Focus: Osella-Ford Cosworth FA1B F.1 GP San Marino 1981 Miguel-Angel Guerra

Dopo una lunga interruzione, Spark torna sulle Osella Formula 1 delle origini e lo fa proponendo due vetture del 1981, quella guidata da Gabbiani al GP del Belgio e quella di Miguel-Angel Guerra al GP di San Marino a Imola. Sempre per il 1981, Spark ha annunciato anche la prossima uscita delle vettura di Jean-Pierre Jarier al GP d’Inghilterra e di Piercarlo Ghinzani al GP del Belgio. A quel punto, per completare la schiera dei piloti Osella 1981, mancherà solo Giorgio Francia, che fallì la qualificazione in Spagna, a Jarama.

L’argentino Guerra, nato a Buenos Aires il 31 agosto 1953. aveva accumulato un po’ di esperienza in F.2, ottenendo come miglior piazzamento un terzo posto a Hockenheim nel 1979 al volante di una March. Era poi entrato nell’orbita Minardi, peraltro con scarsi risultati. Per il 1981 si accasò all’Osella, pronto a guidare la FA1B di Formula 1. Dopo tre mancate qualificazioni (USA West, Brasile, Argentina), Guerra riuscì a prendere il via del GP di San Marino a Imola, dove però una collisione con Salazar lo mise fuori gara subito dopo il semaforo verde, provocandogli anche un paio di fratture piuttosto serie. Guerra non tornò più in Formula 1: l’Osella lo sostituì con Ghinzani, Francia e poi Jarier, mentre Gabbiani continuò col team di Volpiano per tutta la stagione.

Imola, GP di San Marino 1981: Miguel-Angel Guerra al volante dell’Osella-Ford Cosworth FA1B. Fu quella l’unica partenza del pilota argentino in quattro gran premi.

Il modello Spark, catalogo S7253, appartiene ai lotti preparati in Madagascar, sinonimo di qualità di montaggio inferiore rispetto a quelli cinesi. E comunque, in questo caso, il livello di finitura è più che accettabile, anche se la maestranze dell’isola africana non riescono quasi mai a mantenere lo stesso standard sulla totalità degli esemplari prodotti. Su queste Osella, ad esempio, lo spoiler posteriore presenta vari gradi d’incidenza, alcuni accettabili, altri meno.

La vettura, nella sua semplicità, è stata ben riprodotta: potremmo immaginare di avere di fronte un Tenariv montato da un buon professionista, certo senza eccessive raffinatezze, ma il livello di dettaglio è del tutto compatibile col tipo di vettura riprodotta.

Mancano qua e là alcuni piccoli particolari che sarebbe stato possibile includere, come alcuni rivetti laterali che avrebbero fatto tranquillamente la loro figura anche in decal, ma probabilmente la fretta con la quale vengono cotti e mangiati decine di progetti al mese non consente di soffermarsi con la dovuta attenzione su certi aspetti, diciamo così, “secondari”. Ci pare oltretutto che siano state omesse le scritte Michelin sui baffi anteriori, che appaiono nelle foto relative al GP di Imola.

Per il resto, tutto è piuttosto pulito e corretto: buona la verniciatura, ottimo l’assetto e più che accettabile è la riproduzione di quel poco di meccanica che si intravede nella parte posteriore: cambio, braccetti delle sospensioni, semiassi. Il supporto dell’ala posteriore è in fotoincisione, così come le paratie laterali e gli sfoghi d’aria montati asimmetricamente sui radiatori (uno a sinistra, due a destra).

Corretto è anche il colore blu metallizzato dei cerchi, su cui sono montati dei realistici pneumatici leggermente “consumati”. Ben trattati il parabrezza, in materiale trasparente blu, e il casco di Miguel-Angel Guerra (stranamente la decal Marlboro presente sulla visiera stavolta è stata applicata da Spark, forse perché microscopica). Convincenti anche gli specchietti Vitaloni, dalla forma più originale rispetto a quella di molte altre monoposto del periodo, e provvisti naturalmente della loro parte riflettente.

Stando a quanto ci hanno comunicato i distributori, è stata la versione di Gabbiani ad avere più successo, mentre quella di Guerra ha faticato maggiormente. Con tutta probabilità la versione più richiesta sarà quella di Jarier.

In conclusione, siamo in presenza di uno Spark più che dignitoso, che riproduce una vettura meno conosciuta ma tipica di un’epoca ancora ruspante della Formula 1. Certo, ormai i prezzi degli Spark non possono essere più definiti popolari, ma la qualità messa sul tavolo può ancora giustificare l’acquisto.

24 Ore del Nürburgring: curiosità in cifre

Si svolgerà dal 26 al 29 maggio la 24 Ore del Nürburgring, cinquantesima edizione di una gara che fu disputata per la prima volta nel 1970. La corsa si svolge sul percorso combinato Nordschleife-GP Kurs per un totale di km 25,378. Uno staff di circa 2000 persone sarà chiamato a gestire un evento che da sempre attira un numerosissimo pubblico.

24 Ore del Nürburgring 1970: la BMW 2002 preparata da Köpchen e pilotata da Hans-Joachim Stuck e Clemens Schickentanz, vincitrice assoluta.

Il record di vittorie (cinque) alla 24 Ore del Nürburgring appartiene a tre piloti: Timo Bernhard, Pedro Lamy e Marcel Tieman. Seguono con quattro successi Marc Duez, Klaus Ludwig, Marc Lieb, Fritz Müller e Peter Zakowski.

Il pilota che ha ottenuto il maggior numero di vittorie di classe è il tedesco Heinz-Josef Bermes (16), che precede Volker Strycek (14).

 2003: una delle Opel Astra V8 del Team Phoenix precede la leggendaria “Turbinchen”, ossia la Alzen-Porsche 996 Turbo. 

Queste invece le marche con più successi dal 1970 a oggi: BMW (20), Porsche (13), Audi e Ford (5), Chrysler (3), Mercedes-Benz / Mercedes AMG (2) e Opel (1). Il marchio che ha ottenuto più vittorie di classe è BMW (204), che precede Porsche (77) e Opel (61). Fra i team è il Manthey Racing a vantare più centri (7); seguono BMW Schnitzer e Phoenix Racing con 5.

E’ Klaus Ludwig ad aver ottenuto più pole position (6), mentre la casa più performante in prova è stata la BMW con 15 pole (Ford e Porsche seguono con 10).

Nella foto di apertura: la Ford Capri 3.0 Eichberg di Rosberg/Vatanen/Schäfer alla 24 Ore del Nürburgring 1982. Nella gallery sotto, una selezione di immagini dell’edizione 2021 e della sessione di qualificazione svoltasi a inizio maggio.

Ferrari 206S Dino Vila Real GP 1968 Mario Cabral

Terzo montaggio di Gualtiero Negri su base Dino 206S Spyder Remember 1:43, la vettura telaio 024 che partecipò al Vila Real Grand Prix il 7 luglio del 1968 col pilota portoghese Mario Cabral. A differenza degli altri due montaggi, che ricalcavano versioni esistenti nella gamma Remember, questa versione è totalmente inedita.

Una Mercedes 300SLR Uhlehaut raggiunge il risultato più alto di sempre in una vendita all’asta

Una Mercedes-Benz 300 SLR Uhlenhaut Coupé del 1955 è stata venduta all'asta per un prezzo record di € 135.000.000 a un collezionista privato. L'auto, che è una delle due create nel 1955, è sempre stata considerata uno dei grandi gioielli della storia dell'automobilismo. Pochi avrebbero mai immaginato che sarebbe stata messa in vendita. Uno dei due soli prototipi costruiti dal reparto corse Mercedes-Benz, l'auto prende il nome dal suo creatore e ingegnere capo, Rudolf Uhlenhaut, ed è indubbiamente uno dei più alti esempi d’ingegneria e design automobilistico.
La 300 SLR era basata sulla W 196 Grand Prix che vinse due campionati del mondo con Juan Manuel Fangio, ma con un motore portato a 3,0 litri per le gare sport. 
La vendita della 300 SLR Uhlenhaut Coupé è avvenuta il 5 maggio in un'asta tenutasi al Museo Mercedes-Benz di Stoccarda, con RM Sotheby's che ha lavorato in stretta collaborazione con Mercedes-Benz durante l'intero processo per garantire che la vendita fosse conclusa nel migliore dei modi. Tra gli invitati sono stati selezionati clienti Mercedes e collezionisti internazionali di auto e arte.
L'offerta vincente per l'auto è stata l'incredibile cifra di € 135.000.000, un prezzo che ha superato il record di oltre € 90.000.000. In un clima surreale, la gara si è aperta a un prezzo superiore al prezzo di vendita della Ferrari 250 GTO del 1962 battuta da RM Sotheby's nel 2018, che deteneva il primato. La 300 SLR è ora fra i primi dieci oggetti di maggior valore mai venduti all'asta. Il ricavato sarà utilizzato per istituire un "Fondo Mercedes-Benz" mondiale che erogherà borse di studio e di ricerca nei settori delle scienze ambientali e della decarbonizzazione a favore dei giovani.

Automobile Club de l’Ouest e MMA prolungano la loro collaborazione fino al 2035

Oggi 19 maggio Pierre Fillon, presidente dell'Automobile Club de l'Ouest ed Eric Lécuyer, amministratore delegato di MMA (foto di apertura), hanno firmato il rinnovo del contratto che lega le due associazioni. 

Con l'avvicinarsi della 90ma edizione della 24 Ore di Le Mans, in programma l'11 e il 12 giugno, MMA, compagnia di assicurazioni con sede a Le Mans, e l'Automobile Club de l'Ouest, ideatore e organizzatore della corsa, hanno annunciato il rinnovo della loro partnership fino al 2035.

In qualità di assicuratore ufficiale della 24 Ore di Le Mans, MMA desidera essere collegata agli obiettivi di miglioramento della sicurezza in pista, in particolare prendendosi carico di eventuali vittime di incidenti. A tal fine, il contratto con l'ACO prevede la realizzazione di un nuovo centro medico in pista, che sarà terminato nel 2023. La struttura garantirà anche la rapida evacuazione dei feriti, se necessario, agli ospedali grazie alla costruzione di un eliporto.

MMA ha inoltre promesso il proprio sostegno alla nuova categoria di prototipi a propulsione elettrica-idrogeno che potrà prendere parte alla 24 Ore di Le Mans a partire dal 2025. 

Ferrari 206S Dino Schröder Racing Team Kolb SCCA Bridgehampton 1966

Dopo la 206S verde, eccone una rosso scuro metallizzato. Altra versione americana, quella dello Schröder Racing Team a Bridgehampton 1966 (serie SCCA), pilotata da Charlie Kolb. Kit 1:43 Remember, opportunamente modificato e migliorato da Gualtiero Negri.

Ferrari Roma in color Indigo metal realizzata dal reparto Tailor made

La Casa di Maranello svela un esemplare unico nel suo genere di Ferrari Roma, realizzato dal reparto Tailor Made: una vettura impreziosita da raffinati dettagli ispirati alla tradizione giapponese che non rinuncia alla sobria ma sofisticata eleganza dell’originale.

Ferrari Tailor Made è l’esclusivo programma dedicato a chi desidera personalizzare ogni elemento della propria Ferrari per dare vita a una vettura in grado di riflettere a fondo carattere e gusti personali. I clienti che aderiscono al programma vengono assistiti da un team di esperti guidati da un personal designer che interpreta i loro desideri nel rispetto degli standard estetici del marchio Ferrari.

La storia di quest’auto così peculiare è cominciata quando a Evan Orensten e Josh Rubin, fondatori della pluripremiata rivista USA indipendente COOL HUNTING dedicata al design, alla cultura e alla tecnologia, è stata offerta l’opportunità di configurare una Ferrari Roma per scoprire fino a che punto potesse spingersi il programma di personalizzazione del Cavallino.

Di ritorno da alcuni viaggi dedicati all’esplorazione dei metodi artigianali tradizionali del Giappone, Orensten e Rubin hanno incontrato Flavio Manzoni, Ferrari Chief Design Officer, nello showroom Ferrari Tailor Made di New York, dove gli hanno proposto di esaminare alcune delle idee e dei materiali scoperti nel Paese del Sol Levante per creare una versione Tailor Made in collaborazione con COOL HUNTING.

Flavio Manzoni e il suo team si sono ispirati alle analogie tra la cultura e la filosofia del design italiane e giapponesi: devozione assoluta alla qualità, sintonia emotiva con il cliente e abilità artigianale d’eccellenza che si tramanda di generazione in generazione.

Ed è così che è nata l’idea di creare una Ferrari caratterizzata da alcuni materiali esclusivi lavorati con le tecniche tradizionali giapponesi, ma rivisitati alla luce del tipico spirito d’innovazione Ferrari per soddisfare i requisiti di funzionalità e durevolezza imprescindibili per un’auto contemporanea ad alte prestazioni.

La tradizionale tintura giapponese indigo ha ispirato la combinazione di colori della Ferrari Roma e in particolare la colorazione blu brillante degli esterni, sviluppata appositamente per questa vettura e definita Indigo Metal. Il colore intenso esalta alla perfezione la purezza delle forme della vettura, la luce sembra fluire sulla carrozzeria e le sfumature ne accentuano le linee.

L’indigo riveste un ruolo molto importante nella cultura del design giapponese e la tintura tradizionale viene prodotta in modo naturale. COOL HUNTING ha visitato Toyama, una delle ultime cinque aziende agricole dedicate alla coltivazione tradizionale dell’indaco rimaste nella regione di Tokushima. Lì, Orensten e Rubin hanno appreso che la tintura si produce con una pianta che, una volta raccolta e fermentata, viene trasformata nel Sukumo: l’indaco essiccato mescolato a liscivia, sakè e polvere di calcare con cui si crea l’autentica tintura indigo Hon-Ai, usata anticamente per le sue proprietà antibatteriche su biancheria, lenzuola e vestiti.

Con un raffinato approccio olistico, la stessa gamma cromatica è stata usata per collegare esterni e interni della vettura. La tonalità indigo si ritrova infatti anche nel tessuto Sakiori impiegato per gli inserti dei sedili e per i tappeti.

Il Sakiori è uno dei più antichi esempi di upcycling al mondo e risale al Settecento, quando cotone e seta erano ad appannaggio solo dei ricchi possidenti e dell’aristocrazia giapponese. I kimono logori venivano scuciti, la stoffa tagliata a strisce e intessuta con fili nuovi per ottenere un materiale caldo, confortevole e resistente. Il termine giapponese Sakiori viene da saku (strappare) e oru (tessere).

Per utilizzare al meglio i materiali prodotti con la tecnica del Sakiori è stata individuata una soluzione innovativa. Sono stati impiegati due kimono d’epoca realizzati originariamente ad Amami Oshima, un’isola dell’arcipelago meridionale del Giappone: il primo, risalente alla fine degli anni quaranta, tinto di indigo e il secondo, degli anni settanta, trattato sia con l’indigo che con la famosa tintura a base di fango Amami Oshima Tsumugi dell’isola. Invece di usare trame di seta o cotone come da tradizione, le stoffe dei kimono sono state intrecciate con robusti filamenti di nylon ad alta resistenza per assicurare l’indispensabile longevità degli interni della vettura. Questo nuovo tessuto è stato creato da Hajime Shoji nello stesso luogo in cui sono nati i materiali originali.

Il leitmotiv dell’indigo viene ripreso anche dal cielo dell’abitacolo della Ferrari Roma, un magnifico prodotto d’alto artigianato e design dai dettagli impeccabili la cui bellezza può essere goduta appieno solo da chi siede a bordo. Per realizzarlo sono state impiegate due pelli tinte in indigo realizzate a Kyoto, una in tinta unita che si adatta alla tavolozza dei colori dell’auto e l’altra dipinta a mano con il metodo Asai Roektsu che risale all’VIII secolo. Si tratta di un sistema di tintura a cera che forma intricati motivi ripetuti attorno a un unico colore, comunemente utilizzato per decorare la seta o il cotone dei kimono e degli obi. Il pellame è stato successivamente mandato in Italia dove è stato tagliato a strisce e intrecciato a mano da artigiani locali che hanno dato vita a un’opera d’arte unica e raffinata.

Anche le maniglie interne delle porte della Roma sono ispirate al Giappone, infatti sono rivestite di pelle nera intrecciata a mano in omaggio allo tsukami, l’antica arte di avvolgere le impugnature delle spade Katana.

Il team di Cool Hunting ha trovato un’ulteriore fonte di ispirazione visitando la Kaikado, un’azienda a conduzione familiare di Kyoto nota per i suoi iconici contenitori di rame per il tè. I barattoli, realizzati oggi dalla quinta e dalla sesta generazione della famiglia, vengono realizzati con tale maestria da chiudersi ermeticamente quando si applica il coperchio. Con l’uso, il rame assume una patina naturale distintiva, a cui i designer si sono ispirati per la placcatura made in Japan che impreziosisce l’iconico cancelletto del cambio e le levette. Anche l’arco del doppio cockpit, i cerchi e il Kamon sono color rame.

Lo stemma realizzato ad hoc sulla targhetta di personalizzazione incastonata nel bracciolo centrale e sul battitacco è un “Kamon”, sigillo tramandato di generazione in generazione nelle famiglie giapponesi. Disegnato da Kyogen, rappresenta una ruota di un carro trainato da buoi (veicolo in voga tra gli aristocratici del periodo Heian, 794 – 1185), le cui otto razze ricordano i pistoni del motore V8 della Ferrari Roma. Il numero viene ripreso anche dalle otto creste d’onda che circondano la ruota quale simbolo di fortuna, forza e resilienza.

La Ferrari Roma, sobria ma straordinariamente curata nei dettagli, riunisce in una forma armoniosa la cultura del design italiano e giapponese ed è uno splendido esempio dell’illimitata ricchezza delle combinazioni e delle possibilità offerte dal programma Ferrari Tailor Made.

La Ferrari Roma vanta proporzioni raffinate e un design senza tempo, abbinato a prestazioni e maneggevolezza senza pari. La vettura non è solo un’icona del design italiano, ma rappresenta anche l’apice delle prestazioni della categoria grazie al V8 turbo da 620 cv, appartenente alla famiglia di motori che ha vinto per quattro anni consecutivi il premio International Engine of the Year.

La Ferrari Tailor Made Roma realizzata appositamente per Cool Hunting verrà esposta nello Showroom Ferrari Tailor Made durante la New York Design Week (NYC X DESIGN), un’occasione per celebrare lo spazio in cui è nata questa collaborazione incredibilmente dinamica, che ha riunito energie culturali e creative diverse provenienti da varie parti del mondo in modo unico e speciale.

Le novità Spark e Looksmart 1:43 della settimana 21-2022

Mix Diffusion ha appena comunicato le novità 1:43 Spark e Looksmart in uscita nella settimana 21. Da segnalare le prime Ferrari 488 GTE Evo di Le Mans 2021 e la riedizione della Peugeot 905 Gr.C vincitrice di Le Mans 1992. Per gli appassionati di F.1 possono essere interessanti la Brabham-BMW BT50 vincitrice del GP del Canada 1982 con Nelson Piquet e la Ligier JS41 del GP di Spagna 1995 (Olivier Panis). Questo il dettaglio delle referenze:

SPARK 
REFDESIGNATION
NOUVEAUTES échelle 1.43 
S4017SURTEES TS9 N°27 GP Afrique du Sud 1972 John Love **livraison partielle
S4849MINARDI PS01 N°20 GP Canada 2001 Tarso Marques
S4850MINARDI PS01 N°21  GP Australie 2001 Fernando Alonso
S5702BRM P133 N°20 GP France 1968 Pedro Rodríguez
S7116BRABHAM BT50 N°1 Vainqueur GP Canada 1982 Nelson Piquet
S7409LIGIER JS41 N°26 6ème GP Espagne 1995 Olivier Panis **livraison partielle
S8238ORECA 07 – Gibson N°22 United Autosports USA 24H Le Mans 2021  P. Hanson – F. Scherer – F. Albuquerque **livraison partielle
S8239ORECA 07 – Gibson N°23 United Autosports 9ème 24H Le Mans 2021  P. di Resta – A. Lynn – W. Boyd **livraison partielle
S8243ORECA 07 – Gibson N°28 JOTA  2ème LMP2 class24H Le Mans 2021  S. Gelael – S. Vandoorne – T. Blomqvist ** livraison partielle
S8247ORECA 07 – Gibson N°32 United Autosports  24H Le Mans 2021 N. Jamin – J. Aberdein – M. Maldonado **livraison partielle
S8249ORECA 07 – Gibson N°38 JOTA  1er Hyperpole LMP2 class24H Le Mans 2021  R. Gonzales – A-F. da Costa – A. Davidson ** livraison partielle
S8258ORECA 07 – Gibson N°82 Risi Competizione  24H Le Mans 2021 R. Cullen – O. Jarvis – F. Nasr **livraison partielle
S8266ASTON MARTIN Vantage AMR N°33 TF Sport 2ème LMGTE Am class 24H Le Mans 2021 B. Keating – D. Pereira – F. Fraga **livraison partielle
S8273ASTON MARTIN Vantage AMR N°95 TF Sport  24H Le Mans 2021  J. Hartshorne – O. Hancock – R. Gunn **livraison partielle
S8274ASTON MARTIN Vantage AMR N°98 Aston Martin Racing 24H Le Mans 2021  P. Dalla Lana – N. Thiim – M. Gomes **livraison partielle
S8276ASTON MARTIN Vantage AMR N°777 D’Station Racing 24H Le Mans 2021  S. Hoshino – T. Fujii – A. Watson **livraison partielle
REPRODUCTION échelle 1.43 
43LM92PEUGEOT 905 n°1 Vainqueur 24H Le Mans 1992 D. Warwick – Y. Dalmas – M. Blundell
  
LOOKSMART 
REFDESIGNATION
NOUVEAUTES échelle 1.43 
LSRC083FERRARI 488 GT3 EVO N°51 AF Corse 5ème 24H Spa 2020J. Calado – N. Nielsen – A. Pier Guidi **livraison partielle
LSRC084FERRARI 488 GT3 EVO N°93 SKY – Tempesta Racing 24H Spa 2020 J. Hui – C. Froggatt – E. Cheever – G. Fisichella **livraison partielle
LSRC085FERRARI 488 GT3 EVO N°72 SMP Racing 24H Spa 2020M. Molina – S. Sirotkin – D. Rigon **livraison partielle
LSRC087FERRARI 488 GT3 EVO N°27 Hub Auto 24H Spa 2020 M. Gomes – T. Blomqvist – K. Kobayashi **livraison partielle
LSRC088FERRARI 488 GT3 EVO N°52 AF Corse 24H Spa 2020N. Hommerson – L. Machiels – A. Bertolini – D. Serra **livraison partielle

Ferrari Dino 206S Lee Cutler SCCA Selma 1967

Gualtiero Negri ha eseguito alcuni montaggi su base Ferrari 206 S Dino Spyder di Remember, un kit 1:43 direttamente imparentato col… Le Phoenix. Presentiamo per primo l’insolita vettura verde, pilotata da Lee Cutler nella SCCA (Selma, Alabama) nel 1967.

Porsche, Penske, Oreca e il lavoro sporco

La classe LMDh sembra godere del favore dei costruttori in procinto di puntare alle grandi classiche dell’endurance: se Toyota, Glickenhaus, Peugeot e Ferrari hanno puntato sul regolamento LMH, BMW, Acura, Alpine, Cadillac, Porsche e recentissimamente anche Lamborghini hanno preso la strada LMDh, che permetterà loro di correre negli Stati Uniti. La BMW, ad esempio, ha deliberato un programma esclusivo per l’IMSA, con debutto nel 2023.

Ma in questa rosa di costruttori uno dei nomi maggiormente attesi è senz’altro Porsche, che ritorna nelle classi regine dell’endurance dopo il ritiro a fine 2017, un ritiro anticipato rispetto a quanto annunciato, che aveva fatto irritare non poco l’ACO. La nuova vettura, che per il momento non ha ancora una sigla ben precisa, ha già mosso i suoi primi passi a Weissach e poi a Barcellona a inizio 2022. Dei dettagli si sa ancora poco: lo chassis è sviluppato in collaborazione con la canadese Multimatic Motorspors mentre il motore potrebbe derivare dal V8 4 litri a iniezione diretta biturbo montato sulla Panamera e sulla Cayenne.

In realtà è probabile che la linea risalga direttamente al V8 da 3,4 che equipaggiava la RS Spyder di classe LMP2, che partecipò alla American Le Mans Series ottenendo anche una vittoria assoluta alla 12 Ore di Sebring nel marzo del 2008. Questa unità costituì la base per il motore da 4,6 litri che equipaggiò la 919 Hybrid fra il 2014 e il 2015.

A proposito dei piloti, qualcosa è già trapelato e ce lo rivela la partecipazione del team Penske, che gestirà il programma LMDh dal 2023, nel FIA-WEC 2022: sì, perché la Oreca-Gibson 07 di classe LMP2 portata in pista dal team americano è da considerarsi una sorta di test collettivo per prendere contatto col campionato mondiale. La Oreca-Gibson 07 di Penske ha fatto il proprio esordio alla 1000 Miglia di Sebring lo scorso marzo.

Due dei piloti Oreca-Penske, Felipe Nasr e Dane Cameron faranno sicuramente parte del programma Porsche LMDh. Cameron è una vecchia conoscenza del team Penske: lo ricordiamo al volante della Acura DPi in IMSA dal 2018 al 2020, mentre Nasr era uno dei suoi avversari, con la Cadillac dell’Action Express Racing. Cameron e Nasr hanno vinto il titolo IMSA rispettivamente nel 2019 e nel 2021.

Quanto agli altri piloti, è probabile che saranno un misto di vecchie conoscenze e piloti emergenti. Si fa il nome di Makowiecki, che a Le Mans 2015 doveva fare equipaggio con Nico Hülkenberg e Nick Tandy sulla 919 che poi avrebbe vinto; Earl Bamber lo sostituì all’ultimo momento. Anche Kevin Estre dovrebbe rientrare nel novero dei prescelti.

Nel frattempo il team Penske, guidato da Jonathan Diuguid, sta accumulando esperienza nel WEC. A dar man forte a Nasr e Cameron vi è Emmanuel Collard, altro pilota ex-Porsche, che col suo statuto “silver” completa l’equipaggio del team americano: il regolamento sportivo del WEC prevede infatti che a due piloti dalla status professionistico (“platinum” o “gold”) si affianchi necessariamente un “silver”: Collard, che ha ormai superato i cinquant’anni di età, può correre come “silver”. Il team Penske ha preferito un pilota navigato come Collard piuttosto che un giovane con poca esperienza.

L’Oreca 07 americana viene curata in una struttura basata a Mannheim, vicino a un concessionario Porsche del gruppo Penske. Quello sarà il cervello operativo dell’operazione LMDh in Europa, mentre negli Stati Uniti il programma IMSA sarà gestito dal quartier generale di Mooresville, North Carolina.

Insomma, la Porsche non sta con le mani in mano e ciò che si cela dietro un apparentemente anonimo programma sportivo in LMP2 è da seguire già da ora con attenzione. Tutto questo non vi ricorda la Lola B2K/10 del Taurus Sport Racing che nel 2004, col sostegno di Caterpillar, montò un motore turbodiesel derivato da quello della Volkswagen Touareg? Molti dissero che la Taurus stava accingendosi a fare il “lavoro sporco” in vista di un programma ufficiale Audi col motore turbodiesel. Non avevano forse tutti i torti…