Esistono versioni che sono diventate pietre miliari nella storia dell’automobilismo sportivo e che non possono mancare quasi in nessuna collezione incentrata sulle competizioni. Una di queste è la Porsche 917LH Martini di Le Mans 1971, pilotata da Elford e Larrousse. In un articolo recente abbiamo passato al vaglio la Porsche 908/3 utilizzata dallo stesso equipaggio alla Targa Florio di quello stesso anno: una mezza delusione, peraltro annunciata.
Con la 917LH Martini, Spark si rifà?
Curiosamente, pur essendo una versione celeberrima, questa vettura arriva nella gamma di Spark solo ora. Altre varianti della 917LH, test e gara, sono già uscite, ma – altrettanto curiosamente – è necessario ricercarle col binocolo fra serie limitate più o meno confidenziali. Questa, invece, esce nella serie standard, quindi né numerata né limitata. Ciò significa che Spark potrà rifarla a proprio piacimento quando sarà esaurita, esattamente come di recente è accaduto con la psichedelica di Le Mans 1970, la cui riedizione, annunciata a maggio, è arrivata nei negozi a luglio.
Tornando alla 917LH di Le Mans, con un modello così famoso, il chiaro intento di un fabbricante che arrivi tardi è quello di produrre un qualcosa che sia in grado senza se e senza ma di sostituire (o affiancare) nelle collezioni quanto è stato già fatto in passato. Volendo cedere alla nostalgia, tutte le volte che vedo questa macchina, ripenso al Marsh Models in metallo, factory built, che mi arrivò da Milano43 nel dicembre del 1988 come regalo di Natale dei miei. Esistevano poi, ovviamente, i kit in resina e in epoca più recente fu Minichamps a vendere diversi esemplari della 917LH Martini numero 21. Per l’epoca, il Minichamps era più che accettabile anche se privo dei tanti piccoli dettagli che facevano ancora la differenza fra un prodotto di massa e un kit speciale. Da questo punto di vista – lo ripeto per l’ennesima volta – Spark ha trovato la quadratura del cerchio.
L’esattezza della linea della 917LH Spark credo sia fuori discussione, con una fedeltà e un equilibrio che rendono perfettamente l’idea dell’auto vera. Se la 917LH del 1970 aveva destato più di una perplessità, la 917 del ’71 è esente da critiche.
Armatomi della migliore documentazione (libri, riviste, fascicoli vari) ho cercato di prendere in contropiede questo modello, non certo per il gusto di criticare, ma per verificare se soggetti come la 917LH siano in grado di “fregare” un ben corazzato gruppo di ricercatori-sviluppatori di progetto.
Iniziamo per una volta dal particolare per passare al generale. In un accesso di acribia pedante ho cercato lo spruzzino per il vetro, posizionato a fianco del tergicristallo e l’ho trovato. Buon segno per Spark e pessimo forse per il mio stato ossessivo ma pazienza. Lo spruzzino in questione è simulato con un semplice bernoccolo stampato con la carrozzeria, ma c’è.
Passiamo a cose leggermente più serie. Manca la minuscola rivettatura attorno al bollo portanumero lato box e le due luci di illuminazione sono di troppo (la loro sede, vuota, era tappata con dello scotch bianco) perché il bollo stesso era autoilluminante. A voler essere proprio pignoli, mancherebbe anche il punzone di verifica ACO bianco, applicato a lato del serbatoio della benzina: un’inezia, ma visto che spesso Spark l’ha riprodotto su altre vetture, perché tralasciarlo? Se non vi va di scartabellare a destra e a manca, eccovi un link utile, dove troverete diverse immagini della vettura in configurazione gara: https://lemans.slot-racing.fr/le-mans-1971/porsche-917-21-fly.html
Per il resto, la rifinitura è impeccabile, e tanti piccoli dettagli lasciano ammirati, come la sistemazione dei deflettori sui finestrini laterali, le decorazioni sulle razze dei cerchi, i gruppi ottici (com’è spesso il caso per Spark) o anche il tergicristallo.
Se lo Spark per qualche ragione dovesse avervi deluso o se cercate qualcosa di ancora più raffinato, potete consolarvi col Vision da 29.000 yen (ossia 225 euro): lì troverete lo spruzzino del tergi riportato e il numero di gara destro senza lucine d’illuminazione… ma anche senza rivetti! Insomma fate voi. A proposito, siccome mi fa fatica impaginare, faccio come fa Rudi Seidel su Auto&Modell (andate a dargli un’occhiata, a parte gli scherzi è un sito che merita): metto tutte le foto in una gallery alla fine e chi s’è visto s’è visto.
Mi rendo conto di aver scritto un’altra recensione un po’ amara. Parziale, sicuramente incompleta. Ma qualcosa continua a non convincermi su questi modelli che tutto il mondo osanna. Vorrei farlo anch’io ma poi trovo sempre qualcosa che delude. Con gli speciali succede lo stesso?





















































