A Varano de’ Melegari il prossimo 6 marzo andrà in scena il Lotus Day ’22, una giornata dedicata alle sportive britanniche: turni esclusivi in pista per vetture Lotus stradali e da competizione (con servizio di cronometraggio), test ufficiali pre-campionato Lotus Cup Italia e Lotus Speed Cup PBR Italy nonché la possibilità di guidare Lotus Elise Cup PB-R e molto altro ancora, col supporto di Lotus Sporting Club e PB Racing.
Non solo Lotus in pista: durante la giornata ci saranno anche sessioni per auto stradali di qualsiasi marchio così come per auto da competizione GT / Turismo.
Gli organizzatori di Funtoys hanno annunciato che la prossima edizione della borsa di scambio di modellismo e giocattoli d’epoca avrà luogo il 27 marzo 2022. Nella locandina allegata troverete tutte le informazioni necessarie.
E’ on line una nuova intervista realizzata da Motorphone TV, il bel canale YouTube di Ermanno Frassoni, che stavolta ha parlato con Manfredi Ravetto, manager in F1 nei team Jordan, Midland, Spyker, Force India, HRTF1 e Caterham tra il 2005 e il 2014, nonché testimone diretto nella trasformazione da Jordan a Force India. Ravetto, che fa parte di una dinastia di piloti e personaggi celebri nel mondo dello sport automobilistico, è stato poi direttore generale in HRT nel 2010-2011, quindi amministratore delegato e team principal alla Caterham nel 2014.
Un momento dell’intervista di Ermanno Frassoni con Manfredi Ravetto sul canale Motorphone TV di YouTube.
Nella lunga intervista di quasi un’ora e mezzo si parla anche di Eddie Jordan e dei vari Alex Shnaider di Midland, Michiel Mol di Spyker, Vijay Mallya di Force India e della proprietà HRT e Caterham. E ovviamente si rievoca l’impresa di Winkelhock al Nurburgring 2007. Non mancano poi curiosità sui test di Roman Rusinov e Max Biaggi in Midland: Rusinov spinto dai russi e Biaggi da un’idea di Ravetto per pubblicizzare Midland.
Vengono analizzate inoltre le vicende che portarono alla chiusura per HRT e Caterham e un paragone tra i piccoli team F.1 degli anni 2000 e quelli di inizio anni 90 come Andrea Moda, Fondmetal, Pacific, Forti e così via: questione interessante per le grandi differenze in termini ad esempio di personale impiegato.
Pubblichiamo una gallery relativa al montaggio di Gualtiero Negri del kit Ferrari 330 GT Spyder Fantuzzi (telaio 8733GT) prodotto nel 1999 da André-Marie Ruf. Questa documentazione fa parte di un primo lotto di wip che avevamo ricevuto direttamente da Gualtiero Negri. Visto che questa serie di montaggi ha ottenuto un buon successo di visualizzazioni, proseguiremo nel prossimo futuro con altri modelli.
Con il secondo posto ottenuto al termine della 9 Ore di Kyalami, ultima prova dell’Intercontinental GT Challenge 2021, Alessandro Pier Guidi e Côme Ledogar si sono laureati campioni tra i piloti della serie organizzata da SRO dedicata alle più difficili gare endurance per vetture GT3. Con l’appuntamento sudafricano si conclude ufficialmente la stagione agonistica 2021 che, per Ferrari, è stata la più vincente della sua storia, grazie a 24 titoli, tra cui i due allori mondiali FIA WEC, conquistati nei principali campionati nazionali ed internazionali.
La gara ha avuto uno svolgimento regolare con le Ferrari costantemente nelle posizioni di vertice, impegnate in un duello con la Mercedes di Akka-ASP di Marciello/Gounon/Boguslasvski poi vincitrice della corsa, fino al momento del ritiro della 488 GT3 Evo 2020 numero 71, giunto a metà gara a causa di un problema alla trasmissione. Un vero peccato per Nicklas Nielsen, Antonio Fuoco e Alessio Rovera che, sino a quel momento, erano stati autori di una prova molto convincente. Il danese, che nei precedenti appuntamenti aveva fatto coppia con Pier Guidi e Ledogar, è stato il primo a congratularsi con i compagni di squadra a fine gara, a testimonianza dello splendido clima tra i piloti.
Dopo uno strappo della Mercedes verso la quinta ora, l’equipaggio della Ferrari numero 51 cercava di contenere il gap dal leader, gestendo al contempo il vantaggio nei confronti delle due Audi ancora in lizza per il titolo, senza correre inutili rischi su una pista molto impegnativa, tanto per i piloti quanto per i mezzi. Alessandro Pier Guidi, che divideva l’abitacolo della Ferrari con Côme Ledogar e un ottimo Miguel Molina, tagliava il traguardo in seconda posizione dopo una prova impreziosita da uno spettacolare sorpasso ai danni di Drudi, all’esterno del pilota italiano, nelle prime ore di corsa. Con questo risultato, tanto Pier Guidi quanto Ledogar si laureano per la prima volta campioni dell’Intercontinental GT Challenge, mentre Ferrari chiude alle spalle di Audi la classifica riservata ai Costruttori. Per il pilota di Tortona si conclude una stagione straordinaria, dove ha conquistato il titolo di campione del mondo FIA WEC, del GT World Challenge Europe Endurance Cup e le due vittorie alla 24 Ore di Spa-Francorchamps e alla 24 Ore di Le Mans.
Per la 488 GT3, nelle sue configurazioni standard ed Evo 2020, si tratta del titolo numero 107 dal debutto, con 429 vittorie su 770 partenze, un risultato straordinario che la conferma come la Ferrari di maggior successo nella storia.
[di Nicola Lettieri. Foto dei modelli di Nicola Lettieri, per le altre foto copyright Porsche A.G. In redazione David Tarallo]
“A volte quando pensiamo alla funzione di qualcosa, la forma viene naturale”. In questa frase può tranquillamente essere racchiusa la filosofia ed il modo di vedere le cose di Ferdinand Alexander “Butzi” Porsche che ancora oggi guida i designer e gli ingegneri di Porsche Design, l’azienda da lui fondata nel 1972 e che quest’anno festeggia il 50° anniversario.
Ferdinand Alexander Porsche
“Butzi” Porsche (Stoccarda, 11 dicembre 1935 – Salisburgo, 5 aprile 2012), figlio di Ferry, dopo gli studi di design industriale a Ulm, in Germania, sul finire degli anni ’50 passò al dipartimento di progettazione e design nell’azienda di famiglia, sotto la guida di Erwin Komenda.
Fu lì che agli inizi degli anni ’60 disegnò una macchina che l’avrebbe istantaneamente catapultato nell’olimpo del design: la Porsche 901/911, un’icona fra i costruttori di auto sportive. Dalla sua matita è nata anche la splendida 904 Carrera GTS che egli considerò il suo “capolavoro”.
Dopo che Ferry Porsche, esasperato dai conflitti tra i figli ed il nipote Ferdinand Piech (figlio della sorella Louise), impose che la famiglia Porsche non dovesse più occuparsi direttamente della gestione manageriale della Casa automobilistica ed in seguito alla creazione di un consiglio di amministrazione con membri esterni alla famiglia Porsche, “Butzi” nel 1972 lasciò il Centro Stile Porsche fondando a Stoccarda la propria azienda di design industriale, Porsche Design, di poi trasferita a Zell am See, in Austria, nella tenuta di famiglia di Schüttgut.
La prima commessa per la neonata azienda arrivò nel 1972 proprio da Porsche AG, che chiese a “Butzi” di progettare e far realizzare un orologio che avesse le caratteristiche che avevano reso celebre la 911: semplicità, funzionalità ed innovazione.
Partendo dal presupposto che la funzione principale di un orologio era mostrare chiaramente l’ora in ogni situazione, “Butzi” si ispirò alla strumentazione della Porsche 911, al suo sfondo di feltro nero opaco e ai suoi quadranti neri con indici bianchi e lancette rosse, noto per la sua eccellente leggibilità anche in situazioni difficili.
Orphina Porsche Design Chronograph 1
Il risultato fu il Chronograph 1, un orologio con cassa e cinturino in acciaio inossidabile neri, quadrante nero opaco con indici bianchi, lancette a “bastone” bianche e una lancetta dei secondi rossa: assomigliava essenzialmente al tachimetro nel cruscotto della Porsche 911. Aveva un vetro in cristallo piatto, un contatore di 30 minuti inserito ad “ore 12”, un contatore di 12 ore (essenziale per le gare di resistenza) inserito ad “ore 6” ed un contatore di secondi continui ad “ore 9”. Giorno e data erano forniti in una serie di aperture ad “ore 3”. Nel contesto dei cronografi sportivi dei primi anni ‘70, si trattava di un’enorme quantità di informazioni.
Occorre rimarcare, però, che Ferdinand Alexander Porsche non era un orologiaio, quindi non era in grado di produrre da solo un orologio così sofisticato. Di conseguenza, per collaborare con lui alla realizzazione del suo orologio, scelse la Orfina, azienda svizzera acquisita dal suo amico-pilota Umberto Maglioli, ritiratosi dalle corse due anni dopo aver vinto con Vic Elford la Targa Florio del 1968 con la Porsche 907 ufficiale.
Mentre attualmente gli orologi neri sono all’ordine del giorno, nel 1972, un orologio nero era scioccante: l’oro e l’acciaio regnavano sovrani nel mercato degli orologi. Nonostante ciò, il Chronograph 1 divenne ben presto apprezzatissimo, prima dai piloti e dai clienti Porsche, poi dal resto degli appassionati di orologeria. Fu indossato anche da famosi attori cinematografici, come Dustin Hoffman in Kramer Vs Kramer, Martin Shaw in The Professionals e da Tom Cruise in Top Gun.
In ambito motoristico, l’Orfina Porsche Design Chronograph 1 fu indossato dal pilota di Formula 1 Mario Andretti per tutta la stagione 1978. Si narra che dopo il Gran Premio del Brasile, Andretti andò a fare una passeggiata sulla spiaggia di Ipanema e lì si addormentò, facendosi rubare l’orologio. Quando la notizia arrivò a Butzi Porsche e Umberto Maglioli, questi gli inviarono subito un orologio sostitutivo che Andretti indossò per il resto del campionato, rimanendo al suo polso anche quando si laureò campione del mondo di Formula 1 a Monza.
Il legame con Orfina durò fino al 1978, allorquando Porsche Design avviò la sua collaborazione con IWC, che portò allo sviluppo del famoso Porsche Design Compass Watch, orologio dotato di una bussola che appariva sollevando il primo componente che conteneva il quadrante e il movimento.
Nel 1980, Porsche Design rivoluzionò nuovamente il mondo dell’orologeria con il primo orologio in titanio e tre anni dopo, lanciò l’Ocean 2000, il primo orologio subacqueo in titanio, progettato per i sommozzatori della Marina tedesca.
Alla fine della partnership con IWC, Porsche Design nel 1995 acquistò Eterna, un’azienda svizzera di orologi di lusso che divenne licenziataria del marchio fino al 2012, quando fu venduta al gruppo cinese Haidian (oggi denominato Citychamp Watch & Jewellery Group). Nel 2014 Porsche Design iniziò ad occuparsi direttamente della produzione di orologi fondando la Porsche Design Timepieces AG con sede a Solothurn, in Svizzera. Nel 2017 il restante 35% (il 65% era già stato acquistato nel 2003) del Porsche Design Group fu acquistato da Porsche AG.
Porsche Museum 50th anniversary exhibition
Attualmente Porsche Design è un marchio di lusso con sedi a Zell am See, Berlino, Ludwigsburg, Los Angeles e Shanghai, il cui portafoglio prodotti comprende orologi, occhiali da sole, penne ed altri accessori classici da uomo e da donna, una collezione di prodotti per lo sport, abbigliamento, pelletteria, prodotti elettronici come laptop, smartphone e persino una gamma di profumi. I prodotti sono ancora progettati nel Porsche Design Studio di Zell am See, in Austria, e venduti in tutto il mondo nei negozi, negli e-shop e negli esclusivi punti vendita al dettaglio.
L’intenzione di Butzi era quella di portare lo spirito Porsche oltre i confini dell’automobile riuscendo in breve tempo a creare un marchio “lifestyle premium” di fama internazionale, conosciuto per i suoi prodotti funzionali, senza tempo e dall’estetica puristica. Proprio come le automobili che egli progettò per la Porsche.
Quest’anno cade il 50° anniversario della fondazione di Porsche Design e la Porsche ha deciso di celebrare l’evento in grande stile.
Il Museo Porsche di Zuffenhausen ha allestito una mostra speciale a partire dallo scorso 19 gennaio fino al 10 luglio 2022 in occasione della quale i visitatori possono ammirare i prodotti più importanti, interessanti e straordinari e scoprire come Porsche Design è diventata quella che è oggi. Una parte dell’esposizione è destinata a far comprendere la personalità e la filosofia di design di Butzi Porsche attraverso i suoi disegni e progetti e non mancano gli oggetti più rappresentativi prodotti nei cinquant’anni di attività di Porsche Design.
Accanto a quello che è il simbolo della nascita di Porsche Design, il Chronograph 1, tra gli oggetti esposti è possibile ammirare i famosi occhiali da aviatore (P’8478), il telefono cellulare (P’9521), computer portatili ed altri oggetti che hanno ricevuto numerosi riconoscimenti per le loro forme e funzioni innovative.
Fanno parte della mostra dell’anniversario anche le auto che “Butzi” Porsche ha disegnato e creato, come la 904 Carrera GTS, e quelle che provengono dalla sua collezione privata come la 911 (993) Speedster. Inoltre, è possibile ammirare la 911 S 2.4 Targa del 1972 restaurata per l’occasione da Porsche Classic e il nuovo modello esclusivo Porsche 911 (992) Targa GTS Edition 50 Years Porsche Design.
La Porsche 911 (992) Targa GTS Edition 50 Years Porsche Design è limitata a 750 esemplari e in numerosi dettagli dell’allestimento ricorda le icone di design di “Butzi” Porsche. Oltre al colore nero degli esterni, richiamano il passato le fasce centrali dei sedili rivestiti in Sport Tex nel classico motivo a quadretti bianco e nero con i poggiatesta goffrati con il logo “50 Anniversary”. La lancetta dei secondi dell’orologio Porsche Design Subsecond del pacchetto Sport Chrono installato di serie è rossa e richiama quella del Chronograph 1 del 1972. Il rollbar è stato smaltato in platino satinato con la scritta Targa realizzata in nero opaco e le fiancate sono impreziosite con le scritte adesive “Porsche Design”. Sulla griglia di copertura del motore è presente una placca con la scritta «50 Years Porsche Design» e con sotto la copia della firma di Ferdinand Alexander Porsche.
La vettura è spinta dal 6 cilindri boxer 3 litri bi-turbo della 992 Targa GTS da 480 CV e sarà disponibile presso le concessionarie Porsche a partire dal prossimo aprile al prezzo di 196.677 Euro. Gli acquirenti potranno anche acquistare la versione speciale della nuova edizione del Porsche Design Chronograph 1, rivisitazione in chiave moderna dell’illustre predecessore, realizzato in titanio con rotore di carica a forma di cerchione.
La 911 S 2.4 Targa del 1972 è invece un modello unico, affidata alle cure di Porsche Classic, la divisione della Casa tedesca che si occupa del restauro delle Porsche “classiche”.
La vettura di base, una 911 T 2.4 Targa del 1972, era in pessime condizioni e incompleta. Gli esperti di Porsche Classic hanno convertito sia il telaio che il motore alla versione S da 190 CV con una cilindrata di 2.341 cc.
Sopra e in basso: Porsche 911S Targa 1972
Come per la 992, anche questo modello rende omaggio a Ferdinand Alexander Porsche, riprendendo tra l’altro, lo schema di colori del leggendario orologio Chronograph I da lui progettato nel 1972: il colore nero domina sia gli esterni che gli interni, le classiche strisce laterali in platino satinato con la scritta “Porsche Design” decorano le fiancate, così come il rollbar, anch’esso verniciato in platino satinato con la scritta “Targa” realizzata in nero opaco. Completano il tutto i bellissimi cerchi Fuchs. Anche qui è presente la placca con la scritta «50 Years Porsche Design» e la riproduzione della firma di Butzi Porsche posta sulla griglia del cofano motore.
Porsche 911 (992) Targa GTS 50th Anniversary. In basso, gli interni e lo Sport Chrono sulla Anniversary
Naturalmente non potevano mancare i modellini. Porsche ha infatti commissionato a Minichamps la realizzazione delle riproduzioni in scala 1:43 della 911 S Targa 2.4 del 1972 (WAP0201980NTRG) e della 911 (992) Targa GTS Edition 50 Years Porsche Design (WAP0201450NTRG) entrambe regolarmente disponibili tramite lo shop di Porsche Design.
I due modelli commemorativi di Minichamps
I due modelli, sebbene privi di particolari raffinatezze, riproducono con cura ed attenzione le controparti reali. La verniciatura è uniforme e brillante e non mancano tutti quei piccoli particolari che costituiscono gli elementi caratterizzanti i due modelli speciali. Su tutti, la placca sulla griglia del cofano posteriore, splendidamente riprodotta, il rollbar verniciato in platino satinato, così come le scritte “Porsche Design” sulle fiancate e il logo “50” tampografato sui poggiatesta della 992.
Porsche Targa Minichamps: badge del cinquantesimo anniversario
Una finezza è il carattere diverso delle sigle “PD” sulle basette dei modelli: per la 911 S Targa del 1972 e stato utilizzato il font dell’epoca, mentre per la 992 Targa GTS è stato usato quello attuale.
Porsche non si è lasciata sfuggire l’occasione di questo anniversario per coniugare il carattere purista del Chronograph 1, nato dalla mente brillante ed innovativa di Ferdinand Alexander Porsche con il design senza tempo delle sue vetture sportive, portando verso vette sempre più alte il successo della 911 e di una produzione di orologi unica.
Audi Sport Italia affronterà le gare della stagione del GT Sprint tricolore che partirà il 23-24 aprile a Monza con la carrozzeria della sua R8 LMS contrassegnata dal numero 1. Si tratta della prima volta che una vettura di Ingolstadt si fregerà di questo numero nella serie italiana da quando, nel 2009, per la prima volta una Gran Turismo tedesca ha iniziato a correre stabilmente nella categoria. La novità rispecchia un 2021 che si è rivelato la miglior stagione di sempre in Gran Turismo per la squadra fondata e guidata da Emilio Radaelli, coi titoli conduttori GT3 Sprint e GT3 Endurance appannaggio dei piloti Riccardo Agostini, Lorenzo Ferrari e (nella serie di durata) Mattia Drudi, a cui si sono aggiunte le due Coppe Nazionali riservate al miglior team.
Dopo questi allori, nella stagione 2022 il team proporrà un equipaggio composto da un paio di giovani talenti alla ricerca dello spazio giusto per mettersi in evidenza, cosa che è spesso avvenuta a piloti alternatisi al volante delle vetture della squadra a partire dall’esordio nel 1984, nei rally. Il primo pilota scelto dalla squadra di Nibbiola ha già un nome: si tratta di Simone Patrinicola. Il ventottenne ennese dopo una lunga e fruttuosa frequentazione kartistica aveva esordito nelle gare automobilistiche con le monoposto, nelle quali ha militato fino al 2012. L’ultima volta che ha preso parte a una stagione completa in una serie promossa (come nel caso del Gran Turismo) da ACI Sport è stato nel 2017, quando aveva concluso secondo assoluto e primo della classifica Under 25 nel Campionato Italiano Sport Prototipi. Da allora era rimasto attivo nelle ruote coperte, passando alle corse turismo ed in particolare al TCR Endurance, che ha frequentato sia nella serie nazionale che in quella europea, nella quale lo scorso anno guidava una Audi RS3 LMS con cui ha sfiorato un successo pieno nella tappa inaugurale a Monza.
Per lui il 2022 rappresenterà l’esordio nel tricolore Sprint, sebbene non sarà del tutto digiuno di GT, essendosi già ben comportato nella Coppa Florio 2020 a Pergusa, al volante di una Porsche GT Cup. L’arrivo di Patrinicola consentirà anche una gradita “rimpatriata” ad una figura importante dell’entourage del pilota siciliano, Eros di Prima, che con la società Tempo segue la carriera del pilota isolano, a fine Anni ’80 durante il suo periodo di attività come navigatore di rally, era stato in più occasioni seduto sul sedile di destra di vetture Gruppo A dei quattro anelli, quando la squadra era ancora nota col nome Audi Sport Europa Team.
La CD-Peugeot di Le Mans 1966 era una novità di Le Mans Miniatures lungamente attesa dagli “slottisti”. Le tre vetture sono finalmente disponibili, nella consueta qualità cui il marchio di Le Mans ci ha abituati. Ricordiamo che questi modelli, concepiti per girare sui circuiti elettrici, sono adattissimi ad essere collezionati anche come pezzi del tutto statici, considerata la fedeltà dell’insieme e la ricchezza di dettagli.
Non sarà forse del tutto inutile ricordare seppur per sommi capi la storia di questa vettura. Dopo la sua separazione da René Bonnet nel 1961, Charles Deutsch fondò nel 1962 la SERA-CD (Societé d’Etudes et de Réalisation Automobiles) e continuò l’attività agonistica a Le Mans con la Panhard, poi DKW, con auto di grande raffinatezza aerodinamica. Nel 1966 la CD tornò a Le Mans con un progetto del tutto nuovo. Fu Robert Choulet, che lavorava alla SERA-CD a disegnare la carrozzeria in poliestere, mentre Daniel Pasquini si occupò della progettazione del telaio, in acciaio. La carrozzeria, a “goccia d’acqua” fu concepita in modo da poter essere utilizzata in due configurazioni: coda corta e coda lunga, quest’ultima con alte derive verticali che dovevano migliorare la stabilità. Quanto al propulsore, furono Peugeot con Moteurs Moderne che se ne occuparono, elaborando il 1100cc montato sulla 204. Apparsa nel 1965, questa unità, molto leggera perché in lega d’alluminio, era montata trasversalmente sullo chassis Deutsch. La potenza era passata dai 53 cavalli della versione di serie ai 108 della CD66. Con un peso di appena 740 kg, la CD SP66 era capace di una velocità prossima ai 250 km/h. La prima apparizione della CD SP66 fu ai test di aprile a Le Mans, dove Alain Bertaut ottenne un ottimo 22° posto assoluto. Per la gara, la scuderia Deutsch portò ben tre esemplari: la numero 51 per Claude Laurent e Jean-Claude Ogier, la numero 52 per Pierre Lelong e Alain Bertaut, e la numero 53 per Georges Heligouin e Johnny Rives. Le prime due vetture avevano la carrozzeria a derive, mentre la 53 presentava la coda corta. La gara non andò troppo bene: Bertaut/Lelong furono tra i primi ad abbandonare, con la frizione fuori uso, mentre Ogier uscì di pista a causa di una macchia d’olio, urtando l’ASA RB613. Quanto alla numero 53, essa fu coinvolta in un incidente alla nona ora che eliminò anche la Ferrari di Scarfiotti e la Matra di Schlesser/Rees.
I modelli di Le Mans Miniatures, in scala 1:32, hanno carrozzeria in resina poliuretanica e chassis in ABS. I cerchi sono in alluminio con vite M2. Il motore, in linea, è di Slot.it. Come ormai costume da qualche mese, la grafica delle confezioni è completamente nuova, con simpatici e colorati motivi retrò. Il prezzo al pubblico di queste CD66 è di € 120,00.
Il dovere di un sito di informazione, anche specialistico come il nostro, è quello di non perdere mai di vista la realtà quotidiana. Ecco perché, quando necessario, Pitlaneitalia ha sempre pubblicato commenti e interventi di varia natura, specialmente da un paio d’anni a questa parte, in cui nel mondo (ma verrebbe da dire in particolar modo in Italia) sembra aver preso piede, con la colpevole indifferenza della maggioranza, una specie di narrazione unica, potente e assordante. Nell’emergenza, ci siamo progressivamente trovati privi di quote di libertà alle quali fino a un paio d’anni fa non avremmo rinunciato per nulla al mondo (o no?). Come la pensa la redazione di Pitlaneitalia ormai dovreste saperlo. Pubblichiamo oggi un contributo di Chiara Giannelli, veterinaria omeopata di Firenze, e aggiungiamo alcune immagini scattate oggi da Marco Bracali in occasione di un incontro avvenuto in Piazza Santissima Annunziata, che ha visto la partecipazione del professor Paolo Sceusa e dei marcianti per la libertà.
Testo di Chiara Giannelli, foto di Marco Bracali. In redazione David Tarallo
Gli allentamenti di primavera? La luce in fondo al tunnel? Il bello è che non hanno allentato un bel niente, hanno solo deciso che tre dosi bastano ma te le devi fare per forza, altrimenti non ti compri neanche un paio di calzini. Contro ogni evidenza scientifica, ovviamente!! In Israele l’hanno capito alla quarta dose ma ora hanno detto basta. Qui si va avanti a testa bassa facendo finta di rialzarla. Potere della propaganda: chiudono sempre di più e ti convincono pure che stanno aprendo! Si stanno cacando sotto perché hanno prodotto centoquarantamila morti e quindici milioni di cittadini incazzati e non sanno come uscirne vivi. Quindi continuano col terrore.
Aggiungo: quindici milioni di cittadini incazzati e quarantacinque milioni di cittadini terrorizzati e paranoici, bambini compresi. Oltre a decine e decine di migliaia di morti e danneggiati da vaccino, i potenziali invalidi di domani, che qualcuno dovrà curare e mantenere. Indovina chi?? Una strategia del menga: non sanno come uscirne, perché hanno fatto scelte fallimentari, hanno negato le cure e puntato tutto su un vaccino che non ha funzionato (abbiamo avuto culo che la omicron era una variante leggera, perché l’hanno presa vaccinati e non, indistintamente, e se fosse stata aggressiva avremmo avuto le cataste di morti per le strade stile pestilenza) e in più si è rivelato dannosissimo (lo sanno anche loro, infatti l’AIFA non pubblica più i report mensili sugli effetti avversi, hanno smesso a settembre, probabilmente erano dati imbarazzanti). Ora mica possono dire da un giorno all’altro che siamo tutti liberi! Sarebbe come dire “ci siamo sbagliati, i vaccini erano una cagata, e anche mascherine ecc. Bisognava curare i malati, scusate, non ne abbiamo azzeccata una”: il giorno dopo si ritroverebbero impalati a furor di popolo all’asta della bandiera sull’altare della patria, oppure gettati in galera a vita, se prevalessero le vie legali. Senza contare l’odio che hanno fomentato in due anni contro i novax: se venisse fuori che avevano ragione loro, lo sai che casino?? I novax incazzati neri contro i provax incazzati neri…. Non dico la guerra civile, ma tensioni e lacerazioni sociali si. Insomma, hanno tirato allo stremo una corda che sta per rompersi e ora non sanno cosa fare, rischiano il disastro e allora erogano la libertà in pillole e continuano a mantenere il terrore, per mantenere il controllo. Io la vedo così. Rispetto ad altri paesi lo strapotere del signor Pfizer qui è stato totale, con la scienza (!) completamente asservita. Ed è ovvio, perché in Italia la ricerca scientifica (e quindi le carriere universitarie) dipendono dall’industria, lo Stato eroga solo gli spiccioli per il caffè nelle pause. Quindi tutti servi dello stesso padrone. Senza alcun ritegno. Il fatto è che il nostro paese è marcio fino al midollo. Ci sono belle persone ma non arrivano da nessuna parte. Mi ha detto una collega universitaria che c’è un movimento di universitari molto nutrito che da mesi manda relazioni tecniche al ministero della salute, al CTS e all’ISS tutte documentatissime, sull’opportunità di cambiare strategia contro il covid, assolutamente inascoltate. Si stanno organizzando per creare una università libera e indipendente, ci sono professori di tutte le aree. Una figura centrale è Paolo Sceusa, che sta facendo una marcia dimostrativa su Roma. È partito il sette gennaio, è passato da Firenze ieri, oggi tiene una lezione in Piazza Santissima Annunziata. Trova sostegno, alloggio e compagnia ovunque passi, ma i camminatori sono pochi. È una bella persona, quel tipo di persona che vorrei governasse l’Italia, almeno stando alle informazioni che ho trovato. Ma che dire: dieci milioni di italiani hanno guardato Fiorello straparlare in TV al festival di Sanremo, di Paolo Sceusa e della sua marcia non parla nessuno. I valori sono questi, al momento.
L’incontro di oggi alle ore 14 in Piazza Santissima Annunziata a Firenze: presente Paolo Sceusa (in alto al centro). Banchetto per i marcianti e lezione di storia dell’arte davanti allo Spedale degli Innocenti.
Inizia in questi giorni la commercializzazione di un nuovo kit 1:43 Tameo, l’Alfa Romeo 179C Formula 1, in versione GP Las Vegas 1981 (Bruno Giacomelli, che giunse terzo, e Mario Andretti). Il modello, numero di catalogo SLK132, fa parte della gamma Silver Line.