Gallery of Legends a Sebring

Occupati temporaneamente dalla sala stampa gli spazi che le sono di norma riservati, la Gallery of Legends è visibile nel salone da ballo dell’Hotel Elan. Presenti non molte vetture, ma sicuramente affascinanti, come una Porsche 962, una March 85G un paio di Riley&Scott, una Panoz e così via. Il brutto è quando certe macchine le hai viste correre e non ti sembra neanche che sia passato tutto ‘sto tempo.

foto copyright David Tarallo / pitlaneitalia.com

12 Ore di Sebring: preparativi del mercoledì

Fra ieri sera e stamani i concorrenti della 12 Ore di Sebring, valida come seconda prova del campionato IMSA, stanno montando le loro strutture nel paddock. Oggi sono in programma le sole prove libere per la 1000 Miles del WEC.

foto copyright David Tarallo / pitlaneitalia.com

Porsche 911 Carrera RS Gr.3 Rally Bayonne-Côte Basque 1975

Edoardo Gallini, noto anche come Edo3000v6, bravissimo grafico che realizza decals e fotoincisioni per modellini per famosi produttori, artigiani ma anche privati, si cimenta anche nel montaggio di modelli per qualche cliente. Uno di questi è Christian Gilbert, meglio noto con lo pseudonimo di “Tilber”, grande navigatore francese dell’epoca d’oro dei rally. “Tilber” ha navigato molti piloti famosi e non solo francesi, ha “allevato” un giovane François Delecour nella squadra ufficiale Peugeot e ha ottenuto numerosi piazzamenti e vittorie non solo nei rally francesi ma anche in ambito europeo e mondiale. Basti ricordare la splendida vittoria alla Targa Florio 1981 con Andruet sulla Ferrari 308 di Michelotto o quella al rally Hong Kong-Pechino del 1996 con Ari Vatanen con la Mitsubishi Lancer Evolution ufficiale. “Tilber” qualche tempo fa ha chiesto ad Edoardo di realizzare la Porsche 911 Carrera RS 3.0 gruppo 3 (Gran Turismo di serie) con cui, assieme a Jean-François Mas, ottenne la prima vittoria in carriera al Rally Bayonne-Côte Basque nel 1975. Il cliente ha fornito la scatola di montaggio della Carrera della Fujimi in scala 1/24 che riproduce la vettura stradale, con il quale, senza troppe modifiche, essendo la vettura reale una GT di serie, si sarebbe potuto realizzare il modello della vettura da corsa. In realtà il kit si rivelato subito alquanto critico. Iniziando dagli interni, Edoardo ha notato subito che i sedili avevano un “ancoraggio” molto precario al pianale ed ha quindi realizzato in 3d delle guide per fissare gli elementi al pianale alla giusta altezza aggiungendo poi cinture di sicurezza e fotoincisioni di sua produzione. Sempre in 3d ha progettato e realizzato il roll-bar che “abbraccia” l’abitacolo, ovviamente alla maniera dei roll-bar di quegli anni, ben diversi da quelli odierni, e con la stessa tecnica ha realizzato tutti gli accessori tipici di una vettura da rally dell’epoca: tripmaster, luce di lettura per il navigatore, estintore e così via. Molto difficile il montaggio delle ruote ai mozzi che erano quasi inesistenti. Il kit è proposto con il cofano posteriore asportabile, ma la riproduzione del 6 cilindri boxer 3.0 che risulta pertanto visibile è molto “elementare”. Quindi, via a cercare di dettagliare al massimo, con spinterogeno in 3d, cablaggi per le candele e cassonetto di aspirazione da porre sopra i tromboncini. A proposito del cofano posteriore, l’alettone era decisamente sproporzionato, più stretto e più corto; pertanto è stato modificato per renderlo più vicino alla realtà. La scocca, avendo spessori parecchio sottili che la rendono reale, è però molto fragile ed è stato necessario maneggiarla con molta cura per evitare rotture, specialmente in fase di mascheratura per la verniciatura bicolore. Un ultimo progetto in 3d si è reso necessario per la realizzazione dei fari supplementari, i famosi Cibié “Pallas”, così chiamati perché montati inizialmente sulle Citroën DS Pallas, che in quei tempi si vedevano su parecchie Porsche sia da rally sia stradali. Infine le decals, che ovviamente per Edoardo non hanno rappresentato alcuna difficoltà di realizzazione e che sono state stampate dalla Inkam, e una precisazione: il cliente ha richiesto espressamente i finestrini anteriori aperti. Dopo un lavoro lungo e meticoloso, vedere “Tilber” molto soddisfatto è stato davvero appagante.

FIA-WEC a Sebring: gallery del martedì sera

Assente l’attività in pista nella giornata di martedì, si sono svolte in serata le prime verifiche ed è proseguito il lavoro nei garage. Domani 15 marzo si inizierà a fare sul serio, con le due sessioni di libere in tarda mattinata e nel pomeriggio.

foto David Tarallo / pitlaneitalia.com

Fiat Uno: 40 anni fa la comunicazione “rivoluzionosa” di Forattini

Fin dal lancio, nel 1983, si era capito che la Fiat Uno avrebbe ridefinito il paradigma delle vetture cittadine e cambiato la storia del marchio italiano. Lo dimostravano sia l’enorme investimento fatto per realizzarla, più di mille miliardi di lire, sia la scelta di presentarla a Cape Canaveral (Florida), la sede aerospaziale statunitense da dove partiva e atterrava il velivolo più avanzato del mondo: lo Shuttle.

Un accostamento audace, quindi, che ben si addiceva all’auto più innovativa del segmento, nominata Auto dell’anno nel 1984, oltre che la prima a “dialogare” attraverso una comunicazione ironica, spensierata e modernissima nel linguaggio. E proprio su quest’ultima peculiarità della Fiat Uno si focalizza il suggestivo video, realizzato da Heritage Stellantis, con immagini di repertorio e gli interventi di Roberto Giolito, Heritage Stellantis (Alfa Romeo, Fiat, Lancia, Abarth), e Maurizio Torchio, Head of Centro Storico Fiat.

La clip è visibile al seguente link.

Per far conoscere al grande pubblico il suo gioiello tecnologico, Fiat punta su una campagna pubblicitaria fuori dagli schemi, che porta la firma del più famoso vignettista di allora: Giorgio Forattini. Sono gli anni dei fumetti della Bonelli, dei cartoni animati giapponesi e delle puntate italiane della serie “Wacky races”. L’illustrazione è sempre più seguita dai giovani, così come la satira a matita si trasforma in un graffiante editoriale che, nell’immediatezza della fruizione, apre le porte a una successiva riflessione più profonda.

“La campagna affidata a Forattini è dirompente, rivoluzionaria poiché è la trasposizione dell’esercizio dell’auto al mondo della fantasia”, spiega Roberto Giolito. “Infatti, alle classiche domande del pubblico, ovvero ‘come funziona?’, ‘come appare?’, ‘costa poco usarla?’ e ‘come si comporta su strada?’, il famoso vignettista risponde con personaggi simpatici che si sostituiscono all’auto: gli elefantini, il pinguino e il porcellino salvadanaio. Una volta era di moda dare alle vetture dei nomi di ispirazione animale, ad esempio la Fiat 500 A era più conosciuta con l’appellativo ‘Topolino’. Invece Forattini inventa dei veri personaggi che stupiscono il mondo ampliando la platea della campagna: piace ai bambini ma anche alle persone abituate ad una satira di qualità”.

Una campagna di comunicazione “rivoluzionosa”

Le caricature di Forattini diventano ben presto famosissime, insieme ai neologismi che il disegnatore crea appositamente per l’occasione: “sciccosa”, “comodosa”, “scattosa”, “risparmiosa”. Sono aggettivi nuovi che raccontano, con ironia e leggerezza, le peculiarità della nuova Fiat Uno. E sono così accattivanti da entrare nel linguaggio comune. Del resto, da sempre la comunicazione produce neologismi che diventano virali, grazie alla loro capacità di legare immagine e parola in modo indissolubile. Ricorda Maurizio Torchio: “L’uso delle parole che terminano in ‘osa’ effettivamente dilagò fin da subito. Basti pensare al famoso ‘pertinosa’ che campeggia in una caricatura di Forattini dedicata a Sandro Pertini, l’allora Presidente della Repubblica. Insomma, quel neologismo diventa un modo di parlare, di pensare e sicuramente è frutto di una leggerezza e sottile ironia che si sposa bene con gli anni 80”.

Ad ogni neologismo corrisponde una peculiarità dell’auto e un vantaggio per il cliente

L’elefante “scattoso” mette in risalto la brillantezza dei motori della Fiat Uno che si presentavano in tre diverse cilindrate e due potenze, incluso il più piccolo diesel aspirato sul mercato. Ma il vero “cuore” che cambierà la storia del modello, e dell’intero marchio italiano, arriverà due anni dopo: sulla Fiat Uno, infatti, debutta il leggendario motore FIRE 1.0. Che dire poi del secondo elefantino di Forattini? Ancora oggi la sua forma a divano, rivestito di fiorellini, suscita tenerezza e allegria. Ma dietro all’aggettivo “comodosa” si cela la grande abitabilità della vettura, sia al posteriore che all’anteriore, tanto da sembrare un piccolo monovolume ante litteram con cui affrontare serenamente lunghi viaggi. Il terzo personaggio è un elegante pinguino, caratterizzato dal neologismo “sciccosa”, che ne evidenziava l’elevata qualità costruttiva e il design distintivo firmato da Giugiaro. Infine, il maialino salvadanaio accende i riflettori sull’anima più “risparmiosa” del modello, in termini di consumi e costi di esercizio.

“Ciao, sono la nuova FIAT Uno!“, l’originale saluto registrato su un disco di vinile

La campagna di Forattini funzionò così tanto che uscì dai confini della pubblicità per approdare in quella della quotidianità. Eppure, dietro a quella comunicazione così leggera e ironica, si celava tutto l’orgoglio di un gruppo industriale ricco di tecnologie e processi all’avanguardia. Lo si nota bene nel claim “Uno è una Fiat”, impreziosito dai famosi quattro rombi Fiat. Sono i tratti distintivi di un’immagine istituzionale forte e chiara.

Le vignette di Forattini non furono le sole ad accompagnare il lancio della nuova vettura. Come non ricordare il famoso claim “splendida italiana”? O i divertenti spot TV con la suorache non sapeva guidare o quella con la giovane coppia sotto una cascata con la Uno vicina? E qui il ricordo va subito a quei film con contesti esotici, come Laguna blu (1980) e Paradise (1982), che facevano sognare i giovani di allora.

Originale fu anche la cartolina promozionale, dal titolo “La voce della Uno!”, che invitava a recarsi in concessionaria per scoprirla. Si apriva la busta e si piegava la parte alta, dove era posta una puntina in acciaio, che veniva appoggiata sul disco sottostante. A questo punto bastava inserire il dito nell’incavo del vinile e girarlo alla velocità di 45 giri. Così per incanto, soprattutto dei più piccoli, si sentiva una voce femminile che diceva: “Ciao, sono la nuova FIAT Uno!“. Ancora una volta il marchio aveva fatto centro.

Il disegno a matita come strumento efficace e attuale per raccontare un prodotto

La campagna di Forattini ci lascia in eredità un modo di narrare semplice e, al tempo stesso, profondo. Ed è proprio quello che oggi chiamiamo lo storytelling, ovvero un racconto capace di coinvolgere il pubblico attraverso le emozioni, i ricordi, creando un interesse immediato. Per quanto le attuali campagne di comunicazione non vengano più affidate agli illustratori o vignettisti, il disegno a matita sarebbe uno strumento molto efficace per estrapolare i segni essenziali di un prodotto, anche quelli più complessi e tecnologici. Conclude Roberto Giolito: “Oggi molte delle informazioni sul veicolo passano sugli schermi presenti a bordo, che a loro volta sono connessi con i display dei nostri smartphone. Siamo completamente avvolti da messaggi visivi e acustici. In questo contesto, quindi, una matita potrebbe esplorare ciò che non si si vede o si tocca, tracciarne le utilità e i vantaggi, per poi comunicarli al pubblico in modo immediato”.

Un modello leggendario che ha superato il giudizio più severo: il tempo

Prodotta tra il 1983 ed il 1995, La Fiat Uno ha ottenuto un notevole successo, in Italia e all’estero, come dimostrano nove milioni di esemplari venduti e innumerevoli versioni che si sono succedute nel corso degli anni. La sua lunga storia inizia il 19 gennaio del 1983 quando viene presentata, in anteprima mondiale, negli Stati Uniti con un evento che fece scuola nel mondo della comunicazione. Sono dunque passati quarant’anni dalla nascita di un archetipo che ha cambiato il modo di vivere, comunicare e produrre automobili. E una versione Selecta della Uno, dotata di cambio automatico a variazione continua, è esposta proprio nell’area Archistars dell’Heritage Hub a Torino, dove trovano posto alcuni modelli che hanno rivoluzionato l’architettura dell’automobile, pur rispettando i dogmi di produttività e funzionalità. La Fiat Uno è stata, senza dubbio, un’autentica world-car non solo come vendite ma anche di siti dove venne costruita. A volte cambiò nome, come in Brasile in cui divenne Mille, ma fu praticamente intoccata dal punto di vista formale, a dimostrazione di un progetto vincente capace di superare il giudizio più severo: il tempo.

Novità di Princess of Tumult in 1:43

Jérôme Douzet (Princess of Tumult) ha annunciato la commercializzazione di due novità attese da tempo, il kit in resina della Connaught di Le Mans 1955 e la serie dei transkit della Simca-Fiat 508S di Le Mans 1935/1937/1938, di cui avevamo già parlato su PLIT lo scorso gennaio (https://pitlaneitalia.com/2023/01/02/incontro-con-jerome-douzet/). Il transkit necessita di una base Norev o serie edicola. Il costo del kit della Connaught è di € 80 mentre i transkit hanno un costo di € 40 l’uno (€ 140 se acquistati tutti e quattro insieme).

L’alba di una nuova era

di Riccardo Fontana / foto di David Tarallo

Siamo alla soglia di qualcosa di Epico.

Dovrei mettere la minuscola, la grammatica lo imporrebbe, ma francamente la situazione è tale da permettere una piccola licenza.

Endurance dunque, fortissimamente Endurance, WEC come se non ci fosse un domani.

E forse non ci sarà davvero un domani, ma andiamo con ordine: l’euforia è troppa, e prima di intristirvi voglio aspettare ancora qualche minuto.

A Daytona è iniziata l’epoca forse più incredibile della lunga storia delle corse di durata, che già di per loro hanno conosciuto una moltitudine unica di periodi eroici.

Non c’è Ferrari contro Porsche, non c’è Ferrari contro Ford, o Porsche contro Toyota, o Audi contro Peugeot, o qualche altra sfida da cui trarre un’opera hollywoodiana a caso, no, c’è un inappellabile tutti contro tutti come non si è visto nemmeno nel 1998-1999, e il lotto dei contenders si farà ancora più fitto di grandi nomi nel 2024.

C’è la Ferrari, che torna a costruire una vettura per top class dopo trent’anni e a gestirla direttamente dopo cinquanta, c’è la Porsche che promette di inondare le gare di coloratissime 963 per rinverdire i caroselli degli anni ’80, la Toyota che ora più che mai sembra la trasfigurazione motoristica della corazzata Yamato, solo ancora più ostica da affondare, la Glickenhaus, meravigliosa, tanto bella da sembrare uscita dalla 1000 km di Monza del 1970, e favolosamente struggente nella sua sempiterna favola di piccolo Davide che affronta un esercito di Golia come non si è mai visto.

Ci sono tanti costruttori da stentare a ricordarli nella loro interezza: Cadillac, Acura (che, ricordiamolo, è Honda), Vanwall, Isotta Fraschini, BMW, ed altri ancora arriveranno l’anno prossimo, come Alpine (quindi Renault) e Lamborghini.

Gli organizzatori di WEC ed IMSA dovranno prendere in considerazione l’idea di allungare i circuiti, perché se a tutto questo parterre de roi aggiungeremo LMP2 e GT va da sé che l’affollamento si farà sentire.

Averne di problemi del genere…

Tutta questa improvvisa abbondanza legata al mondo delle gare a ruote coperte, cui non eravamo più abituati e che, in tutta onestà, dopo il fuggi-fuggi del 2016-2017 non osavamo nemmeno più sognare, impone tutta una serie di più o meno vaghe e melliflue considerazioni, la prima delle quali è relativa alle gerarchie nel Motorsport ed è riassumibile come segue: può ancora una Formula 1 dominata da bibitari e pupazzi politically correct fregiarsi del titolo di Serie Regina?

Francamente sembra difficile, e dopo l’uscita di scena di Mr. Ecclestone a favore di Liberty Media sembra davvero che la china discendente sia stata imboccata di slancio: troppi costi, troppe complicazioni, regolamenti sportivi che sembrano dettati e gestiti più da una squadriglia di vigili urbani che da tecnici ed ex-piloti, e un sovraffollamento di finti buonisti “fluidi” cui manca solo la candidatura alle primarie di certi partiti nostrani stanno letteralmente facendo scappare gli appassionati.

La gente ha voglia di scontro in pista, ha voglia di macchine belle, e ha voglia di vedere la tecnica, di vedere soluzioni diverse a confronto: la Passione non è morta, ai ragazzi piace ancora eccome il Motorsport, però venti treni lunghi 5 metri e mezzo tutti con lo stesso identico layout meccanico romperebbero le palle a chiunque, ed ecco che l’Endurance arriva a fagiolo.

Il tifo, oltretutto, è meno sentito: nonostante il ritorno della Ferrari, l’ambiente sembra più sano, meno estremisticamente rosso, oserei dire più genuino, più decontratto.

Il che, in realtà, è come andrebbero vissute le corse da spettatori: piglio decontratto e sportività inglese.

E polemiche e insulti a chi segue il calcio, vorrete perdonarmi la banalità ma mai come in questo caso calza alla perfezione.

Il rovescio della medaglia?

In linea di massima, sarebbe veramente meglio godersi fino in fondo e molto oltre ciò che sta arrivando: probabilmente, anche in fondo al cuore spero vivamente di sbagliarmi, questa Epopea è destinata ad essere l’ultimo fuoco di gloria non solo del pianeta-Sport ma anche del Motorsport in generale, prima dell’epidemia dell’elettrico che spazzerà via tutto, compresa la nostra gioia di vivere.

Ho gioito all’annuncio del rinvio a data da destinarsi dello stop al divieto di vendita di motori endotermici al 2035, ma è stata una gioia di breve durata: non ho potuto non pensare ad un passo del Piccolo Grande Uomo, quando alla fine Jack Craab/Piccolo Uomo, parlando con suo Nonno Cotenna di Bisonte dopo la battaglia di Little Bighorn, si sente dire “Oggi abbiamo vinto, ma non vinceremo domani. Presto cammineremo su una strada che non conduce a niente”.

Ecco, io non chiederò al Grande Spirito di farmi morire come fece in quell’occasione Cotenna di Bisonte, ma certamente la malinconia che mi pervade non è molto dissimile dalla sua.

Dalla collaborazione Carmodel-Bburago la Ferrari Daytona SP3 in 1:18

Modello nato dalla collaborazione tra la Carmodel.com con la Bburago, presentiamo in anteprima le foto della Ferrari Daytona SP3 in 1:18, che sarà commercializzata nella gamma denominata Signature Plus, riservata a miniature di più alta qualità costruttiva, con molti dettagli e completamente apribili.

Questo è il primo prototipo della nuova Ferrari Daytona SP3. Le configurazioni dei modelli finiti saranno leggermente diverse, con le pinze dei freni gialle e gli interni beige per la versione chiusa di colore Rosso corsa 322 (colore del modello ritratto in queste immagini) mentre la versione aperta sarà di colore Rosso magna metallizzato con interni celesti (visibile a questo link: https://pitlaneitalia.com/2023/03/17/bburago-carmodel-la-ferrari-daytona-sp3-aperta-in-scala-118/).

Il modello, disponibile a luglio 2023, può già essere preordinato a questo link: https://www.carmodel.com/it/cerca?order=&resultsPerPage=&priceorder=&keyword=Signature+Plus+Carmodel&scale=all&country=&nuOb=&trademark=&year=&brand=&mat=&price=&enc=1