato che, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, anche il Quadrifoglio si evolve e viene declinato in due versioni: Verde per i veicoli più sportivi e Oro per gli allestimenti più raffinati e lussuosi.
Nel tempo, la stessa “Q” iniziale entrò a far parte del vocabolario Alfa Romeo, arrivando a identificare le soluzioni tecniche più avanzate: la più famosa di tutte è la trazione integrale Q4, ma c’erano anche il differenziale autobloccante Q2, il cambio automatico Q-System e il Q-Tronic, solo per citarne alcune.
Infine, il simbolo del Quadrifoglio ritorna sia sulla Mito (2008) e sulla Giulietta (2010) sia quando nel 2015 nasce la nuova generazione Alfa Romeo con il lancio della Giulia nella versione Quadrifoglio, spinta dal nuovo 2.9 BiTurbo a benzina da 510cv. Anche lo Stelvio, il primo SUV prodotto dall’Alfa Romeo, ha ora diritto alla sua brava versione Quadrifoglio. Ce ne faremo una ragione.



Un pezzo di storia lo è di sicuro. Anche troppo. Venne trovato ai bordi della pista da un commissario di percorso, che se lo portò a casa e se lo conservò fino alla morte. Ora il copri-abitacolo dalla parte del posto del passeggero della Mercedes 300 SLR guidata da Pierre Levegh alla 24 Ore di Le Mans 1955 va all’asta in occasione della Classic. Se ne occuperà Artcurial, che ha inserito questa macabra reliquia nei lotti che saranno battuti fra un paio di settimane. Dopo la dipartita del commissario, il pezzo passò a suo nipote, e da questi all’attuale proprietario, che ha deciso di sbarazzarsene. Quotazione stimata: fra i 20 e i 40.000 euro, senza riserva. Questa parte di carrozzeria, in magnesio, è stata fatta oggetto di una perizia da parte del Mercedes-Benz Heritage, che ha riconosciuto l’originalità dell’insieme, a cominciare da quel numero 6 rosso stampigliato sulla parte inferiore, che corrisponde al numero di telaio della vettura di Levegh. Non deformato, ancora con la sua vernice originale, questo elemento è di per sé qualcosa di incredibilmente importante, e non solo a livello sportivo. Ma – forse in via non del tutto razionale – c’è da chiedersi chi possa avere il coraggio di mettersi in casa un oggetto che avrà ucciso svariate persone. I collezionisti, si sa, non sono gente “comune” ma in questo caso si mettono in gioco tante di quelle suggestioni da rendere la cosa alquanto complicata da giudicare o almeno da interpretare. Tutto ha un valore e tutto ha un prezzo. Ma chi conosce la storia non potrà provare un brivido di emozione se non di raccapriccio.















Nell’ambito della Le Mans Classic si svolgerà l’asta Artcurial, che includerà, fra i pezzi più interessanti, la Porsche 962C telaio 962-154 che giunse terza alla 24 Ore di Le Mans del 1990 con David Sears, Tiff Needell e Anthony Reid. Qui di seguito, il catalogo scaricabile in formato pdf.
Torna la Le Mans Classic, in programma dal 29 al 2 luglio. Si tratta di un’edizione speciale, incentrata sul centenario della 24 Ore, festeggiato lo scorso weekend con la straordinaria vittoria della Ferrari 499P. Alla Le Mans Classic, organizzata da Peter Auto, sono attese oltre 800 vetture, ma i centri di interesse saranno come sempre anche i numerosi raduni non competitivi e la presenza di centinaia di stand di memorabilia, oggettistica e modelli che riempiranno il villaggio. Sarà presente, come di consueto, anche la casa d’aste Artcurial, che proporrà la vendita di oltre 120 lotti, fra auto, accessori e oggetti da collezione. Resterà ancora aperta inoltre l’eccezionale mostra del centenario al Museo del circuito, allestita da Peter Auto e Automobile Club de l’Ouest.
Citroën festeggia il ventesimo compleanno di un modello unico nel suo genere, la C3 Pluriel. Lanciata nel maggio 2003, appena un anno dopo la C3, questa piccola berlina a 3 porte è stata prodotta fino al 2010 in 115 097 unità nello stabilimento di Villaverde.
La C3 Pluriel è un’auto unica con un’ampia gamma di configurazioni e integra gli elementi meccanici della C3 senza scendere a compromessi in termini di comfort o di sicurezza. Questo veicolo è stato rinforzato con parti specifiche per garantire agli occupanti la stessa sicurezza di una vettura chiusa. Dispone inoltre di una serie di aiuti alla guida, come l’ABS o la frenata di emergenza. All’interno, offre tutti i comfort di una berlina, con quattro posti e un sofisticato isolamento acustico e termico, in un veicolo molto originale. Grazie all’ampio parabrezza e ai finestrini di dimensioni generose, la C3 Pluriel offre una vista panoramica in tutte le sue configurazioni. I poggiatesta aperti garantiscono un’ottima visibilità e contribuiscono al design originale della vettura.
Con questo veicolo, Citroën dimostra la sua propensione all’innovazione. La C3 Pluriel è stata eletta cabriolet dell’anno nel 2003. Questo premio distingue ulteriormente la C3 Pluriel: la cabriolet dell’anno è anche una berlina.
DALLA CONCEPT CAR AL PRODOTTO
C3 Pluriel si ispira al veicolo dimostrativo Pluriel presentato al Salone dell’Automobile di Francoforte nel 1999. Con questa vettura, Citroën intende passare dalla concept car al veicolo di serie. L’obiettivo è farlo senza perdere il carattere iniziale del concept e con il minor numero possibile di concessioni alle esigenze della produzione di massa.
Per passare dal concept al prodotto, circa 150 persone hanno collaborato allo sviluppo di soluzioni tecniche che racchiudessero il maggior numero possibile di opzioni in un unico veicolo.
UN VEICOLO DALLA MODULARITÀ AUDACE
Con C3 Pluriel, Citroën ha compiuto un ulteriore passo avanti, superando i limiti della modularità automobilistica. Questo veicolo offre una gamma di configurazioni senza precedenti, con un totale di 5 possibilità. Nella sua configurazione originale, è una berlina dalle linee fluide e dai volumi generosi. Aprendo il tetto, si trasforma in una berlina panoramica che offre una sensazione di spazi aperti.
Grazie alla capote elettrica, può essere rapidamente trasformata in una cabriolet. Tale configurazione mette in risalto le arcate e mostra la vera personalità di C3 Pluriel, creando una sensazione di libertà. Rimuovendo le arcate, C3 Pluriel può assumere la forma di una spider, una configurazione inaspettata che esalta le linee pure di questo modello.
Infine, con le arcate rimosse e i sedili posteriori ripiegati, C3 Pluriel diventa un pick-up spider con due soli sedili e un bagagliaio con portellone aperto. Quest’ampia gamma di possibilità conferisce alla vettura una personalità unica, che può essere adattata a ogni desiderio dell’automobilista. È l’auto ideale per una giornata all’insegna dell’avventura.
UNA VETTURA ORIGINALE CON IDEE ORIGINALI
Questo veicolo versatile è stato al centro di diverse iniziative originali di Citroën. Fra tutte, spicca un evento organizzato nel giugno 2003 in cui C3 Pluriel ha fatto parlare di sé. Citroën ha organizzato un festival di cortometraggi di 5 giorni chiamato “Courts Singuliers, Courts Pluriels” sul piazzale della Défense. L’evento ha assunto la forma di un cinema drive-in in cui 20 C3 Pluriel in diverse configurazioni sono state esposte sul piazzale, consentendo ai visitatori di entrare, sedersi e guardare un cortometraggio.
Un’altra idea sorprendente di Citroën: sposarsi con una C3 Pluriel. Da marzo a ottobre 2004, Citroën ha offerto ai futuri sposi la possibilità di prendere in prestito gratuitamente una C3 Pluriel durante il loro weekend di nozze. Quest’iniziativa è stata ripetuta per diversi anni e ha coinvolto nuovi modelli come la C4 e C5.
Infine, C3 Pluriel ha reso omaggio alle sue antenate. Nel 2008, in occasione del 60° compleanno della 2CV, Citroën ha commercializzato un’edizione limitata della C3 Pluriel, la Charleston, in omaggio alla 2CV Charleston, lanciata nel 1980.





