Dopo anni e anni di paziente ricerca, il gran giorno è arrivato: Paolo Bendinelli, uno dei maggiori esperti di modelli italiani 1:24, ha presentato oggi 27 novembre 2022 alla Borsa di Scambio di Novegro il suo volume, che riporta con dovizia di particolari tutta la produzione nostrana dei vari Burago, Polistil, Mebetoys, Hot Wheels e così via. Il libro merita ovviamente un’approfondita recensione che non vi faremo mancare nei prossimi giorni. Paolo Bendinelli, che il vecchio blog grandiepiccoleauto (l’antesignano di PLIT) aveva già intervistato come grande e competentissimo collezionista di diecast 1:24, ha spiegato ai numerosi intervenuti le caratteristiche del volume, destinato a fare epoca nel settore dell’automodellismo. Nello stand di Bendinelli erano esposte anche le ormai rare Alfa Romeo 75 Burago con i loghi del libro (realizzate in serie limitata) oltre ad altri modelli 1:24 storici. Per Paolo è stato un giorno di grande soddisfazione, in cui ha finalmente potuto illustrare le tante sorprendenti caratteristiche del suo lavoro. E’ stato davvero bello incontrarlo di nuovo, stavolta col libro cui ha lavorato così a lungo e con tanta passione, oltre che con una competenza fuori dall’ordinario. Si tratta di un traguardo prestigioso che merita la massima visibilità.
Non è esagerato dire che in apertura di borsa, stamani 27 novembre, si faceva fatica ad avvicinarsi ai banchi da quanta gente era già entrata nel padiglione fieristico di Novegro. Una vista che faceva bene al cuore e ricordava borse di 15-20 anni fa. Probabilmente, dopo due anni di galera, al pubblico piace ritrovarsi e partecipare in modo diretto alle manifestazioni, segno forse che – se qualche mira di “rieducazione” ci fosse stata (non lo sappiamo, ma a pensar male ecc ecc) lo scopo non è stato raggiunto. Forse non era ancora il momento giusto, anche se ci riproveranno. Tornando alla borsa, oggi abbiamo trovato quantità e qualità: speciali di buon livello (quando non ottimo), modelli e giocattoli d’antiquariato eccellenti – molti portati da venditori francesi, sempre molto gentili e competenti: paiono i nostri – e materiale vario, come libri, cataloghi e memorabilia.
A voler (e poter) spendere c’era di che ritornare a casa con roba giusta. Fa piacere ritrovare i vari Arena, ABC, Marcolin, Tron, Villa, De Stasio e compagnia bella, sempre pronti con novità e idee tutt’altro che banali. Mai come stavolta gli assenti hanno avuto torto. Oltre che per il folto pubblico, la visita della borsa di oggi non poteva essere breve: per ammirare i tanti banchi era necessaria la giusta concentrazione oltre ad un bel po’ di tempo.
Torniamo insomma da Novegro con una buona dose di soddisfazione, con l’idea ben precisa che manifestazioni di questo genere non sono morte. Anzi, con l’arrivo sul mercato di notevoli collezioni di obsoleti e di modelli speciali, le borse possono riacquistare almeno in parte il valore che avevano in passato, con la loro varietà, imprevedibilità e incertezza che sono l’esatto contrario dello shopping on line col pigiamone a mezzanotte della vigilia di Natale.
Mancavo dalla borsa scambio di Novegro da molti anni, troppi in effetti: era il dicembre del 2013 quando varcai per l’ultima ingresso che da sul padiglione della fiera.
Non era stato granché entusiasmante, ci si leggeva un notevole calo d’interesse generale rispetto alle precedenti edizioni, poi alcune circostanze della vita mi ci tennero lontano fino ad oggi, appunto.
All’arrivo la prima sorpresa: tocca parcheggiare la macchina in Canton Ticino, né più né meno come accade all’appuntamento riservato alle auto ed alle moto d’epoca.
Oibò, che strano, mai successo nelle altre visite…
Mi avvio a piedi marciando come un componente della Grande Armée napoleonica, e mentre mi avvicino vengo sfilato da una gran quantità di altre persone dirette alla biglietteria, di età media insospettabilmente giovane. Assai strano devo dire, ma piacevole, e molto ben augurante per il futuro.
Dopo circa quarantasei anni di coda arraffo un biglietto ed entro, e mi si apre un mondo di perdizione: c’è una quantità di gente terrificante, una quantità di banchi terrificante, grondanti della più svariata roba, praticamente sempre di pregio, che ci si possa immaginare.
Una quantità di speciali che io, nella mia pur breve memoria, non ricordo di aver mai incontrato in nessun’altra borsa, e poi obsoleti più o meno canonici, stranezze, kit, edicolosi (quelli non mancano mai, spesso proposti a prezzi maggiori rispetto ai corrispettivi Ixo “canonici” proposti a fianco dal medesimo venditore).
Su tutto, però, dominano i modelli speciali: sono ovunque, di tutti i tipi, c’è una grandissima quantità di montaggi di qualità estrema proposti a meno del prezzo di uno Spark nuovo, una varietà che io, che non l’ho vissuta, ho sentito raccontare solo a proposito delle borse degli anni ’70 e ’80.
Le circostanze impongono di fare delle scelte, perché qui c’è veramente da uscirne male finanziariamente, e le scelte vengono purtroppo fatte, ma lo spettacolo è unico, e testimonia anche un fermento che non si vedeva da anni: c’è il banco di Claudio Villa, con i suoi bei kit, disponibili anche montati, di Formule (anche e soprattutto minori) di tutti i tipi, decisamente dei prodotti semplici ma efficaci, molto competitivi nel prezzo, che decisamente non ci si aspetta di vedere proposti nel 2022, e poi molti altri.
Nascono, o comunque si sviluppano, delle realtà, anche in tempi bastardi come quelli che viviamo: forse non siamo anco
A Novegro può anche capitare di vedere di persona Francesco De Stasio, di cui magari avevi visto solo un’immagine formato francobollo su un Mini Autosprint del 1978, oppure Monsieur Gianni, che conoscevi solo di nomea dai vecchi articoli che leggevi in spiaggia su Passion 43ème.
Questo solo per quanto riguarda una visita “macro”, perché al secondo passaggio si aprono i mondi: si scovano stranissimi modelli autocostruiti in legno sull’onda degli RD-Marmande, oppure cassette di speciali da riprendere a poco prezzo, cose che veramente mettono in crisi i più appassionati.
Che sia l’inizio di una rinascita, forse anche figlia della vitaccia imposta dall’alto che ci è toccata per due anni? È possibile, ma qualunque cosa sia c’è solo da augurarsi che continui.
Sembra davvero di essere balzati indietro di anni, che sia forse l’inizio di un’inversione di tendenza non solo legata al modellismo quanto più generale, legata a molti aspetti della vita che ci tocca subire.
Ciemme43 ha presentato diverse nuove Alfa Romeo 33 (33/3 e 33TT3) e riprodotto altre versioni che non apparivano da tempo. Per queste serie recenti, il marchio fiorentino ha rinnovato molti dettagli, utilizzando delle nuove fotoincisioni specifiche per ciascuna versione. Le Alfa Romeo 33, infatti, cambiavano abbastanza di gara in gara anche nell’ambito della stessa stagione. Le fotoincisioni delle strutture posteriori sono ora esatte e riproducono esattamente le varie configurazioni. Fra le versioni inedite vi sono le tre auto della 1000km del Nurburgring 1970. Molto particolare la 33TT3 bianco-celeste della Brescia Corse di Le Mans 1973. Ciemme43 sta coprendo l’intera carriera delle 33, dalle 33/3 del 1970 alle 33TT3 del 1973, comprese quelle che parteciparono diverse all’Interserie e ad altre gare non valide per il Mondiale Marche. I modelli sono disponibili a questo link (già esaurite al momento di scrivere le tre 33/3 della 1000km del Nurburgring 1971): https://www.geminimodelcars.com/search?q=Ciemme43
Esce in questi giorni un libro di David Tarallo, per le edizioni pitlaneitalia.com, dedicato alla Porsche 919 Hybrid, la vettura di classe LMP1 che ha riportato la casa di Stoccarda ai vertici dell’endurance e della 24 Ore di Le Mans. Il libro ripercorre fotograficamente l’intero sviluppo della macchina, dal Salone di Ginevra 2014 al World Tour 2018 attraverso le immagini scattate da David Tarallo sui circuiti più importanti del FIA-WEC, da Le Mans a Spa, da Monza al Nurburgring e così via. Sono oltre 300 immagini inedite, arricchite da altro materiale che si spera possa interessare gli appassionati delle corse. Il libro è introdotto da una breve disamina tecnica ed è completato dalla lista completa delle gare disputate dalla Porsche 919 nel FIA-WEC dal 2014 al 2017. Particolarmente curata la veste grafica di questo volume di 144 pagine, disponibile a questo link: https://www.geminimodelcars.com/search?q=919
Testo e foto Riccardo Fontana / redazione David Tarallo
Pagine e pagine di forum sono state occupate per discutere della convivenza tra le tre macro-tipologie di modello che, ormai, occupano la totalità dell’offerta presente ai giorni nostri: gli speciali artigianali, i resincast, e i die-cast economici, tipicamente allegati alle serie a fascicoli edite dalle più svariate case editrici. Quale preferire? Ovviamente dipende, dipende dal budget, dipende da ciò che si cerca, da come lo si cerca, dal livello di dettaglio, dall’esattezza storica che si ricerca, o dall’esclusività del modello.
E non sono nemmeno lontanamente tutti i distinguo possibili in questi termini, perché il ventaglio delle sinapsi mentali che spingono i collezionisti o i semplici appassionati all’acquisto di un modello sono pressoché infinite. Però una cosa la possiamo fare, per vedere cosa e come cambia davvero da una tipologia di prodotto all’altra: mettere a confronto tre modelli della stessa vettura, in questo caso la celebre “Quattro Fari”, l’Abarth 2000 SE010, che è una delle più belle Sport che abbiano mai calcato circuiti e cronoscalate, o almeno questo è il pensiero di chi scrive.
Da sinistra DVA-Dolermo, Spark e Metro
Tre modelli dunque, un DVA-Dolermo factory built relativo alla vettura di Arturo Merzario, terza dietro alle vetture gemelle di Schetty ed Ortner alla 500 km del Nürburgring 1968 (in questa occasione le vetture erano dotate di motori da 1600 c.c. come previsto dal regolamento di gara), uno Spark della serie White Line dedicata alle Abarth, e un Metro edito verso il 2010 per l’Abarth collection. Un soggetto, tre fasce di prezzo e di… Tutto in realtà, diversissime. Non mi dilungherò in misure e mere considerazioni numeriche, perché tipicamente, aldilà di quello che si legge sulle riviste, all’appassionato importa molto più il “colpo d’occhio” del modello, ossia la sua immediata riconducibilità al veicolo reale, e questo è un fattore che può anche rivelarsi alquanto scollegato dai freddi numeri (si pensi ad esempio alla celebre 250 GTO di Ruf).
DVA Dolermo, Spark, Metro (l’ordine è conservato anche nelle comparazioni successive)
Che dire dunque? L’Abarth 2000 era una vettura estremamente corta e sfuggente, ma era anche larga e piatta, aveva una forma inconfondibile: tutti e tre i modelli sono validi, ma i due che, forse, meglio catturano le linee e l’impressione generale della SE010 sono quelli reciprocamente agli antipodi, il DVA e il Metro. La Spark l, pur avendo un notevole fascino dato dal lining alle aperture e ad una discreta cura al dettaglio, sembra essere un po’ troppo lunga e stretta, e bassa di assetto.
Le ruote, pur contraddistinte da un ottimo disegno dei cerchi, hanno una spalla delle gomme parecchio alta, troppo rispetto alla realtà. Le DVA tornite sono semplicemente perfette, come anche, nella loro semplicità, quelle del Metro appaiono nitide e ben proporzionate. La parte posteriore di quest’auto è un punto nevralgico, in quanto il motore e buona parte della meccanica sono ben visibili: in questo caso il motore e i suoi organi ausiliari sono resi al meglio sullo Spark, che però al posto degli ammortizzatori (presenti su entrambi gli altri due modelli) presenta un simpatico “muro” nero di resina, non molto bello in verità. Però, vista la precisione di motore e scarico, si può anche chiudere un occhio. Nessun giudizio sul Metro, molto plasticoso e abbozzato, anche se completo, forse più completo dello stesso Spark.
Gli interni del DVA sono estremamente fini, contrassegnati da cinture in stoffa, decals e dettagli estremamente fedeli, e pure Spark è molto fedele ed appagante, pur su un altro livello. Per il Metro vale lo stesso discorso già affrontato per l’argomento meccanica: dettaglio scarso, com’è ovvio che sia per un prodotto che non arrivava a costare 10€, ai suoi tempi ormai relativamente lontani. In definitiva, si può affermare certamente come Spark non sia affatto una scelta obbligata quando si parla di resa di un soggetto: fatte salve le qualità di base del prodotto Spark, chi cerca uno speciale montato farà sempre meglio a rivolgersi verso un vero speciale montato, e chi ha un budget minore ma ricerca una base economica da cui partire per ricavare valide elaborazioni, che possa sentire “sue” (e sappiamo quanto tutto ciò possa esercitare grossa influenza sulla mente dei collezionisti) potrà certamente trovare altre soluzioni comunque valide, e a quel punto gli si apriranno praterie di opportunità, limitate solo dalle sue proprie capacità.
Certamente, così come sono i modelli, non sono prodotti omogenei tra di loro, e non c’è nessun pericolo che uno cannibalizzi l’altro: chi compra abitualmente una categoria delle tre testé elencate, mai né comprerebbe una delle altre due, fatta salva la voglia di “cipollare”, che negli adepti dei kit è sempre presente, e che potrebbe portare all’acquisto di qualche edicoloso da “torturare” per la causa. Chi compra Spark, invece, tende a comprare solo Spark, ma questo è un altro discorso che varrebbe la pena di fare. E, forse, lo faremo.
Novità di novembre da Marsh Models il kit in resina 1:43 numero MM323, vale a dire la Ford MkII di Le Mans 1966. Saranno fornite in una sola confezione le decals e gli accessori per realizzare tutte le 8 vetture: 3 di Shelby, 3 di Holman and Moody e 2 di Alan Mann. Per questo modello già prodotto in metallo bianco quasi quarant’anni fa, Marsh Models ha rifatto completamente il master, com’è accaduto per la MkIV. Speriamo di poterne presto recensire un esemplare montato.
I cosiddetti modelli edicolosi sono ormai da tanti anni una presenza fissa nella vita di noi patiti di macchine: sia che lì si acquisti, sia che ce ne si tenga lontani come se rappresentassero la peste, il fenomeno non si può ignorare, tale e tanta è la dimensioni dell’invasione cui siamo stati sottoposti nelle edicole a partire da quella prima raccolta a puntate edita da Del Prado nel lontano 2000: me la ricordo benissimo, si chiamava Car Collection, ed era composta da una settantina di modelli in scala 1:43 riproducenti le più svariate ed iconiche auto di tutti i giorni. Costavano pochissimo, 9000 lire mi pare, ed avevano delle finiture che per l’epoca non erano affatto male. Fu l’inizio di tutto, da allora nei chioschi è stato venduto di tutto, più volte ed in quasi ogni taglia possibile: molti modelli o riprodotti solo come artigianali ormai irreperibili o del tutto inediti hanno trovato una realizzazione grazie a queste multiformi raccolte, che hanno permesso la messa in opera di stampi quasi sempre “sani” e fedeli ma, bisogna dirlo, a volte mortificati a valle da materiali non all’altezza. L’edicoloso di per sé, a mio avviso, è un fenomeno sano: permette di sbizzarrirsi in mille affinamenti ed elaborazioni con poca spesa, e certamente non nuoce agli affari degli artigiani, perché mai il fruitore del modello artigianale si rivolgerebbe (in via esclusiva) all’edicoloso, e naturalmente viceversa. Poca spesa dicevamo, ma è davvero così? La risposta, in perfetto stile “ingegnere cialtrone” è la seguente: dipende. Dipende, perché se è vero che al momento dell’acquisto i modelli edicolosi sono abbastanza economici, anche se è un dato di fatto che ormai tendano ad esserlo sempre meno, è altrettanto vero che, qualora si proceda per mille motivi alla ricerca ed all’acquisto degli stessi in un momento successivo alla loro uscita nelle edicole, la faccenda rischia di cambiare drasticamente, soprattutto per alcuni soggetti particolari o molto popolari: pensiamo ad esempio alla appena conclusa WRC Collection dedicata ai modelli in scala 1:24 da Rally, in cui le vetture italiane, a parte la Lancia Delta rossa di Biasion che era l’uscita numero due, a volte non sono nemmeno arrivate nelle edicole, salvo ricomparire a prezzo triplo sui banchi dei classici “squali dei resi” a prezzo a volte triplo. La Delta S4 Martini ad esempio, sotto i 50-55€ è una mera utopia (il prezzo al pubblico di questi modelli, dalla terza uscita in poi, era di 24,99€), e forse solo ora che Ixo le sta riproponendo nei negozi col suo proprio marchio la situazioni sta un minimo rientrando nei ranghi (posso dirlo? Sono molto contento che Ixo stessa rovini gli affari a certi squallidi individui). E allora, a questo punto, la domanda diventa una sola: ha senso? No, non ce l’ha. Non ha nessun senso pagare due o tre volte il loro prezzo degli oggetti che all’atto pratico valgono ciò che costano alla fonte, e la cui durata nel tempo sarà tutta da verificare (anche se Ixo, storicamente, non ha mai dato i ben noti problemi di metal fatigue o di verniciatura che sono invece la croce di alcuni suoi competitors). Soprattutto, come dicevamo, non ha nessun senso arricchire ad ufo certa gente: tu speculatore vuoi farmi pagare la Giulia GTA dell’Alfa Romeo Centenary 60€ perché “è il suo prezzo”? Benissimo facciamo che te la tieni, possibilmente a vita. Ci lamentiamo continuamente che i modelli artigianali, fatti da gente che lavora a Natale con gli Autosprint sulle ginocchia, sono troppo cari, e poi corriamo a pagare 100-120 mila delle vecchie lire dei cosi fatti nel terzo mondo da gente che è scesa ieri dal carretto trainato dall’asino, è un’indecenza prima ancora che un controsenso mentale. Mi sono sentito chiedere 70€ di una Montreal sempre della suddetta collezione dedicata al centenario dell’Alfa Romeo, e me li sono sentiti chiedere senza la minima traccia di vergogna (parentesi: quei modelli soffrivano di talmente tante falle costruttive da essere inverosimili, dal metal fatigue alla verniciatura puntinata, alle scocche imbarcate non mancava veramente nulla). Una Montreal della Togi rischiate di pagarla meno, e quello si che è un modello che, forse, rischia di farvi riprendere i vostri soldi, il giorno che ve ne vogliate separare. Non mi esprimo riguardo certe Abarth della serie in 1:43 del 2010 perché anche lì si aprirebbe un mondo: la 031 del Giro d’Italia 1975 ormai rischia di essere più cara di un Barnini. Follia, pura al cento percento. Dovremmo forse imparare ad essere più posati e a vivere le cose per ciò che sono, senza farci trascinare in dinamiche senza senso, il senso critico è sempre un qualcosa da esercitare. Sono ottime cavie gli edicolosi, o per chi è di poche pretese, sono anche ottime maniere per collezionare dei modelli che, un tempo, potevano pure essere parecchio difficoltosi da reperire, ma la loro funzione si limita a quello: oltre certe cifre, c’è altro.
Da mezzogiorno di oggi 25 novembre sarà in vendita esclusiva sul sito di Norev un’edizione verde oliva della Bugatti T35 in scala 1:12. Il modello, catalogo 125704, avrà una tiratura di cento pezzi numerati.