The Big Car Show a Le Mans: la boutique OttOmobile e GT-Spirit

Dopo Solido, ecco alcune immagini della boutique OttOmobile e GT-Spirit al Big Car Show di Le Mans, 19-21 agosto 2022. Nelle giornate porte aperte organizzate in passato nella sede in Bretagna, i collezionisti avevano già avuto occasione di acquistare modelli OttOmobile e GT-Spirit ormai introvabili a prezzi realmente competitivi. E’ stato il caso anche questo weekend, con un’offerta di referenze rare che su eBay arrivano a quotazioni doppie, triple o quadruple rispetto al prezzo proposto: un’occasione d’oro non solo per collezionisti ma anche per rivenditori dotati di riflessi pronti e contante. Tanto per fare un esempio, la OttOmobile OT1000, la Clio Williams celebrativa del decennale del marchio, era venduta a 60 euro. A volte si ha la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, altre volte la fortuna bisogna andare a cercarsela macinando chilometri… Troverete anche qualche immagine della speciale produzione HC Models, un nuovo marchio del gruppo OttOmobile, stavolta rigorosamente made in France e in scala 1:18, 1:12 e… 1:8.

The Big Car Show a Le Mans: un’occhiata alla boutique Solido

Il marchio Solido, che nel 2022 festeggia i novant’anni, occupava un ampio spazio all’interno dei temporary shop nella piazzetta del paddock di Le Mans in occasione del Big Car Show. Sfortunatamente un paio di edizioni speciali pensate per l’evento non hanno fatto in tempo ad arrivare ma l’offerta era comunque notevole, con l’intera produzione 1:18 e 1:43. Erano già disponibili le Giulia GTAm rossa e verde, che crediamo non siano ancora arrivate ai rivenditori. Molto interesse per le nuove Renault 21 Turbo phase-I e phase-II. Fra le occasioni, il coffret con Renault 5 Turbo e Renault R8 Gordini proposto a 40 euro e un set con cinque riedizioni della collezione storica a 80 euro.

The Big Car Show a Le Mans

Clément Rouvière e Frederick Guillier Sahuque del gruppo OttOmobile hanno da tempo capito (anzi, l’hanno sempre saputo) che un’azienda moderna deve diversificare la propria offerta, pur restando nel proprio ambiente ideale. L’idea di The Big Car Show, che ha debuttato in questo weekend sul circuito Bugatti e nel villaggio del paddock di Le Mans, nasce da una viscerale passione per i motori, riproponendo in chiave moderna un inossidabile concetto. Nella tre giorni che si è svolta dal 19 al 21 agosto, si sono susseguiti raduni di marca, presentazioni, tavole rotonde. Contemporaneamente era possibile, a prezzi ridotti, prenotare giri in pista sul Bugatti per vetture stradali e da competizione. Insomma, un track day in versione maxi, accompagnato ovviamente dall’aspetto modellistico: nella piazzetta del circuito erano presenti svariate boutique ufficiali, comprese naturalmente quelle di Solido, OttOmobile e GT-Spirit, con tanto di outlet, di cui leggerete a parte. Tornando all’aspetto più strettamente automobilistico, quella del Big Car Show è stata tra l’altro l’occasione per conoscere un po’ più da vicino il preparatore giapponese Rauh Welt Begriff, che in Francia è molto apprezzato, avendo consegnato la sua prima Porsche elaborata, una 911 Carrera 4 modello 964, già nel settembre del 2017. Numerose animazioni hanno completato un programma molto ricco, che prevedeva proiezioni di film, dimostrazioni e una vendita di beneficenza organizzata con Carprecium con un padrino d’eccezione, Bruno Saby, di cui PLIT ha pubblicato i dettagli nei giorni scorsi. L’intera iniziativa è piaciuta, con la presenza di un folto pubblico composto per fortuna anche da parecchi giovani. Un avvenimento che sarà senz’altro ripreso l’anno prossimo.

Ferrari 348 GT Competizione Supercar GT 1993 Oscar Larrauri

Nel 1993 l’argentino Oscar Larrauri prese parte al Supercar GT (Campionato Italiano Gran Turismo) con una Ferrari 348 iscritta dal Jolly Club con sponsor MonteShell. Presentiamo il montaggio eseguito da Gualtiero Negri utilizzando un kit BBR (resina, 1:43) con decals Tron e ruote stampate in 3D.

Una vendita all’asta di auto di prestigio alla 24 Ore di Le Mans 2023

In occasione della Monterey Car Week l’ACO ha annunciato che la 24 Ore di Le Mans 2023, edizione del centenario, accoglierà anche una vendita all’asta di alto livello. Realizzato con la collaborazione di RM Sotheby’s, questo avvenimento riunirà dei veicoli unici. Primo pezzo confermato, una Lancia LC2 Gruppo C (telaio 0005) che partecipò alla 24 Ore di Le Mans nel 1984 e nel 1985.

Presentato il trofeo del centenario della 24 Ore di Le Mans

Oggi 20 agosto, in occasione di una conferenza stampa organizzata nell’ambito del concorso d’eleganza a Pebble Beach, è stato presentato il trofeo del centenario della 24 Ore di Le Mans. Un pezzo unico, realizzato dalla Monnaie de Paris col sostegno di Rolex, uno degli sponsor principali della corsa. Il 10-11 giugno 2023 la 24 Ore di Le Mans festeggerà il secolo di vita. Si preannuncia un avvenimento eccezionale, caratterizzato da una griglia di partenza di livello elevatissimo, come non si vedeva da anni e anni. Realizzato in bronzo, il trofeo ha un’altezza di un metro e mezzo. Quest’oggetto di prestigio si appresta a percorrere diverse tappe prima di essere consegnato ai vincitori assoluti. Dopo Pebble Beach, il trofeo arriverà al Goodwood Revival (16-18 settembre 2022), al Chantilly Arts & Elegance Richard Mille (24-25 settembre 2022), all’8 Ore del Bahrein valida per il FIA-WEC (12 novembre 2022), a Rétromobile (1-5 febbraio 2023) e al The Ice di St.Moritz (25 febbraio 2023).

Ferrari 456M GT 1998

Presentata al Salone di Ginevra del 1998, la nuova versione della Ferrari 456 GT corrispondeva agli occhi di molti al vecchio modello. In realtà questa vettura, denominata 456M GT (“M” per modificata”) racchiudeva moltissime migliorie non solo a livello aerodinamico ed estetico ma anche telaistico, con nuove sospensioni gestite elettronicamente. Come motorizzazione, la 456M conservava il 12 cilindri da 5474cc e 442cv a 6250 giri al minuto. Presentiamo un montaggio di Gualtiero Negri eseguito partendo dal classico kit BBR 1:43 in resina.

Sulla via di Le Mans

Non è proprio di strada, ma tornando a Le Mans in tempo per il Big Car Show organizzato da Solido, una puntata a Bussac-sur-Charente a trovare Bruno Allinand l’ho fatta. Primo perché passare da lì significa disintossicarsi dai vari Facebook, Instagram e compagnia varia. Laggiù sembra di vivere negli anni sessanta, e non è che il villaggio sia popolato da gente fuori dal mondo. E’ semplicemente popolato da gente con ancora un po’ di cervello. Su Allinand qualcuno di voi avrà anche letto un recente articolo scritto per l’ultimo numero di Modelli Auto. Un paio d’ore di sana chiacchierata nella campagna. Il silenzio riconcilia col ragionamento. Bruno è un cultore della carta. Compra tutto: libri, riviste, è aggiornatissimo. Non ha internet e quindi la sua cultura nell’ambito automobilistico, anche contemporaneo, attinge solo e soltanto ai media tradizionali. Malgrado questo (o forse proprio per questo) si è fatto delle idee proprie, spesso interessanti e originali, confrontando e meditando. Mentre arrivo è intento nella lettura dell’ultimo numero di Spirit of Le Mans. Alla 24 Ore del 2022 ha assistito come spettatore dopo due anni di pausa. “Ma non riesco a capirci nulla”, mi dice. “Perché i resoconti sono pessimi. E poi guarda le foto: non ce n’è una che abbia colori realistici”. Non me n’ero mai accorto. In effetti devo dargli ragione. Probabilmente perché oggi si fa tutto al computer e magari si esagera pure con la post-produzione. Tira fuori da un’anta del salone quadernetti ad anelli che aveva completato egli stesso a fine anni sessanta: ritagliando foto, classifiche e cronache di gara da varie fonti, si era fatto per conto proprio una specie di collana di annuari dell’endurance: Daytona, Sebring, Brands Hatch, la Targa Florio… Divertimento che diventava quasi inconsapevolmente preparazione di base per il futuro, com’è accaduto a tanti. Tra l’altro, a differenza di certi modellisti che le macchine le hanno viste solo in cartolina e che non hanno idea di come funzioni un tergicristallo a pantografo o su come si chiuda una cintura di sicurezza (per quello compiono errori grossolani anche su modelli da mille euro), Allinand ha viaggiato, e anche parecchio. Ha visto auto, piloti, circuiti, in Europa e fuori.

Alcune elaborazioni di Bruno Allinand, per lo più su base Solido.

Oggi ha una cerchia di clienti un po’ underground, che gli telefonano alle ore in cui gli aggrada rispondere, che si consultano con lui e che lo incontrano di tanto in tanto. Delle varie Daytona, Porsche 911 e compagnia bella di Le Mans ormai sapete tutto o quasi. Ma la storia non finisce qui. Prossimi progetti: una serie di Lola T280 su base Solido (che non aveva mai abbordato in precedenza), di Lola T294 su base Norev e di Lola T70, ancora su base Solido. Allinand continua poi a montare kit per i suoi amici. In questo caso passano dal suo banco i marchi più eterogenei: DAM-Team T, JPS, Starter e Provence Moulage ma anche Re-Start, Automany, Graphyland, MRE e così via. Qualche volta escono serie limitatissime con decals commissionate ad hoc, come nel caso della IBEC-Hesketh Gr.6 delle prove di Le Mans 1980 (su base JPS, che aveva fatto la versione del 1981), nella foto di apertura. Il tutto con la solita discrezione e la curiosità permanente di imparare cose nuove. Ah, forse la IBEC meriterebbe un episodio di Storie di modelli. Ci penserò.

Via Argonne a Parma

Testo e foto di Riccardo Fontana

Parma, 18 agosto 2022, esterno giorno. Sono venuto da Pavia per motivi assolutamente extra-modellistici: sto finendo di restaurarmi a puntino lo Yamaha Superténéré 750 blu che mio padre comprò nuovo ad agosto di trentadue anni fa e così, vista la settimana di ferie inattive e la chiusura delle varie sedi Yamaha più vicine, sono venuto a Parma per supplicare le ultime minuterie necessarie al completamento dell’opera. Il bambino è cresciuto, ma non è esatto dire che sia cresciuta anche la dimensione dei giocattoli: quelli più grandi si sono solo affiancati a quelli più piccoli, e coesistono in perfetta armonia.

Mi sono alzato tardi in preda allo sfasamento tipico di chi è a casa senza fare nulla, e all’una sono davanti alla Motoshop, nel mezzo di un nubifragio allucinante. È chiuso, riaprirà alle tre. Che fare nel frattempo? Dal nulla mi parte un’idea: devo andare all’Automobilia. L’Automobilia era un gran bel negozio negli anni ’90, molto ben fornito sia di speciali che di obsoleti, che nei miei primi anni di frequentazione di questo mondo ho fatto in tempo a conoscere: era un po’ la Mecca, dove venivo portato quando mio padre e mia madre decidevano che ero stato bravo in qualcosa, o che comunque l’occasione meritasse. Aspettavo per settimane l’avvenimento, era come Natale per me che avevo un’età dai 5 agli 8 anni. C’erano modelli incredibili, che vedevo solo sulle pagine di Quattroruotine o di Modelli Auto, oppure c’erano modelli di auto che avevo visto solo in fotografia sulle vecchie riviste o sui vecchi libri di mio padre, era un carnevale coloratissimo, avrei preso tutto, ricordo benissimo, e credo non scorderò mai, l’emozione incredibile che provai varcandone la prima volta la soglia.

L’Automobilia, del Signor Mattioli, ha chiuso i battenti come negozio fisico da quasi vent’anni dopo aver cambiato un paio di sedi sempre a Parma, ma un indirizzo, non si sa come, la mia memoria da elefante è riuscito a conservarlo: Via Argonne. Detto fatto, imposto il navigatore, manco da Via Argonne dal 2000, e anche se non troverò assolutamente nulla, mi batte il cuore. Ci arrivo molto presto, dalla Motoshop Yamaha sono meno di 3 km, e trovo una via residenziale, con palazzi e case private, tranne che per un piccolo spiazzo, proprio all’ingresso dove al pian terreno di un palazzo fanno capolino un paio di esercizi commerciali, un bar ed una panetteria. Ecco, la panetteria sorge dove una volta c’era l’Automobilia, impossibile sbagliarsi. Ricordo la Jeep Cherokee blu di mio padre ferma davanti, e poi la Laguna SW grigia, ricordo quando ne uscii, durante la primissima visita, con il mio primo Citroen Modello H, per il quale avevo (ed ho) una specie di parafilia, un Eligor Bureau Mobile della posta francese (tutt’ora con me). Ricordo volta per volta tutte le visite e i relativi modelli, tutti ancora con me: Audi Quattro HB Detail Cars e 037 Totip Vitesse la seconda volta, una favolosa Renault 20 dei Fratelli Marreau Top 43 (70 mila lire dell’anno domini 1998, n.d.r.), il Mitsubishi Pajero Evolution di J.P. Fontaney della Dakar 1998 di Skid…

E poi dopo le passeggiate coi miei genitori lungo il fiume e in centro a Parma, e i pranzi al ristorante, epoca bella in cui le preoccupazioni non esistevano. Ricordo tutto: c’era la cassa a sinistra, a destra e dietro pareti colme di modelli di ogni tipo (fissa nella mente ho una fila di Alpine A442 di Le Mans di ogni tipo, dalle Solido alle Mini Racing montate in ogni livrea che abbia corso, tutte schierate come se fossimo stati a Le Mans nel 1977-’78), e molte pubblicazioni vicine alle cassa, da l’Argus de la Miniatures a Quattroruotine a Modelauto Review. Minichamps pochi, li comandava altro, con la consapevolezza che ho oggi credo che un posto del genere mi risulterebbe fatale, assai più di quanto non facesse venticinque anni fa (e già lì…). Cosa si prova a vedere brioches e pani di Altamura al posto dei Dinky e dei Solido? A dire il vero nulla, un po’ di nostalgia forse, qualche brivido perché sembra di rivedersi scorrazzare a 5 anni, ma niente di tragico. C’è un tempo per tutto nella vita, e tutto cambia di continuo, solo la passione resta.

Ferrari 312PB coda lunga prove 1972

Nel 1972, in vista della 24 Ore di Le Mans, la Ferrari provò varie configurazioni aerodinamiche per la 312PB, che alla fine non venne schierata per la 24 Ore. La vettura era stata giudicata da Maranello non in grado di affrontare una gara così impegnativa e la situazione in classifica generale di campionato del mondo era tale da poter rinunciare alla gara. Presentiamo un montaggio di Gualtiero Negri da kit Mini Racing 1:43, che riproduce la 312PB nella configurazione vista in occasione di alcuni test autostradali.