FIA-WEC, 6 Ore di Spa: la Toyota n.7 la più veloce nel terzo turno di libere

La Toyota GR010 Hybrid di Conway/Kobayashi/Lopez ha segnato il miglior tempo stamani nella terza e ultima sessione di prove libere della 6 Ore di Spa. Il turno è stato condizionato dalla pioggia intermittente, che ha impedito a diversi equipaggi di far segnare tempi attendibili. Secondo crono per la Cadillac di Bamber/Lynn/Westbrook, terzo per l’Oreca-Gibson 07 LMP2 di Gelael/Habsburg/Frijns.

FIA-WEC, 6 Ore di Spa: i risultati dei primi due turni di libere

Si sono svolte ieri le prime due sessioni di prove libere della 6 Ore di Spa-Francorchamps, terza prova del FIA-WEC 2023. La gara è in programma sabato. Oggi è prevista, alle ore 11, la terza sessione di libere. Le qualifiche seguiranno nel pomeriggio. Di seguito trovate i pdf con i risultati di ieri e il programma del weekend.

A Spa fai come quelli di Spa

A Spa a fine aprile può nevicare (ma stavolta probabilmente non lo farà). A Spa c’è la gente che ti fa domande stupide ma la cosa migliore è rispondere come se si trattasse di domande intelligenti. A Spa succedono cose strane come quando nel bel mezzo della 6 Ore saltò la corrente e tutto il circuito si bloccò. A Spa devi ripercorrere, almeno un anno sì e un anno no, i tratti del vecchio tracciato e magari per caso trovi una friterie truzza dove ti arriva, con 11 gradi, uno con la canottiera e le infradito a mangiarsi una fricadelle con la birra Jupiler. Qui le stradine si inerpicano per colli ricchissimi di vegetazione, da dove sbucano vecchi castelli, ville signorili e case che starebbero benissimo in un film dell’orrore. A Spa vivi cose strane, altro che a Sebring.

Stasera niente macchine, dei risultati parleremo domani. Quando giri da anni ne accumuli di aneddoti bizzarri da raccontare. Come una volta che arrivammo, un collega ed io, ad un pittoresco alberghetto nei pressi di una cascatella. Dalla finestra vedevi l’acqua scorrere limpidissima. Accesa una luce, scoprimmo che la camera intera s’illuminava di un rosso pompeiano. Bussa qualche secondo dopo la padrona dell’albergo, una discreta donna sui quaranta, e mi propone di visitare camera sua. “Perché – rispondo io – la sua è diversa dalla nostra? Magari vengo dopo”. Squalificato.

Ricordo con piacere anche un’altra cascata, quella vicina all’hotel che ne porta il nome, in località Coo. Per arrivare al circuito passi da vallicelle ricchissime di acqua, interconnesse fra loro da ponti in pietra senza tempo. Il circuito è cambiato, le gare lo stesso, anche se a Spa riassumono un fascino che altrove è difficile da ritrovare intatto. A Malmédy c’era fino a una quindicina di anni fa una botteghina che vendeva Norev anni novanta e altri modelli strani. Vicino, in un bar, potevi prendere un “latte alla russa”, che non ho mai capito cosa fosse ma era molto buono. Su com’era Spa e come non è più ho scritto spesso brevi articoli durante i weekend di gara quaggiù. Magari ti trovi a ricercare cose che hai visto – o fatto appena in tempo a intravedere – e che ormai sono perdute. Però riesci ancora ad intuirle, quasi ad ascoltarle.

Del resto cosa sarebbe un viaggio al seguito di un campionato automobilistico senza quello che si chiamerebbe – semplificandolo, quasi umiliandolo – colore? Il colore. Fate il colore. Quante volte il caporedattore di Paddock si era raccomandato di fare il colore nel corso delle mie permanenze a Spa, probabilmente ignorando che non stavamo parlando di Indianapolis o di Le Mans. Col fotografo della rivista, arrivando in circuito la mattina, cercavamo di fare del nostro meglio riprendendo mucche al pascolo e manifesti pubblicitari.

A Spa, nelle edicole, trovi anche Motor Sport. Una delle poche certezze che ti restano, sempre bello verde col suo logo anni trenta.

Le Mans Endurance Management prolunga il proprio accordo con Spa-Francorchamps

Le Mans Endurance Management (LMEM) ha siglato un’estensione di contratto col circuito di Spa-Francorchamps, che vedrà il circuito delle Ardenne rimanere nel calendario del FIA World Endurance Championship e della European Le Mans Series ancora per almeno cinque anni.

L’annuncio è stato fatto in occasione dell’apertura ufficiale della nuova tribuna Endurance posta lungo il rettilineo di partenza. Spa fa parte del WEC fin dalla prima stagione (2012), e dell’ELMS dal 2016. La favorevole posizione geografica nel Nord Europa permette un accesso regolare di moltissimi fan da Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito. La gara belga riveste nella stagione del WEC una particolare rilevanza, dato che costituisce l’ultima “prova generale” prima della 24 Ore di Le Mans.

Vendita live di Collectoys il prossimo 29 aprile

Collectoys organizza il prossimo 29 aprile un’asta live (on line) alla quale possono partecipare gli iscritti al sito. Questa vendita è particolarmente interessante perché consta di 580 lotti, fra i quali vi sono molti Dinky eccezionali: sudafricani, Poch, serie Junior, ma anche alcuni pezzi unici realizzati da William Leroy, dirigente presso Meccano a Bobigny dal 1961 al 1964. Fra gli 1:43 degni di nota possiamo citare anche alcuni RD Marmande e Devos. Degna di nota è anche la scelta nel settore dell’antiquariato in latta, con Jouets Citroën, Joustra, Schuco, Tippco, JRD e CIJ. Questo il link alla lista dei pezzi in asta: https://www.collectoys.fr/vente/lots/841/19/1#haut

Spark, apprezzamento e critica

di Riccardo Fontana

Siamo spesso, qui su PLIT, abbastanza critici nei confronti di Spark, ma più che altro dei suoi… Avrei tanti aggettivi gustosi da poter utilizzare, sceglierò un “incondizionati” dal sapore leggermente democristiano ma, tutto sommato, atto alla bisogna.

L’essere critici non vuol tuttavia dire l’essere contrari a prescindere, anzi, perché Spark ha dei meriti enormi ed innegabili nello sviluppo ultimo del microcosmo dell’1:43 : chi avrebbe mai approcciato la produzione di certuni soggetti direi “minori” con altrettanta efficacia?

Gli artigiani, certo, ma con quali costi?

Ecco, qui si racchiude il segreto delle fortune del gruppo di Monsieur Ripert, che in meno di un ventennio si è trasformato in un gigante, di dimensioni incredibili dato l’indirizzo commerciale giocoforza elitario: cinque fabbriche dedite al montaggio in serie di quelli che, a tutti gli effetti, sono delle moderne trasposizioni dei kit in resina Provence Moulage o Starter del tempo che fu.

Il livello medio continua ad essere abbastanza buono, il costo lo sta diventando sempre meno, ma per ora tengono ancora botta, e non si vede proprio chi o quando potrebbe scalzarli dalla loro posizione di predominio.

Qual è, dunque, il problema (ammesso che lo si possa definire tale) che ci porta così spesso ad essere critici? 

Tralascerò il prezzo in costante ed inarrestabile crescita a fronte di qualche semplificazione di troppo, perché parliamo di punti di vista, e perché il vero focus è costituito appunto dall’approssimazione di certi dettagli.

Dalla fretta, dalla frenesia del voler riprodurre tutto e subito, senza forse centellinare (e curare) maggiormente le uscite.

Purtroppo, il grosso di chi colleziona modelli, è un appassionato di auto, ed altrettanto purtroppo tende a conoscere vita morte e miracoli dei corrispettivi reali dei modelli che acquista: non è questione di lana caprina per dirla in “dipietrese”, è proprio che quando si esborsa il costo di un edicoloso a tante cose si passa sopra perché parliamo di una “cazzatina” economica, mentre su un modello che si avvia a toccare le 180 mila delle vecchie lire, beh… Si tende ad essere automaticamente più selettivi e critici.

Immaginate di andare a mangiare un piatto di spaghetti: se andaste da Cracco, lo pagate 30€, e lo trovaste scotto, non vi darebbe più fastidio che non trovarlo scotto alla mensa aziendale?

Coi modelli, di fatto, è più o meno la stessa cosa, senza nessuna critica più o meno velata al modello od al costruttore in sé.

Su certi soggetti, come ad esempio gli Sport Prototipi, le GT o le F1 contemporanee Spark è praticamente inattaccabile: fa tutto, lo fa celermente, si fa pagare ma di contro propone un prodotto di qualità ineccepibile, nonostante la complicazione estrema dei veicoli riprodotti e della loro livrea (pensiamo ad esempio ai tetti riflettenti dei Prototipi… Decisamente una sfida produttiva non da poco).

Su certi altri soggetti, come le stradali o le vetture da competizione di un tempo (soprattutto da Rally) di contro Spark tende ad incappare in scivoloni abbastanza difficili da spiegare se non – appunto – con la smania di produrre tutto.

Produrre tutto, produrre subito, farlo per tagliare fuori i contenders: in effetti, chi è rimasto a fare da concorrente al gruppo Ripert? Minichamps è ridotta ai minimi termini, Ixo copre un’altra fascia di mercato, Solido è giovane (fa ridere dirlo considerata la storia del marchio, ma alla realtà non si comanda) e comunque si occupa di altri prodotti sia per soggetti che per costo, e buona parte degli altri brand presenti sul mercato si appoggiano a service direttamente collegati a Spark per lo sviluppo dei loro prodotti.

Dal punto di vista degli artigiani la situazione è anche peggiore, o almeno lo è stata per molti anni: l’aumento dei prezzi di cui sopra, che sta allineando uno Spark o un TSM praticamente (se non oltre) il livello degli speciali di fascia più economica, rischia di portare ad un rimescolamento delle carte, comunque non tale da compromettere eccessivamente il mercato di Spark, in virtù del fatto che il ventaglio di offerta del gruppo franco-cinese è ormai decisamente troppo vasto per essere “ingaggiato” da una realtà prettamente artigianale.

Tutti, compreso David e compreso anch’io, abbiamo degli Spark in collezione: ne ho una ventina, e li apprezzo (altrimenti non li avrei), ma l’apprezzamento non può prescindere da una visione critica delle cose.

La visione critica, di fatto, è quel qualcosa che da equilibrio al mondo: non ho mai preso per dogma nulla, e certamente non inizierò a farlo con degli 1:43, tanto più che il suo produttore vive grazie a me che compro, mentre non vale il viceversa: bellissima dunque la Glickenhaus azzurra di Monza 2022, e pessima la Stratos di Darniche del Montecarlo 1976, allo stesso identico modo.

Così non fosse, saremmo tutti acriticamente a Norimberga a sfilare in divisa bruna.

O a Mosca, a farlo in camicia rossa, negli stessi anni.

Solido 1:43, i motivi di una fascinazione

di Riccardo Fontana

Il ritorno sulle scene dell’1:43 di Solido merita qualche riflessione, sia per l’importanza simbolica che questo avvenimento si porta appresso nel cuore degli appassionati più in là con gli anni che, soprattutto, per le implicazioni che il fatto in sé porta su tutto il microcosmo della scala ridotta.

Solido è attualmente un marchio facente capo al Gruppo Ottomobile, che dopo aver inizialmente proposto delle sorte di “Ottomobile die-cast semplificati” nella (per loro) canonica scala 1:18, ha deciso di “esplorare” anche la canonica 1:43, da sempre terra d’elezione dell’automodellismo.

Come sta andando è presto detto: molto bene, e ciò apre gli orizzonti a tutta una serie di scenari futuri che, in prospettiva, potrebbero essere molto “gustosi” ed estremamente importanti per la definizione della morfologia del mercato.

Ma cosa sono, in buona sostanza, questi nuovi Solido in scala 1:43?

De toute façon, sono dei mini-Ottomobile in zamak, semplici ma piuttosto belli, a larghissima diffusione e contraddistinti da un prezzo di vendita particolarmente contenuto: si trovano in gran quantità nei supermercati francesi (e qui mi ricordo quando ero piccolo e compravo i miei “vecchi” Solido al Super U od al Géant nei miei trascorsi francesi o corsi, perché a discapito dei miei trent’anni ho fatto in tempo anche a fare quello) a prezzi che si aggirano sui 20€, quindi estremamente competitivi in senso assoluto, tanto più se parliamo di riproduzioni certamente di maggiore qualità rispetto a quanto si può riscontrare per un edicoloso medio.

I soggetti scelti possono in un primo momento spiazzare, ma analizzando bene la cosa assumono molto senso e ci si rende conto di come la cosa, almeno in questa fase iniziale, sia molto lungimirante e centrata: si è scelto di concentrarsi su vetture stradali sportive moderne e youngtimer, e stanno vedendo così la luce soggetti come la Giulia GTAm, Mustang, Golf G60, 306 S16 e 106 Rallye assieme a mille altre (il catalogo sta crescendo a velocità vertiginosa) e complice anche il fatto che la quasi totalità di questi modelli ricalca quanto già proposto da Ottomobile in un passato più o meno recente, è ovvia la semplificazione in termini di progettazione e studio del modello, che può essere affrontata a costi, tutto sommato, relativamente contenuti.

Dicevamo che il successo che sta arridendo ai rinnovati Solido sia molto buono, e ciò deriva da tutta una miscela di fattori che è difficile da carpire appieno, ma che di fatto si può riassumere in due parole: pubblico generalista.

In che senso? Si accennava testé alla (grande) disponibilità di Solido nei supermercati a poco prezzo, ed al loro particolare focus sulle popolari sportive medie degli anni novanta, e qui scatta il trigger dell’appassionato generalista, che poi è quel signore di circa 40-50 anni che apprezza le auto ma non ha nessun interesse tangibile per il modellismo in sé anche se – forse – fa in tempo a conoscere Solido per il suo passato, per aver giocato con qualcuno dei suoi modelli da bambino.

Quindi va più o meno così: sabato mattina, spesa all’Intermarché, carrellino, baguette aperta da un lato che sbatacchia contro il ferro del carrello, bambino che si mangia proprio il pezzo che sbatacchia contro il carrello per ingannare la noia della spesa (non scandalizzatevi, succede, e lo so perché ero io quel bambino, ed ero in ottima compagnia), pacco di Volvic o di Evian, due vaschette di prosciutto, Orangina… La spesa settimanale, insomma.

Prima di andare alla cassa, si passa davanti al reparto giocattoli, che solitamente è posto accanto al reparto elettronica/telefonia nei supermercati francesi, e lì vedi la 106 Rallye Solido, anzi ne vedi un muro, e con lei la 306 S16, eccetera eccetera.

“Oh, ma guarda, la 106 Rallye, che bomba… Come mi piaceva quando ero alle medie… Ah ma è la Solido? Ma c’è ancora? 20€? Però… Molto bella… Quasi quasi la prendo”, oppure, alternativa, “Yves (il bambino, n.d.r.) ti piace? Questa quando papà era giovane era un mito, la vuoi?”.

E così la prendi. Ed ecco spiegata ottima parte del successo di Solido ai giorni nostri.

Io, che sono un nostalgico, ho questa visione per il futuro: immagino una linea di Sport Prototipi attuali, dalla Peugeot 9X8 alla Ferrari 499P, fatte coi crismi canonici delle youngtimer ma proposte in scatolette a vetrina ma con cartoni gialli-rossi-azzurri (tipo Solido Serie 100) con dietro il disegno della vettura reale: facciamole costare anche 30 o 35€ data la complicazione intrinsecamente maggiore rispetto ad una Peugeot 306, ma quante se ne venderebbero?

Il futuro ci dirà, ammesso che mai succederà.

Mission H24 a Spa in occasione del FIA-WEC

In occasione del terzo round del FIA World Endurance Championship 2023, che si svolge dal 26 al 29 aprile a Spa-Francorchamps, MissionH24 presenta la vettura da competizione a emissioni zero, con la dimostrazione in pista di uno dei suoi prototipi elettrici a idrogeno. La LMPH2G, un’auto che emette solo acqua, è nota a Spa-Francorchamps. Nel 2018 aveva già completato alcuni giri con Yannick Dalmas, nell’ambito del round della European Le Mans Series. Aveva anche effettuato un rifornimento di idrogeno davanti agli spettatori e agli osservatori riuniti per l’occasione nella pit lane. Lanciando ufficialmente il programma MissionH24, una collaborazione tra l’ACO e GreenGT per la creazione di una categoria dedicata ai prototipi a idrogeno alla 24 Ore di Le Mans, Pierre Fillon, presidente dell’ACO e co-presidente di MissionH24, ha dichiarato: “Vogliamo dimostrare che l’idrogeno è sicuro, affidabile e ha il potenziale per competere con le macchine con motore a combustione. » Dal 2018, MissionH24 è progredita, passo dopo passo, raggiungendo a volte nuovi primati sul circuito di Spa-Francorchamps (guarda il video: https://youtu.be/OVy4bUVRTNM), come l’utilizzo di una stazione mobile H2, creata da TotalEnergies. Alla LMPH2G è subentrata la H24, che ha corso nel 2022 nella Michelin Le Mans Cup, concludendo tutte le gare. Nel 2023, alla 6 Ore di Spa-Francorchamps, saranno presenti sia la LMPH2G sia la H24, a testimoniare i progressi compiuti da questa tecnologia. Mentre l’H24 sarà al centro di un villaggio educativo e ludico nella fan zone, sabato dalle 10 scenderà in pista la LMPH2G, guidata da Pierre Fillon, presidente dell’ACO e co-presidente di MissionH24, con Amaury Bertholomé, direttore generale del circuito di Spa-Francorchamps come passeggero.

Foto di apertura: il prototipo H24 esposto allo stand ACO a Rétromobile 2023.

La Ferrari 499P a caccia di conferme nel FIA-WEC a Spa

Dopo il convincente avvio di stagione nel Campionato del mondo endurance, le Ferrari 499P vanno a caccia di conferme sul circuito di Spa-Francorchamps, teatro della terza prova del calendario 2023 in programma tra otto giorni. Reduci da due podi e una pole position nelle prime due uscite a Sebring e Portimão, gli equipaggi del team Ferrari – AF Corse sono chiamati a consolidare i risultati ottenuti, segnando ulteriori progressi sul fronte prestazionale e dell’affidabilità.

La particolare conformazione del circuito che si sviluppa tra i boschi delle Ardenne, sede di successi storici da parte del Cavallino Rampante, offrirà dei riscontri importanti alla vigilia della gara più attesa dell’anno, la 24 Ore di Le Mans. Da questo punto di vista, la 6 Ore di Spa-Francorchamps permetterà alle squadre di confrontarsi con una pista meno atipica dei tracciati di Florida e Portogallo, con settori – in particolare il terzo – che presenta caratteristiche tecniche simili a quello francese.

Secondo posto alla 6 Ore di Portimão per Fuoco/Molina/Nielsen con la Ferrari 499P

Gli equipaggi delle 499P numero 50 e 51 si presentano al via con medesime ambizioni, ma situazioni di classifica diverse. Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen, attualmente in seconda posizione nella graduatoria assoluta, cercheranno di dare continuità ai risultati, provando ad avvicinarsi ulteriormente alle Toyota. Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi, per contro, puntano ad una gara senza gli imprevisti che ne hanno condizionato il potenziale nelle prime uscite stagionali, forti anche del successo ottenuto lo scorso anno da Pier Guidi e Calado nella classe LMGTE Pro, grazie al quale iniziarono la rimonta in classifica che consegnò loro l’iride mondiale a fine stagione.

Le due sole settimane di pausa intercorse tra la gara portoghese e quella belga sono state sfruttate dal team per analizzare le risultanze emerse dalla 6 Ore di Portimão, con l’obiettivo di continuare il processo di crescita e sviluppo tanto della 499P quanto della squadra.

Il nome di Spa si lega a doppio filo alla storia delle corse endurance considerato che la prima edizione della 24 Ore, oggi aperta alle sole vetture GT, venne organizzata nel 1924. La prima vittoria Ferrari in Belgio venne firmata nel 1949 da Luigi Chinetti e Jean Lucas al volante della 166 MM. Con le vetture Sport e con i Prototipi nel complesso il Cavallino rampante ha ottenuto 13 successi assoluti tra il 1949 e il 1972.

Sull’autodromo belga sono state scritte pagine indelebili nella storia delle corse di durata. Una di queste risale al 1953 quando si disputò la prima Coupe de Spa sulla distanza dei 1000 Chilometri vinta da Olivier Gendebien su una Ferrari 166 MM.

Negli anni Sessanta il Cavallino rampante ottenne risultati memorabili con alcuni dei modelli più famosi prodotti a Maranello come la 250 GTO, prima alla 500 Chilometri nel 1963 con Willy Mairesse e nel 1964 con Mike Parkes.

Grand Prix de l’Automobilclub de Francorchamps, 18 maggio 1958: la Ferrari 250 GT TdF di “Eldé”, iscritta dall’Ecurie Nationale Belge, transita all’Eau Rouge

L’ultimo successo assoluto in veste ufficiale porta la firma di Brian Redman e Arturo Merzario che nel 1972 alla 1000 Chilometri, tappa del Campionato del mondo di durata, trionfarono al volante della 312 PB.

1000km di Spa, 7 maggio 1972: la Ferrari 312 PB di Brian Redman (al volante) e Arturo Merzario vincitrice davanti alla vettura gemella di Jacky Ickx e Clay Regazzoni

Negli anni più recenti Spa è stata il teatro di numerose imprese Ferrari con le vetture derivate dalla serie, in particolare in occasione della 6 Ore che rappresenta una delle gare più attese del FIA World Endurance Championship. Con il partner AF Corse la Casa di Maranello ha inanellato 13 primi posti di classe dal 2012 al 2022: l’ultimo venne ottenuto da Alessandro Pier Guidi e James Calado in LMGTE Pro, al volante della 488 GTE, in una stagione che si concluse con il terzo titolo iridato per la coppia italo-britannica.

Foto in apertura: a Portimão (16 aprile 2023) la Ferrari 499P di Calado/Giovinazzi/Pier Guidi precede la Porsche 963 di Estre/Lotterer/Vanthoor