Modelli del passato: Porsche 908 Langheck Le Mans 1968

testo e foto di Riccardo Fontana

La serie di articoli “poveri” sui Solido che stiamo proponendo sta riscuotendo un ottimo interesse, e questo non può che farci piacere per mille motivi, molti dei quali li abbiamo già ampiamente esposti, ma fondamentalmente riconducibili al fascino che questo tipo di modelli esercita in primis su noi stessi che continuiamo a collezionarli forsennatamente ma – in generale – sull’intera platea dei collezionisti, indipendentemente dall’esattezza storica o meno che li accompagna, che comunque rimane un concetto assai labile ed aleatorio anche per prodotti di ben altra fascia e modernità.

Già, è bellissimo trovarli già mirabilmente eseguiti, ma volendone seguire uno con le proprie capacità al maggio 2023 cosa succede?

È possibile? Le decals si sfalderanno?

Ecco che, ancora una volta, Tiny Cars ci è venuta in aiuto dandoci (tra gli altri) un bel Solido Sport Cars inerente la Porsche 908 “Langheck” (“coda lunga” nella lingua dei teutoni con l’elmo a chiodo) di Le Mans 1968, completo di decals ma solo per riprodurre la vettura numero 34, quella contraddistinta dalle derive e dal musetto blu degli americani Joe Buzzetta e Scooter Patrick.

Due elaborazioni Solido: la prima e l’ultima 908 a confronto, anche se definire 908 la 908/80 sembra oggettivamente una forzatura…

Purtroppo, le decals per le altre versioni erano largamente incomplete, e questo mi ha spinto a non conservare il modello nello stato in cui si trovava ma, piuttosto, a cimentarmi nella sua elaborazione.

L’approccio è stato semplice: la 908 doveva sembrare uscita dalle mani di un buon appassionato dell’inizio degli anni ’80, quindi nessun foglio di decals rifatto ex-novo, fotoincisioni, e stuccature delle cerniere, massimo riutilizzo di quanto ci fosse già nella scatola.

O, in alternativa, di quanto sarebbe stato disponibile nel 1983, quando questo modello è uscito.

In primis, le ruote: la 908 Solido ha un grandissimo difetto, comune ad altri modelli della stessa serie (vedasi l’Alpine A220, la Matra 650, e sono sicuro che se faccio mente locale ne trovo altre, ma non è questo il punto, quindi soprassiedo), e cioè delle ruote caratterizzate da un ottimo disegno del cerchio e da un ottimo diametro, ma con una larghezza del battistrada più corretta per una Citroën 2CV che per uno Sport-Prototipo di fine anni ’60.

Avevo in casa un rottame di una 917K Solido, quindi l’equazione è stata semplice: ruote della 917 sulla 908, con solo un minimo di adattamenti (circa un mm limato per parte) sul fondino nella parte posteriore, col risultato di ottenere un assetto perfetto e delle ruote ancora più belle come disegno e proporzioni rispetto alle “sue”.

L’unico “grosso” intervento ha riguardato la stuccatura della presa d’aria sinistra sul muso – differente tra la vettura del 1968 e quella del 1969 originariamente riprodotta dal Solido – con l’inserzione di una decal nera a simulare la presa verticale corretta per questo modello.

Per il resto, cosa è stato fatto?

Cerchi neri opachi con ribattini degli assi colore alluminio, cornetti di aspirazione sempre colore alluminio, vetro posteriore giallo trasparente, sedili rossi, e sedi dei fari nere opache.

Ovviamente, il muso e le derive sono state mascherate e verniciate: vogliate scusarmi, ma non sono abbastanza scemo da farle utilizzando le decals a corredo del modello.

Le decals, per quanto leggermente ingiallite, hanno retto benissimo: robustissime e con moltissima colla ancora ottima, sono scivolate perfettamente al loro posto senza nessun problema e senza l’uso di prodotti appositi per il loro recupero.

Ne è uscito il modello che vedete in queste immagini: ha le sue inesattezze (la targa ad esempio, che non ha nessuna corrispondenza con le reali vetture in campo in quell’edizione della 24 Ore di Le Mans), o il fatto che il rettangolo blu sul fianco destro non fosse previsto (è stato ricavato ritagliando parte della decal relativa al muso), ma è indubbiamente “vivo”.

Certo, un normale appassionato, con ciò che costava mediamente una 917 della Serie 100 nel 1983 (molto più di oggi, paradossalmente), probabilmente le ruote non le avrebbe messe, ma essendo il mondo dei modellisti pieno di pazzi è comunque una cosa molto filologica.

Mancherebbero ancora l’interno delle presine d’aria sul cofano posteriore fatto in nero, le nastrature bianche sui fari, forse le scritte Dunlop sulle ruote, ed i finestrini.

Vorrei fare tutto, l’unica cosa che non mi convince fino in fondo sono i finestrini, perché non vorrei snaturare eccessivamente il modello, anche se “a naso” credo verrebbe ancora più bello.

Vedremo, comunque è stato un bel modo di passare una serata, senza alcun dubbio.

Nota di David Tarallo: Essendo ormai vecchio dentro e pure fuori, ricordo perfettamente quando uscì questo modello. Era la fine del 1983 e le mie mattinate di scuola in seconda media erano popolate dai pensieri su questi Sport Cars. All’epoca i Solido serie 100 si trovavano difficilmente e avevano prezzi piuttosto alti. Chi non aveva confidenza con le elaborazioni doveva poi accontentarsi della versioncina o due che Solido aveva proposto nella sua produzione standard. Figurarsi la sorpresa di ritrovare una serie di vetture riproposte in livree fino a quel momento poco conosciute o addirittura del tutto inedite. Avevo un compagno di classe che veniva dalle parti di Savona e che, quando tornava a casa, spesso andava dai Tron a Loano. Gli preparai una lista con i primi Sport Cars apparsi sul TSSK ma la tentazione di averli prima possibile ebbe il sopravvento e finii per ordinarli direttamente al telefono da Paolo, che mi confermò che il foglio di decals comprendeva tutte e quattro le versioni di Le Mans ’68. “Bestia!”, gli risposi. Bestia lo diceva sempre un mio compagno delle elementari, che continuava a venire da me a guardare i modelli. Ricordo poi la sorpresa, direi anche lo stupore, nell’osservare quel foglio di decals che sembrava un lenzuolo, una festa di colori. Quasi mi dispiaceva usarlo. Tra la fine del 1983 e il 1984 mi arrivarono anche le Lola T70, seguite dalle Ferrari 512M, da un paio di Porsche 917 e dalla Ferrari 512S Gelo Le Mans 1970. Gli Sport Cars (acquistati via via quasi tutti) così come i Top43, i Solido-2, i Graphyland e gli Automany hanno segnato l’inizio della mia adolescenza e ancora oggi guardare quelle scatoline che promettono la magia della scoperta suscita l’emozione autentica di un periodo ormai lontano.

Ferrari al Motor Valley Fest 2023

E’ iniziato l’11 maggio scorso il Motor Valley Fest 2023, celebrazione dei marchi che hanno contribuito a creare la leggenda del distretto dei motori emiliano-romagnolo. Il Fest, in programma da giovedì 11 a domenica 14 maggio 2023 a Modena, città Patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco, e in altri luoghi della regione, racchiude le eccellenze motoristiche della Terra dei Motori unendole alle ricchezze enogastronomiche del territorio. Ferrari presenzierà con un buon numero di interventi e iniziative dedicate, nonché con l’esposizione di molte vetture della sua attuale gamma.

Nel cortile d’onore dell’Accademia Militare di Modena sarà presente la nuovissima Ferrari Roma Spider, presentata il 16 marzo. Nella splendida cornice del Museo Enzo Ferrari il pubblico potrà invece ammirare, solo per questo fine settimana, la Ferrari Portofino M, la Roma, la Purosangue, la 296 GTB, la 296 GTS e la SF90 Stradale.

Per quanto riguarda il lato convegnistico di Motor Valley Fest, da sottolineare la presenza di Andrea Antichi (Ferrari Chief Manufacturing Officer) al convegno inaugurale di giovedì 11 maggio alle ore 9.30. Alle 16.00 si è tenuto invece l’incontro pubblico a tema “ESG e Talenti”, nel quale interverrà Michele Antoniazzi (Ferrari Chief Human Resources Officer). Venerdì 12 maggio alle ore 9:30 è stata la volta di Vittorio Dini (Ferrari Head of Powertrain), tra i protagonisti della tavola rotonda a tema “ESG: carburanti sintetici e idrogeno”, nonché di Flavio Manzoni (Ferrari Chief Design Officer) che ha partecipato al convegno dedicato al design automobilistico.

Non mancano infine le opportunità offerte a chi desidera visitare il Museo Enzo Ferraridi Modena, aperto per l’occasione dalle 9.30 alle 19.00: oltre all’esposizione di diverse vetture di gamma, infatti, con il biglietto di ingresso sarà incluso per tutti i visitatori un piccolo omaggio legato alla nuovissima mostra “Game Changers” dedicata allo spirito innovativo del Cavallino rampante. Da venerdì a domenica sarà inoltre possibile usufruire di visite guidate gratuite alle 10:00 e alle 15:00 in lingua italiana e alle 11:00 e alle 16:00 in inglese (fino a esaurimento posti).

All’interno del museo, per tutta la durata del Fest sarà presente un allestimento dedicato al ricordo di Mauro Forghieri, tra i personaggi più significativi della storia della Ferrari. Restando nel comprensorio del museo Enzo Ferrari di Modena, la casa natale del fondatore sarà teatro di un percorso che racconta la storia dell’elemento da sempre considerato il cuore di ogni Ferrari, vale a dire il motore. Lo spazio espositivo ospita una selezione dei propulsori più significativi, dai motori a 12 cilindri fino ai V8 e alle power unit di Formula 1.

In occasione del Motor Valley Fest sarà inoltre presentata in anteprima una serie di servizi rivolti alle persone con disabilità, tra cui visite virtuali da remoto che permettono di spostarsi in autonomia all’interno del museo tramite l’utilizzo di un dispositivo robotico munito di sistema audio-video (fino a esaurimento posti) e visite guidate gratuite in lingua dei segni – LIS (fino a esaurimento posti) alle ore 10:00 e alle 15:00.

I visitatori del Museo Enzo Ferrari di Modena potranno inoltre usufruire della navetta gratuita andata/ritorno per Maranello, fino a esaurimento posti, per completare la loro visita recandosi al Museo Ferrari. Alle famiglie con bambini fino a 12 anni sarà dedicata una caccia al tesoro gratuita. Per informazioni e prenotazioni è possibile scrivere a biglietteriamef@ferrari.com.

Le Mans, 100 ans d’une course mythique

Il centenario della 24 Ore ha già dato vita (e la cosa continuerà nelle prossime settimane) a pubblicazioni più o meno specializzate che raccontano, a volte meglio a volte peggio, la storia della gara di durata più famosa al mondo. L’ha fatto anche la rivista francese Histoire & Patrimoine, con un numero “hors série” (giugno-luglio-agosto) in uscita questa settimana.

In 162 pagine si prendono in esame tutte le edizioni dal 1923 al 2022, divise per grandi periodi, con dei riassunti sportivi di buona qualità e delle foto “giuste”, talvolta anche inedite, provenienti dall’archivio DPPI, da Heritage Images / National Motor Museum / akg-images e così via.

La pubblicazione è gradevole, certo non superlativa ma va tenuta presente in questo caso la natura generalista dell’editore. Del resto in Francia anche i non appassionati di automobilismo si interessano alle vicende della 24 Ore di Le Mans, guardando alla televisione la diretta della partenza il sabato pomeriggio.

In questo fascicolo sono presenti anche diversi “focus” dedicati a temi particolari della 24 Ore, come i piloti e i costruttori francesi che vi hanno partecipato, i piloti di Formula 1, le vetture all’avanguardia, i campioni rappresentativi (Pescarolo, Ickx, Dalmas, Kristensen…) oltre che i regolamenti, con particolare riferimento a quelli attuali. C’è anche spazio per qualche pagina sulla Le Mans Classic.

A una rivista non di settore potremo perdonare alcuni svarioni di stampa (ma concettualmente non abbiamo notato errori di particolare rilievo), lodando invece l’impaginazione sobria e ben leggibile e una capacità di riassumere in modo sobrio una storia lunga un secolo.

Prezzo di questo hors-série in Francia: € 14,90 (Italia € 15,90 ammesso che lo troviate).

Due Delage molto particolari

testo di Marco Nolasco / foto di Corrado Crivellaro e Marco Nolasco

Nei primi anni ’70 venni in possesso dei primi due kit di Paddy Stanley, la Sunbeam GP 1924 e la Delage 15-S-8 GP 1927. Riuscii a montare la prima, ma la seconda fu iniziata e abbandonata in un cassetto fino ad un paio di anni fa, quando coinvolsi Corrado Crivellaro in un progetto di recupero apparentemente insano, ma che invece ha saputo realizzare nel modo che vedrete. 

Un cenno alla storia di questa bella biposto, sicuramente nota agli appassionati, ma può essere utile per meglio inquadrare i modelli che vi presenterò.

Delage voleva vincere il Campionato del Mondo, allora riservato ai Costruttori, istituito nel 1925. Fu battuto dall’Alfa Romeo il primo anno e dalla Bugatti nel 1926, ma il 1927 fu il suo anno. Le quattro vetture da un litro e mezzo costruite nel 1926 furono migliorate per la nuova stagione e si aggiudicarono quattro dei cinque Gran Premi in calendario e ovviamente il campionato, tutte con Robert Benoist.

Alla fine della stagione Delage vendette le vetture e si ritirò. Due di esse finirono a Lord Howe, che corse e occasionalmente vinse nella categoria vetturette fino al 1935. Nel 1936 una delle due fu venduta a Richard “Dick” Seaman, che la modificò, la dipinse di nero e vinse diverse gare di quella stagione, sempre nella categoria vetturette.

Bene, il progetto era quello di riprodurre due versioni vincenti, una per il 1927 e una per il 1936. Furono scelte quella con il telaio n.3 che vinse il Grand Prix dell’A.C.F. del 1927 e quella con il telaio n.4 che vinse il JCC 200 Mile di Donington nel 1936.

Di seguito il kit nelle condizioni in cui fu consegnato a Corrado e le foto delle vetture vere.

Il primo problema è stato quello delle ruote. Corrado ha provato a costruirle, ma non è rimasto soddisfatto del risultato e ha optato per delle ruote BBR, di misura idonea.

Ha poi clonato la scocca e il pianale del Paddy Stanley. La scocca clonata è stata poi modificata e divisa in due parti per ottenere il master. Tra l’altro è stato necessario allungare il passo spostando all’ indietro il retrotreno.

Ecco qualche foto di queste fasi.

Continuo con i dettagli della scocca clonata. I pannelli con le feritoie di sfogo dell’aria sono stati stampati in 3D.

Si continua a dettagliare.

La scocca è pronta per la stampa.

I tamburi dei freni della “Seaman” sono di dimensioni maggiori rispetto all’ altra.

Di seguito le scocche definitive e quelle dove  si mette a punto lo scarico.

Sotto, nella prima foto si vede il diverso sviluppo degli sfoghi dell’aria nelle due vetture. La seconda è quella del 1936.

Di seguito le fotoincisioni, l’avantreno, altri elementi delle sospensioni e i primi dettagli aggiunti alle carrozzerie.

Nell’ultima foto i cruscotti.

La verniciatura.

Seguirà una leggera lucidatura, ma niente “effetto caramella”, del tutto fuori luogo, a parer mio, su questo genere di vetture.

Ed ecco la 1927 finita, quella che vinse il Grand Prix dell’A.C.F. il 3 luglio 1927 con Robert Benoist a Linas-Montlhéry.

Era la vettura con il telaio n. GP3 delle quattro costruite.

Ed ora la nera che vinse il Junior Car Club 200 Mile il 29 agosto 1936 a Donington con Richard “Dick” Seaman, categoria vetturette, davanti a due ben più moderne ERA.

Era il telaio n.GP4. La vettura fu modificata all’anteriore e montava tamburi dei freni maggiorati rispetto al 1927. Da non confondere con le altre due Delage prodotte nel 1937 su input del principe Chula per il cugino Bira, diverse dalle quattro originali, che corsero fino ai primi anni ’50. Il modello Minichamps riproduce una di queste due.

Ecco un confronto tra le due sospensioni anteriori diverse.

I cerchi lucidi della nera non mi convincevano, quindi ho rotto le scatole a Corrado che è riuscito a spruzzarle di alluminio senza smontarle, impresa che a quel punto sarebbe stata difficilissima.

Chiudo con qualche foto dei modelli sulle basette fatte dal sottoscritto, mentre le altre sono di Corrado Crivellaro.

Autorizzato per la 24 Ore di Le Mans il pre-riscaldamento degli pneumatici

FIA e ACO hanno effettuato un'approfondita revisione dei dati sull'utilizzo degli pneumatici in collaborazione con Michelin e Goodyear, fornitori esclusivi del FIA World Endurance Championship (WEC). Di conseguenza, gli organi di governo hanno deciso, per la prossima edizione della 24 Ore di Le Mans, di autorizzare il preriscaldamento degli pneumatici.
L’autorizzazione – comunica l’ACO - è concessa solo alla 24 Ore di Le Mans, e garantisce ai piloti di ogni livello di esperienza la possibilità di gareggiare in sicurezza, qualunque sia la pista o le condizioni di temperatura. Inoltre, i produttori di pneumatici, i team e i piloti avranno un notevole risparmio di tempo per sviluppare una migliore comprensione di come portare in temperatura gli pneumatici freddi. Questo ritorno al riscaldamento delle gomme si applicherà alle tre categorie in gara al fine di garantire correttezza sportiva e coerenza. 

Gli armadietti riscaldati utilizzeranno carburante sostenibile al 100% fornito da TotalEnergies, fornitore esclusivo del FIA WEC. L'eliminazione del preriscaldamento era stata introdotta come parte della strategia a lungo termine sugli pneumatici del FIA WEC e preparata negli ultimi due anni in consultazione con i produttori.

La nuova Porsche 718 Spyder RS

A trent’anni dalla presentazione della concept car della Boxster, Porsche presenta la versione più potente della popolare roadster a motore centrale: la nuova Porsche 718 Spyder RS. Per la prima volta, il potente motore ad aspirazione naturale della 911 GT3 viene utilizzato su una sportiva decappottabile con motore centrale.

Porsche arricchisce la gamma di modelli 718 a motore centrale con una vettura sportiva concepita per il massimo piacere di guida: la nuova 718 Spyder RS, omologa decappottabile della 718 Cayman GT4 RS. Il sei cilindri boxer ad aspirazione naturale da 368 kW (500 CV) della 911 GT3 viene montato per la prima volta su una sportiva con tetto apribile a motore centrale. La stessa unità leggera e potente alimenta anche la Porsche 911 GT3 Cup da competizione. La capote manuale estremamente leggera e dalla linea purista della 718 Spyder RS rende ancora più emozionante il rombo estremamente suggestivo del motore. L’effetto è ulteriormente esaltato dall’impianto di scarico sportivo in acciaio inox leggero fornito di serie e dalle caratteristiche prese dell’aria posizionate lateralmente, dietro i poggiatesta.

Il powertrain della 718 Spyder RS è identico a quello della 718 Cayman GT4 RS coupé. Il motore boxer a sei cilindri da 4,0 litri raggiunge i 9.000 giri/minuto e sviluppa una potenza di 368 kW (500 CV) e una coppia massima di 450 Newton metri. Abbinato a una trasmissione PDK a sette rapporti corti, il motore fa accelerare la roadster a due posti da 0 a 100 km/h in 3,4 secondi. L’auto raggiunge i 200 km/h in soli 10,9 secondi. Rispetto alla 718 Spyder senza l’estensione “RS”, il nuovo modello di punta della gamma non solo beneficia di 59 kW (80 CV) aggiuntivi, ma riesce anche ad accelerare a 100 km/h con mezzo secondo di anticipo. La velocità massima è ora di 308 km/h invece che di 300 km/h. Come ogni modello RS recente, la 718 Spyder RS è disponibile esclusivamente con il cambio a doppia frizione Porsche (PDK), velocissimo nel passaggio da una marcia all’altra e in grado di assicurare massime prestazioni. Le levette di selezione consentono al guidatore di tenere le mani sul volante anche durante il cambio manuale delle marce. In alternativa, il conducente può utilizzare la leva selettrice ergonomica posta sulla console centrale. Oltre alla maggiore potenza del motore, anche il peso ridotto del nuovo modello contribuisce a migliorare le prestazioni: con i suoi 1.410 kg, la Spyder RS pesa 40 kg in meno della 718 Spyder con PDK ed è addirittura di 5 kg più leggera della 718 Cayman GT4 RS con tetto fisso. La Spyder RS esprime il massimo livello della gamma di modelli inaugurata nel 2016.

Il frontale della 718 Spyder RS è quasi identico a quello della 718 Cayman GT4 RS. Il cofano anteriore di serie è realizzato in CFRP e presenta una grande bocchetta di uscita dell’aria sopra il paraurti. I due condotti NACA migliorano il raffreddamento dei freni senza influire negativamente sul valore di Cx. La deportanza è incrementata dai sideblade alle estremità esterne del paraurti. Il bordo dello spoiler anteriore è leggermente più corto rispetto a quello della 718 Cayman GT4 RS; questa caratteristica, abbinata all’ampio alettone posteriore, determina una maggiore deportanza complessiva sulla Cayman e richiede quindi un profilo dello spoiler di dimensioni maggiori per garantire l’equilibrio aerodinamico. Al posto dell’ala, la 718 Spyder RS sfoggia un vistoso spoiler a “becco d’anatra”. Tutti i componenti aerodinamici sono strettamente correlati tra loro: mantengono l’equilibrio aerodinamico della vettura e ne garantiscono la massima stabilità durante la guida alle alte velocità.

La 718 Spyder RS è dotata di una leggera capote monostrato ad azionamento manuale. Si tratta di una struttura straordinariamente compatta, composta da due parti: una vela parasole e un deflettore per la pioggia. Entrambi sono completamente rimovibili e possono essere riposti insieme o singolarmente nel veicolo. La sola vela parasole può essere utilizzata anche come “Bimini top”, proteggendo così il conducente e il passeggero anteriore dai raggi solari intensi. In questo caso, il vano passeggeri rimane sostanzialmente aperto lateralmente e nella zona retrostante i passeggeri. Se utilizzato insieme al deflettore per la pioggia, si ottiene una capote completa che protegge efficacemente dalla pioggia quando i finestrini laterali sono alzati. L’intero tetto, comprese le parti meccaniche, pesa solo 18,3 kg, vale a dire 7,6 kg in meno rispetto alla 718 Spyder e 16,5 kg in meno rispetto alla 718 Boxster. Se si desidera ridurre il peso del veicolo di altri otto chilogrammi, si può lasciare a casa la capote, se il meteo lo consente.

Il telaio della 718 Spyder RS utilizza componenti della 718 Cayman GT4 RS e della 718 Spyder ed è progettato per garantire il massimo piacere di guida sulle strade tortuose. È dotato di serie del sistema Porsche di regolazione elettronica degli ammortizzatori (PASM) con taratura sportiva ed è stato ribassato di 30 millimetri. Inoltre, dispone del sistema Porsche Torque Vectoring (PTV) con differenziale meccanico a slittamento limitato, cuscinetti delle sospensioni con snodo sferico e cerchi in alluminio forgiato da 20 pollici. Il comportamento del telaio è caratterizzato da un’estrema precisione di sterzata e da una maneggevolezza fluida ed estremamente neutra. L’altezza da terra, la campanatura, la carreggiata e la barra stabilizzatrice possono essere regolate individualmente. Rispetto alla 718 Cayman GT4 RS, il carico delle molle e degli ammortizzatori è stato ridotto per consentire un assetto più morbido e adatto a una cabriolet.

Anche all’interno dell’auto si respira un’atmosfera sportiva: l’abitacolo è ridotto all’essenziale in termini di funzionalità ed ergonomia. Il volante sportivo RS è rivestito in materiale Race-Tex e presenta una marcatura a ore 12 di colore giallo. I sedili avvolgenti di serie sono realizzati in CFRP leggerissimo con finitura a trama di carbonio e offrono un ottimo sostegno laterale. I rivestimenti dei sedili sono in pelle nera, mentre la parte centrale in Race-Tex forato è caratterizzata da un colore a contrasto su sfondo nero. I colori a contrasto sono il Grigio Artico o il Rosso Carminio. Sui poggiatesta è ricamato il logo “Spyder RS” nel colore corrispondente. Il cruscotto e i profili sono rivestiti in pelle. I colori disponibili per gli esterni comprendono quattro tonalità pastello e tre metallizzate, tra cui il nuovo Grigio Vanadio Metallizzato e i colori speciali Grigio Artico, Blu Shark e Ruby Star Neo.

Per la Spyder RS è disponibile come optional anche il pacchetto Weissach. I cerchi in magnesio forgiato eccezionalmente leggeri, disponibili su richiesta, possono essere ordinati in abbinamento a questo pacchetto di equipaggiamenti incentrato sulle prestazioni. I terminali dell’impianto di scarico sportivo sono in titanio. Il look è ispirato alla 935 in edizione limitata del 2018. All’interno della vettura spicca la parte superiore della plancia rivestita in Race-Tex antiriflesso. In esclusiva per chi acquista la 718 Spyder RS è disponibile un cronografo Porsche Design Timepieces lavorato artigianalmente; si tratta di un orologio di alta qualità prodotto dal laboratorio di orologeria interno di Porsche con sede a Solothurn, in Svizzera. Pensato per richiamare le caratteristiche della vettura, presenta una cassa particolarmente leggera in titanio, un quadrante in carbonio e un cinturino realizzato con pelle dei rivestimenti dell’auto. Il rotore sul retro riprende il design del cerchione della 718 Spyder RS.

“La 718 Spyder RS eleva il piacere di guida a un livello inedito per le vetture decappottabili”, ha commentato Andreas Preuninger, responsabile del reparto GT Cars. “Grazie alla combinazione del nostro inconfondibile motore GT3, della trasmissione a rapporti ravvicinati, delle dimensioni compatte, del peso ridotto, delle sospensioni da corsa ottimizzate per la strada e del massimo grado di apertura, la vettura regala un’esperienza di guida estremamente coinvolgente e senza filtri”.

La Porsche 718 Spyder RS è disponibile in Italia a partire da 162.338 euro e sarà presentata in anteprima al pubblico nel mese di giugno, in occasione dei festeggiamenti per i 75 anni della Porsche che si svolgeranno a Stoccarda-Zuffenhausen. Successivamente, sarà presente al Festival of Speed di Goodwood.

Fiat 131 Abarth Diesel London-Sydney 1977

Nel 1977, anno del titolo mondiale rally con la 131 Abarth, il Reparto Corse Abarth fu impegnato anche nella partecipazione al raid Londra-Sydney, una maratona che godeva di una grande copertura mediatica. Si decise per una versione diesel della Fiat 131, al fine di promuovere la commercializzazione della vettura stradale, prossima a essere lanciata sul mercato.

Le tre vetture destinate al raid si caratterizzavano per una carrozzeria a due porte dalle caratteristiche abbastanza simili a quelle della 131 Abarth Gruppo 4, tranne che per i paraurti anteriori e posteriori, uguali al modello di serie. Il motore era un 4 cilindri diesel da 2,4 litri capace di 72cv a 4200 giri, con lubrificazione a carter secco. Il cambio era a 5 rapporti con differenziale autobloccante. Il serbatoio era stato portato a 100 litri di capienza per un’autonomia di oltre mille chilometri. Il peso in ordine di marcia era di 1150 kg e la vettura poteva raggiungere una velocità massima di circa 140 km/h.

La prova delle Fiat, in una gara vinta dalla Mercedes di Andrew Cowan, fu positiva: Neyret/Hoepfner giunsero quindicesimi e Baghetti/Carletti ventitreesimi. La terza vettura, affidata alla Dacrémont e alla Vanoni, si schiantò contro un’altra auto dopo un dosso. La Dacrémont ne uscì in pessime condizioni e le ci vollero non meno di due mesi per ristabilirsi completamente.

Dovrebbero essere quattro gli esemplari costruiti della 131 Abarth Diesel: un muletto utilizzato per i test (targa TO-P97972), più le tre vetture impiegate in gara da Neyret/Hoepfner (TO-R05874), Dacrémont/Vanoni (TO-R05875) e all’ex pilota di F.1 Giancarlo Baghetti, da fine anni settanta testimonial Fiat, col navigatore Carletti (TO-R06166).

L’intera spedizione Fiat alla Londra-Sydney è storicamente significativa e meriterebbe maggior spazio e approfondimento, per le numerose implicazioni tecniche e anche commerciali. Il team era gestito da Bob Neyret, dentista titolare dello sponsor Aseptogyl, che in quegli anni promuoveva in modo entusiastico l’attività agonistica con un formidabile team di ragazze impegnate soprattutto nei rally con le Alpine-Renault A110.

Tornando alla 131 diesel, in questa pagina vi presentiamo una bella elaborazione appena terminata da Fabrizio De Gennaro, su base Norev 1:43 (foto sotto a sinistra).

La versione prescelta è la vettura della Dacrémont. Moltissimi i dettagli aggiunti o trasformati. Gli interni sono stati completamente rivisti, mentre le decals sono state disegnate e stampate espressamente per questo modello, dopo che l’acquisto di un foglietto… “artigianale” (troppo artigianale!) si era rivelato quantomeno deludente. Il risultato finale è eccellente, e il modello va ad arricchire la collezione di Fabrizio, da sempre appassionato dei marchi italiani.

Marsh Models: aggiornamenti

Il kit Marsh Models (1:43) della Chaparral 2D 12 Ore di Sebring 1966 (MM322) è pronto e John Simons sta lavorando ora sui primi montati. Uscite anche le Ford MkII di Le Mans 1966, in kit e montate (art.MM323), basate su un master completamente rifatto rispetto al modello in metallo bianco uscito negli anni ottanta. Dopo aver osservato diverse foto dei modelli, il muso non ci convince appieno (immagine sotto).

E’ prevista anche (MM324) la Ford MkIIB del ’67, i cui pezzi saranno presto inviati per lo stampaggio, dopo la prova definitiva delle fotoincisioni.

La Mazda RX-7 e la 24 Ore di Spa 1981

Come appassionato di automobilismo e di modelli sono cresciuto negli anni in cui alla 24 Ore di Spa correvano le Gruppo 1 e 1.5. Probabilmente, guardando indietro oggi, non gli anni più gloriosi di quella gara, ma quando sei ragazzino qualsiasi cosa è in grado di segnarti per sempre, tanto più che le macchine del Trofeo Trans Europa me le ero viste alla 24 Ore del Mugello. Le turismo di serie da pista, forse l’ultima delle categorie in termini di fascino (ma sarà vero?) hanno così dominato i miei anni delle elementari, quando riempivo i quaderni di disegni della BMW 530 arancione fluorescente – sponsorizzata da Tin Tin e Plastic Bertrand – che avevo conosciuto grazie a un transkit di GC Hobby da utilizzare sul Solido.

Mi piacevano le BMW 528 e le 530, con quel loro sguardo drammatico. Anno dopo anno, la sfida era di controllare su Autosprint un martedì di luglio, se le BMW ce l’avessero fatta ancora una volta alla 24 Ore di Spa. Figuratevi la mia sorpresa quel 28 luglio 1981 quando lessi della vittoria di una Mazda RX-7. Un aggeggio con guida a destra e che non somigliava manco per niente a una turismo le aveva suonate a BMW e Ford Capri. Per lo più con un motore rotativo, che non sapevo esattamente cosa fosse ma la sentivo come una cosa strana, da cartone animato e poco seria. Non chiedetemi perché.

24 Ore di Spa 1981: la Mazda RX-7 de TWR vittoriosa con Tom Walkinshaw e Pierre Dieudonné

Tra parentesi, giochi della storia: 1981 vittoria di una Mazda con motore Wankel a Spa; 1991, dieci anni dopo, vittoria a Le Mans. Ci avete mai pensato?

Ok, sia come sia, superato il primo momento di disgusto, mi misi a leggere il resoconto su Autosprint. Si chiudeva un’epoca, e dall’anno successivo le vetture di Spa avrebbero ottemperato ai nuovi regolamenti Gruppo A e N, peraltro senza troppi stravolgimenti (almeno dal punto di vista estetico), dato che i ben più esotici Gruppi 2 dal 1977 erano stati tolti di mezzo dalla gara.

AutoHebdo di giovedì 30 luglio 1981. Mazda illumine…

Abbastanza presto, sempre su Autosprint, uscì un articolo su come elaborare la Mazda MX-7 della Tomica (che improvvisamente aveva guadagnato interesse fra i collezionisti di tutta Europa) nella vettura vincente a Spa. La cosa era intrigante, tant’è vero che in quel periodo il nostro Rino Robustelli mise a punto uno dei suoi favolosi transkit, sviluppato con la collaborazione di Playtoy, un negozio di Berchem (un quartiere di Anversa), che da anni realizzava modelli in metallo bianco di buona qualità.

Il civico 109 di Strijdhoflaan a Berchem, dove si trovava Playtoy nei primissimi anni ottanta. Oggi vi è un negozio di prodotti di bellezza

A differenza dei transkit della serie standard, questo venne commercializzato già provvisto di base Tomica. Robustelli aveva messo la propria classe per i pezzi aggiuntivi in metallo bianco (paraurti, interni…) e per le straordinarie ruote tornite con elemento centrale fotoinciso. Le decals, come al solito, erano di Cartograf. Molto dettagliate le istruzioni, con diversi disegni, schemi e parti descrittive. La trasformazione non era facilissima (ma erano del resto facili i transkit di Rino su base Heller?), né peraltro Robustelli si rivolgeva a un pubblico di neofiti. Se si aveva un po’ di talento ed esperienza ne veniva fuori un modello coi controfiocchi.

Altri modelli uscirono della RX-7 di Spa, fra cui il Bizarre, il classico resincast già bello pronto che ti permetteva di inserire in collezione un modello più che decente, anzi molto buono a un prezzo imbattibile. Certo. Ma sapete com’è, per me la RX-7 vincente di Spa è da sempre il Tomica trasformato col suo transkit Robustelli. Il modellismo fa fermare il tempo.