
Una delle leggende metropolitane che si sentono in giro alle borse (o almeno quando c\’erano), sui forum o peggio sui social è quella dei rivenditori che ti affibbiano modelli di seconda scelta a prezzo pieno. Una leggenda che girava all\’impazzata nel periodo in cui Minichamps andava per la maggiore e che oggi ritrovi pari pari a proposito di Spark. Spesso queste dicerie sono messe in giro da gente che non ha mai avuto a che vedere direttamente coi produttori e che quindi non ha la minima idea di come lavorano e che nel migliore dei casi è disinformata e nel peggiore è in malafede per ragioni proprie. Prendiamo il caso di Spark: prima di tutto, il più alto prezzo di vendita nei confronti della concorrenza è legato anche (non solo ma anche) alla percentuale di scarti che vengono tolti dalla produzione perché non rispondenti agli standard minimi. Questi modelli vengono riconvertiti o distrutti e in ogni modo non escono mai per prendere strade secondarie, men che meno verso centri di rivendita conosciuti. Un marchio famoso, peraltro, non correrebbe mai il rischio di bruciarsi la propria reputazione distribuendo prodotti inferiori al livello giudicato accettabile. Quali sono allora le vere origini di queste dicerie? L\’inesperienza, come detto; escludiamo la malafede che si spiega da sola. Per quanto riguarda l\’inesperienza, si possono contraddire i sostenitori della teoria delle prime e delle seconde scelte con semplici argomentazioni statistiche: semplicemente il livello di montaggio di una serie di Spark (ma potremmo dire la stessa cosa di Minichamps, Trofeu, Ixo, Looskmart e qualsiasi altro produttore che va per la maggiore) non è sempre compatibile con le esigenze di ogni collezionista. E ogni collezionista ha anche manie differenti: chi guarda all\’assetto, chi ai peli nelle decals, chi alle incollature dei vetri, chi all\’allineamento dei fari. Raramente chi è maniaco di un aspetto, lo è per tutti gli altri. Esistono tante combinazioni quanti sono gli acquirenti, e già da questo ragionamento potrebbe essere abbastanza chiaro che il concetto stesso di \”prima scelta\” e di \”seconda scelta\” è qualcosa di parecchio indefinito.
Ma poniamo che i criteri di giudizio siano più uniformi di quanto non lo siano in realtà: anche in questo caso possiamo tirare in ballo i numeri. Quando Pego era ancora uno dei distributori di Spark, mi capitava spesso di andare direttamente a Sesto Fiorentino a scegliere modelli da tenere o da rivendere. Là avevo la possibilità di visionare con tutta calma le scatole intere (da dodici pezzi, mi pare) che arrivano direttamente dall\’importatore. Ebbene, su dodici modelli, di veramente perfetti (o quasi) ce n\’erano al massimo un paio.
Cinque erano invece decenti, mentre altri cinque avevano difetti per me non accettabili: decals posizionate storte, sbaffi di vernice, cornici dei vetri montati in modo impreciso…
Dalla Pego allora, ma da Mix Diffusion o dal distributore tedesco oggi, partono centinaia di modelli verso tutta Europa: negozi fisici, rivendite on-line e via dicendo. Ancora oggi mi capita di ricevere da Mix tre o quattro esemplari dello stesso modello e i risultati dell\’osservazione di decine di casi sono più o meno le stesse: un modello eccellente, uno accettabile, magari due con difetti che sono qualche collezionista di bocca buona o non troppo attento (e ce ne sono, in giro) potrebbe tollerare senza batter ciglio.
Il rischio per un collezionista un minimo più esigente di imbattersi in un modello per lui poco buono resta alto e in base alle sue personali esperienze sarà portato a trarre conclusioni che partono da premesse verosimili (non oggettive), quindi solo apparentemente logiche. Chi abbia un minimo frequentato la letteratura classica, dalla Retorica di Aristotele ad altri trattati simili sa bene di cosa sto parlando.
A volte i produttori organizzano vendite speciali per i loro rivenditori, ma si tratta quasi sempre di modelli di cinque, sette o dieci anni fa che hanno la necessità di sgombrare dai magazzini perché non interessano più a nessuno. Oppure, se la merce è davvero fallata, lo dichiarano esplicitamente, come fa BBR con il proprio outlet oppure come faceva Minichamps alla borsa di Aachen. Attenzione, però, perché in questi casi non si tratta di modelli difettosi in origine, ma piuttosto di pezzi utilizzati per mostre o per campionari, oppure leggermente danneggiati, fosse anche solo nelle confezioni.
La leggenda delle seconde scelte circola a proposito dei rivenditori più vari, dai meglio conosciuti ai meno noti. E naturalmente la possibilità di parola data oggi da un social come Facebook ha amplificato a dismisura la quantità di castronerie che ci tocca leggere ogni santo giorno.