A pochi giorni dal prologo che darà ufficialmente il via alla Season 10 del FIA World Endurance Championship, Ferrari presenta la livrea con cui le 488 GTE di AF Corse difenderanno i titoli mondiali Costruttori e piloti di Alessandro Pier Guidi e James Calado conquistati nella classe LMGTE Pro.
La livrea scelta per le Ferrari si ispira a quella dello scorso anno, con l’inserimento di alcuni elementi grafici che ne accentuano il carattere dinamico e rimarcano il tema dominato dal tricolore della bandiera italiana che, partendo dall’aggressivo frontale, attraversa interamente la vettura dove sarà anche presente il logo celebrativo del 75esimo anniversario della Casa di Maranello.
Il collaudato duo formato da Alessandro Pier Guidi e James Calado, insieme alla nuova coppia costituita da Miguel Molina e Antonio Fuoco già annunciata nelle scorse settimane, debutteranno nel mondiale alla 1000 Miglia di Sebring, atto inaugurale della Season 10, in programma dal 16 al 18 marzo.
La diffusione dell’atteso volume sui trent’anni di Le Mans Miniatures (1991-2021), la marca della Sarthe ha comunicato alcune novità: è già disponibile la Renault 5 Alpine Gruppo 2 (slot 1:32) in versione Tour de Corse 1979, che è stata realizzata in edizione limitata a 200 esemplari. Alcuni altri articoli annunciati all’inizio del 2022 stanno subendo qualche ritardo ma è imminente l’uscita di un simpatico figurino di Ferdinand Porsche in 1:18, che nelle sue mani ha il modellino di una 356.
Con la partenza dei principali campionati internazionali alle porte, i piloti ufficiali di Ferrari Competizioni GT si apprestano a disputare un’annata ricca di appuntamenti che li vedranno protagonisti in Europa e nel mondo.
WEC. Come annunciato nelle scorse settimane, Alessandro Pier Guidi e James Calado difenderanno il titolo mondiale affrontando la stagione 10 del FIA WEC al volante della 488 GTE numero 51 di AF Corse. Al loro fianco, Miguel Molina e Antonio Fuoco sulla numero 52 daranno vita ad un equipaggio inedito nella classe LMGTE Pro. Nella classe Am, Giancarlo Fisichella affronterà una nuova avventura difendendo i colori di Iron Lynx, in coppia con Claudio Schiavoni e Matteo Cressoni, mentre Toni Vilander tornerà a tempo pieno nel mondiale al fianco di Simon Mann e Christoph Ulrich al volante della 488 GTE di AF Corse. Dopo aver conquistato il titolo nella classe LMGTE Am, Nicklas Nielsen e Alessio Rovera quest’anno si cimenteranno nella classe LMP2, sempre assieme a François Perrodo, con un prototipo schierato da AF Corse.
IMSA. Nella serie americana, che ha vissuto il suo primo atto con la 24 Ore di Daytona, Toni Vilander tornerà protagonista a tempo pieno nella serie Endurance, al fianco di Simon Mann e Luís Pérez Companc sulla 488 GT3 Evo 2020 di AF Corse, mentre Cetilar Racing, al debutto nell’IMSA, ha confermato l’impegno di Antonio Fuoco nella classe GTD. Dopo il secondo posto ottenuto alla 24 Ore di Daytona, Risi Competizione sarà al via della 12 Ore di Sebring nella GTD Pro, schierando per l’occasione Davide Rigon, Daniel Serra e Eddie Cheever.
GT World Challenge Europe. Dopo essere stato il primo pilota della storia del campionato a vincere per due volte di fila il titolo di campione nell’Endurance Cup, Alessandro Pier Guidi lascerà spazio al suo compagno di squadra del FIA WEC, James Calado, al volante della 488 GT3 Evo 2020 di Iron Lynx. Per il due volte campione del mondo inglese si tratta del ritorno nella serie dopo l’esperienza del 2020. Calado sarà affiancato da Nicklas Nielsen e Miguel Molina sulla numero 51, mentre sulla numero 71 scenderanno in pista Davide Rigon, Antonio Fuoco e Daniel Serra. Doppio impegno, nell’Endurance Cup e nella Sprint Cup per Andrea Bertolini che, anche in questa stagione, darà la caccia al suo decimo titolo internazionale gareggiando assieme a Louis Machiels con la Ferrari di AF Corse.
ELMS. Dopo aver ottenuto il titolo team e piloti nella scorsa campagna, Iron Lynx conferma il suo programma nella European Le Mans Series proponendo però un nuovo equipaggio composto da Davide Rigon, Matteo Cressoni e Claudio Schiavoni. Per il pilota di Thiene si tratta di un ritorno nel campionato di ACO dopo la sua unica apparizione nel 2016, quando conquistò il terzo posto nella gara di Imola al volante della 458 Italia GT3 di AT Racing.
Pubblichiamo le immagini di un primo blocco di 1:43 Spark previsti per la settimana 11. Nella lista spicca la Mirage GR7 del team di Georg Loos, seconda alla 1000km del Nurburgring 1975; degna di nota anche la Renault 5 Turbo che Ragnotti pilotò nell’Eurocup 1981.
S0315
MIRAGE GR7 N°4 2ème 1000km Nürburgring 1975 H. Ganley – T. Schenken
S2782
TOLEMAN TG184 N°20 Essai GP Italie 1984 Pierluigi Martini
S3994
SURTEES TS9B N°26 4ème GP Espagne 1972 Andrea de Adamich
S3997
SURTEES TS9B N°34 GP US 1972 Sam Posey
S5572
RENAULT 11 Turbo N°121 Tour de Corse Rallye de France 1984 J-P. Deriu – J. Mariani
S5686
ALPINE A210 N°45 13ème 24H Le mans 1967 J. Vinatier – M. Bianchi
S5782
ARROWS A6 N°30 GP San Marino 1983 Chico Serra
S5784
ARROWS A6 N°29 GP Monaco 1983 Marc Surer
S6151
RENAULT 5 Turbo N°1 Renault 5 Turbo Eurocup 1981 Jean Ragnotti
S6985
COOPER T86B N°32 GP France 1968 Johnny Servoz-Gavin
S7639
PORSCHE 911 RS 3.0 1974 Rouge
SF230
CITROEN DS19 N°6 Vainqueur Rallye des Routes du Nord 1963 Lucien Bianchi – Pascal Ickx (300ex)
In un momento storico come questo, vincere le preoccupazioni è di vitale importanza per sopravvivere. In termini più schietti, dopo due anni di più o meno giustificata emergenza sanitaria, non abbiamo trovato di meglio che ficcarci in una guerra in cui non c’entriamo nulla, che se andrà bene ci lascerà rovinati economicamente, e se andrà male… Peggio. Nell’immediato, una delle prime conseguenze è che godersi le macchine vere sta diventando alquanto improbo: tra poco se non succederà un miracolo converrà fare il pieno di Chianti, tanto per essere chiari. Che fare dunque? Abbiamo sempre i nostri cari modelli con cui cercare di svagarci. È poco? È tanto? Non lo so, ma in tanto ci sono, e fanno sempre piacere. I modelli, già… Ma quali sono stati i primi modelli riproducenti auto reali della storia? In generale, ci sono i monumentali modelli CIJ dei primi anni ’20, come la Magnifica Alfa Romeo P2 e tutta la serie di Renault e, soprattutto, Citroën in scala grossa che hanno segnato la Storia del giocattolo d’autore: pezzi maestosi, enormi, costosissimi all’epoca e ancor di più oggi, di una raffinatezza e ricercatezza indescrivibili. Già, ma per la scala regina? Quali sono stati i primi 1:43 non di fantasia ad essere prodotti? Con tutta probabilità, c’è qualche Dinky d’anteguerra (Chrysler Airflow, Peugeot 402, Simca 5, e qualche MG e Lagonda), ma soprattutto ci sono le Märklin della serie 5521, prodotte dalla metà degli anni ’30, nel pieno della Germania nazista. L’idea alla base di questi modelli, estremamente precisi ed accurati per i loro tempi, era semplice: fare in modo che l’automobile, allora relativamente nuovo prodigio del progresso e fonte inesauribile di gloria (sportiva) per il Reich, entrasse nel gioco quotidiano dei bambini, che fino ad allora potevano giocare solo coi modelloni meccanici della Märklin stessa e di altre case, come Schüco, Tippco e Distler, che per costo e ricercatezza erano logicamente ristretti ad un’élite di pubblico. I Märklin 5521, ottenuti in pressofusione di zamak in scala (simil) 1:43, erano un’altra faccenda: economici, ben fatti, in realtà neanche troppo legati al mondo fermodellistico, nonostante la Märklin ne fosse la padrona incontrastata, e soprattutto riproducenti in maniera fantastica-per i tempi e tutto sommato anche per oggi-le più belle vetture Grand Prix della loro epoca, anche in versione Record, più qualche vettura stradale e qualche altro veicolo, come camion, un favoloso Sidecar Zündapp, e veicoli industriali (ad esempio il famoso trattore stradale, che sarebbe poi stato replicato tale e quale dalla Mercury nell’immediato dopoguerra). Erano modelli estremamente semplici: ad una carrozzeria finemente (e pesantemente) riprodotta, contrapponevano inizialmente la mancanza di fondino, come avveniva anche per le coeve Dinky, con gli assi che erano passanti nella carrozzeria. Col passare degli anni, comunque, i fondini rivettati sono arrivati, anche sui modelli più vecchi che erano nati senza, con fissaggi improbabili che ne rendono facilissima la perdita. La sotto-serie relativa alle vetture che animavano l’allora Campionato Europeo Grand Prix, è quella certamente più interessante: sono state prodotte tutte, ma veramente tutte le vetture tedesche che hanno corso o tentato dei Record tra il 1934 e il tardo 1938, con le sole eccezioni della Mercedes 1500 per il Gran Premio di Tripoli e della W154 3000 ultima versione, ma tutte le altre ci sono, e sono in compagnia di una primizia assoluta, che è l’unico modello straniero della serie assieme al Bluebird di Malcolm Campbell: l’Alfa Romeo Bimotore di Tazio Nuvolari, in versione Avusrennen 1935.
Il primo modello della serie, numero 5521/1, è la Mercedes W25 da Record di Rudolf Caracciola, seguita a stretto giro dall’Auto Union Tipo A da Record di Hans Stuck, entrambe vetture poco più che da Grand Prix, ma dotate di tetto. I record, per la Germania come per l’Italia, erano di vitale importanza propagandistica, come e forse più che le vittorie nelle corse “vere”, e la mentalità dei Record è rimasta ben radicata negli uomini cresciuti in quegli anni, da Carlo Abarth a Piero Taruffi a Giuseppe Gilera, che continueranno anche dopo la guerra ad inseguire primati con le loro creazioni. Dopo le prime due vetture da record, arrivarono le omologhe versioni in formato Grand Prix, ed ecco quindi comparire Mercedes W25 e Auto Union Tipo A “normali”.
A quelle poi si aggiunsero molte altre auto, dalle già citate Bluebird e Alfa Bimotore passando per una monumentale Mercedes 770 Torpedo nera denominata semplicemente “Der Wagen des Führers” a catalogo (perché si, la Märklin prevedeva un catalogo stampato, con disegni a colori dei modelli) che ad oggi è forse il modello più raro e costoso di tutta la produzione Märklin, un altrettanto raro KdF-Wagen, ossia il Maggiolino prima maniera (altro modello di rarità e quotazioni disarmanti), alcune belle Adler Streamliner, camion Krupp, e tutta la genealogia delle Mercedes e delle Auto Union di quegli anni ruggenti, e per “tutta” si intende tutta: ogni singola versione è stata prodotta, con riguardo per varianti di carrozzeria anche minime, un impegno di aggiornamento degno di una Spark dei giorni nostri.
Su alcuni di questi modelli, ad esempio l’ultima Mercedes da record del 1938, comparvero le prime aperture della storia: il posto di guida, in cui poteva essere riposto un bel pilotino in piombo con tanto di tenuta e cuffietta bianca, era accessibile sollevando il cockpit, proprio come l’Abarth da record della Solido Serie 100, uscita però quasi venticinque anni dopo.
I modelli si facevano sempre più belli e accurati: comparivano aperture, fusioni sempre più pulite e precise, e fondini rivettati con accenni di meccanica. E non fa niente se le Auto Union avevano il motore dietro con un improbabile albero di trasmissione che partiva in direzione dell’avantreno: i tecnici Märklin avevano precorso di decenni l’Audi Quattro. Oppure, a seconda di come la si vuol vedere, l’Abarth 1000 “coda di papera” della Mercury, che era Bialbero… di trasmissione!
I giocattoli d’epoca sono belli anche per le loro ingenuità: questi non sono freddi e sterili Spark tutti uguali, fatti da cinesi tutti uguali, con attrezzi tutti uguali in un paese dove tutto è uguale, questi non sono neanche del tutto inquadrabili come modelli secondo me: sono dei pezzi d’archeologia, quasi delle monete romane, o delle pergamene medievali.
Se trovate un’Alfa Romeo Bimotore, pensate che quando Tazio Nuvolari vinceva al Nürburgring con la P3 nel ’35, lei c’era già, e guardate com’è fedele alla Bimotore vera in versione Grand Prix. Scioccante. Sono pezzi di vita vissuta di quasi novant’anni fa, e anche con gli occhi di oggi di ingenuità “macro” ne hanno ben poche.
Mahindra ha condiviso il link dove poter leggere e scaricare, in formato digitale o pdf, il libro che commemora i dieci anni di Mahindra Racing, con una prefazione di Anand Mahindra.
A partire dal 2011, Mahindra è entrata nel motorsport scegliendo il motociclismo, la classe Moto3 della MotoGP, in qualità di costruttore. Da quel giorno l’attività della Casa indiana nelle gare motoristiche è cresciuta arrivando ad ottenere vittorie e risultati di prestigio. L’evoluzione nelle competizioni ha portato Mahindra a decidere un cambio di scenario per esordire nella massima categoria riservata a vetture elettriche, quale membro fondatore del Campionato FIA Formula E, diventato nel frattempo Campionato del mondo a tutti gli effetti.
E’ stato costituita a questo scopo una squadra diretta Mahindra, con una dedizione particolare alla sostenibilità e l’obiettivo di puntare al successo, che ha portato a ottenere un palmares di 5 vittorie, 22 podi, 8 pole position e 10 giri più veloci.
La novantesima edizione della 24 Ore di Le Mans, valevole quale terza prova del Campionato del Mondo FIA WEC, si svolgerà dall’11 al 12 giugno 2022. La comunicazione della lista dei 62 equipaggi ammessi, inizialmente prevista la settimana scorsa, è stata rimandata. Tenuto infatti conto delle conseguenze delle recenti decisioni delle autorità sportive internazionali a seguito dell’invasione russa in Ucraina, il comitato di selezione ha deciso eccezionalmente di concedere un’ulteriore proroga di 48 ore per l’eventuale presentazione di nuove domande d’iscrizione alla 24 Ore di Le Mans 2022. I nuovi candidati interessati potranno quindi inviare la loro documentazione da lunedì 7 marzo alle ore 15 a mercoledì 9 marzo alle ore 15. La lista degli iscritti sarà poi diffusa a tempo debito.
Ieri PLIT ha pubblicato una prima gallery di montaggi di Eric Doucet e il post ha ricevuto moltissime visite. Vi proponiamo quindi una seconda rassegna di modelli 1:43 montati da Eric. Stavolta si tratta di Ferrari e Maserati stradali e da competizione, basate su kit di produttori celebri quali AMR, BBR, Le Phoenix e Meri. All’invio di queste foto, Eric ha aggiunto alcune osservazioni sul mondo dei modelli che vi riporto in originale: “A mon âge, j’ai 62 passés, je reste malgré tout un inconditionnel des montages de kits, même si les modèles industriels vendus tout montés sont de plus en plus beaux et d’un très bon rapport qualité/prix. Le montage de kits, reste toujours en quelque sorte un défi à relever et à mener à bien, même si je suis bien loin d’avoir la technique des pros. Je pense quand même que le montage de kits a encore de beaux jours devant lui, même si pour moi, la vue commence à être un problème, j’utilise un casque loupe de figuriniste et mes lunettes pour bien voir de près pour construire mes modèles. Mais Il y a encore des générations plus jeunes qui continuent à pratiquer le modèlisme. Par contre il y a de moins en moins de fabricants de kits donc pour acheter un modèle qui me plait j’achète sur e-bay ou chez Gemini. Je pense donc que le modélisme automobile a encore quelques belles années devant lui.”
La Ford MkIV è un soggetto presente nella vecchia gamma in metallo di Marsh Models, uscita nella metà degli anni ottanta. John Simons aveva da tempo in mente di tornare su questa vettura e il progetto iniziale consisteva nell’aggiornare lo stampo dell’epoca aggiungendo ovviamente maggiori dettagli, come richiede il mercato di oggi. Alla fine però, ha prevalso l’idea di rifare ex-novo anche il master, ed è così che la MkIV di Marsh Models che esce in questo 2022 è un modello totalmente diverso rispetto al glorioso Thundersport in metallo bianco. Il kit è in distribuzione, mentre per i montati ci vorrà ancora qualche settimana. Il modello sarà inizialmente disponibile nelle quattro versioni di Le Mans 1967.
In un periodo in cui AutoModélisme si è assestato su un livello di qualità decisamente mediocre, una rivista come Minauto mag’ può costituire una valida alternativa. Certo, si tratta di due prodotti piuttosto diversi: il primo dovrebbe, almeno in teoria, dedicare maggiore spazio agli artigiani, ai produttori minori e a tutto ciò che si allontani dal cosiddetto mainstream; il secondo è dichiaratamente un house organ, ma questo non gli impedisce di affrontare argomenti non correlati in modo diretto con gli interessi di Tacot. Minauto mag’ non pubblica articoli di approfondimento né visite ai fabbricanti ma presenta recensioni molto ben scritte, oneste e documentate. E se pensate che nel 2022 una rivista cartacea debba proporre le uscite dettagliate delle novità, Minauto mag’ fa per voi: la testata è in parte un catalogo e quindi fa il proprio dovere. Si potrebbe dire che di riviste che riportano con sistematicità le novità ne basta una quando non ne è d’avanzo, per citare don Lisander. Ah, leggete, se vi capita, l’editoriale di Pierre Wattebled sull’importanza degli incontri di persona, una bella ventata d’aria fresca in quest’epoca di restoacasisti convinti.