La Ferrari Formula 1 2023 verrà presentata il 14 febbraio

Sarà un San Valentino speciale per tutti i tifosi della Scuderia: la monoposto Ferrari per la stagione 2023 verrà infatti svelata il prossimo 14 febbraio. Numero di progetto 675 – mentre il nome ufficiale deve ancora essere deciso –, la nuova vettura prenderà parte alla 73ma edizione del campionato del mondo di Formula 1 e sarà affidata ancora una volta a Charles Leclerc e Carlos Sainz, al terzo anno da compagni di squadra.

Mal di test in Formula 1

di Riccardo Fontana

Come pressoché sempre riguardo a ciò che scrivo, anche quella che sto per darvi in pasto è una cosa su cui rimugino da un po’, e che mi sembra, tanto per cambiare, alquanto significativa dell’insensatezza dell’attuale carrozzone della Formula Uno.

Non parlerò del Budget Cap, o almeno non lo farò in senso stretto: ne abbiamo già parlato anche sulle colonne di PLIT, e francamente l’anno passato è stato l’argomento più mainstream di un mondo già troppo mediatico e politically correct di suo.

Non ne parlerò, appunto, se non “di striscio”, perché oggi parliamo dei test nell’attuale Formula Uno.

Oggi i test sono un “mostro” inaccettabile per l’establishment al potere, e pertanto è difficilissimo svolgerne al di fuori dalle giornate collettive del pre-season e dai fugaci shake-down che sono concessi alle scuderie solo affinché abbiano almeno la certezza che le ruote delle loro “nuove creature” girino liberamente.

Soprattutto durante la stagione, la mole di test “effettivi”, da intendersi cioè come svolti in pista con macchine facenti “brum brum” o quel che emettono oggi, si riduce a zero.

E non è un eufemismo, vanno veramente a zero, le uniche concessioni vanno ai simulatori, che sono un modo direi assolutamente coreografico di risparmiare capitali per i team dati i costi astronomici che richiede la loro costruzione e, peggio ancora, qualche giro di pista con le monoposto vecchie.

Vecchie di due anni, per la precisione.

Sui simulatori ho speso tre righe e, per indole mia di cui vorrete scusarmi, mi sono già dilungato fin troppo: di fatto, le scuderie sono costrette a spendere centinaia di milioni di euro per fare in modo che degli attori porno – i piloti – facciano del sesso con una bambola gonfiabile – il simulatore.

Descrizione brutale? È possibile, ma è anche una descrizione reale: quante gomme, ricambi, e litri di benzina ed olio si potrebbero comprare col costo di un simulatore di ultima generazione?

Anzi: motori, benzina, gomme e liquido vari spesso e volentieri vengono forniti gratuitamente, se non addirittura dietro a corrispettivo pagamento, dai partners alle scuderie.

Budget Cap, dicevamo…

Le monoposto “vintage”, invece, sono il capitolo probabilmente ancora più dolente di questa storia: si costringono le scuderie a tenere, ed a tenerle in efficienza, monoposto obsolete, rispondenti ad altri regolamenti rispetto a quelli attualmente in vigore, a volte anche con motori di fornitori diversi da quelli odierni (vedasi la McLaren o la Red Bull di qualche stagione addietro) per poter girare in pista per una quantità comunque irrisoria di km.

Budget Cap, ripetiamo…

Cosa vuol dire per un team, magari piccolo, questo simpatico scherzetto non-sense dei legislatori? In primis significa non poter vendere le auto ai collezionisti alla fine della stagione, ed anzi non poterlo fare per non una, non due, ma tre stagioni, con tutto ciò che questo comporta in termini di mancati introiti.

Punto secondo: assieme alle auto, occorre tenere, e magari produrre se si è stati un po’ sfortunati da consumarne molti durante la stagione, i pezzi di ricambio per farle funzionare senza che si trasformino in trappole mortali.

Seconda tegola sui conti, e più si è piccoli e più tutto ciò “pesa” sulle tasche.

Ora: non sarebbe meglio piantarla e far tornare le auto e i piloti a girare liberamente durante l’anno? Continuiamo a contare i pacchetti di crackers nelle ospitality per poi scordare il pragmatismo nei calzoni estivi?

Agli appassionati – ma più che altro a chi di dovere, o chi di potere – l’ardua sentenza, certo è che di contraddizioni e circostanze di dubbia intelligenza, nella massima serie targata 2023, ce ne sono finché si vuole.

Rétromobile 2023: Artcurial Motorcars

Impossibile iniziare a parlare di Rétromobile senza citare subito Artcurial: anche quest’anno il dipartimento Motorcars della casa d’aste francese ha messo su un plateau di tutto rispetto. Matthieu Lamoure e Pierre Novikoff sono riusciti a conciliare qualità e quantità, con un mix notevole di vetture stradali e da competizione. La star della vendita del 2023 è sicuramente la Ferrari 250 LM telaio 5901GT, appartenente ad un collezionista francese. Decima LM costruita, la 5901GT venne consegnata nuova nel 1964 a Luigi Chinetti, importatore americano della Ferrari per un cliente di Philadelphia. Ripresa da Chinetti nel 1966, la vettura venne iscritta alla 24 Ore di Daytona come muletto ma fu impiegata in corsa. La 5901GT è una delle 250 LM meglio conservatesi. Della vasta offerta di Artcurial Motorcars a Rétromobile abbiamo già parlato in un articolo di anteprima uscito qualche giorno fa. Degna di nota è anche un’altra Ferrari, la 340 Barchetta Touring, il cui restauro è stato terminato di recente. Venduta nuova negli Stati Uniti, questa 340 ha partecipato alla 24 Ore di Le Mans e al Tourist Trophy di Goodwood nel 1951 e alla 12 Ore di Sebring nel 1953, oltre a varie altre gare negli Stati Uniti. In totale saranno quasi 240 le auto che verranno messe all’asta da venerdì 3 a domenica 5 febbraio.

Rétromobile 2023: Richard Mille, omaggio a Ferrari

Dalla Thinwall Special alla 500 F2, dalla 250 GTO alla 275 GTB, dalla 312 T alla 512M passando per altre vetture celeberrime, Richard Mille espone a Rétromobile una raccolta eccezionale di Ferrari storiche. Certo, sono quelle di oggi e quindi restaurate, rifatte o ricostruite, ma restano comunque un’eccellenza assoluta nel settore. Insomma, difficile trovare di meglio se si riesce a venire a patti col fatto che il tempo passa per tutti e ciò che era ieri oggi non lo è più. La certificazione di Ferrari Classiche è comunque una testimonianza che il materiale è conforme. Considerati gli accrocchi che girano, è già una bella cosa. Le forme sono quelle e danno emozioni forti. Ci saranno anche due o tre tubi e quattro viti originali e tanto basta. Il resto dovrà farlo la suggestione, per quanto un paio di Formula 1 sembrino ben conservate. In ogni caso un colpo d’occhio formidabile.

Rétromobile 2023: una prima impressione

Avevamo lasciato, come giornalisti, Rétromobile nel 2019. Nel mezzo c’è stata un’ultima edizione giusto in tempo delle grandi chiusure, l’annullamento del 2021, lo spostamento a marzo nel 2022 e finalmente questa edizione 2023 che si preannunciava molto ricca. Ebbene, ad una prima impressione le attese non sono state deluse. Quello che si può percepire è una tendenza all’innalzamento generale della qualità, con massicci arrivi dei “grandi” che hanno scalzato forse un po’ i piccoli. C’è molto meno mercatino e molto più lusso, tanto per intenderci. Sotto questo aspetto potremmo dire che la vecchia Rétromobile oggi è Epoqu’Auto di Lione. Se questo sia un bene o un male lo dirà il tempo. Certo che la tendenza sembra quella. Pubblichiamo intanto una veloce gallery per poi tornare con maggior metodo su singoli temi d’interesse.

Rétromobile 2023: stasera l’anteprima per la stampa

testo e foto di David Tarallo

Aprirà oggi in anteprima per la stampa e per gli addetti ai lavori l’edizione 2023 di Rétromobile. PLIT è già sul posto e vi racconterà con quanti più dettagli (e foto) possibile questa manifestazione che ormai è una delle due o tre più importanti del mondo nell’ambito dell’automotive, non solo storico. Rétromobile negli anni è sopravvissuta ai saloni tradizionali, riuscendo oltretutto ad attirare i produttori, che ormai espongono le loro vetture d’epoca per promuovere la produzione attuale (nella maggior parte con risultati aberranti che tolgono ogni residua voglia di acquistare un Tonale quando le vedi esposto accanto a una 1900SS ma questo è un altro discorso: Stellantis, Renault e compagnia considerano Rétromobile un evento irrinunciabile, anche perché il business attorno al restauro e alla conseguente certificazione ufficiale si sta facendo sempre più interessante, non solo per chi si chiama Ferrari o Porsche. Stasera, quindi, con un po’ di fortuna, avrete i primi resoconti su Rétromobile, che si evolve come si evolve incessantemente Parigi, una città tutt’altro che ingessata, al contrario di tante altre grandi capitali europee. Attorno all’area espositiva fervono imponenti lavori di razionalizzazione e ammodernamento e c’è da capire perché il meglio – spesso – passi da qui. Dove ci sono infrastrutture c’è anche investimento e conseguentemente girano i soldi. E anche parecchi.

La mensola di Carlo Chiti

testo e foto di Riccardo Fontana

Noi di PLIT vi stiamo abituando forse un po’ troppo bene: tra speciali di livello eccelso ed obsoleti di livello forse ancora più altisonante, la carne al fuoco è, modellisticamente parlando, sempre estremamente succulenta.

Certe volte, però, capita di trovare “un perché” anche ad un modello imperfetto o infedele: non se ne capiscono bene le ragioni, eppure ci dice qualcosa di profondo, e se possiamo lo compriamo, provando un grado di soddisfazione assai poco comprensibile, spesso, anche a noi stessi.

Tempo fa, ma veramente parecchio tempo fa, avevo recuperato in un mercatino vicino a casa un’Alfa 33 TT3 della Edison Giocattoli, in scala 1:20, la celebre “blu”, che ho molto cercato senza mai, in verità, riuscire a prendere.

Almeno finché non trovai quella attualmente di mia proprietà.

Non è perfetta, è abbastanza fuori scala (1:20), mancano le parti terminali degli scarichi e qualche minuteria qua e là, eppure resta un signor modello ancora per i nostri giorni, assai fedele e tremendamente affascinante: è un modello che, letteralmente, trasuda anni ’70 un po’ dappertutto.

Forse, e dico forse, stona il blu, ma anche questo potrebbe avere una spiegazione nel fatto che, per i legami che intercorrevano tra la Edison e la Famiglia Benelli, questa 33 stranamente dipinta in blu potrebbe essere stata un tributo a “Riccardone”, al secolo Carlo Benelli, valente pilota ed imprenditore fiorentino tragicamente scomparso in un terribile incidente durante la Castione-Neviano del 1972, con una 33 V8 di colore… blu.

Ad onor del vero, va detto che “Riccardone” portava in gara non la TT3 “simil 908/03” riprodotta dalla Edison, ma la vecchia 33/3 che tanto bene si era comportata nel 1971, ed effettivamente la scelta del soggetto lascia perplessi.

Sulla 33 TT3 Shocking Line di Edison tornerà più compiutamente David, che al riguardo ne sa tremendamente più del sottoscritto.

Sabato, del tutto inaspettata, è arrivata una sorellina a fare compagnia alla Edison, sotto forma di una 33/3 in versione 1971 marchiata Marc-Toys, ovverosia AMB-Marchesini, in una scala paragonabile alla Edison (1:21).

L’ho trovata su un banco alla borsa di Piacenza, in condizioni più che accettabili se non fosse per lo specchietto e l’archetto mancanti (che morirò prima di ritrovare), e giuro che non ne conoscevo l’esistenza: è un gran bel modello, meno dell’Edison in realtà, ma comunque assai piacente e proporzionato.

Presenta una decorazione molto fedele, che la identifica come la vettura di Rolf Stommelen e Leo Kinnunen alla Targa Florio del 1971.

L’unica vera perplessità riguarda la parte posteriore, completamente carenata come sulla 33/3 del 1970, assai probabilmente “lasciata” a causa del rischio di bruttura nell’evidenziare la parte meccanica in quello che, in fondo, era solo un giocattolo.

Devo dire che l’impatto visivo dei due modelli messi l’uno accanto all’altro è veramente qualcosa di notevole: fa molto appassionato normale degli anni che furono, che prendeva ciò che capitava per il significato simbolico dell’auto reale, non tanto per avere lo Spark numero s-minchia che “oddiomimancaincollezioneoracomedormo?!”.

Era un modo più sano di collezionare o solo più barbone? Non lo so, ma a me piace: vedere queste due 33 accanto… beh, è un po’ come mi immagino che potesse essere una mensola nell’ufficio di Carlo Chiti verso il 1973, con qualche modello magari leggermente danneggiato in qualche sfuriata o in qualche spostamento.

E Parigi, in questo caso, val ben qualche mancanza…

Parigi, Au Chat Botté in boulevard Lefebvre

Parigi pullula ancora di negozi più o meno grandi di modellismo. Fra le città europee, la capitale della Francia è ancora quella più “old style”. Potremmo metterci Londra, ma anche lì, come in altre piazze, la globalizzazione si è fatta sentire. Trovandomi a Rétromobile, l’occasione è stata buona per una visita a Chat Botté in blvd Lefebvre, a due passi dalla Porte de Versailles. Il negozio, pur esponendo a Rétromobile, è aperto durante tutta la settimana con gli orari abituali. Cose particolari? Sicuramente più che da noi. Del resto è quello il succo. Uno non è che va a Parigi per cercare lo Spark numero pinco pallino, a meno che non sia uno di quelli che hanno sviluppato un’attrazione patologica e totalizzante per il marchio e allora conviene che puntino direttamente verso rue des Halles, alla BAM. Per gli altri c’è il gusto del rinvenimento archeologico. Dicevamo di Chat Botté. L’ultima volta che ci sono stato era il febbraio del 2019, dovrebbe esserci anche un articolo pubblicato nel vecchio blog. Solita cortesia, tempo rallentato tipico di un negozio specializzato tradizionale, il che fa piacere in mezzo a questo mondo che corre forsennato non si sa neanche più verso cosa. Probabilmente molti modelli rari o particolari si sono trasferiti a Rétromobile, per cui li vedrete stasera. Non mancavano però le stranezze, fra cui ciò che resta di RR Miniatures, un marchio nato oltre vent’anni fa e che per un certo tempo si mise a produrre speciali low cost nel puro spirito francese di quel periodo. Fra i soggetti più frequenti, una serie di Citroën Saxo in un po’ tutte le salse: stradali, rally, trofeo… Erano spesso piloti e sponsor a commissionare queste produzioni, che venivano comunque vendute anche ai collezionisti attraverso il negozio. Rispetto ad altre serie simili, verniciatura e livello di montaggio erano più che buoni. Gli RR Miniatures furono anche commercializzati in kit. Tra vetrine del negozio di blvd Lefebvre il vero divertimento è andare a ripescare cose che ormai quasi nessuno guarda più, simulacri di un tempo che di tanto in tanto continua a inviare i propri bagliori. Qualche vecchio Starter montato, dei kit Prestige (vale a dire Mini Racing), alcuni Norev senza scatola ma dignitosissimi. La scelta originale esiste ancora. Bene, come antipasto a Rétromobile questa visita può avere un senso. Ricordiamo che la boutique, che ringraziamo per la gentilezza e la disponibilità ad averci concesso di scattare qualche foto, ha anche un sito Internet: https://autominiature75.com/

La 2CV… di Playmobil

Frutto di una collaborazione tra i marchi Citroën e Playmobil, la Citroën 2 CV Playmobil riproduce una silhouette famosa in tutto il mondo 75 anni dopo il lancio della mitica automobile. Pensata per essere accessibile, robusta, destinata alla campagna ma altrettanto comoda in città, la 2 CV simboleggia un'epoca spumeggiante, addirittura un'arte di vivere, diventando a volte una star del cinema. Questo spirito gioioso si riflette nel colore celeste della riproduzione Playmobil e negli accessori che la completano: un contadino accompagnato dalle sue oche, dal suo maiale e dalle brocche di latte che ricordano la campagna, un'autista in abito a righe da marinaio con un look baba-cool e infine un gendarme, citazione di un famoso sergente in un popolare film francese. Un foglietto di adesivi riposizionabili permette inoltre di personalizzare il modello.