L’ha fatta o non l’ha fatta Spark?

Anche per il collezionismo, così come per tutti gli altri aspetti della vita, i social hanno avuto un effetto dirompente. Una volta gli stupidi (chiamiamoli col loro nome) li dovevi sopportare per cinque minuti nel negozietto sotto casa o magari a una borsa di scambio, magari li mandavi affanculo de visu e non ci pensavi più per qualche mese. Oggi continui a subire la loro presenza ventiquattr’ore su ventiquattro, soprattutto se i social ti serve frequentarli anche per motivi di lavoro e non solo per mostrare in diretta al mondo l’impepata di cozze che ti hanno servito da Pino sul Mare.

I social non hanno risparmiato i nostri collezionisti, esasperandone ovviamente gli atteggiamenti narcisistici, infantili quando non apertamente aggressivi. Insomma, se prima il riccone americano si comprava la poltroncina con i colori Gulf, erano fondamentalmente cavoli della moglie, dei figli e del gatto che ci si faceva magari anche le unghie. Oggi no. Oggi i suoi post si moltiplicano riproducendosi come il blob di un film horror di terza categoria. Tutti sanno tutto, tutti rispondono a tutti pensando che il mondo non attenda che il disvelamento delle loro opinioni. La melassa dalla quale ti illudevi di allontanarti fino a qualche anno fa, ormai scorre dappertutto infiltrandosi in ogni pertugio. Così sai che Zhang Kim ha fatto una gita a Parigi con la fidanzata anoressica svaligiando il negozio Spark o che Mr. Brown dalla sua fattoria nel profondo Texas si è andato a comprare un Make-Up da 500 euro in Giappone senza neanche rendersi conto di quello che ha preso, e se glielo dici s’incazza pure.

Presto, molto presto, smetti di reagire e al massimo osservi, quando proprio è impossibile ignorare. “L’ha fatta Spark” è una delle frasi comuni che ti tocca leggere nei social, a proposito di modelli prodotti magari da artigiani che se ne fregano allegramente se un tale soggetto compare o meno nel catalogo di Ripert, tanto loro mirano ad un altro tipo di clientela, e non sto parlando solo dei modelli della collezione di Piero Tecchio.

I più intelligenti collezionano quello e quell’altro. Comprano lo Spark magari per il gusto di paragonarlo a un modello uscito dieci o venti anni fa o addirittura agli albori del modellismo speciale. Significa avere curiosità, cercare di capire come si sono evolute (nel migliore dei casi; altrimenti involute) le cose. Forse così sarà possibile trarre una qualche emozione anche dalle ultime uscite. Ho divagato parecchio ma era giusto per inquadrare la questione.

Un kit mai terminato: base Gamma con foglietto decals MRE.

Penso a tutto questo quando mi rigiro per le mani un modello speciale. Ecco dove volevo arrivare: osservandolo non mi viene a pensare: “chissà se prima o poi lo farà Spark”. Ovvero: se lo farà Spark bene, prenderò anche quello. Ma intanto cerco di capire se ciascun particolare di quella versione sia già ben noto a chi l’ha riprodotta o se resta ancora qualcosa da scoprire: una lucina d’illuminazione, una piccola decal sul vetro posteriore, il colore delle cinture di sicurezza… Forse essere vecchi significa guardare indietro invece che avanti ogni volta che ti si pone di fronte un oggetto.

Oggi sembra quasi inconcepibile, ma ancora sul finire degli anni ottanta, avere Porsches at Le Mans di Dominique Pascal non era roba da tutti.

Per questo episodio di “Storie di modelli”, rubrica che voi lettori apprezzate molto, non parliamo di Spark ma di quello che uno Spark può suggerire. La Porsche 911 Carrera RSR di Meznarie, la Gruppo 4, corse a Le Mans nel 1974 e nel 1975. Quella del 1974, color oro, è già stata “sparked”, quindi che vi frega. L’altra, color argento, ancora no. In attesa che Spark se ne occupi, mi sono divertito a svitare una recente realizzazione Madyero dalla sua basetta, per creare un’ambientazione semplice ma un po’ più originale. Nei noiosi anni del liceo, le trasformazioni su base Porsche erano il mio divertimento del sabato pomeriggio. Alla fine degli anni ottanta si trovavano da Paolo Tron a Milano i foglietti di decals di Michel Elkoubi. La documentazione era quella che era e bisognava a volte tirare a indovinare. Però qualche soddisfazione me la sono tolta, tipo elaborare una 934 Solido per ottenere la numero 54 di Le Mans 1976, allargando i passaruota e costruendo da zero lo spoiler posteriore col lamierino, andando a lume di naso per poi scoprire anni più tardi che grosso modo ci avevo preso.

Poi ci furono i progetti mai portati a termine, come le 911 numero 79 di Le Mans 1972 e 44 di Le Mans 1973, da ricavare dai… Vitesse, o la già citata Carrera numero 50 di Le Mans 1975, per la quale avevo da parte un kit Gamma. Le decals, come al solito, arrivarono da Milano 43. Unico riferimento scritto a penna da Paolo stesso sul foglietto: “vettura argento”.

L’acquisto del volume di Dominique Pascal, Porsches at Le Mans, fu per me abbastanza tardivo, se non mi sbaglio verso la fine del 1988. Fu, quello, un notevole passo avanti. Il kit Gamma col foglietto MRE venne rivenduto nel 2005 ma mi restò sempre impressa quella Carrera argento, molto semplice rispetto a tante altre, ma anche piuttosto elegante.

Ci ha pensato Madyero a farne una serie limitata delle sue, e riguardandola mi sono detto che forse i modelli servono anche un po’ a considerare il passato e a far sì che non diventi un inutile fardello, ma che continui a fornirci energia vitale per affrontare il presente. Se poi la farà anche Spark la prenderò. Ma avete capito con quale spirito.

Simca graffiti: la 1000 Rallye 2 di Henri Vuillermoz

Disponendo dell’ottima base Simca Rallye di MileziM 1:43, Spark sta facendo uscire, seppure un po’ col contagocce alcune versioni competizione della popolare “1000”. Dopo la vettura di Fiorentino del Monte Carlo 1973, uscita nella serie standard, è la volta della Rallye 2 pilotata da Henri Vuillermoz nel campionato francese velocità in salita 1975. La vettura, in un gradevole azzurro metallizzato con le appariscenti sponsorizzazioni Haribo, non è del tutto inedita: già Norev l’aveva realizzata in 1:43, e a questo modello era seguito tempo dopo l’1:18.

Oggi Spark torna sul tema sicuramente con maggior precisione ed esattezza storica, quantunque il Norev 1:43 avesse il suo fascino come tutti i modelli delle serie anni novanta-primi anni duemila. E’ comunque inedita la gara prescelta, ossia la salita di St.Augustin, dove Vuillermoz partecipò col numero di gara 143. Il modello, inserito nella serie francese, è fabbricato in Madagascar ma stavolta dobbiamo dire che la finitura e la pulizia di montaggio sono quasi a livello delle produzioni cinesi. E i meno pignoli potranno pure togliere l’avverbio “quasi” senza troppa paura di sbagliare. La serie è limitata a 300 esemplari numerati. Pochi? Troppi? Difficile dire.

Si tratta di una Gruppo 1, provvista quindi di tutti gli equipaggiamenti di serie, con solo una leggera preparazione sportiva. All’interno si nota un rollbar ben fatto e le cinture di sicurezza su entrambi i sedili (l’auto era impiegata anche nei rally). Essendo una Rallye 2, è presente sull’anteriore il radiatore dell’acqua, con la sua caratteristica presa che distingue questa versione dalla Rallye e dalla Rallye 1. Una Rallye 2 prima serie come questa era ancora priva del vistoso spoiler posteriore nero (e nel ’76 dei nuovi fari rettangolari cercarono di ringiovanire un progetto che stava decisamente invecchiando).

La Rallye 2 Haribo, nella sua semplicità, resta uno degli Spark più simpatici usciti in questi ultimi tempi. L’aspetto di piccolo speciale montate conferisce a questo modello una desiderabilità tutta particolare. E’ anche in casi come questo che ci si rende conto dell’importanza di un marchio come Spark, che pure a volte ci fa incavolare anzi che no. Stavolta, però, i collezionisti hanno l’opportunità di mettere in vetrina un modello piacevole, simpatico e ben rifinito. Cosa chiedere di più…?

Renata Nosetto racconta la vita di suo marito Roberto, DS in Ferrari nel 1977 e direttore dell’autodromo di Imola

L’ingegner Roberto Nosetto, scomparso nel febbraio del 2013, è stato DS della Ferrari ma anche direttore dell’autodromo di Imola. In un appassionante libro uscito di recente (Giù la visiera e piede a tavoletta, Pathos Edizioni), la moglie Renata, anche lei molto conosciuta e apprezzata nel mondo dei motori, ne racconta la vita e la lunga carriera. In occasione del Salone Internazionale del libro a Torino, Ermanno Frassoni del canale Youtube Motorphone TV ha intervistato la signora Nosetto. Un video interessantissimo, ricco di storia ma anche di poesia.

Prima delle GTI: un “hors série” di Echappement

A rebours: il numero 3 di Echappement Collection scivola indietro nella storia, da dove i primi due quaderni erano partiti. Su questo sito ci eravamo già occupati degli Echappement Collection numero 1 e 2, consacrati al fenomeno delle GTI, dapprima con una raccolta sui grandi classici (VW Golf, Peugeot 205, 5 Alpine, Uno Turbo, Fiesta ecc.), poi con una sorta di approfondimento sul periodo “maturo” delle hot-hatchback, senza trascurare alcune perle rare quali la Golf GTI 16S Oettinger arrivando alle varie Civic VTi, Clio Williams, Alfa 147 GTA e via dicendo. Se avete la Tesla o una Mercedes EQB questa roba non fa per voi. Del resto ognuno ha i suoi difetti, potevate essere interisti.

Stavolta si va su un passato meno recente, alla radice del fenomeno GTI, quando questa sigla ancora non esisteva (fu introdotta dalla Golf e adottata poi nel linguaggio corrente come sinonimo di piccola auto, preferibilmente a due porte e due volumi, dotata di motore e assetto sportivi).

Questa terza uscita di Echappement Collection propone una nutrita carrellata di quelle che potremmo chiamare le antesignane delle GTI, comprese nel periodo dal 1967 al 1979. Certo, quello spazio temporale racchiuderebbe anche alcune “vere” GTI come appunto la Golf, che sono state ampiamente trattate negli altri fascicoli. Qui troviamo vetture leggendarie quali l’Austin Mini Cooper S o la BMW 2002 Turbo, ma anche roba meno conosciuta come la Skoda 1000 MB; sempre bello poi ritornare su auto semidimenticate, dall’Audi 80 GTE alla Peugeot 104 ZS.

Insomma, la varietà è il filo conduttore di questo Echappement Collection, che però non perde mai di vista il tema di fondo: vetture inizialmente anonime o anche umili (come la Prinz o la Simca 1000) elevate al rango di piccole sportive alquanto “cattive” grazie alla geniale intuizione di qualche tecnico o specialista del marketing di case che magari non avevano propriamente una tradizione sportiva e che di colpo si ritrovavano al centro dei desideri delle giovani generazioni appassionate della guida. E’ il caso appunto dell’Audi, che con la 80 GT prima, e poi con la GTE a iniezione, cominciò – seppur faticosamente – a costruirsi un’immagine sportiva, in attesa dell’arrivo di qualcosa di più sostanzioso, ma anche più costoso. Indimenticabili anche le Opel Kadett GT/E, la Fiat 128 Rally o la Ford Escort RS 2000 Mk.I, protagoniste nei rally e anche in pista.

Ne omettiamo alcune, ma basti sapere che il cerchio si chiude con la Fiat 131 Racing e la Talbot Lotus che arrivò a vincere il titolo costruttori rally nel 1981, in un’epoca in cui le “vere” GTI ormai dilagavano sul mercato.

Al prezzo di €12,00 questo Echappement Collection è una gradevolissima lettura, che presenta ogni modello con una sufficiente precisione, con riferimenti storici e con un divertente test su strada. Non mancano piccole curiosità come le pubblicità dell’epoca, i dati di produzione e i prezzi originali.

In 162 pagine si ripercorre un periodo di transizione, transizione in questo caso nel senso positivo di creativa sintesi fra passato e nuovo che avanza, un’alchimia che poteva produrre vetture da dimenticare ma anche piccoli capolavori senza tempo, forse un po’ naif ma quanto emozionanti. Procuratevi questa pubblicazione e passerete qualche ora di nostalgia canaglia.

Alpine-Renault A110 1600S di Solido (1:18)

L’apparenza può forse ingannare, ma Solido resta un marchio alquanto vivace. Lo sforzo da parte della proprietà di Josselin (Bretagna) si fa vedere, con stampi nuovi, alcuni dei quali inediti, che hanno permesso allo storico marchio di porsi alla ribalta con prodotti dalle finiture corrette e dal prezzo abbordabile, inferiore ad esempio alla concorrente diretta Norev, che in questo momento sembra attraversare un momento molto meno brillante, almeno dal punto di vista del prodotto.

Quest’anno Solido ha reintrodotto nella propria gamma l’Alpine-Renault A110, prodotta con un nuovo stampo. La berlinetta francese, nella configurazione 1600S, torna quindi nel catalogo Solido, e come sempre c’è da aspettarsi una serie nutrita di varianti. Per il momento, la prima versione proposta è una stradale nel classico blu metallizzato, cui è stata abbinata la vettura del Rally Portogallo 1969 (Nicolas/Todt).

La 1600S è considerata da molti l’Alpine A110 perfetta. Certamente, alla 1600S sono legati i maggiori successi in competizione. La 1600 era stata presentata nell’autunno del 1969 per il millesimo 1969. Essa montava il motore da 1565cc della berlina R16. Giudicata deludente per i suoi soli 92 cavalli (le prestazioni erano quelle di una Citroen DS…), la A110 1600 ricevette ben presto una decina di cavalli in più, venendo anche affiancata da una versione “S”, dalle prestazioni ben superiori pur essendo equipaggiata con lo stesso propulsore. Sulla 1600S i cavalli diventavano 138, grazie a una serie di modifiche mirate. La 1600 uscì di produzione nel 1971, mentre nel 1973 la 1600S adottò il motore da 1605cc della R17 TS, offrendo 140 cavalli.

Il modello Solido si presenta in modo più che decoroso, con un’ottima linea (del resto OttOmobile ha già prodotto la A110 sia in 1:18 sia in 1:12), una verniciatura a livello di modelli di prezzo superiore e una giusta dose di particolari. Tutto è al suo posto, anche senza mai sconfinare nel lusso: belle le cromature, ottimi i fari, mentre le varie scritte e modanature sono ottenute in tampografia e con adesivi cromati. La riproduzione dei cerchi Delta Mics, che facevano parte delle ruote opzionali, è più che accettabile anche se manca di profondità. Le uniche due aperture sono quelle delle portiere, complete di vetri laterali in posizione chiusa. Gli interni sono abbastanza dettagliati e sul pavimento, lato passeggero, è stato sistemato un estintore. Le ruote sono sterzanti; peccato che per renderle girevoli si è rinunciato al caratteristico camber negativo posteriore. Ma già all’inizio degli anni 70 Solido non era riuscita a salvare capra e cavoli con un’idea semplice e geniale allo stesso tempo? Si vada a riguardare l’1:43, numero di catalogo 181…

Le superfici vetrate sono realizzate con buona precisione, e sono complete di cornici in tampografia ricavate nello stampo stesso; solo la cornice del parabrezza è riprodotta sulla carrozzeria.

Se la cercate nei posti giusti, per questa A110 di Solido spenderete sui 36/38 euro: un prezzo competitivo per ciò che offre il modello. Difficile chiedere di più. La A110 è prodotta in Bangladesh, come tutti i Solido. I materiali sembrano di buona qualità e c’è da sperare che la tenuta nel tempo non riservi brutte sorprese. Solido, in ogni caso, ha a cuore problematiche di questo tipo, peraltro sempre molto difficili da tenere sotto controllo.

Nuovo kit in preparazione nella serie SLK di Tameo

Uno dei prossimi kit (metallo bianco, 1:43) della serie SLK di Tameo sarà l’Alfa Romeo 179C Formula 1 in versione GP Las Vegas 1981. Il kit, che avrà il numero di catalogo SLK132, permetterà di realizzare le versioni di entrambi i piloti, Bruno Giacomelli, che fu in quella gara brillante terzo dietro a Jones e Prost, e Mario Andretti.

La Ferrari 250 LM Spyder (5905GT) di Heini Walter: una novità Remember

La Ferrari 250 LM Spyder telaio 5905GT portata in gara dall’elvetico Heini Walter nel 1965 non è un modello inedito, ma la riproduzione di Remember arriva dopo diverso tempo dalle ultime uscite. Il primo costruttore a riprodurre la 250 LM Spyder era stato Annecy Miniatures. Il modello Remember, disponibile solo montato, è per ora commercializzato nelle versioni Ollon-Villars (numero di gara 189) e Aspern 1965 (numero 99), ma prossimamente è prevista anche una terza versione, relativa alla gara di Hockenheim, sempre del 1965.

E’ in corso di stampa il numero 145 di Modelli Auto

Il numero autunnale di Modelli Auto è in corso di stampa. Ci pare una bella notizia, con un’uscita alla quale tutta la redazione teneva in modo particolare, dopo l’improvvisa scomparsa del direttore Gianfranco Berto. Sono stati mesi molto concitati, durante i quali si è lavorato alacremente perché i lettori di Modelli Auto non saltassero neanche un numero. Fin da subito è apparsa chiara la volontà della famiglia di Gianfranco di continuare le pubblicazioni. Il risultato lo vedrete fra pochi giorni. Si è cercato di portare avanti la linea che aveva contraddistinto la rivista nel nuovo corso, ossia quello intrapreso a partire dal 2014, apportando anche qualche piccola modifica. Torneremo sicuramente sull’argomento. Intanto, con l’autorizzazione della Duegi Editrice, pubblichiamo l’anteprima della copertina.

Il NABCC (Brooklin Collectors Club nordamericano) annuncia il suo primo evento

Il Brooklin Collectors Club nordamericano (NABCC), fondato di recente, annuncia il suo primo appuntamento. Il NABCC inizierà con un grande evento previsto per il 19 e 20 novembre 2021, che si terrà presso l'NB Center for American Automotive Heritage ad Allentown, PA, USA. Questo evento vedrà il debutto mondiale dei nuovissimi modelli NB Centerline di Brooklin con la presentazione di sei modelli, quattro dei quali saranno accanto alle auto originali. Questi primi sei pezzi sono solo l'inizio di una serie basata sulle vetture della collezione dell'NB Center. I modelli NB Center presenteranno livelli di dettaglio più elevati rispetto alle linee standard di Brooklin. 

L'evento inaugurale a novembre comprenderà visite guidate di parti selezionate della vasta collezione e dei negozi NB Center, opportunità per giri in auto e persino la possibilità di fare offerte per poter guidare auto della collezione. Sono inoltre in fase di pianificazione una visita all'America on Wheels Museum e una cena in un luogo ancora da definire. Altre visite museali sono in corso di organizzazione. Ci saranno poi presentazioni e discussioni su argomenti d'interesse per i collezionisti di modelli e un'esposizione in fiera. I dirigenti Brooklin Simon Elford e/o Keith Williams insieme ad altro personale Brooklin e all'influencer Julie Evans dovrebbero partecipare se le restrizioni sanitarie consentiranno di viaggiare negli Stati Uniti.

La partecipazione a questo raduno inaugurale sarà limitata. È richiesta la pre-registrazione, ma alcuni biglietti acquistabili in loco potrebbero essere disponibili a seconda dei numeri d'iscrizione.

Questo il link per iscriversi all'evento: https://www.eventbrite.com/e/nabcc-1-tickets-187669333027?omnisendContactID=5f4ed0c81215fa7152b264aa&utm_campaign=campaign%3A+Email+NABCC+%22Save+the+Date%22+Event+Allentown+with+Eventbrite+%286165429564940b001aee650a%29&utm_medium=email&utm_source=omnisend