Il Consiglio dipartimentale della Sarthe ha realizzato un’esposizione virtuale sui cent’anni della 24 Ore di Le Mans attraverso immagini di avvenimenti, personaggi e luoghi legati alla corsa. E’ un itinerario suggestivo e ricco di annotazioni storiche. Questo il link per seguire il percorso documentario: https://www.sarthe.fr/sarthe-sportive/centenaire-des-24-heures-du-mans-1923-2023
Novegro Borsa Scambio torna all’interno del Padiglione C del Parco Esposizioni Novegro nella giornata di domenica 26 febbraio.
La manifestazione, che conta quattro appuntamenti all’anno sempre presso il polo fieristico di Segrate, presenta un’ampia varietà di giocattoli d’epoca per collezionisti.
Durante la fiera, nello specifico, si darà spazio a ogni tipologia di balocchi vintage senza tempo: giocattoli, bambole, miniature, action figure, modellismo (ferroviario, navale, militare, aereo e automodellismo), videogiochi, giochi da tavolo, Lego e molto altro.
Dall’Italia e dall’Europa espositori privati propongono, scambiano e trovano rarità uniche. Il tutto con una media di circa 150 stand e circa 2000 visitatori per ogni edizione.
I cancelli apriranno alle 9.30 e chiuderanno alle 16.30.
Un’immagine della borsa di Novegro di febbraio, edizione 2022
E’ on line il nuovo sito, completamente rinnovato, di Spirit of Racing Models (https://www.spiritofracingmodels.com/), il marchio ideato e promosso da quel vulcanico personaggio che è Elio Venegoni. Vi troverete tutta la produzione, dai kit ai modelli montati fino agli accessori. Il sito è particolarmente gradevole anche dal punto di vista grafico, semplice e chiaro nei suoi contenuti. Da sfogliare con la dovuta attenzione perché è pieno di “perle” – ed altre se ne aggiungeranno presto.
Quando la Yamaha ha diffuso, ormai quasi cinque anni orsono, le prime immagini del prototipo T7, io e molti altri assieme a me abbiamo gioito di vero gusto: la sigla Ténéré, dopo anni di inspiegabile oblio, stava preparandosi a tornare, e lo faceva accompagnandosi ad un mezzo che – almeno su carta – si preannunciava straordinario, com’era ed è tutt’ora l’XTZ 690 D, per tutti Ténéré 700.
Appena meno di 200 kg, 75 CV, bicilindrico frontemarcia, snello e sportivo, razionale, elettronica ridotta a meno del minimo, e un prezzo assolutamente decoroso in relazione alle caratteristiche, pensai immediatamente che col 700 fosse in arrivo una versione riveduta e corretta del “vecchio” Superténéré 750, uscito trent’anni esatti prima, ed in effetti proprio di quello si trattava: un Superténéré parecchio snellito e molto migliorato nell’unico ambito in cui fortemente peccava, e cioè le doti fuoristradistiche.
Sicché la Yamaha, in un mondo di insulsi camion a due ruote inutilmente complessi, costosi e grossi di cilindrata, aveva ricreato dal nulla una gradevolissima erede di una stirpe di moto intelligenti, che permettevano di fare tutto pretendendo in cambio poco, e contraddistinte da un carisma straordinario, per di più impreziosendola con un’estetica molto accattivante e da un’aura generale di rustica sportività: era una facile profezia prevedere che avrebbe fatto epoca, ed in effetti a distanza di quattro anni il Ténéré 700 domina il mercato e i suoi cloni si sprecano.
A sinistra, foto Instagram di Stephane Peterhansel, subito ricicciata da Yamaha France. A destra, l’autore di questo articolo in buona compagnia
A discapito di una voglia bruciante, tentennai e titubai molto prima di cedere e di comprarlo: nonostante le sue evidenti qualità, per tutta una serie di vicissitudini non era il caso di lanciarsi in acquisti di ulteriori mezzi a motore, poi però la Yamaha all’inizio del 2022 ha deciso di “farmi” il Ténéré 700 World Raid, e cioè l’Omologation Special della moto della squadra ufficiale per l’Africa Eco Race, con doppio serbatoio e sospensioni ancora più lunghe e pregiate: uno passa praticamente tutta la vita a sognare l’impossibile, ovvero che in Giappone gli producano in serie il Superténéré ufficiale di Stephane Peterhansel, e quando finalmente glielo fanno tergiversa?
A sinistra, foto ufficiale datata 1990: XTZ 750, a.k.a. Superténéré; a destra, 1993, Yamaha OW-D8 850, nome in codice del Superténéré ufficiale trionfatore alla Dakar con Stephane Peterhansel
Ebbene no, e fu così che un fiammante World Raid, ovviamente blu, arrivò a fare compagnia al Superténéré di mio padre e a tutti gli altri mezzi di casa.
Tutto bellissimo, se non fosse per un paio di punti allarmanti, nessuno dei quali imputabili al mezzo: il primo riguarda certe discutibili uscite del marketing Yamaha, ed il secondo certi commenti dell’ “Average Joe”, ovvero di quell’insopportabile uomo della strada che ha trovato nei social un bar sempre aperto e che non richiede nemmeno la consumazione per consentire di cianciare le proprie stupidaggini.
Ténéré 700 World Raid, versione speciale su cui è stata strettamente basata la moto ufficiale al via dell’Africa Eco Race 2022
Il marketing Yamaha, ottimamente coadiuvato da una legione di giornalisti specializzati con un grado di competenza pari al prefisso di Milano, non perde occasione per accostare il 700 al primo Ténéré, ovvero il 600 del 1983, nome in codice XTZ 600 34 L (vedi foto in apertura, ndr): a tal proposito chiederei, se possibile, quali possano essere i punti di contatto tra un monocilindrico scarenato raffreddato ad aria da 38 CV per 150 kg e un bicilindrico carenato raffreddato ad acqua da 75 CV per 200 kg, perché non mi bastano due lauree in ingegneria e il transito in famiglia di tutte – ma proprio tutte – le moto “incriminate” per capirlo.
Il World Raid ufficiale, ancora sporco di sabbia marocchina, nella Hall della Yamaha Motor Italia a Gerno di Lesmo: come si vede, la strettissima derivazione dalla moto di serie è lampante
Nessuno, tra coloro che comprano il 700, pensa di comprare un Ténéré 600 degli anni ’80, ma tutti sono abbastanza convinti di quella che è la realtà lampante, e cioè di aver preso il nuovo Superténéré 750.
Tutti già, ma saranno veramente tutti? Ebbene no, e come al solito i social sono il termometro perfetto del disagio altrui: tipicamente, a post evocativo Yamaha tra primo ed ultimo Ténéré, arriva il solito (minuto in realtà, e menomale) capannello di boomer ad esibirsi in commenti opinabili, parlando di paragoni tra cioccolato ed altro, eccetera eccetera.
Val la pena discutere con questa gente? In realtà no, ma si possono prendere a spunto per fare un discorso più ampio: qualcosa o qualcuno – e internet ha responsabilità terrificanti in questo – in anni di martellamento ha convinto il gregge che in passato fosse tutto mitico e leggendario, e che oggi sia tutta una colossale merda.
Così, per partito preso, senza nessun ragionamento a monte, anche perché il neurone, tutto preso com’è dai suoi “buongiornissimo kaffeeeee”, non consentirebbe di spingersi troppo oltre su questo terreno.
Avete presente la storia dell’Alfa Romeo Giulia? Anni e anni di decine di migliaia di pirla sulle pagine web di questo o di quel guru a cianciare “rivogliamo un’Alfa a trazione posteriore”, e poi quando finalmente la Fiat gliela fa (e gliela fa bene) tutti a schifarla?
Sapete perché? Perché avete le corna, ecco perché.
Ecco, col Ténéré è, a numeri assai più ridotti, la stessa storia, ma il fatto è uno solo: chi critica e dice che gli anni ’80 erano un’altra storia in realtà ha solo una struggente nostalgia della sua giovinezza, che peraltro ha sprecato brutalmente tra Postalmarket, seghe e Drive-In, visto lo stato in cui è arrivato all’età matura.
2019, la comparsa del 700 definitivo
Quelle poche volte in cui le case, siano esse automobilistiche o motociclistiche, decidono di fare dei mezzi belli ed intelligenti, andrebbero salutate come eventi, e non ridotte a gesti di scherno sui social.
Questa mattina poco prima delle ore 12 è stata infatti presentata la SF-23, la monoposto della Casa di Maranello per la stagione di Formula 1 che prenderà il via il 5 marzo con il Gran Premio del Bahrain. Si tratta della vettura numero sessantanove costruita dalla Ferrari per la massima categoria automobilistica.
Tifosi in tribuna. La giornata è stata ricca di sorprese, a cominciare dalla presenza dei tifosi, cinquecento dei quali sono stati ospitati su una tribuna appositamente allestita sulla pista di Fiorano per celebrare il ritorno agli eventi in presenza dopo due anni di presentazioni virtuali da remoto. Sugli spalti hanno dunque trovato posto alcuni membri degli Scuderia Ferrari Club, ma anche diversi studenti del Muner – la Motorvehicle University of Emilia-Romagna – e gli allievi dell’Istituto di Istruzione Superiore “Alfredo Ferrari” accompagnati dai loro insegnanti che si sono ritrovati a tu per tu con Charles Leclerc e Carlos Sainz per una breve chiacchierata prima del lancio della vettura.
Vettura in pista. La SF-23 – il cui nome torna ad unire le iniziali di Scuderia Ferrari con un numero, in questo caso l’anno agonistico, come è stato spesso nell’era ibrida della Formula 1 – è stata svelata attraverso un video dal Team Principal, Fred Vasseur, insieme a Carlos e Charles. Al termine del filmato gli appassionati hanno poi avuto la notizia che la monoposto avrebbe percorso i suoi primi chilometri di lì a pochi minuti, come non accadeva dal 2017. Per la scelta del pilota incaricato di guidare per primo ci si è affidati alla sorte. Fred Vasseur ha infatti lanciato una moneta molto speciale, che aveva i numeri di Leclerc e Sainz, il 16 e il 55, sulle due facce. A vincere il sorteggio la SF-23 per i primi due giri è stato Charles, mentre Carlos ha dovuto attendere ma ha comunque avuto modo di percorrere un giro in più una volta che la vettura è stata adattata alle sue misure.
Livrea speciale. La SF-23 ha una livrea che presenta diversi inserti in carbonio, il logo con la “Effe lunga” sull’ala posteriore e un colore rosso tutto nuovo, che è stato creato da Ferrari Design per entrambe le vetture ufficiali che saranno impegnate in un campionato del mondo. Sulla vettura di Formula 1 sarà in versione opaca, mentre sarà lucido sulla 499P, la Hypercar impegnata nelle competizioni endurance.
SF-23
Vettura Telaio in materiale composito a nido d’ape in fibra di carbonio con protezione halo per l’abitacolo. Carrozzeria e sedile in fibra di carbonio Cambio longitudinale Ferrari a 8 marce più retro Differenziale posteriore a controllo idraulico Freni a disco autoventilanti in carbonio Brembo (anteriore e posteriore) e sistema di controllo elettronico sui freni posteriori. Sospensioni anteriori a puntone (schema push-rod), sospensioni posteriori a tirante (pull-rod). Peso complessivo con acqua, olio e pilota 798 kg Ruote anteriori e posteriori: 18”.
Power unit Nome 066/10 Cilindrata 1600 cc Giri max 15.000 Sovralimentazione Turbo singolo Portata benzina 100 kg/hr max Quantità benzina gara 110 kg Configurazione V6 90° Nr cilidri 6 Alesaggio 80 mm Corsa 53 mm Valvole 4 per cilindro Iniezione Diretta, max 500 bar
Sistema ERS Configurazione Sistema ibrido di recupero dell’energia attraverso motogeneratori elettrici Pacco batteria Batterie in ioni di litio dal peso minimo di 20 kg Energia batteria 4 MJ Potenza MGU-K 120 kW Giri max MGU-K 50.000 Giri max MGU-H 125.000
Ferrari ha annunciato ieri la partnership pluriennale con Ecopol, che diventa Official Partner della Scuderia di Formula 1 così come del programma Ferrari Hypercar, che vedrà la 499P impegnata nel World Endurance Championship (WEC).
Ecopol è un’azienda innovativa che ha introdotto sul mercato pellicole solubili in acqua e biodegradabili, impiegate principalmente nell’industria dei prodotti per la cura della casa, che migliorano l’esperienza del consumatore in maniera sostenibile ed ecologica.
L’azienda ha sede a Pistoia. Il logo di Ecopol apparirà sulla livrea della SF-23, che viene presentata ufficialmente stamani, e sarà anche su quella della 499P.
Oggi 14 febbraio Norev offre IL 10% di sconto su tutti i modelli Excluweb in stock sul sito: https://www.norev.com/fr/3327-exclu-web . Se alcuni pezzi interessanti non sono più disponibili (qualche modello sparisce praticamente dopo un’ora o due dalla pubblicazione, altri nel giro di qualche giorno), c’è ancora l’occasione di trovare qualcosa di particolare. L’offerta è valida per un solo giorno.
Se per qualsiasi ragione, professionale o meno, siete nel mondo dell’auto, questa guida edita dalla testata francese Auto Plus fa per voi. A nostro modesto avvisto la referenza in materia resta, almeno in Francia, Toutes les voitures du monde dell’Automobile Magazine che esce a primavera inoltrata, ma questo fascicolo di Auto Plus vi aiuterà molto nei mesi che vengono, per fare il punto sulla produzione e per reperire notizie che probabilmente si trovano tutte in rete, ma per riunire le quali ci vorrebbe molto più lavoro che consultare una pubblicazione ragionata. Con le sue 372 pagine, Toutes les voitures du monde – le guide 2023 fornisce in modo rapido e dettagliato tutti i dati tecnici delle vetture commercializzate in Francia (e quindi più o meno vi viene utile per la maggior parte del mercato europeo), quelle costruite da artigiani francesi e quelle non importate. In totale fanno trecento marchi per cinquantaquattro paesi.
Apre la pubblicazione una panoramica delle principali novità attese fra il 2023 e il 2025: anche se forse avremmo preferito dimenticare, la Auto Plus ci ricorda l’arrivo della Ferrari Purosangue, della BMW XM, della Renault 5 elettrica, della Nissan Micra lei pure elettrica e via andare in un’allucinante e allucinogena teoria di mostruosi SUV quasi sempre a pile, a testimonianza che a meno che non succeda qualcosa di clamoroso (e non è detto che non succeda, consoliamoci con questo) il futuro che ci aspetta è – nel migliore dei casi – squallido e, nel peggiore, estremamente penoso.
Addentrandoci più sulla produzione attuale, per ogni costruttore vengono forniti alcuni ragguagli sulle tendenze di vendita e sulla storia societaria. Cosa alquanto utile, per ogni modello sono riportati gli anni di presentazione e quelli dei vari restyling. Davvero un lavoro certosino, che sarà benedetto soprattutto da chi ha poco tempo e necessita di un efficace strumento di consultazione per redigere schede o brevi articoli senza impazzire nei siti ufficiali delle case che non sempre forniscono tutto ciò di cui un giornalista, un blogger o magari anche un modellista hanno bisogno. Il prezzo di questo hors-série in Francia è di € 6,99 (€ 7,50 in Italia). Se lo trovate prendetelo: in Italia pubblicazioni di questo tipo mancano completamente: ci si avvicina un po’ Al Volante ma senza la ricchezza dei contenuti che trovate in questi quaderni d’oltralpe.
Non sono mai stato particolarmente elitario nei miei gusti, per quanto ovviamente apprezzi i capolavori dei Maestri del modellismo, e mi sono sempre divertito come un pazzo a “cipollare” modelli vari, anche sotto forma di kit già costruiti, magari e soprattutto già costruiti male.
Nel 2010 o giù di lì trovai un’Alfa Romeo 2000 GTam della Gunze Sangyo in scala 1:24 in uno dei tanti mercatini domenicali che animano la bassa padana, e che talvolta mi diverto a frequentare: era già costruirà secondo le specifiche “da scatola”, ovvero era un mezzo giocattolone infedele e fumettesco, oltretutto verniciato abbastanza male, per quanto in maniera assolutamente coriacea.
La comprai, e la misi da parte in attesa della voglia, ma più che altro l’ispirazione, per ricavarne qualcosa di almeno vagamente intelligente.
Riposò in relativa pace fino allo sciaguratissimo primo lockdown, dove spinto dalla più nera disperazione ci misi mano e la feci diventare gialla, sulla falsariga della macchina di Toine Hezemans, che possiamo senza timore di smentita definire “La” GTam per antonomasia.
Non pago di ciò modificai l’assetto, assolutamente irrealistico sul Gunze, alzando l’asse anteriore ed abbassando la coda, e cambiai le orride gomme tassellate a profilo ultra-rialzato che caratterizzavano il kit, montando degli avanzi di una Renault 5 Alpine ESCI, ben più adatte ad ottenere un risultato almeno guardabile.
Aggiunsi poi ganci fermacofano e portatarga fotoincisi, avanzi di vecchi kit Racing 43 Bigmodel, e il bocchettone di rifornimento sul cofano posteriore, che era… Un fanale posteriore di una Stratos in scala 1:25 di Revell, solo un poco modificato.
Roba di cui vergognarsi amplissimamente, insomma.
Feci tutto ciò, e poi il modello tornò a riposare placidamente per altri tre anni: finì il lockdown, avevo una fidanzata di livello mondiale che mi aspettava all’estero, e la vita era tornata a farsi gustare.
Detti, per un po’, piena priorità alle cose importanti.
Lo status quo si è perpetrato fino a metà gennaio 2023, quando girando a caso su eBay mi sono imbattuto in un foglio di decals che sembrava fatto apposta per la mia Giulia: realizzato da Le Mans Decals e disponibile in varie scale dalla 1:87 fino alla 1:18, e relativo alla vettura vincitrice della 24 Ore di Spa 1971, era proprio la ciliegina che mancava a finire finalmente questo contortissimo modello.
Le decals non sono un granché: a tratti imprecise, in verità abbastanza costose e nemmeno fusellate, sono però completamente “in linea” con lo spirito del modello: vale a dire “alla buona”.
Ho passato una bella serata a completarmi la GTam col sorriso sulle labbra, e a parte la targa anteriore oscenamente grande (difetto comune peraltro alla super-velleitaria Autoart in scala 1:18) ne ho ricavato parecchia soddisfazione.
Ora la GTam fa bella mostra accanto alle Alfa Centenary in scala 1:24, e non è troppo dissimile dal loro livello.
Modellismo povero e senza pretese dicevamo, perché non si vive di soli capolavori e, in fin dei conti, i nostri lavori sono stralci delle nostre esistenze.
Gli automodelli, molto spesso, trascendono da quello che è il mero significato di “prendipolvere” che la maggioranza dei non-addetti ai lavori conferiscono loro, come pure si discostano da quello, pure assai inflazionato, di “fotografie tridimensionali del veicolo reale” che gli attribuiscono certuni pienamente considerabili come addetti ai lavori.
Fondamentalmente, ed assai più semplicemente, i modelli sono fotografie di stati d’animo: catturano dei momenti di vita dell’appassionato rimanendo con lui, ed è per questo che, spesso, non è la pura fedeltà il motivo dominante delle nostre scelte.
E delle nostre passioni.
Ed ecco magicamente spiegato il motivo per il quale alcune – per così dire – disomogeneità nelle collezioni si raccontano e trovano compiutamente tutto il loro senso.
Ecco in buona sostanza spiegato il motivo per il quale, a meno di non essere dei paraocchiati falsi-velleitari, è possibile avere un Solido degli anni ’70 e uno speciale montato ai giorni nostri raffigurante più o meno lo stesso soggetto e goderne comunque appieno, ricavandone tutte quelle vibrazioni psicologiche tipiche di chi ha questa “malattia”.
Mi è capitato, la scorsa settimana, di poter mettere in collezione due modelli che, pur correlati, sono distantissimi per livello e concezione, e cioè una Ferrari 365 GT4 BB gialla della Serie 10 Solido da un lato e, dall’altro, la celebre BB della 24 ore di Daytona 1978, declinata in un ottimo speciale mirabilmente montato da Remember.
Modelli estremamente differenti, dunque: da un lato un classico (per quanto pregiato, ora come allora) die-cast anni ’70, figlio di un periodo ancora luminoso per Solido, e dall’altro un modello di fascia medio-alta dei giorni nostri, riproducente una declinazione differente – ma comunque assolutamente filologica rispetto al Solido – dello stesso soggetto.
Cosa accomuna dunque questi due modelli? Lo spirito essenzialmente: la BB Solido dà la precisa idea di “essere la BB”, ed in effetti a metà degli anni ’70 lo era assolutamente, forse anche più dell’AMR.
La Remember è, in un certo senso, la prosecuzione ideale del concetto Solido: frutto del lavoro minuzioso di un manipolo di validi appassionati, sembra una stratosferica elaborazione in chiave 2023 di un Solido, con lo spirito di allora e con tutti i crismi e la fedeltà, in realtà eccellente, che le tecniche odierne consentono.
È così che si può arrivare a “gustarsi” modelli così apparentemente diversi senza avere la sensazione di corpo estraneo che, forse a troppi, l’accostamento di certi oggetti può portare.
Non so se sia una verità assoluta, certamente per me è così.