Torna nel 2022 il Salone di Ginevra: le date previste sono dal 19 al 27 febbraio

Il comitato organizzatore del Salone di Ginevra ha diramato oggi un comunicato che conferma l\’intenzione di riprendere nel 2022 la consueta manifestazione dopo due anni di interruzione. Pubblichiamo il comunicato nella sua interezza, sperando davvero che le condizioni permettano la ripresa di un evento la cui mancanza si è fatta sentire in questo biennio così strano. 

Le Geneva International Motor Show (GIMS) a ouvert les inscriptions pour sa prochaine édition qui se déroulera du 19 au 27 février 2022. Les exposants auront jusqu’à la mi-juillet pour s’inscrire à l’événement 2022. Cette 91e édition du salon s’annonce prometteuse et inédite, à condition, bien sûr, que la situation pandémique y soit favorable.

Le prochain Geneva International Motor Show se tiendra à Palexpo, dans neuf mois seulement. Compte tenu de ce timing très serré, les exposants sont d’ores et déjà invités à s’inscrire et à commencer la préparation de leur stand, pour cet événement qui sera sans nulle doute l’un plus importants dans leur calendrier marketing. Les exposants pourront par ailleurs participer aux deux journées de presse exclusives le 17 et 18 février, qui se dérouleront juste avant l’ouverture officielle du show.
 
En présage d’une édition différente, le directeur général du GIMS, Sandro Mesquita, a annoncé : « Avec l’ouverture des inscriptions, l’organisation du GIMS 2022 est officiellement lancée. Mon équipe et moi-même nous réjouissons de bientôt présenter notre concept aux exposants et, par la suite, au public. Nous espérons vivement que la situation sanitaire et les conditions cadres politiques liées au COVID-19 nous permettra de donner vie à ce projet.»
 
Le GIMS, référence incontournable des salons automobiles depuis plus d’un siècle, sera donc bel est bien de retour, avec l’ambition de surprendre à la fois fans et exposants. Dans les semaines à venir, de plus amples détails sur le concept du prochain GIMS seront présentés.

À propos du Geneva International Motor Show (GIMS)
Le Geneva International Motor Show a été un tremplin pour l’avenir de la mobilité depuis 1905. Largement reconnu comme le salon automobile le plus important d’Europe, et l’un des plus prestigieux et influents du monde, le GIMS attire à chaque fois plus de 10\’000 journalistes et plus de 600\’000 visiteurs à Genève. Après l’annulation des éditions 2020 et 2021 à la suite de la pandémie, le salon a désormais mis le cap sur l’édition 2022 très attendue. L’organisatrice et titulaire de droits du GIMS est la fondation «Comité permanent du Salon international de l\’automobile» avec siège à Genève.

Segnali & segnali: Starter e i pannelli per il box Toyota a Le Mans 1992

Hanno destato parecchio interesse i brevi thread sulle miscellanee \”robustelliane\” apparsi nei giorni scorsi. Ripetiamo l\’iniziativa con qualcosa di ancora più oscuro (gli accessori di Robustelli godevano, allora come oggi, di una nutrita schiera di estimatori e non poteva essere altrimenti). Questi accessori di Starter, invece, debbono essere passati parecchio più inosservati. Si tratta di riproduzioni in fotoincisione, con la base da piegare, di quei pannelli che si sistemano nella corsia box per permettere alle vetture di arrestarsi nella giusta posizione per rifornimento e cambio gomme. I due pannelli sono relativi alla 24 Ore di Le Mans 1992: vetture numero 33 (una Toyota TS010) e numero 35 (Toyota 92C-V). Il sacchetto con il pannello della numero 35 contiene anche una decal supplementare da applicare sul lato opposto, mentre il pannello per la numero 33 ne è sprovvisto. Che si tratti di due accessori ufficialmente prodotti da Spark lo confermano i cartoncini con la dicitura esatta del modello e la foto dell\’articolo. 

Ignoro se queste fotoincisioni fossero presenti anche nei relativi kit, che non ho sotto mano e che sarebbe interessante esaminare. Fatto sta che agli inizi degli anni novanta, con un mercato che iniziava a subire le prime battute d\’arresto, anche i marchi che andavano per la maggiore cercavano di diversificare la loro offerta con gadget e trovate varie (André-Marie Ruf in questo era maestro e soprattutto fra la fine degli anni novanta e l\’inizio dei duemila, dette fondo a tutta la sua creatività). Starter commercializzò altri pannelli come questi? E\’ lecito pensarlo. Non avevo mai visto questi piccoli oggetti prima di oggi, e vi assicuro che sono in buona compagnia. Magari qualcuno ne saprà di più. Interventi e commenti dei lettori, come al solito, sono i benvenuti. 

Riedizione per la Porsche 917LH Le Mans 1970 #3 di Spark (S0928)

Che i modelli della serie standard di Spark non diventeranno mai realmente rari lo testimoniano le riedizioni, peraltro perfettamente lecite, che si susseguono di mese in mese. Qualche giorno fa è stata annunciata una nuova produzione della Porsche 917LH psichedelica di Le Mans 1970, art. S0928. 

Rassegna stampa: AutoModélisme n.275 (maggio 2021)



Questo terzo numero della nuova gestione belga di AutoModélisme è indubbiamente migliore rispetto alle prime due uscite, decisamente mediocri. Si nota quantomeno lo sforzo di proporre dei contenuti meno banali, con articoli oltretutto meglio documentati e meno superficiali nei testi. La grafica può piacere o meno: a me non piace perché, come ho detto in altri interventi, \”spara\” eccessivamente modelli troppo piccoli come gli 1:43, che non sono adatti a riempire metà pagina di una rivista. 



Detto questo, gli argomenti possono anche essere abbastanza interessanti: si spazia dagli articoli tematici (la pubblicità degli alcoolici sui modelli, i camion Berliet, storia dell\’Abarth, prima di due puntate) alle collezioni private (bella, per chi apprezza il genere, la raccolta delle ambulanze francesi), ad alcuni confronti più specialistici, come la comparazione del modello attuale della Mercedes di Rudi Caracciola realizzato da Rio, con lo stesso modello uscito originariamente: una prova che anche i produttori tradizionali di diecast provano ad evolversi. Iniziano le recensioni delle novità, con in primo piano la Jidé Gr.4 di OttOmobile in 1:18. 



Ripeto, stavolta la rivista è tutt\’altro che malvagia e i contenuti stanno finalmente iniziando a prendere una loro quadra. Tornando alla grafica, oltre che rendere un pessimo servizio a certi modelli, un\’impostazione visuale di questo genere rende la rivista forse più corposa, dato che tutto si dilata oltremisura e una scarna recensione può arrivare ad occupare tre pagine, ma la rende anche meno \”seria\”, non so se rendo l\’idea; meno autorevole, più leggera, e questo è sempre un peccato. 

Si sa finalmente qualcosa anche per quanto concerne gli Hors-Série: nel 2021 ce ne saranno tre, che si accompagneranno agli otto numeri normali. Il fascicolo su Le Mans 2021 è confermato, ma l\’edizione 2020, perduta con la fine del precedente editore, non sarà ripresa in una pubblicazione a sé, bensì sarà recuperata a mo\’ di inserto centrale nel quaderno del 2021. E\’ già qualcosa. 

I segnali stradali in 1:43 di Rino Robustelli: un esempio di montaggio

Ringraziamo Umberto Cattani per averci inviato un saggio dei segnali stradali di Robustelli montati e rifiniti, a integrazione del breve articolo apparso il 23 maggio 2021 sul blog e che potete leggere a questo link: http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2021/05/variazioni-sul-tema-robustelli-e-i.html

Variazioni sul tema: Robustelli e i segnali stradali di gare mitiche

Gennaro Robustelli fu forse uno dei primissimi ad aver compreso l\’importanza degli accessori di decorazione anche nel mondo dell\’1:43 speciale. Accanto alla sua eccezionale gamma di cerchi e  fotoincisioni, Rino sviluppò verso la fine degli anni ottanta alcuni set che suscitarono l\’interesse dei collezionisti. Molti ricorderanno, ad esempio, le riproduzioni dei pannelli di segnalazione box della Ferrari, elementi puramente commemorativi-decorativi, che rappresentavano una novità assoluta. Più incentrata sullo scopo modellistico, uscì nel 1988 una confezione che permetteva di realizzare alcuni segnali stradali legati a gare importanti: vi si trovava il pannello Cerda (per la Targa Florio), l\’indicazione Le Mans, il Col du Turini (Rallye Monte Carlo) e l\’indicazione dell\’Equatore per il Safari. 





Il supporto dei segnali e le relative staffe erano in fotoincisione; la superficie era stampata in decal (con \”effetto ruggine\”) dalla Cartograf e nella confezione venivano forniti i paletti in ottone, già tagliati alla giusta altezza. Scoprire o riscoprire certi oggetti ormai consegnati alla piccola storia dell\’automodellismo 1:43 fa davvero apprezzare l\’inventiva e la capacità tecnica di tanti marchi che non si limitarono solo alla produzione di modelli.

Aggiornamento del 24 maggio 2021: vedi anche https://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2021/05/i-segnali-stradali-in-143-di-rino.html


Un\'idea di professionismo: montare modelli o andare al mare?

A parte qualche invidioso in malafede con cui non vale la pena perdere tempo, capita a volte di sentirsi dire: \”eh, ma con quei prezzi riuscirei anch\’io a fare una serie di montati come si deve\”. Argomento antico ma sempre d\’attualità. Il prezzo di alcune serie montate, oltre che dal \”nome\” del modellista, che di per sé può avere un valore in quanto conosciuto, stimato o semplicemente alla moda (sono le leggi del mercato), presuppone una competenza acquisita in anni e anni di esercizio. Certo, anche un ottimo dilettante può far propria una conoscenza approfondita delle tecniche, tale da farlo avvicinare come risultati a un professionista. Potrà forse montare un modello di elevata qualità che per un istante lo farà sentire vicino a un Magnette o a un Jean Liatti. Ma gli mancherà, nella stragrande maggioranza dei casi, la continuità. 


Nelle mie peregrinazioni sui circuiti ho spesso sfruttato il pass di fotografo appostandomi nei pressi delle curve ad osservare i piloti. A Le Mans, un Kristensen, un Pirro, un Capello o un McNish arrivavano alla staccata sempre alla stessa velocità, frenavano sempre nello stesso punto, modulavano sempre allo stesso modo e riacceleravano sempre nello stesso momento. Questo per giri e giri, per ore e ore dei loro turni di guida. La continuità e l\’assenza di errori contribuivano a vincere le gare. Un dilettante veloce magari avrebbe potuto eguagliare i loro tempi (o fare addirittura meglio, nella foga di esagerare), ma ad un giro buono ne sarebbero seguiti cinque o sei mediocri – con quali conseguenze potete facilmente immaginare. 

Nel modellismo entrano in gioco gli stessi fattori: in una serie montata tutti gli esemplari debbono essere rifiniti allo stesso livello, senza contare che l\’artigiano a volte è chiamato a far bene lavori che non lo appassionano, e nulla deve trapelare dal risultato finale. 

Il professionista è pagato per dare una garanzia di stabilità, per applicarsi anche quando avrebbe voglia di andare al mare e per rispettare certe tempistiche. Questo mi è venuto in mente stamani imballando le ultime Porsche 934/5 di Madyero ancora da spedire. 

Il Museo Matra a Romorantin-Lanthenay (Loir-et-Cher, Francia)

La riapertura dei musei dal 19 maggio scorso in Francia ci ha consentito una visita all\’Espace automobile Matra di Romorantin-Lanthenay, nel dipartimento Loir-et-Cher. Il museo, aperto dal 2000, è situato nella bella ex-fabbrica della Beaulieu (fotocamere e cineprese), che già di per sé fa parte di quel vasto patrimonio di siti industriali notevoli di cui la Francia è ricchissima. Lo spazio espositivo, di proprietà comunale, si estende per circa 3000 metri quadri e traccia l\’intera storia della marca dal 1964 al 2003, attraverso una cinquantina di vetture, affiancate da un\’eccezionale collezione di motori e parti meccaniche, memorabilia e documenti. La totalità del materiale esposto appartiene alla famiglia Lagardère.  

Solitamente il museo aggiunge anche una mostre tematiche, ma in questi mesi, a causa della crisi sanitaria, non è stato possibile organizzare iniziative complementari. In tempi \”normali\” la struttura conta circa ventimila visitatori l\’anno, e l\’affluenza anche di non appassionati del mondo dell\’auto è garantita anche dall\’interesse storico-culturale di tutta l\’area geografica. Di recente, la proprietà Lagardère è tornata nell\’occhio del ciclone per la vendita della Matra MS670 vincente di Le Mans 1972, peraltro necessaria per il ripianamento di gravi vertenze sindacali. La collezione Matra si è quindi privata, lo scorso febbraio, del suo pezzo forse più prestigioso. 



L\’idea di sostituire la vettura con una copia-manichino, suggerita mesi fa, sembra oltretutto già passata nel dimenticatoio. Tutto sommato poco male; quello che il museo ha perso non può essere sostituito da un manufatto recente e il museo resta comunque di grande interesse. Oltretutto sappiamo che nella maggior parte dei casi, una vettura da competizione del passato, a meno che non venga rinchiusa subito in un museo (e non è questo il caso della MS670 che dopo Le Mans ha continuato ad essere impiegata in gara), è soggetta a tante di quelle modifiche che definirla originale a distanza di quaranta o cinquant\’anni di vicissitudini e di passaggi vari è quantomeno temerario. Vi presentiamo qui una gallery del museo Matra. Foto di David Tarallo   




Gallery: Alfa Romeo 155 TS BTCC 1994 Gabriele Tarquini (asta RM Sotheby\'s, Milano 21 giugno 2021)

Il prossimo 15 giugno si terrà al Palazzo Serbelloni di Milano un\’asta di Sotheby\’s. Fra i lotti più interessanti e originali vi è l\’Alfa Romeo 155TS con la quale Gabriele Tarquini ottenne una storia vittoria nel BTCC del 1994. Grazie a Sotheby\’s possiamo pubblicare una gallery completa della vettura. Le foto ritraggono la 155 così com\’è oggi, proprietà dello stesso Tarquini, che l\’ha conservata col massimo scrupolo. Pur non essendo foto d\’epoca, queste immagini possono rivelarsi utili per i modellisti in cerca di dettagli supplementari. L\’originalità della 155 in questione garantisce una notevole fedeltà storica. Questo esemplare è il telaio 90080, che fu utilizzato da Tarquini alla fine della stagione a Silverstone, dove il pilota abruzzese ottenne un podio in gara-1 che gli valse la conferma del titolo, prima di vincere gara-2. Nell\’ultima tappa della stagione Tarquini non si classificò in gara-1 ma concluse al quarto posto in gara-2. La 90080 fu utilizzata poi in alcuni test in vista della stagione 1995, prima di essere riportata alle specifiche 1994 dall\’Alfa Corse a Torino, che la regalò a Tarquini, come omaggio da parte di Giorgio Pianta. 

Foto: Courtesy RM Sotheby\’s




Le immagini del Concorso d\'eleganza Città di Trieste, 14-16 maggio 2021

Si è svolta dal 14 al 16 maggio scorso la prima edizione del Concorso di Eleganza Città di Trieste organizzato dal Club ACI Storico, l\’Automobile Club di Trieste, e l’AAVS – Associazione Amatori Veicoli Storici, con il patrocinio dell’Automobile Club d’Italia, della FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) e della FIVA (Fédération International des Véhicules Anciens).

Tra le splendide auto in concorso, la Ferrari 250 Tour De France del 1957 ha conquistato i favori del pubblico, aggiudicandosi un premio speciale attribuito dagli spettatori triestini.

La giuria, presieduta dal Presidente dell’Automobile Club d’Italia, Ing. Angelo Sticchi Damiani, composta da Lorenzo Boscarelli, Presidente dell’Associazione Italiana per la Storia dell’Automobile, David Giudici, Direttore di Ruoteclassiche, Youngtimer e AutoItaliana, Giorgio Marzolla, esperto e collezionista di auto storiche e affiancata da una commissione tecnica composta da Dino Cognolato, fra i più famosi restauratori a livello mondiale, e Sergio Schiavon, anch’egli esperto restauratore, ha poi attribuito i premi d’onore ai vincitori delle sette classi di età.

Best in Class anni ’10: la Fiat Zero del 1913, tipo di carrozzeria Torpedo Stabilimenti Farina, ritenuta la prima “utilitaria” FIAT.
Best in Class anni ’20: la Diatto 20S del 1924, carrozzeria sportiveggiante tipo Bateau, molto in voga nel decennio, che ricorda le linee di una barca. Costruita da E.Mouche a Lione.
Best in Class anni ’30: l’Alfa Romeo 6C 2300 Mille Miglia del 1938, carrozzeria Berlinetta Touring. Rappresenta l’evoluzione delle linee della carrozzeria Touring sul nuovo telaio a ruote indipendenti.
Best in Class anni ’40: l’Alfa Romeo 6C 2500 S Cabriolet Pinin Farina del 1945. Pinin Farina nel dopoguerra costruisce le auto aperte dell’Alfa. Questo esemplare è un pezzo unico prima della ripresa postbellica.
Best in Class anni ’50: la Lancia Aurelia B24 del 1955, carrozzeria Pinin Farina, nella sua versione Spider cosiddetta “America” munita di hard-top.
Best in Class anni ’60: la Ferrari 275 GTB 6C del 1965. Berlinetta, carrozzeria Scaglietti su disegno di Pininfarina. Questo esemplare è uno dei pochi costruiti in alluminio e munito di 6 carburatori doppio corpo.
Best in Class anni ’70: la Ferrari Dino 246 GT del 1972. La Dino 246 è l’evoluzione finale della Dino 206 costituita come marca nel 1968. Questa Berlinetta a due posti è realizzata dalla carrozzeria Pininfarina.

L’Alfa Romeo 6C 2300 Mille Miglia del 1938 si è poi aggiudicata anche il Trofeo “Concorso di Eleganza Città di Trieste” come vettura “Best of Show”. Piazza Unità d’Italia ha visto protagoniste anche le 10 Moto Guzzi che il Club ACI Storico ha selezionato per celebrare i cento anni del marchio dell’aquila.
In una speciale cerimonia sono state premiati i modelli: Moto Guzzi Sport 500, Moto Guzzi Sport 15 500, Moto Guzzi V7 Sport 750, Moto Guzzi Motoleggera 65 “Guzzino”, Moto Guzzi Galletto 160/175/192,Moto Guzzi MGX-21 1400.

Foto di Bruno Libero Boracco e AAVS.