Fiat 131 Abarth Diesel London-Sydney 1977

Nel 1977, anno del titolo mondiale rally con la 131 Abarth, il Reparto Corse Abarth fu impegnato anche nella partecipazione al raid Londra-Sydney, una maratona che godeva di una grande copertura mediatica. Si decise per una versione diesel della Fiat 131, al fine di promuovere la commercializzazione della vettura stradale, prossima a essere lanciata sul mercato.

Le tre vetture destinate al raid si caratterizzavano per una carrozzeria a due porte dalle caratteristiche abbastanza simili a quelle della 131 Abarth Gruppo 4, tranne che per i paraurti anteriori e posteriori, uguali al modello di serie. Il motore era un 4 cilindri diesel da 2,4 litri capace di 72cv a 4200 giri, con lubrificazione a carter secco. Il cambio era a 5 rapporti con differenziale autobloccante. Il serbatoio era stato portato a 100 litri di capienza per un’autonomia di oltre mille chilometri. Il peso in ordine di marcia era di 1150 kg e la vettura poteva raggiungere una velocità massima di circa 140 km/h.

La prova delle Fiat, in una gara vinta dalla Mercedes di Andrew Cowan, fu positiva: Neyret/Hoepfner giunsero quindicesimi e Baghetti/Carletti ventitreesimi. La terza vettura, affidata alla Dacrémont e alla Vanoni, si schiantò contro un’altra auto dopo un dosso. La Dacrémont ne uscì in pessime condizioni e le ci vollero non meno di due mesi per ristabilirsi completamente.

Dovrebbero essere quattro gli esemplari costruiti della 131 Abarth Diesel: un muletto utilizzato per i test (targa TO-P97972), più le tre vetture impiegate in gara da Neyret/Hoepfner (TO-R05874), Dacrémont/Vanoni (TO-R05875) e all’ex pilota di F.1 Giancarlo Baghetti, da fine anni settanta testimonial Fiat, col navigatore Carletti (TO-R06166).

L’intera spedizione Fiat alla Londra-Sydney è storicamente significativa e meriterebbe maggior spazio e approfondimento, per le numerose implicazioni tecniche e anche commerciali. Il team era gestito da Bob Neyret, dentista titolare dello sponsor Aseptogyl, che in quegli anni promuoveva in modo entusiastico l’attività agonistica con un formidabile team di ragazze impegnate soprattutto nei rally con le Alpine-Renault A110.

Tornando alla 131 diesel, in questa pagina vi presentiamo una bella elaborazione appena terminata da Fabrizio De Gennaro, su base Norev 1:43 (foto sotto a sinistra).

La versione prescelta è la vettura della Dacrémont. Moltissimi i dettagli aggiunti o trasformati. Gli interni sono stati completamente rivisti, mentre le decals sono state disegnate e stampate espressamente per questo modello, dopo che l’acquisto di un foglietto… “artigianale” (troppo artigianale!) si era rivelato quantomeno deludente. Il risultato finale è eccellente, e il modello va ad arricchire la collezione di Fabrizio, da sempre appassionato dei marchi italiani.

Marsh Models: aggiornamenti

Il kit Marsh Models (1:43) della Chaparral 2D 12 Ore di Sebring 1966 (MM322) è pronto e John Simons sta lavorando ora sui primi montati. Uscite anche le Ford MkII di Le Mans 1966, in kit e montate (art.MM323), basate su un master completamente rifatto rispetto al modello in metallo bianco uscito negli anni ottanta. Dopo aver osservato diverse foto dei modelli, il muso non ci convince appieno (immagine sotto).

E’ prevista anche (MM324) la Ford MkIIB del ’67, i cui pezzi saranno presto inviati per lo stampaggio, dopo la prova definitiva delle fotoincisioni.

La Mazda RX-7 e la 24 Ore di Spa 1981

Come appassionato di automobilismo e di modelli sono cresciuto negli anni in cui alla 24 Ore di Spa correvano le Gruppo 1 e 1.5. Probabilmente, guardando indietro oggi, non gli anni più gloriosi di quella gara, ma quando sei ragazzino qualsiasi cosa è in grado di segnarti per sempre, tanto più che le macchine del Trofeo Trans Europa me le ero viste alla 24 Ore del Mugello. Le turismo di serie da pista, forse l’ultima delle categorie in termini di fascino (ma sarà vero?) hanno così dominato i miei anni delle elementari, quando riempivo i quaderni di disegni della BMW 530 arancione fluorescente – sponsorizzata da Tin Tin e Plastic Bertrand – che avevo conosciuto grazie a un transkit di GC Hobby da utilizzare sul Solido.

Mi piacevano le BMW 528 e le 530, con quel loro sguardo drammatico. Anno dopo anno, la sfida era di controllare su Autosprint un martedì di luglio, se le BMW ce l’avessero fatta ancora una volta alla 24 Ore di Spa. Figuratevi la mia sorpresa quel 28 luglio 1981 quando lessi della vittoria di una Mazda RX-7. Un aggeggio con guida a destra e che non somigliava manco per niente a una turismo le aveva suonate a BMW e Ford Capri. Per lo più con un motore rotativo, che non sapevo esattamente cosa fosse ma la sentivo come una cosa strana, da cartone animato e poco seria. Non chiedetemi perché.

24 Ore di Spa 1981: la Mazda RX-7 de TWR vittoriosa con Tom Walkinshaw e Pierre Dieudonné

Tra parentesi, giochi della storia: 1981 vittoria di una Mazda con motore Wankel a Spa; 1991, dieci anni dopo, vittoria a Le Mans. Ci avete mai pensato?

Ok, sia come sia, superato il primo momento di disgusto, mi misi a leggere il resoconto su Autosprint. Si chiudeva un’epoca, e dall’anno successivo le vetture di Spa avrebbero ottemperato ai nuovi regolamenti Gruppo A e N, peraltro senza troppi stravolgimenti (almeno dal punto di vista estetico), dato che i ben più esotici Gruppi 2 dal 1977 erano stati tolti di mezzo dalla gara.

AutoHebdo di giovedì 30 luglio 1981. Mazda illumine…

Abbastanza presto, sempre su Autosprint, uscì un articolo su come elaborare la Mazda MX-7 della Tomica (che improvvisamente aveva guadagnato interesse fra i collezionisti di tutta Europa) nella vettura vincente a Spa. La cosa era intrigante, tant’è vero che in quel periodo il nostro Rino Robustelli mise a punto uno dei suoi favolosi transkit, sviluppato con la collaborazione di Playtoy, un negozio di Berchem (un quartiere di Anversa), che da anni realizzava modelli in metallo bianco di buona qualità.

Il civico 109 di Strijdhoflaan a Berchem, dove si trovava Playtoy nei primissimi anni ottanta. Oggi vi è un negozio di prodotti di bellezza

A differenza dei transkit della serie standard, questo venne commercializzato già provvisto di base Tomica. Robustelli aveva messo la propria classe per i pezzi aggiuntivi in metallo bianco (paraurti, interni…) e per le straordinarie ruote tornite con elemento centrale fotoinciso. Le decals, come al solito, erano di Cartograf. Molto dettagliate le istruzioni, con diversi disegni, schemi e parti descrittive. La trasformazione non era facilissima (ma erano del resto facili i transkit di Rino su base Heller?), né peraltro Robustelli si rivolgeva a un pubblico di neofiti. Se si aveva un po’ di talento ed esperienza ne veniva fuori un modello coi controfiocchi.

Altri modelli uscirono della RX-7 di Spa, fra cui il Bizarre, il classico resincast già bello pronto che ti permetteva di inserire in collezione un modello più che decente, anzi molto buono a un prezzo imbattibile. Certo. Ma sapete com’è, per me la RX-7 vincente di Spa è da sempre il Tomica trasformato col suo transkit Robustelli. Il modellismo fa fermare il tempo.

Ferrari 312 PB Buenos Aires e Kyalami 1971

testo e foto di Renato Scotti di Uccio

I Solido d’epoca sono modelli eccezionali che ancora oggi possono competere a pieno titolo con le più moderne riproduzioni… Ciò non esime alcuni “malati” dal metterci mano per esaltarne la veridicità o per realizzare qualcosa di mai riprodotto.

Con questa piccola testimonianza voglio rendere omaggio alla marca francese ma anche alla Ferrari 312 PB del 1971 che in ambito modellistico non è stata, a mio parere, onorata come avrebbe dovuto.

Il modello die-cast più bello è sicuramente il Solido, per l’appunto, che all’epoca immediatamente modificai per riprodurre la vettura di Giunti di Buenos Aires 1971.

Come si può vedere le modifiche si limitarono all’inserimento di un pilota ed alla verniciatura del casco, così come verniciate furono anche i numeri di gare e degli sponsor (all’epoca non era facile riprodurre a stampa le decalcomanie).

A distanza di tempo, in occasione del completamento della collezione delle Ferrari vincitrici a Kyalami, ho rimesso le mani su questo modello che rimane il migliore in circolazione (dovrei dire l’unico, in quanto il modello della Brumm è ricavato dalla loro iniziale riproduzione della 312 PB del 1972 con conseguenti imprecisioni).

Per riprodurre la versione vincitrice nel 1971 alla 9 ore di Kyalami sono partito ancora una volta dal Solido, operando sul modellino le stesse modifiche che furono fatte sulla vettura vera nel corso dell’anno.

L’analisi più dettagliata della documentazione ed una maggiore dose di coraggio mi ha fatto prendere in mano il trapano per correggere l’errore più importante del modello Solido, per cui, prima di passare alla nuova, mi sono dedicato alla mia vecchia elaborazione.

Impresa non facile perché si trattava di fare gli incavi nella carrozzeria per accedere ai tappi dei serbatoi. Una conformazione particolare molto diversa da quella presente sulle auto del ’72.

La versione di fine anno aveva i fari, un diverso specchietto retrovisore, delle prese d’aria Naca sul cofano motore (ormai col trapano in mano non trovo pace…), dei nuovi spoiler e delle nuove decals…

Ok, non saranno dei capolavori di verniciatura e montaggio come quelli dei modellisti bravi ma sono pur sempre delle riproduzioni precise storicamente e nel complesso fedeli, merito soprattutto della ottima base di partenza: l’imbattibile modellino Solido.

La tarte tatin buonista

di Riccardo Fontana

Sabato mattina.

Sono arrivato a casa alle tre di notte stravolto dopo una giornata al mare, ho dormito fino a mezz’ora fa.

Aperti gli occhi, nel rincoglionimento del risveglio, ho commesso un errore imperdonabile: ho aperto Facebook.

A parte il fatto che tutti i miei like sono a pagine ed argomenti a tema motori, quindi veramente non capisco su quali basi questo bicchiere di liquame suino di social continui a “suggerirmi” (?) contenuti di pagine sfigate sulle dichiarazioni di starlette a Verissimo o Domenica In (tutti contesti i cui “protagonisti” – se si facesse a modo mio – popolerebbero la Siberia in abiti estivi già da anni), può capitare di fermarsi una frazione di secondo a leggere cotanti irrinunciabili “suggerimenti”: oggi ce n’è uno “sulla bocca di tutti”, Laura Chiatti che dichiara che l’uomo che sparecchia il tavolo e fa il letto la fa diseccitare.

In effetti, in Amici Miei, “Sparecchiavo” lo diceva la figlia del Mascetti, non Giovannone il Sottocuoco, ma a parte questo, siccome l’irrorazione di sangue al cervello era ancora troppo scarsa per donarmi la necessaria lucidità di azione, ho aperto i commenti…

Grande Spirito del Popolo degli Uomini, perdonami…

Orde scomposte di… Di che? Di tutto, uomini donne e ibridi che si scandalizzano e mettono questa (che manco so bene chi sia) al rogo, parlando di mentalità ferma ad ottant’anni fa ed altre delizie evitabilissime.

Signori, siamo ufficialmente alla follia: qui la norma del mondo è diventata l’uomo che gira in gonna e tacchi (vedi Lewis Hamilton) e che fa le faccende di casa.

La donna che fa? Nulla, gli regala cioccolatini e lo corteggia, lo aiuta a depilarsi le gambe eventualmente, però al ristorante paga lui, perché la galanteria verso il sesso debole guai a toccarla: lì diventano quasi tutte delle vedove addolorate di Corleone nel 1885, perché femminismo si, ma “à la carte”, che ca nisciuno è fess’.

Il femminismo del nuovo millennio: non era facile raggiungere le vette di schifo del patriarcato nelle sue forme più accanite, ma queste sfigate coi pinocchietti ce l’hanno fatta, e non si mettono mai in dubbio, sono tenutarie della verità cosmica e guai a toccargliela.

Siamo diventati una gran bella società di merda, non c’è che dire: in un mondo in cui non puoi più fare niente e in cui non c’è più lo straccio di un diritto, i problemi sono questi.

Una che dice che la arrapa di più uno che lavora in cantina sulla moto invece di dare l’Argentil sulla maniglia della porta col grembiulino ed il cachemire scatena le rivoluzioni.

L’armocromista, indispensabile per apparire (come se lì il problema fosse l’abbinamento cromatico).

Dire negro.

Tu i neri puoi anche ammazzarli o schiavizzargli i figli di cinque anni per estrarre il litio per fare le batterie delle auto elettriche destinate a dei ricchi fancazzisti, ma non chiamarli negri che sennò sei un mostro senza cuore, disonesto porco e pedofilo.

Sapete qual è il bello? Che sono proprio i ricchi fancazzisti fautori supremi dell’elettrica i più attenti e zeloti in questo senso: c’è su YouTube una magnifica intervista al Presidentissimo Sandro Pertini – uno che contrariamente a questa insulsa feccia sapeva cos’erano la praticità e la sinistra – che parlando degli anni del suo esilio in Francia la parola “negri” la usa qualche decina di volte.

Ecco, diamogli del fascista dunque, così risorge e fa un po’ di giustizia spiccia.

Mi viene in mente il concetto della tarte tatin, dura fuori e fondente dentro: ecco, noi siamo come delle tarte tatin in un certo senso, buoni fuori e pezzi di merda dentro.

Ipocriti, imbecilli, degni dell’estinzione.

Sfogo esaurito, si torna a fare cose più utili e succose, tipo parlare di motori e di modelli.

Ancora sulle elaborazioni della Porsche 917/10 Solido

Ci siamo occupati ieri di un’elaborazione su base Solido (https://pitlaneitalia.com/2023/05/06/porsche-917-10-aaw-interserie-1972-leo-kinnunen/). Ringraziamo Umberto Cattani per averci inviato la foto di un’altra versione (immagine sopra), accompagnata da questa breve descrizione:

Modello montato nel 1977 secondo le dritte della guida MS Solido. Decalcomanie di Jacques Grelley, cofano motore tagliato usando un seghetto da traforo ed una moltitudine infinita di lame, lo zama delle Solido è duro come un macigno. L’azzurro è l’Humbrol, applicato a pennello. 

Hai detto Solido? Alcune elaborazioni d’epoca di Marco Nolasco

Da Marco Nolasco riceviamo foto e descrizioni di alcune trasformazioni da lui eseguite in passato su basi Solido (in questi giorni PLIT si sta occupando spesso di questo tema, che suscita puntualmente grande interesse, a riprova del fatto che il marchio francese possiede davvero un appeal unico). Entriamo subito in medias res.

Come minacciato rieccomi con qualche mio pasticcetto d’epoca su base Solido. Inizio con due Porsche n. 86 di catalogo del 1979. La prima è la nota 936/77 di serie che vinse la 24 ore di Le Mans del 1977 con Barth, Haywood e Ickx, telaio 001, elaborata il giusto come si usava allora, o almeno, come usavo fare io. La seconda è una elaborazione dello stesso modello e riproduce la 908/80 936/80 che si ritirò sempre a Le Mans nel 1981 con Joest, Niedzwiedz e Whittington, telaio Joest 80-004, con decals Record.

Vedi anche foto di apertura, ndr.

Continuo con la Lancia Stratos che vinse il MonteCarlo del 1975 con Munari e Mannucci, che non è basato sulla n. 73, che all’ epoca della mia elaborazione non era ancora uscita, ma sulla n. 27 “Tour de France”. Se avessi immaginato che sarebbe poi uscita la versione “giusta” avrei risparmiato un sacco di fatica, di stucco e di lamierino…

Chiudo con questa Ford Fiesta Gr 2 che arrivò 10ma al Montecarlo del 1979 con Vatanen e Richards. La base è il Solido n. 53 del 1979 ed è elaborata con il transkit Tron n. TK17.

Porsche 917/10 AAW Interserie 1972 Leo Kinnunen

testo e foto di Riccardo Fontana

A grande richiesta, ecco come promesso le foto della Porsche 917/10 elaborata su base Solido recuperata da Tiny Cars la scorsa settimana.

La versione prescelta dall’ignoto modellista che la eseguì ormai parecchi decenni orsono, è relativa alla vettura vincente per mano di Leo Kinnunen nell’Interserie 1972, dissimile dal Solido Serie 10 di partenza per alcuni dettagli, dei quali quello certamente più lampante è il cofano posteriore aperto nella parte superiore – con quindi buona parte della meccanica a vista – e la struttura del roll-bar, ovviamente ben visibile data la peculiarità del modello.

In tutta onestà non so quale sia stato il transkit di partenza (M.R.E.?), né posso dire se il cofano sia figlio di una pesantissima ed ardua opera di apertura dell’originario in zamak o di una più decontratta attività di adattamento di un cofano in metallo bianco già predisposto (francamente, disponendo anche di più copie della 917/10 Solido originale, propendo per la prima), ma ciò che è certo è che l’opera è superlativa, “spaziale” come l’ha definita Alfonso nei commenti del post di partenza.

La meccanica non ha nulla di aggiunto, niente cioè che non sia già presente sotto al cofano della normale 917 Can-Am Solido, è solo stata verniciata in maniera molto precisa ed attenta ai colori originali, con un risultato assolutamente ottimo, come pure per quanto riguarda le ruote e la livrea in genere: la precisissima verniciatura in nero degli sfoghi sui passaruota anteriori poi fa molto Spark, solo che qui parliamo di un’elaborazione artigianale di quasi cinquant’anni fa.

L’unica cosa che leggermente tradisce l’origine d’antan del modello sono gli interni, neri opachi e scarsamente dettagliati com’era la norma negli anni settanta, ma va benissimo così.

Devo dire che accanto a modelli come la 908/04 Porsche Story (che peraltro è figlia dichiarata della medesima base) questa 917/10 sta meravigliosamente bene, e permette di respirare l’aria dei tempi dell’auto vera.

Anche qui, come al solito, va a gusti: questi sono i miei, e noto che sono in buona compagnia.

Note supplementari (David Tarallo): L’origine di questo modello non è certissima ma non erano infrequenti, all’epoca, elaborazioni simili. Ricordo ad esempio che il Porsche Modell Club, in uno dei suoi quaderni fotografici dal titolo Das besonderes Modell aveva pubblicato alcune immagini di Porsche 917/10 Solido trasformate. Sul modello di Riccardo ci ha inviato un messaggio Marco Nolasco: “Ho fatto una veloce ricerca sui miei TSSK, ma l’unico transkit di 917/10 che ho trovato è il n. TK3 di FDS del 1981 relativo ad una ‘Boeri’.

In compenso, sul n. 22 sempre del 1981 del listino di Tron vi è una monografia dedicata a modelli di Porsche, tra i quali compare la 917 di Kinnunen, che ti allego (foto a sinistra, ndr). Nell’introduzione alla monografia Tron ringrazia ‘l’amico Franco Cerrito per la magnifica collaborazione offertaci’. Che sia lui l’autore dell’ elaborazione di Riccardo?”

Aggiornamento: una soluzione al quesito – diremmo decisiva – ce l’ha offerta stamani Pascal Husset, che ci scrive:

Bonjour David 

Il y a 2 solutions pour cet aménagement :

– capot arrière MRE + decals Solido du guide #3

– guide Solido numéro 3 où l’on explique comment découper le capot en zamac 

Ce guide traitait de mémoire également de la modification de la Matra 670

Mi sembrava bene che Solido avesse fatto qualcosa, e quelle decals devo anche averle da qualche parte. Quando la tua memoria fa difetto ci pensano altri collezionisti. Grazie mille a Pascal.

Ulteriore approfondimento: https://pitlaneitalia.com/2023/05/06/ancora-sulle-elaborazioni-della-porsche-917-10-solido/

La lista degli iscritti della 24 Ore di Le Mans

E’ stata diffusa oggi la lista definitiva degli iscritti della 24 Ore di Le Mans 2023. Saranno 62 i partenti, inclusa la Chevrolet Camaro ZL1 dell’Hendrick Motorsports del progetto Innovative car. Le vetture di riserva sono otto.