Porsche 911: un decennio di GTE-Pro nel FIA-WEC

foto copyright David Tarallo/pitlaneitalia.com

Prima di scrivere un nuovo capitolo con la 963 di classe LMDh, la Porsche può dipingere un quadro positivo della sua campagna decennale con la 911 RSR, che ha lasciato un segno indelebile nella classe GTE-Pro. Nella stagione 2013, Porsche AG acquisì il 51% del team Manthey. L’esperto team dell’Eifel fu incaricato di gestire l’impegno ufficiale Porsche nel FIA-WEC. Questa configurazione portò immediatamente al successo, con la vittoria di classe alla 24 Ore di Le Mans 2013.

In occasione del 50° compleanno della 911, infatti, Marc Lieb, Richard Lietz e Romain Dumas trionfarono nella nuova categoria GTE-Pro. L’auto gemella concluse al secondo posto. “Questo risultato lasciò senza parole”, ricorda Olaf Manthey. Anche per Marc Lieb era un sogno che si avverava: “La nostra squadra era nuova, così come la macchina. Nelle prime due gare dell’anno ci mancava ancora un po’ di ritmo”, ricorda il campione WEC 2016. “Poi arrivò il pacchetto Le Mans. In gara, ci facemmo strada nel gruppo in condizioni difficili e mutevoli.

La chiave del nostro successo fu che, a differenza dei nostri rivali, fummo in grado di guidare tre stint con un solo treno di gomme”. Dopo 24 ore, la Porsche 911 RSR numero 92 tagliò per prima il traguardo con oltre due minuti di vantaggio sulla vettura gemella. Basata sulla generazione 991, la 911 RSR del 2013 fu l’ultima del suo genere a presentare il classico motore flat-six nella parte posteriore. Nel 2014, la classe 911 conquistò vittorie a Silverstone e Shanghai.

Un anno dopo, fu compiuto un altro passo importante: quattro vittorie in GTE-Pro al Nürburgring, ad Austin, Shanghai e Bahrain, oltre ai titoli costruttori, piloti e team. Nel 2016 le due vetture ufficiali furono presenti solo a Le Mans. La stagione successiva vide l’arrivo della nuova piattaforma, questa volta basata col propulsore montato per la prima volta davanti all’asse posteriore.

Alla luce della nuova distribuzione dei pesi, il 2017 venne considerato un anno di sviluppo. Nel solo secondo anno di gare, il team ufficiale del FIA-WEC fece un’apparizione spettacolare a Le Mans, in termini di prestazioni e design.

In occasione del 70° anniversario del marchio, infatti, due 911 RSR sfoggiavano un look storico. La numero 91, con la mitica livrea Rothmans delle 956 e 962C, dominò le qualifiche. Gianmaria Bruni stabilì un nuovo record per le GTE a Le Mans con un tempo di 3’47”504. La vettura numero 92 con livrea Pink Pig dominò la gara. Kévin Estre, Michael Christensen e Laurens Vanthoor tennero un passo inesorabile ed ebbero anche la fortuna dalla loro, vincendo la classe con un giro di vantaggio sulla vettura gemella di Gianmaria Bruni, Richard Lietz e Frédéric Makowiecki.

Mentre la 911 della generazione 2017 si assicurava il titolo GTE-Pro nel FIA WEC 2018-2019 dopo aver vinto la classe a Le Mans, uno sviluppo era già pronto: la RSR-19 equipaggiata con un motore da 4,2 litri a sei cilindri, il più grande boxer che la Porsche avesse mai installato su una 911 da corsa ufficiale. Il debutto alla Sarthe nel 2019 fu positivo: in una classe con 17 vetture di sei diversi produttori, le 911 ottennero il secondo e il terzo posto in GTE-Pro.

Un altro podio seguì nel 2021, con il 2022 che ha regalato il tanto atteso successo a Le Mans. Richard Lietz, Gianmaria Bruni e Frédéric Makowiecki hanno aggiunto un altro momento clou nell’ultimo anno della 911 ufficiale, vincendo la loro classe.

L’obiettivo per l’ultima stagione con le vetture ufficiali della classe GTE-Pro era quello di conquistare i titoli del campionato del mondo, ma il team ha mancato di poco questo ambizioso traguardo nella finale in Bahrain. Ora la 911 RSR-19 proseguirà ancora un anno nella classe Am in mano ai privati, mentre la classe Pro vedrà al via le GT3.

Rassegna stampa: DTCA, The Journal, issue no.87

Ultimo appuntamento dell’anno col notiziario DTCA (Dinky Toys Collectors’ Association). In questo numero (87, ottobre 2022) segnaliamo un articolo molto ben documentato su un modello-simbolo della produzione Dinky inglese, la Jaguar XK120 numero 157. Come sapete, esistono modelli e modelli e nell’ambito degli obsoleti (chiamiamoli così) le varianti di colore, di cerchi e di altre caratteristiche costruttive giocano un ruolo essenziale anche nella determinazione del valore. Occhio quindi prima di vendere una collezione al primo che passa, che magari si limita a darvi due lire. Fate sempre in modo di avere un’idea più che precisa di quello che vendete: un consiglio che non ci stancheremo mai di ripetere, perché a farsi fregare è un attimo. Simpatico anche l’articolo su tre classici “Dump Trucks”. Come al solito il notiziario DTCA è pieno di curiosità e spigolature, come ad esempio un Bedford Tri-Ang Dublo Delivery Van numero 079 (!) senza alcuna scritta identificativa. Un mezzo mistero di cui ci parla David Busfield. E a proposito di misteri, quale rapporto c’era fra Dinky e Somerville? Lo svela David Wright in un documentato studio. Questo e altro trovate nei notiziari DTCA, un’associazione cui vale davvero la pena iscriversi. Attualmente il DTCA conta 282 iscritti, di cui 226 nel Regno Unito e 56 nel resto del mondo.

Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio 2.9 V6 Biturbo di Solido 1:43

Nel giugno del 2015 l’Alfa Romeo presentò la Giulia, con l’obiettivo di infastidire i grandi costruttori tedeschi. Costruttori tedeschi che sette anni più tardi non hanno fatto una piega, pur essendo tutti coinvolti, chi più chi meno, nell’inarrestabile calo delle vendite dovuto a ragioni di cui non è il caso di parlare in questa sede. A dispetto delle indiscutibili qualità della Giulia, le vendite non sono mai veramente decollate: la vettura non ha mai passato le 25.000 unità in Europa e le 11.500 in Nordamerica. Aggiornata nel 2019, la Giulia dovrà tener botta fino al 2024, data in cui verrà rimpiazzata da una vettura che si baserà su una piattaforma completamente diversa dall’attuale “Giorgio”. Un ultimo restyling è atteso per l’inizio del 2023. Esaurite in breve tempo le esclusive GTA e GTAm, l’offerta più sportiva poggia sempre sulla Quadrifoglio, equipaggiata col motore V6 da 2891cc capace di 510cv a 6500 giri. Dal 2018 la trasmissione manuale è sparita lasciando il posto a un sistema automatico a 8 marce, poco reattivo a ritmi sostenuti. Pur con certe caratteristiche interessanti, la Quadrifoglio resta una sportiva a metà, condizionata da una meccanica non sempre all’altezza. Del resto anche in Alfa Romeo sono troppo concentrati sui vari SUV e Suvvettini insulsi per dedicare tempo e risorse a vetture degne del marchio. Non è una novità, speriamo che almeno le vendite diano loro ragione.

In 1:43, la Giulia Quadrifoglio era stata riprodotta da BBR: un modello ben riuscito, ovviamente, e neanche costosissimo in assoluto, ma comunque lontano dalle tasche della maggior parte dei collezionisti. Possiamo poi citare la Giulia normale di Burago, che è praticamente un giocattolo anche se con linee azzeccate. Ci ha pensato ora Solido che nella sempre più ricca gamma 1:43 ha inserito la Quadrifoglio in due dei colori più apprezzati, il Rosso Monza (l’esemplare del nostro articolo) e il Verde Montreal.

Linea: Il modello, prodotto in Bangladesh, è in zamac senza aperture e presenta forme e proporzioni ben riuscite. Del resto Solido ha già riprodotto – e bene – la Giulia anche in 1:18, seppur in altre versioni, per tacere dell’OttOmobile, facente capo allo stesso gruppo.

Verniciatura e livello di montaggio: Ottima per il prezzo la verniciatura metallizzata di un colore tutt’altro che facile, anzi impietoso. Lo strato di colore è abbastanza fine e senza difetti sostanziali. Il montaggio appare più che buono ma qua e là si notano pecche dovute probabilmente alla fretta: alcune tracce di sprue in varie parti possono infastidire i collezionisti più attenti. Avendo analizzato svariati esemplari, ne abbiamo trovate al centro dello spoiler posteriore e in corrispondenza dei montanti centrali della vetratura.

Dettagli esterni: Compatibilmente con la fascia di prezzo (€20-25 secondo il Paese e il rivenditore) c’è tutto. Un po’ grezze le riproduzioni delle grigliature sul frontale, ma con la plastica nera non si possono ottenere risultati tanto migliori. Accettabili gli scarichi, mentre sono davvero ben riprodotte le ruote, da cui si vedono bene i dischi freno con le pinze gialle. La decorazione è in tampografia. Le gomme hanno un battistrada realistico ma ci chiediamo se non siano per caso un po’ troppo larghe. I vetri sono piuttosto ben stampati, con una sufficiente trasparenza; la loro superficie tuttavia non è esente da un po’ di graffietti superficiali dovuti forse allo stoccaggio, sparsi un po’ ovunque. Il fondino è abbastanza sommario, con qualche dettaglio della meccanica e del sottoscocca.

Interni: Non si vede molto e il nero domina. Per quel poco che ci è concesso d’indovinare, gli interni sono completi anche se non potremmo definirli un capolavoro. E’ presente comunque lo specchietto retrovisore.

In conclusione, questa Giulia Quadrifoglio di Solido è un modello più che dignitoso, che conferma l’attenzione del marchio francese per una scala, l’1:43, che finalmente è tornata ad occupare il posto che le compete. Certo, la vera guerra è nell’1:18, dove la stessa Solido e Burago si contendono il campo con le versioni più estreme. C’è da aspettarsi una GTA o una GTAm anche in 1:43?

Un’auto sportiva off-road con i geni della vittoria: la nuova Porsche 911 Dakar

Porsche partecipa al Salone di Los Angeles con un’anteprima mondiale: la nuova Porsche 911 Dakar, una vettura confortevole sia in fuoristrada che su strada. Questo esclusivo modello, prodotto in soli 2.500 esemplari, non si limita a testimoniare le infinite potenzialità della Porsche 911, ma rievoca anche la prima vittoria assoluta di Porsche alla Parigi-Dakar del 1984. Quel successo segnò anche il debutto della trazione integrale sulla 911. È per questo che la nuova 911 Dakar viene proposta anche con un pacchetto Rallye Design opzionale che ricorda l’iconica vettura che vinse la competizione.

Il primo dettaglio che colpisce della Porsche 911 Dakar è l’altezza da terra, che è di 50 mm superiore a quella di una 911 Carrera con sospensioni sportive. Inoltre, il sistema di sollevamento del telaio, disponibile di serie, consente di sollevare di altri 30 mm le sezioni anteriore e posteriore della vettura. L’altezza da terra e l’angolo di dosso competono con quelli dei SUV convenzionali. Il sistema di sollevamento non è stato progettato solo per il superamento di ostacoli a bassa velocità, ma diventa parte integrante delle sospensioni ritarate. L’impostazione “livello alto” permette di affrontare impegnative esperienze fuoristrada a velocità fino a 170 km/h. Al di sopra di questa velocità, l’auto si abbassa automaticamente al livello normale. Completano le caratteristiche sportive off-road gli pneumatici Pirelli Scorpion All Terrain Plus sviluppati appositamente per questo modello (245/45 ZR 19 all’anteriore e 295/40 ZR 20 al posteriore). Il disegno del battistrada è profondo 9 mm; i fianchi rinforzati e i battistrada sono costituiti da due tele della carcassa. Tutto ciò rende le gomme della Porsche 911 Dakar particolarmente adatte anche ai fondi più impegnativi, nonché estremamente resistenti ai tagli. Come optional sono disponibili pneumatici estivi e invernali Pirelli P Zero, anch’essi con due tele della carcassa. Gli pneumatici all-terrain sono invece di serie e garantiscono una dinamicità da auto sportiva anche su strada.
Il sei cilindri biturbo da tre litri con potenza di 480 CV (353 kW) e coppia massima di 570 Nm offre prestazioni di livello superiore con l’irresistibile rombo di un boxer. La nuova sportiva scatta a 100 km/h in 3,4 secondi; per via degli pneumatici all-terrain, la velocità massima è limitata a 240 km/h.Questa vettura è equipaggiata di serie con un cambio PDK a otto rapporti e con la trazione integrale Porsche. La dotazione standard comprende anche l’asse posteriore sterzante, i supporti motore della 911 GT3 e il sistema PDCC di stabilizzazione attiva del rollio. L’interazione di tutti questi elementi fa sì che la 911 Dakar risulti altrettanto dinamica sulla sabbia e sui fondi sconnessi che sulla Nordschleife del Nürburgring. Le sue eccezionali prestazioni fuoristradistiche sono anche dovute a due nuove modalità di guida, selezionabili mediante il selettore a rotella sul volante. La modalità Rallye è particolarmente indicata per i fondi sconnessi e irregolari e prevede una trazione integrale focalizzata sul posteriore. In modalità Off Road, si attiva automaticamente l’assetto alto. Questa modalità è stata pensata per assicurare la massima trazione su fondi difficoltosi e sulla sabbia. Entrambe le nuove modalità di guida sono anche provviste del nuovo Rallye Launch Control, che consente un’accelerazione impressionante su fondi irregolari e uno slittamento delle ruote di circa il 20%.
Altri elementi caratteristici della 911 Dakar sono lo spoiler fisso leggero di nuova concezione realizzato in CFRP e il cofano del bagagliaio anteriore in CFRP con vistose prese d’aria, ripreso dalla 911 GT3. Non mancano i dettagli tipicamente da fuoristrada, come i ganci di traino in alluminio rosso davanti e dietro, i passaruota e i brancardi maggiorati e gli elementi di protezione in acciaio inox sui brancardi anteriori, posteriori e laterali. Sulla parte frontale ridisegnata sono presenti griglie in acciaio inox che schermano le prese d’aria laterali da eventuali pietre vaganti.Sul tetto della Porsche 911 Dakar è stata inserita una presa di corrente a 12 volt per le luci dei fari del portapacchi opzionale. Quest’ultimo, con una capacità di 42 chilogrammi, può contenere senza problemi attrezzature da rally come taniche di carburante e acqua, pale pieghevoli e tavole di trazione. Per la 911 Dakar è inoltre disponibile una tenda da tetto.Nell’abitacolo, la 911 Dakar esprime le sue ambizioni sportive attraverso i sedili integrali di serie e l’assenza di sedili posteriori. I vetri leggeri e la batteria a peso ridotto abbassano ulteriormente il peso della Porsche 911 Dakar a soli 1.605 kg, appena 10 kg in più rispetto alla 911 Carrera 4 GTS con cambio PDK.Una caratteristica peculiare degli interni della Dakar sono i rivestimenti in Race-Tex di serie con impunture decorative in tonalità Shade Green, che è disponibile in esclusiva per la 911 Dakar anche come rivestimento metallizzato per la carrozzeria. La base del pacchetto opzionale Rallye Design di Porsche Exclusive Manufaktur è la finitura bicolore Bianco/Blu Genziana metallizzato. Questa combinazione di verniciatura e wrapping bicolore su un modello standard è una novità assoluta per Porsche. Il cliente può scegliere un numero di gara individuale compreso tra 1 e 999 da apporre sulla fiancata. Oltre alle strisce decorative in rosso e oro, la 911 Dakar con pacchetto Rallye Design – che ripropone l’estetica della vettura vincitrice della Parigi-Dakar del 1984 – presenta anche il logo “Roughroads” sulle portiere. Questo termine è un marchio registrato e rimanda al concetto della 911 Dakar e alla sua idoneità alla guida in fuoristrada. Come optional è disponibile il pacchetto Rallye Sport con barra antiribaltamento, cinture di sicurezza a sei punti ed estintore. Chi acquista la 911 Dakar può ordinare in esclusiva i cronografi Porsche Design Chronograph 1 – 911 Dakar o Chronograph 1 – 911 Dakar Rallye Design Edition a corredo della propria vettura. La particolarità di questi segna-tempo è la cassa, per la prima volta realizzata in carburo di titanio, leggero e particolarmente resistente ai graffiLa nuova Porsche 911 Dakar può essere ordinata da subito al prezzo di 230.990 euro IVA inclusa. Il pacchetto Rallye Design costa 26.718 euro.

Ancora sulla Ferrari 312 PB Targa Florio 1972 base Norev

Evidentemente i modelli si richiamano se, dopo la pubblicazione del modello di Riccardo Fontana (link: https://pitlaneitalia.com/2022/11/16/ferrari-312pb-targa-florio-1972/), Marco Nolasco ci ha mandato un paio d’immagini della sua, di elaborazione: stessa base, stessa versione. “Continua la corrispondenza tra i modelli presentati da Riccardo e i miei pasticcetti di allora, è stupefacente!”, ci scrive Marco. “Ma forse quelle erano le vetture che andavano per la maggiore e quindi quelli come me quelle riproducevano. Comunque mando la mia elaborazione, simile a quella di Riccardo, basata su di un Norev con ruote Solido. Purtroppo la vernice è screpolata, come in tutti i modelli che verniciai in quel periodo. Il colore è normale, il telefonino lo ha alterato”.

Ferrari 312PB Targa Florio 1972

testo e foto (modello) di Riccardo Fontana

Il modellismo, in un certo senso, ha seguito una sorta di parabola: dal giocattolo nacque il giocattolo raffinato, poi nacquero le elaborazioni dei modelli industriali ad opera degli appassionati che se la sentivano di cimentarsi con stucchi, vernici e trasferibili, poi vennero gli speciali, e poi l’invasione di modelli made in China, die-cast o resincast che fossero.

Di certo il periodo più “gustoso” è certamente quello relativo alle elaborazioni degli appassionati, che a volte sapevano estrarre il diamante anche dove era impossibile vederlo.

È questo il caso di questa bella Ferrari 312 PB, elaborata a partire da un Norev Jet-Car normalissimo e molto economico fino a diventare la vincitrice della Targa Florio 1972, con Sandro Munari e Arturo Merzario.

Non ho idea di chi l’abbia fatta, so soltanto che l’elaborazione è molto vecchia, della metà degli anni ’70: l’ho trovata così, e come spesso mi succede quando mi imbatto in questo genere di modelli, che definisco “della mia anima”, è venuta a casa con me.

Perché, essendoci la Solido Serie 100, chi l’ha fatta ha deciso di partire dalla Norev, ben più modesta?

Andando a colpo abbastanza sicuro, possiamo dire che si, la Solido era molto fedele e corretta (d’altronde, era una Solido…), ma la Norev aveva il merito di riprodurre, abbastanza bene come linee generali oltretutto, la versione 1972 della 312 PB, mentre la Solido si riferiva alla sciaguratissima (per questioni sportive e non, perché è ricordata si per la tragedia di Giunti, ma era anche velocissima, spessissimo in pole position, spessissimo in testa davanti alle cinque litri, e praticamente sempre ritirata) versione 1971, quella del debutto in corsa.

Quindi, variando in maniera significativa le versioni 1971 e 1972 a livello di carrozzeria, nulla di più facile che l’appassionato autore del modello avesse scelto di sacrificare una certa dose di dettaglio a fronte di una molto maggiore esattezza storica.

Il modello, decorato coi classici trasferibili e rifinito con delle belle ruote di cui non sono stato in grado di risalire all’origine, fa certamente molta scena: trasuda la passione ruggente degli anni ’70, di quando le mamme davano i soldi per il panino e il martedì si stava a digiuno per comprare Autosprint (mio padre lo faceva, credo che in molti si spingessero anche parecchio oltre).

Non è perfetta: manca la “bozza” sul lato destro del serbatoio supplementare, tipica della Targa Florio, e lo specchietto alto (mai stato presente, se ne può avere la certezza dalla mancanza di qualunque traccia di fissaggio), ma queste cose non tolgono nulla all’estremo fascino di questo oggetto.

Personalmente, credo che nessuna Redline o Looksmart possa neanche minimamente avvicinarcisi: il ragazzo che si studia le foto in bianco e nero su Autosprint è un’altra cosa rispetto al cinese senza volto che monta in serie auto che non conosce e di cui non gliene frega nulla, e se c’è qualche pecca figlia di un tempo in cui la documentazione era veramente ardua da trovare, beh… Parigi val ben una messa.

Quando vediamo questa Ferrari, o le elaborazioni su base Solido, o anche elaborazioni su altre marche, qualunque esse siano, relative a quegli anni, noi vediamo dei pezzi di vita di qualcuno che le ha costruite, forse anche più che per un kit “canonico”, sembra quasi che questi modelli respirino a volte.

Ndr: modello similare: https://pitlaneitalia.com/2022/11/16/ancora-sulla-ferrari-312-pb-targa-florio-1972-base-norev/

Porsche al Pikes Peak (e non solo)

Di Massimo Martini ho pubblicato di recente la documentazione di un notevole lavoro di autocostruzione di una Porsche 908/3 della Targa Florio 1971, apparso sul numero 149 di Modelli Auto. Presento qui altre interessantissime autocostruzioni ed elaborazioni 1:43, la maggior parte delle quali relative a vetture – tutte Porsche o motorizzate Porsche – della cronoscalata americana del Pikes Peak. Come sempre si tratta di realizzazioni basate su un massiccio uso di plasticard, con varie altre tecniche esecutive. Il risultato è molto realistico, oltre che parecchio originale e personale.

Nuovo cronografo Breil Abarth 695 Tributo 131 Rally

Abarth presenta il nuovo cronografo progettato con Breil e ispirato alla Abarth 695 Tributo 131 Rally, un’auto che a sua volta rende omaggio alla celebre Abarth 131 Rally, in occasione dei 40 anni dalla sua ultima competizione. La vettura dello Scorpione è un tributo alla storia sportiva di Abarth.

L’inedito cronografo Breil Abarth 695 Tributo 131 Rally prosegue le celebrazioni dello Scorpione per la sua icona degli anni settanta-ottanta, un tributo appassionato che lo scorso maggio ha dato vita proprio alla serie speciale Abarth 695 Tributo 131 Rally, una Limited Edition esclusiva prodotta in soli 695 esemplari e commercializzata a livello globale. In particolare, l’Abarth 695 Tributo 131 Rally si caratterizza per uno stile unico e ricercato, con precisi richiami alla sua storica antesignana, come l’inedita livrea bicolore tristrato “Blue Rally” lucido, che reinterpreta in chiave contemporanea il colore originale.

L’inizio della collaborazione tra Abarth e Breil risale al 2014 e nasce dall’incontro di due eccellenze italiane. Traendo ispirazione dalla classica tradizione Abarth, che prevede l’inserimento di tocchi di stile sulle sue vetture, Breil ha inciso sul fondello a vite la silhouette della 131 Rally, un disegno riportato anche sulla nuova vettura. Infatti, l’Abarth 695 Tributo 131 Rally è la prima auto dello Scorpione in cui sono presenti gli “Easter Eggs”, piccole “gemme” di stile che i designer nascondono per stupire i clienti, proprio come la silhouette della 131 Rally incisa sulla parte inferiore della portiera, sulla plancia in Alcantara e sui poggiatesta dei nuovi sedili.

L’orologio presenta una cassa in acciaio IP black di 43 mm di diametro connotata in maniera peculiare dal design tridimensionale della lunetta in acciaio IP black che riprende i cerchi neri in lega da 17″ dell’auto dello Scorpione. Un dettaglio decisamente sportivo, accentuato dagli inserti d’acciaio IP gold. Inoltre, sul quadrante in fibra di carbonio nera sono disposti gli indici delle ore in IP gold con materiale luminescente. Per accentuarne l’aspetto sportivo, le lancette di ore e minuti sono semi-scheletrate anch’esse luminous.
A ore 12, poi, spiccano il logo Abarth, con l’inconfondibile Scorpione, e quello di Breil nei toni dorati.

Dotato di bracciale in acciaio IP black satinato, con chiusura di sicurezza, il nuovo cronografo Breil Abarth 695 Tributo 131 Rally gestisce le funzioni ore, minuti, secondi centrali, data posta a ore 4.30 oltre alle funzioni crono (il contatore dei minuti segna fino a 10′). L’orologio monta un movimento Epson VR3G retrogrado ed è impermeabile fino a 10 atmosfere.

Lola T280 di Solido e dintorni

testo e foto di Marco Nolasco / redazione David Tarallo

Già che c’ero ho tolto dalle vetrina anche qualche Lola. Inizio con questa versione, che non è nello stato originale, ma presenta qualche ritocco (come quasi tutti i miei Solido di quel genere) per aumentarne la fedeltà. Rimane però un errore piuttosto grave che riguarda i retrovisori, che erano due e non uno, inoltre erano posizionati più vicini al pilota. Non volendo riverniciare il modello (e non avendone le decals…) decisi di lasciare quello che c’era dov’era, altrimenti avrei dovuto chiudere il foro con un risultato sicuramente antiestetico. Forse avrei potuto aggiungere quello di destra (e non è escluso che non lo faccia, prima o poi), ma sarebbe rimasto in posizione asimmetrica rispetto all’altro.

Qui sotto, il modello originale, nella sua scatola, con le decals complementari ancora da applicare (foto David Tarallo)

Ora la versione che arrivò 7a alla 1000 km di Buenos Aires, 1a prova del Campionato Mondiale Marche del 1972. Piloti Gérard Larrousse, Chris Craft e Reine Wisell.

Rispetto all’originale sono stati chiusi i fari, eliminate le parti posteriori dei parafanghi, modificati i retrovisori e il rollbar e, intervento piuttosto impegnativo, spostati gli sfoghi ad asola del cofano  motore. Il giallo è diverso dalla Le Mans, probabilmente non ne trovai altro. Comunque non sono certo che il giallo fosse lo stesso nelle due gare, vista la presenza dello sponsor del formaggio a Le Mans, che avrebbe potuto richiedere un giallo più intenso.

Aggiungo un frammento del foglio Solido da cui trassi le decals. La Mirage è già stata presentata. Le due Matra non sono mai state realizzate perché non riuscivo a trovare un blu idoneo. Per la Le Mans 1974 mi procurai una scocca in resina DRS Manou da adattare a un telaio Solido, tanto per cambiare, ma da tempo un Ixo la sostituisce. Per la Tour de France acquistai una seconda 650, da modificare pesantemente, ma è rimasta nel libro dei sogni.

Forse c’entra poco con la T280, ma aggiungo ugualmente una appendice di carattere personale. Rimasi molto deluso quando la programmata T282 del 1973, annunciata nel catalogo del 1974, fu cancellata e ripiegai su di un John Day, ma non ne fui soddisfatto. né del modello, che trovavo troppo largo, né del mio montaggio, con una terribile verniciatura a pennello. 

Qualche anno dopo, nel 1982, rimisi mano al modello lasciando il pianale del John Day e montandoci sopra niente meno che una scocca Luso Toys pesantemente modificata perché in origine era veramente inguardabile. Per fortuna era in plastica.

Ecco il risultato di quella elaborazione.

C’entra ancora meno, ma inserisco nel discorso l’ultima Lola di quella famiglia della mia collezione, la T294 n.813 del catalogo Norev del 1975, che riproduce la vettura sponsorizzata dalla Norev che si ritirò alla 24 ore di Le Mans del 1974. Da notare che, come nella precedente Chevron, le decals sono applicate tutte sulla parte superiore della scocca.

Chiudo con il Luso Toys nelle condizioni originali.