Il primo atto della nuova serie Ferrari Challenge Trofeo Pirelli Japan andrà in scena al Fuji Speedway, dove nel fine settimana del 9 aprile le Ferrari 488 Challenge Evo saranno protagoniste dell’evento inaugurale della stagione 2023 che prevede due gare sulla distanza dei 30 minuti, alle quali sono iscritte nel complesso 22 vetture.
Questa è solo la seconda volta nella storia della Ferrari che la serie monomarca viene riservata a un singolo mercato, dopo il lancio della serie Ferrari Challenge Trofeo Pirelli UK avvenuto nella stagione 2019. In precedenza il Ferrari Challenge Japan era stato organizzato come serie nazionale nel Paese asiatico in sei stagioni nelle quali erano state protagoniste delle gare i modelli Ferrari F355 Challenge (1995), 348 Challenge (1996), F355 Challenge (1996, 1998, 1999) e 360 Challenge (2000-01).
La storia. La Casa di Maranello ha un legame di lunga data con i giapponesi che risale agli anni Trenta, quando Enzo Ferrari e la squadra Alfa Romeo correvano sotto l’insegna della Scuderia Ferrari. Dall’arrivo della prima vettura del Cavallino Rampante in Giappone nel 1966, inoltre, il marchio ha acquisito sempre più rilevanza per il Paese che oggi rappresenta uno dei mercati più importanti dell’Estremo Oriente.
Il programma. Gara 1 inizierà alle 16.20 di sabato, mentre Gara 2 seguirà alle 16.35 di domenica (tutti gli orari sono locali).
Scuderia Ferrari ha annunciato l’arrivo di Celsius come nuovo official partner. L’azienda statunitense è attiva nel campo degli energy drink, delle bevande sportive e degli integratori liquidi che ha sviluppato prodotti contenenti ingredienti benefici per il corpo, senza aggiunta di conservanti e soda.
Il logo di Celsius sarà presente sulle Ferrari SF-23 di Charles Leclerc e Carlos Sainz ad alcune gare, a cominciare dal Gran Premio di Miami del prossimo 7 maggio.
“Perché ci chiamiamo Vanwall? Perché chiamarsi Kolles era parecchio più brutto”. Così Colin Kolles, presidente del Floyd Vanwall Racing Team ha dato a Sebring una spiegazione scientifica del perché il team Vanwall si chiama Vanwall. Piglia e porta a casa. Sia come sia, insieme all’allegra combriccola di Jim Glickenhaus, la squadra austriaca – ma con sede in Germania, costituisce la quintessenza dell’outsider.
Alla 1000 Miglia di Sebring la vettura, denominata Vanwall Vanderwell 680, ha costantemente occupato i bassifondi della classifica, spuntando tempi più che altro degni di una LMP2 di metà schieramento. Poco importa: il team è lì ed essere presenti è già un successo. La vettura, piuttosto convenzionale (e ci mancherebbe altro) è mossa dal V8 Gibson atmosferico da 4,5 litri, accreditato di una potenza di circa 700cv.
Per quanto riguarda i piloti, Kolles ha fatto un colpaccio per lo meno mediatico, ingaggiando Jacques Villeneuve – che lo ricordiamo, ha corso a Le Mans nel 2007 e nel 2008 con Peugeot: nato il 9 aprile del 1971, Jacques non è certo un ragazzino ma ha l’aria di divertirsi parecchio, nella sua tuta di due taglie più grandi. Compagni di equipaggio di Jacques sono il francese Tom Dillmann, classe 1989, e l’argentino Esteban Guerrieri, nato nel 1985 e al suo debutto nel WEC. Il belga Esteban Muth è pilota di riserva.
La squadra di Kolles non è una novità nell’endurance, vantando 32 partecipazioni in gare titolate del FIA-WEC, di cui sei alla 24 Ore di Le Mans (2015, 2016, 2017, 2018, 2019, 2020). Ancora prima, quando il FIA-WEC ancora non esisteva, Kolles aveva iscritto due Audi R10 TDI LMP1 nella Le Mans Series 2008 e nella 24 Ore di Le Mans del 2008 e del 2009, combinando però ben poco.
Ora Kolles e compagni ci riprovano, con un nome “ingombrante” che non ha mancato di sollevare discussioni e polemiche (inclusa una causa legale, tuttora in corso, con la britannica Sanderson International Marketing, che rivendica la possessione del marchio) e con una vettura che pur non essendo un fulmine di guerra, ha per lo meno dimostrato di essere sufficientemente robusta. Il team ha programmato un cambiamento di equipaggio dopo Le Mans, dove peraltro non sarà schierata una seconda macchina, come invece era stato inizialmente promesso.
A partire da domani 7 aprile alle ore 12, sul sito Norev saranno in vendita due nuove Volvo 1800S Coupé in 1:18, la “ST1” in beige ispirata alla serie Il santo con Roger Moore e una nera. La prima è prodotta in edizione limitata a 600 pezzi, mentre la seconda è limitata a 400 pezzi.
Maggiori dettagli sulle caratteristiche dei due modelli:
Lanciata nel 2008, la versione AMG della Mercedes Serie C (W204) recuperava il motore M156 con 457cv, ossia una trentina in più della versione di serie. La produzione fu arricchita con un inedito coupé a partire dal 2011, su cui si offriva la possibilità di montare una configurazione ulteriormente potenziata del V8 da 6,3 litri, che arrivava così a 517cv (“Black Series”). La C63 Coupé Black Series fu prodotta dall’AMG Performance Studio in serie limitata di 500 esemplari dall’inizio del 2012. Come opzioni vi erano due pacchetti, Track Pack AMG (pneumatici ancora più sportivi e raffreddamento attivo sul differenziale) e un set aerodinamico spinto, con alette anteriori, splitter e alettone regolabile in carbonio. La Classe C W205 che sarebbe arrivata nel 2014 avrebbe poi, com’era logico pensare, adottato il nuovo blocco da 4 litri dell’AMG GT.
Solido ha riprodotto la C63 AMG Black Series nella gamma diecast 1:43, prevendendo due scelte di colore, come ormai di costume su ogni novità: rosso (S4311602) e giallo-oro metallizzato (S4311601), entrambe con interni grigi.
I modelli, che si possono trovare a prezzi che variano dai 19,90 ai 25 euro circa, sono come sempre di discreta fattura. Il problema con i soggetti più moderni è che i maggiori dettagli e spesso la ricchezza di appendici aerodinamiche mal si concilia con l’esigenza primaria di tenere bassi i costi. Lo abbiamo già detto: in questa gamma una vettura anni 80-90 è preferibile a un soggetto moderno o contemporaneo. Tanto per fare un esempio, l’altra novità di Solido, la McLaren 765LT ci ha convinto così poco che abbiamo deciso di non recensirla neanche.
Questa Mercedes, invece, è abbastanza decente, anche se semplificazioni come le alette anteriori stampate con la carrozzeria un po’ finiscono per stonare. Volendo iniziare con i difetti, aggiungeremmo il non impeccabile allineamento dei cerchi nei passaruota (gli elementi, su tutti gli esemplari analizzati, sono storti e non centrati) e l’eccessiva sporgenza dei cerchi stessi dagli ingombri dei parafanghi dovuta alla misura non esatta dell’assale.
Molto buona la verniciatura e ottime anche le tante rifiniture tampografate. Per il resto ci troviamo di fronte al tipico prodotto 1:43 Solido, con un apprezzabile livello di montaggio, cerchi, dischi, pinze freno e gomme realistici, interni accurati anche se ovviamente non pari a quelli di uno Spark o anche solo di un Minichamps e altre piccoli preziosismi che in modelli di questa fascia di prezzo non sono certo scontati. Per la prototipazione e la decorazione Solido è andata sul liscio, visto che il Gruppo francese aveva già commercializzato in passato lo stesso soggetto nella gamma GT-Spirit 1:18. Del resto l’incessante lavoro condotto sui resincast OttOmobile e GT-Spirit in anni e anni di ricerca e sviluppo costituisce oggi per Solido un fruttuoso patrimonio cui attingere a piene mani per sostenere e valorizzare l’1:43.
Di tanto in tanto ci siamo già occupati della serie low cost 1:43 di Norev. Stavolta parliamo della Supercinq GT Turbo, uscita proprio in questi giorni. Se su alcuni siti italiani il modello si trova a 11 euro, nei supermercati francesi tipo i Leclerc il prezzo è ancora più basso e si può arrivare a 7,50. Non male.
Ho sempre coltivato un’abissale ignoranza in materia di modelli da edicola e da supermercato; non mi produrrò quindi in alcuna congettura sulla provenienza dello stampo, lasciando l’ingrato lavoro a qualche benevolo lettore. Posso comunque dire che le linee del modello sono ben azzeccate. La configurazione è quella del restyling dell’autunno 1987 (“phase-2”, come dicono in Francia), con paraurti dello stesso colore della carrozzeria, cerchi differenti e altri tocchi come l’eliminazione delle finte prese d’aria sulle plastiche dei passaruota posteriori che facevano abbastanza truzzo.
I colori proposti per il momento da Norev sono il rosso (art.510539) e il bianco (510538), praticamente le due tinte più popolari per questo tipo di vettura insieme forse al nero.
I dettagli sono minimali ma quelli necessari ci sono: ottiche anteriori e posteriori riportati e tampografie di buona qualità abbinate a una verniciatura più che buona (praticamente allo stesso livello dei Norev normali che costano quattro volte tanto) fanno di questa 5 GT Turbo un oggettino attraente. Ottimi i cerchi in plastica inseriti a mo’ di pastiglia in un guscio nero che simula gli pneumatici (all’interno sono vuoti). I tergicristalli e il retrovisore interno sono stampati insieme ai vetri, come sui vecchi Solido. Buoni gli interni, completamente neri ma ben riprodotti con tutti i dettagli.
Cosa ispira un modello come questo? Di primo acchito mi viene in mente una bella elaborazione, magari generica, in una versione pronto corsa Gruppo N, rally oppure pista. Il fondino è facilmente smontabile tramite due viti, e ricavarne qualcosa di originale e interessante non dovrebbe essere troppo complesso.
Particolari come sedile anatomico, rollbar, cinture, ganci e roba varia non mancano sul mercato. Con l’aiuto dei soliti ferri del mestiere ne verrebbe fuori un modello intrigante. Se invece colle, stucchi e pinzette non fanno per voi, potete sempre conservare la Supercinq GT Turbo di Norev così com’è senza che essa rischi di scomparire troppo accanto a miniature di fascia ben più alta: a distanza di 50-60 centimetri, la si può prendere tranquillamente per un Minichamps! Del resto l’età media dei collezionisti si alza e la vista segue la naturale china discendente. E’ una fortuna, no?
Il Museo Nazionale dell’Automobile – Collection Schlumpf celebra le auto iconiche dei film di Louis de Funès in una mostra temporanea, aperta dal 5 aprile al 5 novembre 2023.
La mostra riunisce modelli di auto viste nei film, tra cui la DS, poster, foto delle riprese e oggetti di scena.
DS Automobiles partecipa a questa celebrazione col Museo Louis de Funès creando un disegno unico che è un adattamento moderno della DS da “Fantomas minaccia il mondo”.
Insieme a Jean Marais, Louis de Funès e Mylène Demongeot, questo modello DS è stato uno dei più grandi protagonisti della seconda parte della trilogia di Fantomas, in particolare per la discesa sul Vesuvio coreografata da Rémy Julienne e la fuga finale a bordo della DS volante con ali retrattili.
Un oggetto compatto nelle dimensioni che custodisce tecnologie all’avanguardia, frutto dell’esperienza tecnica e sportiva maturata in anni di competizioni endurance. Il volante di una vettura da gara è un concentrato di soluzioni e rappresenta la principale interfaccia tra il pilota della 499P e la propria Hypercar. Uno strumento che permette di gestire la potenza del powertrain ibrido, di comunicare con il garage, di modificare le impostazioni di guida adattandole alle condizioni mutevoli dell’asfalto. I comandi tattili, lo schermo centrale, le leve che danno forma a questo ritrovato di elettronica high-tech, composto da oltre 500 componenti, sono il risultato della creatività e delle intuizioni degli ingegneri di Maranello non meno che dei feedback, d’inestimabile valore, dei piloti ufficiali del Cavallino Rampante. “Dal primo bozzetto ai prototipi utilizzati nei test sino alla gara inaugurale del FIA WEC 2023 – spiega Benedicte Prioul, GT & Sports Race Cars Electronics and Controls Manager – il volante si è evoluto per adattarsi alle richieste in fatto di prestazioni e funzionalità”.
Lo sviluppo. Oltre un anno e mezzo di lavoro ha permesso a un team composto da una decina di persone di ottenere la versione finale del volante della 499P. “La base di partenza era quello della 296 GT3, che avevamo immaginato da zero: abbiamo evoluto quel volante per ottenere una nuova interfaccia dedicata alla Hypercar – spiega Prioul –. La principale differenza? È evidente nel ‘dash’ integrato nel volante rispetto alla vettura GT”.
Tecnici e piloti. Gli ingegneri hanno disegnato il volante in 3D, definendone il layout, l’ergonomia, l’associazione delle funzioni sui bottoni, le ghiere e i manettini, determinando così l’interfaccia elettronica. Quindi sono entrati in campo i piloti. “Il loro supporto è stato essenziale, solo i piloti possono trasformare quello che avevamo immaginato in uno strumento funzionale a raggiungere le prestazioni migliori”. Un ruolo-chiave che si è manifestato nella decisione di come visualizzare le informazioni sullo schermo centrale organizzandole in differenti pagine. “I piloti devono poter monitorare i dati e le comunicazioni più importanti in ogni istante – prosegue Prioul –: di giorno e di notte, ad altissime velocità, quando percorrono le curve e quando l’abitacolo è sottoposto a notevoli vibrazioni”.
Cervello elettronico. La Ferrari 499P trasferisce a terra una potenza massima pari a 680 cavalli – limitata dal regolamento –, ottenuta dalla combinazione del motore termico V6 e dell’unità elettrica posta sull’asse anteriore. Tra i cordoli i piloti devono sfruttare appieno tali valori non solo tracciando le migliori traiettorie, ma anche intervenendo su alcuni parametri e dialogando con i tecnici che seguono la corsa dal garage. “La funzione più utilizzata è quella denominata ‘Radio’, con il relativo tasto in alto a sinistra, che permette al pilota di confrontarsi di continuo con il Race Engineer” dettaglia Benedicte Prioul. “Quando dentro l’abitacolo si superano i 30°C, in estate, inoltre, il tasto ‘Drink’ che si trova sul lato destro della corona è molto prezioso: permette ai piloti di attivare la pompetta che porta l’acqua al casco”.
Tra i tasti più noti agli appassionati di corse sul volante della 499P spiccano quelli legati alle operazioni di rientro e ripartenza dalla pit-lane (“Pit” limita la velocità a 60 km/h, “Fuel Reset” azzera i dati di consumo dopo il rifornimento) oppure ai regimi di Full Course Yellow: premendo il tasto “FCY”, protetto da una corona per evitare un’attivazione involontaria, il pilota limita la velocità della Hypercar.
Profil24 ha pronto un altro dei suoi bei kit in resina 1:24. Si tratta della Cunningham C4RK, che può essere montata nelle versioni Le Mans 1952 (#2, Walter/Carter) e 1953 (#3 Moran/Benett). Il kit, referenza numero P24135K, ha un prezzo al pubblico di € 166.
Un Milione di Giocattoli è una delle più note borse scambio dedicate al giocattolo d’epoca di tutto il panorama nazionale, e l’edizione di domenica due aprile 2023, mirabilmente organizzata da AIGEC nel polo fieristico di Cremona, ha segnato ancora una volta quella che, ormai, pare una tendenza ben assodata, quella cioè di una situazione delle borse sempre più votata alla qualità (ed alla quantità) estrema dei pezzi esposti, tanto più tangibile se si pensa a quanto mediamente “scarne” furono le ultime borse di epoca pre-covid.
Domenica a Cremona c’era letteralmente il mondo, tanto da non fare avvertire come troppo greve il divario con l’appuntamento dicembrino di Novegro, da sempre lo zenith annuale di questi avvenimenti per bellezza ed eccezionalità dei banchi: si andava dagli obsoleti “canonici” di assoluto pregio, come Mebetoys e affini, a giocattoli d’epoca di ottimo livello (bellissima un’Alfa Romeo 33.2 Daytona in scala 1:8 di cui non sono stato – ahimè – in grado di riconoscere la paternità), ad un sacco di curiosità e stranezze che facevano assomigliare la fiera ad un grande numero in 3D del vecchio Passion 43ème: particolarmente degne di nota una Simca 5 Dinky Toys d’anteguerra, una bellissima Alfa 2500 6C Tekno con tanto di scatoletta, e un bell’assortimento di kit Merit in scala 1:24, che era possibile reperire sia montati in buone condizioni che ancora da costruire (in due banchi separati).
Modelli molto belli ed assai importanti storicamente i Merit, su cui varrà certamente la pena di tornare più compiutamente nel prossimo futuro.
Era possibile comprare modelli degni dei migliori numeri di Zapping di Quattroruotine, come una stupenda coppia di Fiat Dino Coupé in scala 1:43 della Playart (vi era anche una Fulvia Coupé ed un Maggiolino della stessa serie), e una incredibile Mercedes “Des Wagen des Fuhrers” della Märklin, probabilmente”la perla nera” (in tutti i sensi) dei Märklin d’anteguerra.
Un banco verso l’ingresso esponeva una incredibile raccolta di giocattoli militari meccanici Arnold e TippCo, in condizioni strepitose, cose assai difficili da incontrare pur frequentando le migliori borse, così come una completa selezione di Fiat Topolino MLB, presenti al gran completo in due differenti banchi.
Si potevano contare – tanto per dare un’ulteriore dimostrazione dell’assoluto livello della manifestazione – non meno di quattro Alfa Romeo P2 Mebetoys immacolate, complete di teca e… Cartoncino esterno, a prezzi tutto sommato ragionevolissimi, come praticamente tutti i modelli esposti.
Che altro dire? Nulla, personalmente lascerei la parola alle immagini, che come sempre dicono più di mille parole.
Certamente, l’appuntamento di Cremona andrà come sempre seguito con particolare interesse in futuro.