Collectoys organizza il prossimo 29 aprile un’asta live (on line) alla quale possono partecipare gli iscritti al sito. Questa vendita è particolarmente interessante perché consta di 580 lotti, fra i quali vi sono molti Dinky eccezionali: sudafricani, Poch, serie Junior, ma anche alcuni pezzi unici realizzati da William Leroy, dirigente presso Meccano a Bobigny dal 1961 al 1964. Fra gli 1:43 degni di nota possiamo citare anche alcuni RD Marmande e Devos. Degna di nota è anche la scelta nel settore dell’antiquariato in latta, con Jouets Citroën, Joustra, Schuco, Tippco, JRD e CIJ. Questo il link alla lista dei pezzi in asta: https://www.collectoys.fr/vente/lots/841/19/1#haut
Spark, apprezzamento e critica
di Riccardo Fontana
Siamo spesso, qui su PLIT, abbastanza critici nei confronti di Spark, ma più che altro dei suoi… Avrei tanti aggettivi gustosi da poter utilizzare, sceglierò un “incondizionati” dal sapore leggermente democristiano ma, tutto sommato, atto alla bisogna.
L’essere critici non vuol tuttavia dire l’essere contrari a prescindere, anzi, perché Spark ha dei meriti enormi ed innegabili nello sviluppo ultimo del microcosmo dell’1:43 : chi avrebbe mai approcciato la produzione di certuni soggetti direi “minori” con altrettanta efficacia?
Gli artigiani, certo, ma con quali costi?
Ecco, qui si racchiude il segreto delle fortune del gruppo di Monsieur Ripert, che in meno di un ventennio si è trasformato in un gigante, di dimensioni incredibili dato l’indirizzo commerciale giocoforza elitario: cinque fabbriche dedite al montaggio in serie di quelli che, a tutti gli effetti, sono delle moderne trasposizioni dei kit in resina Provence Moulage o Starter del tempo che fu.
Il livello medio continua ad essere abbastanza buono, il costo lo sta diventando sempre meno, ma per ora tengono ancora botta, e non si vede proprio chi o quando potrebbe scalzarli dalla loro posizione di predominio.
Qual è, dunque, il problema (ammesso che lo si possa definire tale) che ci porta così spesso ad essere critici?
Tralascerò il prezzo in costante ed inarrestabile crescita a fronte di qualche semplificazione di troppo, perché parliamo di punti di vista, e perché il vero focus è costituito appunto dall’approssimazione di certi dettagli.
Dalla fretta, dalla frenesia del voler riprodurre tutto e subito, senza forse centellinare (e curare) maggiormente le uscite.
Purtroppo, il grosso di chi colleziona modelli, è un appassionato di auto, ed altrettanto purtroppo tende a conoscere vita morte e miracoli dei corrispettivi reali dei modelli che acquista: non è questione di lana caprina per dirla in “dipietrese”, è proprio che quando si esborsa il costo di un edicoloso a tante cose si passa sopra perché parliamo di una “cazzatina” economica, mentre su un modello che si avvia a toccare le 180 mila delle vecchie lire, beh… Si tende ad essere automaticamente più selettivi e critici.
Immaginate di andare a mangiare un piatto di spaghetti: se andaste da Cracco, lo pagate 30€, e lo trovaste scotto, non vi darebbe più fastidio che non trovarlo scotto alla mensa aziendale?
Coi modelli, di fatto, è più o meno la stessa cosa, senza nessuna critica più o meno velata al modello od al costruttore in sé.
Su certi soggetti, come ad esempio gli Sport Prototipi, le GT o le F1 contemporanee Spark è praticamente inattaccabile: fa tutto, lo fa celermente, si fa pagare ma di contro propone un prodotto di qualità ineccepibile, nonostante la complicazione estrema dei veicoli riprodotti e della loro livrea (pensiamo ad esempio ai tetti riflettenti dei Prototipi… Decisamente una sfida produttiva non da poco).
Su certi altri soggetti, come le stradali o le vetture da competizione di un tempo (soprattutto da Rally) di contro Spark tende ad incappare in scivoloni abbastanza difficili da spiegare se non – appunto – con la smania di produrre tutto.
Produrre tutto, produrre subito, farlo per tagliare fuori i contenders: in effetti, chi è rimasto a fare da concorrente al gruppo Ripert? Minichamps è ridotta ai minimi termini, Ixo copre un’altra fascia di mercato, Solido è giovane (fa ridere dirlo considerata la storia del marchio, ma alla realtà non si comanda) e comunque si occupa di altri prodotti sia per soggetti che per costo, e buona parte degli altri brand presenti sul mercato si appoggiano a service direttamente collegati a Spark per lo sviluppo dei loro prodotti.
Dal punto di vista degli artigiani la situazione è anche peggiore, o almeno lo è stata per molti anni: l’aumento dei prezzi di cui sopra, che sta allineando uno Spark o un TSM praticamente (se non oltre) il livello degli speciali di fascia più economica, rischia di portare ad un rimescolamento delle carte, comunque non tale da compromettere eccessivamente il mercato di Spark, in virtù del fatto che il ventaglio di offerta del gruppo franco-cinese è ormai decisamente troppo vasto per essere “ingaggiato” da una realtà prettamente artigianale.
Tutti, compreso David e compreso anch’io, abbiamo degli Spark in collezione: ne ho una ventina, e li apprezzo (altrimenti non li avrei), ma l’apprezzamento non può prescindere da una visione critica delle cose.
La visione critica, di fatto, è quel qualcosa che da equilibrio al mondo: non ho mai preso per dogma nulla, e certamente non inizierò a farlo con degli 1:43, tanto più che il suo produttore vive grazie a me che compro, mentre non vale il viceversa: bellissima dunque la Glickenhaus azzurra di Monza 2022, e pessima la Stratos di Darniche del Montecarlo 1976, allo stesso identico modo.
Così non fosse, saremmo tutti acriticamente a Norimberga a sfilare in divisa bruna.
O a Mosca, a farlo in camicia rossa, negli stessi anni.
Solido 1:43, i motivi di una fascinazione
di Riccardo Fontana
Il ritorno sulle scene dell’1:43 di Solido merita qualche riflessione, sia per l’importanza simbolica che questo avvenimento si porta appresso nel cuore degli appassionati più in là con gli anni che, soprattutto, per le implicazioni che il fatto in sé porta su tutto il microcosmo della scala ridotta.
Solido è attualmente un marchio facente capo al Gruppo Ottomobile, che dopo aver inizialmente proposto delle sorte di “Ottomobile die-cast semplificati” nella (per loro) canonica scala 1:18, ha deciso di “esplorare” anche la canonica 1:43, da sempre terra d’elezione dell’automodellismo.
Come sta andando è presto detto: molto bene, e ciò apre gli orizzonti a tutta una serie di scenari futuri che, in prospettiva, potrebbero essere molto “gustosi” ed estremamente importanti per la definizione della morfologia del mercato.
Ma cosa sono, in buona sostanza, questi nuovi Solido in scala 1:43?
De toute façon, sono dei mini-Ottomobile in zamak, semplici ma piuttosto belli, a larghissima diffusione e contraddistinti da un prezzo di vendita particolarmente contenuto: si trovano in gran quantità nei supermercati francesi (e qui mi ricordo quando ero piccolo e compravo i miei “vecchi” Solido al Super U od al Géant nei miei trascorsi francesi o corsi, perché a discapito dei miei trent’anni ho fatto in tempo anche a fare quello) a prezzi che si aggirano sui 20€, quindi estremamente competitivi in senso assoluto, tanto più se parliamo di riproduzioni certamente di maggiore qualità rispetto a quanto si può riscontrare per un edicoloso medio.
I soggetti scelti possono in un primo momento spiazzare, ma analizzando bene la cosa assumono molto senso e ci si rende conto di come la cosa, almeno in questa fase iniziale, sia molto lungimirante e centrata: si è scelto di concentrarsi su vetture stradali sportive moderne e youngtimer, e stanno vedendo così la luce soggetti come la Giulia GTAm, Mustang, Golf G60, 306 S16 e 106 Rallye assieme a mille altre (il catalogo sta crescendo a velocità vertiginosa) e complice anche il fatto che la quasi totalità di questi modelli ricalca quanto già proposto da Ottomobile in un passato più o meno recente, è ovvia la semplificazione in termini di progettazione e studio del modello, che può essere affrontata a costi, tutto sommato, relativamente contenuti.
Dicevamo che il successo che sta arridendo ai rinnovati Solido sia molto buono, e ciò deriva da tutta una miscela di fattori che è difficile da carpire appieno, ma che di fatto si può riassumere in due parole: pubblico generalista.
In che senso? Si accennava testé alla (grande) disponibilità di Solido nei supermercati a poco prezzo, ed al loro particolare focus sulle popolari sportive medie degli anni novanta, e qui scatta il trigger dell’appassionato generalista, che poi è quel signore di circa 40-50 anni che apprezza le auto ma non ha nessun interesse tangibile per il modellismo in sé anche se – forse – fa in tempo a conoscere Solido per il suo passato, per aver giocato con qualcuno dei suoi modelli da bambino.
Quindi va più o meno così: sabato mattina, spesa all’Intermarché, carrellino, baguette aperta da un lato che sbatacchia contro il ferro del carrello, bambino che si mangia proprio il pezzo che sbatacchia contro il carrello per ingannare la noia della spesa (non scandalizzatevi, succede, e lo so perché ero io quel bambino, ed ero in ottima compagnia), pacco di Volvic o di Evian, due vaschette di prosciutto, Orangina… La spesa settimanale, insomma.
Prima di andare alla cassa, si passa davanti al reparto giocattoli, che solitamente è posto accanto al reparto elettronica/telefonia nei supermercati francesi, e lì vedi la 106 Rallye Solido, anzi ne vedi un muro, e con lei la 306 S16, eccetera eccetera.
“Oh, ma guarda, la 106 Rallye, che bomba… Come mi piaceva quando ero alle medie… Ah ma è la Solido? Ma c’è ancora? 20€? Però… Molto bella… Quasi quasi la prendo”, oppure, alternativa, “Yves (il bambino, n.d.r.) ti piace? Questa quando papà era giovane era un mito, la vuoi?”.
E così la prendi. Ed ecco spiegata ottima parte del successo di Solido ai giorni nostri.
Io, che sono un nostalgico, ho questa visione per il futuro: immagino una linea di Sport Prototipi attuali, dalla Peugeot 9X8 alla Ferrari 499P, fatte coi crismi canonici delle youngtimer ma proposte in scatolette a vetrina ma con cartoni gialli-rossi-azzurri (tipo Solido Serie 100) con dietro il disegno della vettura reale: facciamole costare anche 30 o 35€ data la complicazione intrinsecamente maggiore rispetto ad una Peugeot 306, ma quante se ne venderebbero?
Il futuro ci dirà, ammesso che mai succederà.
Mission H24 a Spa in occasione del FIA-WEC
In occasione del terzo round del FIA World Endurance Championship 2023, che si svolge dal 26 al 29 aprile a Spa-Francorchamps, MissionH24 presenta la vettura da competizione a emissioni zero, con la dimostrazione in pista di uno dei suoi prototipi elettrici a idrogeno. La LMPH2G, un’auto che emette solo acqua, è nota a Spa-Francorchamps. Nel 2018 aveva già completato alcuni giri con Yannick Dalmas, nell’ambito del round della European Le Mans Series. Aveva anche effettuato un rifornimento di idrogeno davanti agli spettatori e agli osservatori riuniti per l’occasione nella pit lane. Lanciando ufficialmente il programma MissionH24, una collaborazione tra l’ACO e GreenGT per la creazione di una categoria dedicata ai prototipi a idrogeno alla 24 Ore di Le Mans, Pierre Fillon, presidente dell’ACO e co-presidente di MissionH24, ha dichiarato: “Vogliamo dimostrare che l’idrogeno è sicuro, affidabile e ha il potenziale per competere con le macchine con motore a combustione. » Dal 2018, MissionH24 è progredita, passo dopo passo, raggiungendo a volte nuovi primati sul circuito di Spa-Francorchamps (guarda il video: https://youtu.be/OVy4bUVRTNM), come l’utilizzo di una stazione mobile H2, creata da TotalEnergies. Alla LMPH2G è subentrata la H24, che ha corso nel 2022 nella Michelin Le Mans Cup, concludendo tutte le gare. Nel 2023, alla 6 Ore di Spa-Francorchamps, saranno presenti sia la LMPH2G sia la H24, a testimoniare i progressi compiuti da questa tecnologia. Mentre l’H24 sarà al centro di un villaggio educativo e ludico nella fan zone, sabato dalle 10 scenderà in pista la LMPH2G, guidata da Pierre Fillon, presidente dell’ACO e co-presidente di MissionH24, con Amaury Bertholomé, direttore generale del circuito di Spa-Francorchamps come passeggero.
Foto di apertura: il prototipo H24 esposto allo stand ACO a Rétromobile 2023.
La Ferrari 499P a caccia di conferme nel FIA-WEC a Spa
Dopo il convincente avvio di stagione nel Campionato del mondo endurance, le Ferrari 499P vanno a caccia di conferme sul circuito di Spa-Francorchamps, teatro della terza prova del calendario 2023 in programma tra otto giorni. Reduci da due podi e una pole position nelle prime due uscite a Sebring e Portimão, gli equipaggi del team Ferrari – AF Corse sono chiamati a consolidare i risultati ottenuti, segnando ulteriori progressi sul fronte prestazionale e dell’affidabilità.
La particolare conformazione del circuito che si sviluppa tra i boschi delle Ardenne, sede di successi storici da parte del Cavallino Rampante, offrirà dei riscontri importanti alla vigilia della gara più attesa dell’anno, la 24 Ore di Le Mans. Da questo punto di vista, la 6 Ore di Spa-Francorchamps permetterà alle squadre di confrontarsi con una pista meno atipica dei tracciati di Florida e Portogallo, con settori – in particolare il terzo – che presenta caratteristiche tecniche simili a quello francese.

Gli equipaggi delle 499P numero 50 e 51 si presentano al via con medesime ambizioni, ma situazioni di classifica diverse. Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen, attualmente in seconda posizione nella graduatoria assoluta, cercheranno di dare continuità ai risultati, provando ad avvicinarsi ulteriormente alle Toyota. Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi, per contro, puntano ad una gara senza gli imprevisti che ne hanno condizionato il potenziale nelle prime uscite stagionali, forti anche del successo ottenuto lo scorso anno da Pier Guidi e Calado nella classe LMGTE Pro, grazie al quale iniziarono la rimonta in classifica che consegnò loro l’iride mondiale a fine stagione.
Le due sole settimane di pausa intercorse tra la gara portoghese e quella belga sono state sfruttate dal team per analizzare le risultanze emerse dalla 6 Ore di Portimão, con l’obiettivo di continuare il processo di crescita e sviluppo tanto della 499P quanto della squadra.
Il nome di Spa si lega a doppio filo alla storia delle corse endurance considerato che la prima edizione della 24 Ore, oggi aperta alle sole vetture GT, venne organizzata nel 1924. La prima vittoria Ferrari in Belgio venne firmata nel 1949 da Luigi Chinetti e Jean Lucas al volante della 166 MM. Con le vetture Sport e con i Prototipi nel complesso il Cavallino rampante ha ottenuto 13 successi assoluti tra il 1949 e il 1972.
Sull’autodromo belga sono state scritte pagine indelebili nella storia delle corse di durata. Una di queste risale al 1953 quando si disputò la prima Coupe de Spa sulla distanza dei 1000 Chilometri vinta da Olivier Gendebien su una Ferrari 166 MM.
Negli anni Sessanta il Cavallino rampante ottenne risultati memorabili con alcuni dei modelli più famosi prodotti a Maranello come la 250 GTO, prima alla 500 Chilometri nel 1963 con Willy Mairesse e nel 1964 con Mike Parkes.

L’ultimo successo assoluto in veste ufficiale porta la firma di Brian Redman e Arturo Merzario che nel 1972 alla 1000 Chilometri, tappa del Campionato del mondo di durata, trionfarono al volante della 312 PB.

Negli anni più recenti Spa è stata il teatro di numerose imprese Ferrari con le vetture derivate dalla serie, in particolare in occasione della 6 Ore che rappresenta una delle gare più attese del FIA World Endurance Championship. Con il partner AF Corse la Casa di Maranello ha inanellato 13 primi posti di classe dal 2012 al 2022: l’ultimo venne ottenuto da Alessandro Pier Guidi e James Calado in LMGTE Pro, al volante della 488 GTE, in una stagione che si concluse con il terzo titolo iridato per la coppia italo-britannica.





Foto in apertura: a Portimão (16 aprile 2023) la Ferrari 499P di Calado/Giovinazzi/Pier Guidi precede la Porsche 963 di Estre/Lotterer/Vanthoor
Toutes les voitures du monde 2023-2024
Anche nell’epoca di Internet, dove tutto o quasi si trova on-line, rinunciare a una pubblicazione come l’annuario Toutes les voitures du monde, edito da L’Automobile Magazine, resta oggettivamente difficile. In questi giorni esce in Francia il fascicolo 2023-2024, ricchissimo come sempre di dati, foto, statistiche, notizie e curiosità. La formula è quella ultra-collaudata della rassegna in ordine alfabetico. Come sempre, apre la pubblicazione un’anticipazione delle novità non ancora in listino e una carrellata sulle più recenti concept car. Inizia poi la parte più consistente, quella dei grandi costruttori importati in Europa: in calce ad ogni capitolo è presente anche un’appendice sulla produzione extraeuropea, cosa utilissima per chi debba occuparsi del mondo automotive a livello mondiale. L’ultima parte è riservata ai piccoli costruttori, divisi per paesi: vi si trova un po’ di tutto, dalla replica della Ford GT40 realizzata dalla CAV alla Brabham BT62R, dai tantissimi marchi cinesi ancora sconosciuti ai più classici Czinger, Rimac o Zenvo. Come al solito sono esclusi tutti i modelli preparati per le competizioni, di cui si occupa invece un altro hors-série che uscirà più avanti, quello di MotorSport (Toutes les sportives du monde). Particolarmente ridotto il prezzo: € 9,90 in Francia, € 11,50 in Italia. Una pubblicazione di riferimento, in grado di supportare in modo rapido ed esaustivo qualsiasi ricerca.







Alessandro Pier Guidi: “Sogno di vincere con l’Hypercar”
Con 21 stagioni agonistiche delle quali 11 nel FIA World Endurance Championship, dove ha conquistato tre titoli iridati in classe LMGTE Pro, Alessandro Pier Guidi è il pilota più esperto dei due equipaggi che a partire dalla stagione 2023 hanno riportato Ferrari nella top class riservata alle Hypercar. Il piemontese condivide la 499P numero 51 con James Calado, con il quale il pilota classe 1983 si è laureato campione del mondo nel 2022, 2021 e 2017 al volante della Ferrari 488 GTE, e con Antonio Giovinazzi. “Quando abbasso la visiera la mente si libera, entro in simbiosi con la vettura, non c’è spazio per il resto” spiega Pier Guidi, che in carriera ha collezionato 290 partenze, 118 podi e 52 vittorie (nel FIA WEC rispettivamente 41 gare, 23 risultati nella top-3 e 11 successi).
Gli esordi. L’alchimia che unisce il pilota alla propria macchina da corsa, l’adrenalina e le intense emozioni vissute nei fine settimana in pista sono il segreto di una passione nata sin dai primi anni di vita. “La velocità è quello che amo di più – racconta il pilota della Hypercar numero 51 -. Da bambino andai con i miei genitori a vedere una gara di kart e mi innamorai di quel mezzo. Chiesi di poterne avere uno, ero molto piccolo ma papà e mamma acconsentirono. Così all’età di tre anni iniziai a guidare il mio piccolo go-kart girando nel cortile di casa, per divertimento”. Ad alimentare quella passione le gesta osservate in televisione di un campione della Formula 1, Ayrton Senna: “Per me è stato il più grande di tutti i tempi. Da lui ho imparato due valori: la dedizione al lavoro e la voglia di vincere”. Dal gioco alle competizioni il passo è stato breve. “Vinsi la prima gara nei pressi di casa mia a Tortona. C’era un ragazzino che arrivava sempre primo: quella volta riuscii a batterlo e vidi la sorpresa negli occhi del pubblico. Fu una grande emozione”.
L’ingegnere con il casco. Laureato in Ingegneria Meccanica (“Alcune volte mi aiuta a capire meglio i problemi delle vetture; se posso do un parere ai nostri tecnici, ma rispetto appieno il loro lavoro”), Pier Guidi nel corso della propria carriera ha messo in relazione la passione per la guida e quella per la tecnica che dà forma a una vettura da corsa. “Molte persone hanno creduto nelle mie potenzialità: da ragazzino la Top Car, che mi aiutò a gareggiare con i go-kart, quindi il PlayTeam, con cui mi affacciai alle auto nel 2005 – racconta Pier Guidi. Un ruolo essenziale, quindi, è stato quello di Amato Ferrari che mi diede il modo di iniziare a guidare per AF Corse e di avvicinarmi al mondo delle Competizioni GT di Ferrari. Fu Amato a presentarmi ad Antonello Coletta grazie al quale sono diventato un pilota ufficiale del Cavallino Rampante nel 2017, la stagione del primo titolo iridato”.

I successi. I tre allori in classe LMGTE Pro rappresentano i trofei più brillanti della bacheca di Pier Guidi, risultati ottenuti “lavorando tanto, credendo sempre nei miei mezzi e in quelli del team, e cercando di non mollare mai. La mia filosofia di vita è questa: cercare di migliorarmi come ogni giorno”. Delle 11 vittorie nel Mondiale endurance due hanno un “sapore” speciale, quelle conquistate alla 24 Ore di Le Mans nel 2019 e nel 2021. “La prima non la dimenticherò mai – racconta –. Lavorammo un anno intero per farci trovare pronti con la nostra 488 GTE. Tagliare il traguardo per primi, veder sventolare la bandiera a scacchi, osservare la squadra che s’affacciava al muretto per festeggiare mi fecero provare dei brividi indescrivibili”.
L’Hypercar. Il 6 luglio 2022 il pilota piemontese fu il primo a salire a bordo della Ferrari 499P che, uscita dal garage del Circuito di Fiorano per lo shakedown, diede inizio a una nuova avventura sportiva per la Casa di Maranello. Un momento storico. “Guidare la nostra Hypercar è un motivo d’orgoglio – spiega -. Costruire una vettura così complessa in un tempo così limitato ti fa capire quale sia l’impegno, la passione e il livello tecnico di un’azienda come Ferrari. Quando guido la mia Hypercar amo in particolare l’accelerazione in curva, davvero notevole rispetto alle GT, e la velocità di percorrenza sulle curve veloci che sono le parti dei circuiti che apprezzo maggiormente”. A mezzo secolo di distanza dal 1973, quando Ferrari aveva salutato la top class del Campionato del mondo endurance, il rientro del Cavallino Rampante ha portato con sé nuovi obiettivi. Quali sono le ambizioni di Pier Guidi? “L’essenza delle corse è raggiungere la vittoria. Chi sostiene che basti partecipare, mente. Il mio sogno è di continuare a ottenere successi con la nostra Hypercar”.


Il “rombo” della nuova Abarth 500e progettato da Stellantis Sound Design Studio
Alla lettura di notizie come questa non si sa più se ridere o piangere. A proposito della 500e Abarth, Stellantis ha recentemente comunicato che “la nuova vettura completamente elettrica integra un esclusivo Sound System sviluppato da un team di Sound Designer dedicato in collaborazione con Sound Design Studio. Il sound design, il suo sviluppo e l’integrazione sono stati realizzati presso il dipartimento italiano NVH (Noise Vibration and Harshness) di Stellantis, la stessa entità che ha validato il sound dello storico impianto di scarico Abarth, il Record Monza. Il progetto è durato circa due anni, con circa 6 mesi di lavoro continuativo. Sono state necessarie più di 6.000 ore analizzando e creando il suono perfetto per ogni fase dell’esperienza di guida con un team di diverse persone coinvolte nel progetto. Il Direttore Tecnico ha seguito la fase gestionale del progetto e il coordinamento dei vari stakeholder. Inoltre, gli specialisti NVH hanno lavorato sul miglioramento del suono, concentrandosi sia sulla parte creativa sia su quella tecnologica del processo di creazione del suono, seguendo le diverse fasi, dallo sviluppo del software alla creazione del suono stesso. Parte dei test e degli studi sonori sono stati effettuati in una camera semi-anecoica, una stanza appositamente progettata per essere isolata dall’ambiente circostante al fine di effettuare misurazioni accurate e affidabili relative al rumore. Grazie al pavimento riflettente, è possibile ricreare una superficie acusticamente riflettente, come una strada. Specifiche caratteristiche rendono la camera semianecoica perfettamente silenziosa, permettendo così ai fonici di discriminare il rumore dall’intero ambiente. Per ottenere un rendimento perfetto e il più vicino possibile a quello originale, il suono attuale del motore a benzina Abarth è stato registrato durante tutte le diverse fasi dell’esperienza di guida: accelerazione, decelerazione, frenata, curve veloci e molto altro. Sono state inoltre effettuate specifiche calibrazioni sonore. Le registrazioni sono state poi attentamente analizzate attraverso strumenti e processi tecnici dedicati per estrarre tutte le frequenze distintive di Abarth, che ne costituiscono il DNA, al fine di creare un nuovo sound in una matrice virtuale arricchita da toni aggiuntivi. La matrice è stata testata offline in studio e sull’auto statica attraverso varie iterazioni e configurazioni per ottenere la miscela perfetta dell’output. In particolare, grazie al software, la matrice adatta le varie componenti del suono per ottenere il miglior risultato immersivo per il conducente. Ulteriori suoni sono stati stratificati sulla matrice per fondere il suono storico di Abarth con il feeling futuristico che si trova sulla Nuova Abarth 500e. Un punto importante è stato bilanciare attentamente il Sound Generator per fornire al guidatore la più piacevole esperienza di guida anche a velocità elevate, rispettando i vincoli di omologazione per l’inquinamento acustico e garantendo un suono realistico. Infatti, l’intensità del Sound Generator System è direttamente proporzionale alla velocità di guida della vettura, e il suono viene a tutti gli effetti elaborato diversamente attraverso l’altoparlante posteriore esterno. Si va dall’IDLE, dove il motore è alla minima potenza e il generatore di suoni replica il suono dello scarico Record Monza al minimo, alle Signature, che variano in base alla velocità, mantenendo la timbrica tipica delle Abarth con motore a scoppio. In breve, le Signature contengono tutte le informazioni che diamo all’amplificatore: dal minimo alle progressive velocità, accensione e spegnimento. Il ‘rombo’ Abarth del Sound Generator può essere attivato e disattivato dal guidatore quando l’auto è ferma attraverso le impostazioni del quadro strumenti.”
Ora siamo a posto. Abbiamo riportato il comunicato quasi per intero perché nel suo visionario surrealismo è un capolavoro assoluto. Se non altro i guidatori di un’Abarth 500 elettrica potranno smettere di fare brumm brumm con la bocca. Se c’è bisogno di inscenare simili pantomime significa che c’è qualcosa che non va, anzi più di qualcosa. Il brutto è che faranno finta di niente imponendocelo con le cattive (con le buone non ci sarebbero mai riusciti).


Piacenza FaxHall, 22 aprile 2023
testo e foto di Riccardo Fontana
Si è tenuto oggi il consueto appuntamento relativo alla borsa scambio di giocattolo d’epoca e fumettistica nella cornice del Borgo FaxHall, nel centro di Piacenza.
Che dire di questo appuntamento? In primis un plauso va fatto all’organizzazione: intelligentissima l’idea di organizzare l’evento di sabato, il suo svolgersi all’interno della galleria di un centro commerciale in pieno centro città ha accentuato molto le presenze, fomentando ancora di più l’interesse.
A questo proposito, non può che segnalarsi un generale aumento dei visitatori, annunciato dal parcheggio pieno nonostante l’ora non certo mattiniera della visita di chi scrive, per un volume di pubblico decisamente maggiore delle ultime edizioni pre-covid.
Parimenti, l’offerta di pezzi conferma il trend generale al rialzo in termini sia di quantità che di qualità che è possibile notare da qualche tempo a questa parte, con una gran quantità di obsoleti in condizioni immacolate e tante piccole (o grandi) curiosità proposte a prezzi – e questa è uno dei punti di maggiore forza degli eventi piccoli – decisamente competitivi ed interessanti.
È stato possibile imbattersi in scenari quasi d’altri tempi con, a puro titolo di esempio, una Ferrari 750 Monza della Tekno esposta in mezzo ad un gruppo di Politoys Export, e proposta ai medesimi (bassi) prezzi: nonostante la mancanza della scatola, data la bontà delle condizioni un pezzo di assoluta eccezione, pressoché irrinunciabile.
Moltissimi i Corgi, i Matchbox e gli Spot-On in condizioni da museo, pochi gli speciali ma, d’altronde, non sempre può esserci sovrabbondanza assoluta di pezzi.
Certamente un ottimo appuntamento dunque, in grado sicuramente di allietare un’ora del tempo di chiunque abbia potuto e voluto esservi presente.












Peugeot 106 Rallye 1.6 phase-2
di David Tarallo
Ben tre versioni sportive hanno segnato la lunga carriera della Peugeot 106: la XSi, la Rallye e la S16. La Rallye, presentata nel 1993, ricevette inizialmente il motore TU2J2 da 1294cc (110cv), un blocco tutto in alluminio che, nonostante la cilindrata identica, non aveva niente a che fare con quello della 205 Rallye 1.3. Nell’aprile del 1996 venne introdotta la seconda serie: il propulsore 1.3 veniva sostituito dal TU5J2, derivato da quello della 106 XSi post-1994. La cilindrata passava quindi da 1294 a 1587cc (per 103cv). La vettura guadagnava in elasticità ma perdeva forse in cattiveria rispetto alla prima versione. Il telaio veniva migliorato con dischi freno posteriori e una barra stabilizzatrice di diametro maggiorato. Dal punto di vista estetico la Rallye phase 2 beneficiava di tutti quegli elementi caratteristici del restyling dell’intera gamma. All’interno sparivano tutti i rivestimenti rossi per far posto a tessuti più discreti e un bel bleu Santorin si aggiungeva ai colori disponibili sostituendo il rosso Vallelunga. Rimanevano il bianco banquise e il nero onyx. La 106 Rallye restò in produzione fino al 1998; l’ultima versione della XSi era ormai fuori catalogo da un paio d’anni, mentre l’altra sportiva, la S16 uscita nel 1997, sarebbe andata avanti fino al 2003.
Annunciata da svariati mesi, la 106 Rallye phase-2 di Solido in 1:43 è finalmente disponibile in due colori, il bianco (S4312101) e il blu Santorin (S4312102).

La 106 Rallye era stata già riprodotta in 1:18 da OttOmobile, un vantaggio per i capi progetto di Solido che hanno potuto lavorare su materiale già disponibile ed elaborato. In 1:43 la phase-2 è praticamente inedita, se si eccettua qualche modello artigianale come il Racing43. Di recente, Ixo e Odeon si sono dedicati alla Phase-1. Ben venga quindi il Solido che rappresenta secondo me un soggetto ideale per questa serie economica, che impone finiture semplici (non necessariamente “semplificate”) e comunque dei compromessi che non sempre si adattano a vetture più moderne. Certo, Solido deve un po’ giostrarsi fra auto del passato e auto contemporanee, ma quando esce un modello come la 106, per me la soddisfazione è doppia.




Rispetto alle foto del pre-serie diffuse qualche mese fa, il modello presenta delle tampografie nere sui cerchi bianchi, che simulano gli occhielli della ruota stampata e ricoprono i bulloni e il bottone centrale col logo del leone.
Le forme del modello sono irreprensibili. A questo proposito, valgono le osservazioni fatte per tutti i Solido 1:43 della nuova serie che abbiamo recensito finora: dettagli più che sufficienti (qualche volta anche buoni o ottimi), verniciatura senza particolari difetti, aspetto generale molto gradevole.
Inutile passare in rassegna ogni singolo dettaglio, le foto parlano da sole. Possiamo osservare comunque come gli interni siano molto scarni, con giusto un paio di tampografie ma senza i motivi decorativi sui sedili e senza le parti blu, ma su un modello da 20 euro sarebbe stato forse pretendere troppo.



C’è da augurarsi che Solido continui a sfruttare il tema della 106 sportive poiché ci sono ancora diverse versioni inedite, specialmente quelle prodotte per mercati singoli, come ad esempio la Rallye 1.4 phase-2 destinata al mercato tedesco dal 1997 al 1999 (si trattava di una Sport con allestimento Rallye) o la 106 Rallye 16v, una S16 con decorazione Rallye, venduta in Italia e in Grecia dal 1998 al 2003.


Con questi modelli, Solido ha ricreato un settore di prodotti economici differenti da quelli da edicola, i cui prezzi sono comunque inevitabilmente lievitati. Erano ormai diversi anni che non esisteva una fascia di modelli di questo tipo, ben fatti, presentati con gusto e provvisti di tutti quei dettagli oggi necessari. Diremmo davvero che sia stato ricreato l’antico spirito di Solido. Se poi si pensa che si tratta di modelli facilmente smontabili ed elaborabili, si capirà l’importanza dell’iniziativa che Solido ha preso all’inizio del 2022 e che sembra proseguire con un ottimo successo di vendite.
