Torna in presenza il Salone di Norimberga

Il Salone del giocattolo di Norimberga del 29 gennaio-2 febbraio 2020 fu una delle ultime grandi manifestazioni a scansare la scure delle drastiche limitazioni che si abbatterono su quasi ogni comparto produttivo di lì a poche settimane. Dopo l’annullamento delle edizioni 2021 e 2022, il comitato organizzatore ha confermato che, se tutto va bene (e su questo nutriamo riveriti dubbi), la Spielwarenmesse 2023 si svolgerà in presenza dal 1° al 5 febbraio. Link per maggiori informazioni: https://www.spielwarenmesse.de/en/

Rassegna stampa: AutoModélisme Spécial 24h du Mans 2022

I lettori di PLIT ormai sapranno che a causa della sua sostanziale inutilità non recensiamo più Auto Modélisme. Un’eccezione si impone però per l’uscita dell’Hors Série annuale, consacrato alle schede fotografiche della 24 Ore di Le Mans, una tradizione che data dal 1998, ai tempi della gestione Hommell. Viene riproposta in sintesi una formula che negli anni è sempre stata molto apprezzata: presentare schede fotografiche di ogni vettura partecipante all’ultima edizione della 24 Ore, con dettagli magari difficili da reperire altrove. Peccato che la nuova proprietà belga sia riuscita – a nostro avviso – a peggiorare una formula che già andava più che bene: perché non rendere questo Hors Série facilmente riconoscibile con una copertina improntata alle auto vere, come accadeva con la gestione precedente? I vecchi speciali di Auto Modélisme si concentravano per lo più sulle schede, aggiungendo al massimo tre-quattro articoletti sul modellismo. In questo caso, il nuovo AM ha cercato di andare oltre: fino a pagina 49 troviamo infatti retrospettive e approfondimenti vari modellistici, tutti incentrati sul tema di Le Mans. Non sono neanche fatti male, stavolta: fra questi possiamo citare la visita a ReStart, una realtà che pochi conoscono approfonditamente, una tematica sui quarant’anni del Gruppo C e – nella rubrica “Mémories de petites autos” (un titolo che è stato registrato con copyright, ohibò!) – i ricordi e il montaggio di un vecchio kit in plastica della Ford GT40 di Le Mans ’64 prodotto da IMC. In sintesi, diremmo che stavolta gli otto euro e cinquanta in Francia e dieci e cinquanta in Italia per questo Hors Série sono ben spesi. Un Hors Série a metà, almeno sotto l’aspetto grafico, perché si confonde con un qualsiasi altro numero dell’anno. Ma sotto l’aspetto dei contenuti vale sicuramente la pena di acquistarlo, soprattutto se si hanno già in archivio tutti gli altri speciali su Le Mans.

Minardi Historic Day a Imola

Pubblichiamo una nutrita serie di foto del Minardi Historic Day a Imola svoltosi lo scorso weekend. Le immagini sono dovute al nostro inviato Umberto Cattani, che ha ben documentato la manifestazione, ormai un appuntamento fisso dell’estate motoristica.

Foto copyright Umberto Cattani / pitlaneitalia.com

Spark, circolare n.91/2022: le vetture della 24 Ore di Spa 2022

Spark ha annunciato oggi la serie limitata belga 1:43 della 24 Ore di Spa 2022. Qui di seguito trovate il dettaglio delle referenze con le date previste di uscita.

Ombrelline, Ombrelloni e la disumana ipocrisia dei nostri tempi

Testo di Riccardo Fontana (foto in apertura di D.Tarallo)

Ieri, spulciando tra i miei vecchi file (come cambiano i tempi, una volta sarebbe stato “spulciando tra le mie vecchie cose”) mi è capitato di imbattermi in un video che credevo di aver perso, ossia la cattura tramite fotocamera dello smartphone dei primi 5 km del sottoscritto al volante di una Lancia Stratos Gruppo 4, ormai tre anni fa. Cosa dire di una simile esperienza? Stai guidando la macchina dei tuoi sogni più “sporchi” e reconditi, la protagonista delle tue ninne nanne a due anni, di quando il tuo Babbo la sera ti raccontava del Quattro Regioni e di Darniche che arrivava alle tre del mattino, preannunciato di svariati minuti dall’urlo maestoso del Dino preparato da Maglioli e poi dal fascio di luce dei suoi fari, hai qualche miliardo di modelli sparsi un po’ ovunque di quella macchina, e per te è quasi una donna più che un pezzo di ferro. Che dirne, quindi? Non posso pensare a nulla di meglio di ciò che effettivamente mi uscì, del tutto spontaneo, verso la fine del video, dopo una scalata fatta bene prima di un tornante in discesa: “Niente, è come la prima volta che ho trombato!”. Ecco, facendo tutto da me non posso che ammettere di trovarmi di fronte ad uno spunto particolarmente interessante, anzi a più di uno. In primis c’è l’argomento politically correct, che forse è la primissima cosa cui ho pensato risentendomi: la coloritura, lo straniamento che un discorso così provoca istantaneamente in questo nostro povero mondo dominato dal politically correct più ottuso, sempre più cattivo e freddo a fatti ma sempre più buono a parole. Non si può parlare di “trombare” perché si è maniaci, o quantomeno maleducati, non si può dire omicidio se si parla di donne ma urge dire “femminicidio” (ci avete mai fatto caso? In un mondo schifoso in cui una ragazza va a fare un colloquio di lavoro e la prima cosa che si sente dire è “lei ha intenzione di avere figli?” per poi sentirsi offrire stipendi ben più bassi di un uomo, l’urgenza prima delle femministe mentolate 2.0 è il “corretto” uso di vocaboli semanticamente terrificanti come “sindaca”, “avvocata”, e “femminicidio”, quasi parlassimo di un’altra specie). Viviamo in un mondo capovolto, che scambia tolleranza ed inclusione con una sorta di nuovo nazismo “vellutato”, e il Motorsport non fa assolutamente eccezione.

Ci sono alcuni assiomi che vanno tenuti a mente: il Motorsport è uno sport rude, e aggirarsi per il paddock in zeppe leopardate, gonna quadrettata, e monili da due kg cadauno, a meno che non si parli di Sophia Flörsch (che comunque, poverina, ha dei gusti assai meno… “discutibili” in termini di abbigliamento e acconciature di molti suoi colleghi maschi) non sta a significare “inclusione”, “tolleranza” o “libertà”, sta solo a significare l’inutile tortura di un mondo, quello delle corse, che è già sofferente di suo per mille motivi. È un mondo poetico e stupendo, quello dei Cavalieri del Rischio, che diventa un penoso incrocio tra il Carnevale di Rio e Stewie Wonder che ha provato a vestirsi da solo. Riflesso ulteriore di ciò è la cacciata delle ombrelline dai paddock, sostituite dai bambini, che in griglia non ci dovrebbero stare, perché è pericoloso, ci sono le macchine, i meccanici che lavorano, e da che mondo è mondo ovunque ci siano soldi, spavalderia e volontà di sopraffazione ci sono le donne. È automatico, piaccia o no. Le Ferrari fanno rumore e sono rosse, James Bond è un maschio bianco e vagamente misogino (e qui mi fermo, perché si sentono voci agghiaccianti), e il Motorsport dovrebbe essere rude e “glamour”, nonostante i 5 secondi di penalità a Vettel ad ogni sospiro non autorizzato. È giusto? È sbagliato? È così, punto, e dovrebbe continuare ad esserlo, perché se il panettone lo modifichi per farlo al gusto di arrosto, poi non interessa più né agli amanti del panettone né a quelli dell’arrosto.

Ciò non vuol dire che le donne debbano solo essere delle belle statuine, possono e devono poter correre come gli uomini, e se sono brave e veloci anche stare davanti, e avere le stesse opportunità dei loro colleghi maschi. Si chiama “meritocrazia”, quella cosina che fa in modo che tu, uomo, donna, etero, gay, bianco o nero, se meriti nel tuo campo sia il Re, altro concetto assai decadente e demodé. Questi tempi di “ostentazione dell’inclusione” aiutano le donne nel Motorsport? Sarà, ma a me risulta che nei maschilissimi e politicamente scorretti anni ’70, quelli di James Hunt che organizzava pantagrueliche orge con le hostess della British Airways, in F.1 ci fossero arrivate parecchie donne, e che una sia anche finita a punti, mentre oggi non ce ne sia neanche una. Il mondo “buono” a parole e truce arido ed arretrato a fatti, dicevamo. Il punto numero due è relativo alla consapevolezza dei ragazzi che vivono di Motorsport.

Ok, io (purtroppo) non vivo (ancora) di Motorsport, ma il provare la Regina è un qualcosa che ho vissuto a 27 anni, con buone capacità di guida (sono modesto stasera) e mi ha fatto l’effetto di un elettroshock, ma per quale motivo? Perché ho avuto un trascorso di vita che mi ha portato a gustarmi l’esperienza e a viverla con consapevolezza: un bambino che a tre anni viene messo sul go-kart, che a dieci smette di andare a scuola (e di socializzare) per andare in giro per il mondo a correre col maestro privato che gli insegna a leggere e scrivere che vissuto può avere? Come fa a valutare una situazione in pista? Come fa a sviscerare un pensiero suo e non precotto da condividere? Prima che per guidare e correre, siamo entità fatte per vivere, e carenze in questo senso si vedono molto bene nelle nuove leve, anche e soprattutto in F.1: tutti mezzi robot quindicenni, della profondità di un piatto da pizza che recitano comunicati stampa scritti da computer pre-programmati. Ma paradossalmente, non credo nemmeno che assaporino e colgano bene la fortuna che hanno, perché non conoscono altro, per loro è come andare in ufficio provare una Formula 1 o uno Sport Prototipo. Jochen Rindt a vent’anni non aveva neanche debuttato in corsa, oggi se a vent’anni non sei da tre anni in F.1 sei considerato “bruciato”.

Manca “la vita” insomma, manca l’imbrogliare la nonna per farsi comprare la Mini Cooper con cui iniziare nelle salite, e manca il conoscere la vera normalità, quella grigia ed angosciante, che a te, ragazzino irrequieto e appassionato, fa stare sveglio la notte a sognartela quella Mini Cooper. Morirai nel correrci? No perché sei il più bravo ma, anche se fosse, sarebbe sempre meglio che vivere in ufficio tutta la vita come un sepolto vivo. Non so se solo io senta queste cose, ma tant’è, ancora una volta è prodigioso il flusso di pensieri che possa scatenare una piccola cosa, un video vecchio di anni in questo caso. Che dire… Così pensava forte un trentenne disperato, se non del tutto giusto quasi niente è sbagliato. Speriamo.

Mini Racing transkit sequel: ritorno alle origini. Alpine A441, Porsche Carrera RS e Renault R12 Sinpar

A parte avete letto l’approfondimento sul transkit Mini Racing per la Mercedes W123 di Solido. Pubblichiamo qui il resto del contributo che ci ha inviato oggi Marco Nolasco, riguardante altri tk Mini Racing della primissima produzione. Niente di meglio che riportare esattamente ciò che Marco mi ha scritto: “Inizio con il primo tk del marchio, il n. 501 che trasformava l’ Alpine A441 normale, versione che vinse la gara di Hockenheim dell’Europeo Marche 2000 1974 con Alain Serpaggi, in quella che arrivò quarta l’anno seguente alla 1000 km di Monza con Lella Lombardi e Marie Claude Beaumont. Il tk comparve sul TSSK a fine 1976 e costava 3000 lire. Nel mio modello rifeci i fari ritagliando due tondini di lamierino per simulare le ottiche, quelle di Tron erano ancora di là da venire”.

“Continuo con il secondo tk, il n. 502 del 1977. Il costo nel frattempo era salito a 4500 £. (il 50%!).Trasforma la Porsche Carrera stradale, ovviamente sempre Solido, nella RS che si ritirò al Tour de Corse 1972 con Gérard Larrousse e Chistian Delferier. Non lo confronto con l’originale perché non è a portata di mano”.

“Il terzo, n. 503 sempre del 1977 e sempre 4500 £, è la citata versione corsaiola della R12 break. Si tratta della celeberrima Sinpar 4×4 che vinse il Côte d’Ivoire-Côte d’Azur del 1976-77 con  Jean-Claude Briavoine e Alain Ogier. L’originale fu purtroppo ritoccata, come usava allora (ci mancherebbe, non c’è mica nulla di strano, anzi. Sarebbe assurdo metterci delle fotoincisioni o roba del genere n.d.r.)”.

E per finire, non un transkit ma un kit, sempre Mini Racing: “Concludo – scrive Marco – con l’unico kit Mini Racing della mia collezione. Dovrebbe essere il n. 2B del 1976, ma quando apparve la prima volta sul TSSK aveva il n. 1. Il n. 2 era la Simca CG Proto. E’ la famosa maialino rosa di Le Mans 1971. Rifeci o aggiunsi alcuni dettagli, come i fari (i due blocchi originali di resina giallastra erano terribili…), il tergi e i faretti di illuminazione dei numeri di gara. Il retro è abbozzato. All’epoca la documentazione scarseggiava e andai di nero opaco. Il rosa è una mistura di rosso e bianco Humbrol steso a pennello. Di bombolette rosa neanche l’ombra, almeno dalle mie parti”.

Mini Racing transkit sequel: la Mercedes W123 della Londra-Sydney 1977

Mi fa piacere constatare come dei piccoli articoli tutto sommato marginali come quello che ho pubblicato ieri sul transkit Mini Racing della Peugeot 504 break dell’assistenza Peugeot Compétition possano suscitare interesse. Marco Nolasco, che molti di voi conoscono bene, mi ha fatto oggi una bella sorpresa, inviandomi immagini e commenti su alcune sue realizzazioni dell’epoca, basate su transkit Mini Racing e modelli Solido. Inizio qui con la Mercedes 280E della Londra-Sydney, di cui Mini Racing produsse due transkit, lo 0507 (vettura numero 33, la vincitrice) e lo 0508 (vettura numero 27, sponsorizzata Warsteiner).

Inizio con queste Mercedes perché proprio poco tempo fa ebbi occasione di acquisire uno stock di materiale provenienti da Annecy Miniatures, in cui erano compresi diversi transkit Mini Racing. Ho deciso di tenermene alcuni per me, senza peraltro aprirli, come documentazione storica, potenzialmente sempre utile per articoli di questo tipo. I transkit della 280E uscirono nel 1978 e il costo era già salito a 7000 lire, con un notevole aumento rispetto ai primissimi, come potrete vedere nei prossimi articoli. Nelle foto, alcuni transkit intonsi e il lavoro di Marco Nolasco, che molto opportunamente ha fotografato il proprio modello anche di fianco al Solido originale.