di Riccardo Fontana
Siamo spesso, qui su PLIT, abbastanza critici nei confronti di Spark, ma più che altro dei suoi… Avrei tanti aggettivi gustosi da poter utilizzare, sceglierò un “incondizionati” dal sapore leggermente democristiano ma, tutto sommato, atto alla bisogna.
L’essere critici non vuol tuttavia dire l’essere contrari a prescindere, anzi, perché Spark ha dei meriti enormi ed innegabili nello sviluppo ultimo del microcosmo dell’1:43 : chi avrebbe mai approcciato la produzione di certuni soggetti direi “minori” con altrettanta efficacia?
Gli artigiani, certo, ma con quali costi?
Ecco, qui si racchiude il segreto delle fortune del gruppo di Monsieur Ripert, che in meno di un ventennio si è trasformato in un gigante, di dimensioni incredibili dato l’indirizzo commerciale giocoforza elitario: cinque fabbriche dedite al montaggio in serie di quelli che, a tutti gli effetti, sono delle moderne trasposizioni dei kit in resina Provence Moulage o Starter del tempo che fu.
Il livello medio continua ad essere abbastanza buono, il costo lo sta diventando sempre meno, ma per ora tengono ancora botta, e non si vede proprio chi o quando potrebbe scalzarli dalla loro posizione di predominio.
Qual è, dunque, il problema (ammesso che lo si possa definire tale) che ci porta così spesso ad essere critici?
Tralascerò il prezzo in costante ed inarrestabile crescita a fronte di qualche semplificazione di troppo, perché parliamo di punti di vista, e perché il vero focus è costituito appunto dall’approssimazione di certi dettagli.
Dalla fretta, dalla frenesia del voler riprodurre tutto e subito, senza forse centellinare (e curare) maggiormente le uscite.
Purtroppo, il grosso di chi colleziona modelli, è un appassionato di auto, ed altrettanto purtroppo tende a conoscere vita morte e miracoli dei corrispettivi reali dei modelli che acquista: non è questione di lana caprina per dirla in “dipietrese”, è proprio che quando si esborsa il costo di un edicoloso a tante cose si passa sopra perché parliamo di una “cazzatina” economica, mentre su un modello che si avvia a toccare le 180 mila delle vecchie lire, beh… Si tende ad essere automaticamente più selettivi e critici.
Immaginate di andare a mangiare un piatto di spaghetti: se andaste da Cracco, lo pagate 30€, e lo trovaste scotto, non vi darebbe più fastidio che non trovarlo scotto alla mensa aziendale?
Coi modelli, di fatto, è più o meno la stessa cosa, senza nessuna critica più o meno velata al modello od al costruttore in sé.
Su certi soggetti, come ad esempio gli Sport Prototipi, le GT o le F1 contemporanee Spark è praticamente inattaccabile: fa tutto, lo fa celermente, si fa pagare ma di contro propone un prodotto di qualità ineccepibile, nonostante la complicazione estrema dei veicoli riprodotti e della loro livrea (pensiamo ad esempio ai tetti riflettenti dei Prototipi… Decisamente una sfida produttiva non da poco).
Su certi altri soggetti, come le stradali o le vetture da competizione di un tempo (soprattutto da Rally) di contro Spark tende ad incappare in scivoloni abbastanza difficili da spiegare se non – appunto – con la smania di produrre tutto.
Produrre tutto, produrre subito, farlo per tagliare fuori i contenders: in effetti, chi è rimasto a fare da concorrente al gruppo Ripert? Minichamps è ridotta ai minimi termini, Ixo copre un’altra fascia di mercato, Solido è giovane (fa ridere dirlo considerata la storia del marchio, ma alla realtà non si comanda) e comunque si occupa di altri prodotti sia per soggetti che per costo, e buona parte degli altri brand presenti sul mercato si appoggiano a service direttamente collegati a Spark per lo sviluppo dei loro prodotti.
Dal punto di vista degli artigiani la situazione è anche peggiore, o almeno lo è stata per molti anni: l’aumento dei prezzi di cui sopra, che sta allineando uno Spark o un TSM praticamente (se non oltre) il livello degli speciali di fascia più economica, rischia di portare ad un rimescolamento delle carte, comunque non tale da compromettere eccessivamente il mercato di Spark, in virtù del fatto che il ventaglio di offerta del gruppo franco-cinese è ormai decisamente troppo vasto per essere “ingaggiato” da una realtà prettamente artigianale.
Tutti, compreso David e compreso anch’io, abbiamo degli Spark in collezione: ne ho una ventina, e li apprezzo (altrimenti non li avrei), ma l’apprezzamento non può prescindere da una visione critica delle cose.
La visione critica, di fatto, è quel qualcosa che da equilibrio al mondo: non ho mai preso per dogma nulla, e certamente non inizierò a farlo con degli 1:43, tanto più che il suo produttore vive grazie a me che compro, mentre non vale il viceversa: bellissima dunque la Glickenhaus azzurra di Monza 2022, e pessima la Stratos di Darniche del Montecarlo 1976, allo stesso identico modo.
Così non fosse, saremmo tutti acriticamente a Norimberga a sfilare in divisa bruna.
O a Mosca, a farlo in camicia rossa, negli stessi anni.